ANALISI DELLA DOMANDA (CARLI E PANICCIA)
CAP. 1 – ANALISI DELLA DOMANDA, TEORIA DELLA TECNICA
L’analisi della domanda è l’esplorazione delle simbolizzazioni affettive agite da chi pone una
domanda di intervento allo psicologo. PAROLE CHIAVE Emozioni → E’ il vissuto che risulta dalla
simbolizzazione affettiva degli oggetti nel contesto. Parallelo tra emozione e percezione: la
percezione consente di organizzare il contesto nel suo significato cognitivo, la simbolizzazione
affettiva consente di organizzarlo emozionalmente. Percezione e simbolizzazione affettiva sono in
stretta interazione fondando la relazione tra contesto ed individuo. Le emozioni si possono
considerare quali risposte primitive agli stimoli del contesto, servono per costruire relazioni e dare
alle relazioni stesse un senso ed uno scopo. Collusione → E’ la simbolizzazione affettiva del
contesto da parte di chi a quel contesto partecipa, ed è alla base del rapporto tra individuo e
contesto. E’ un processo di socializzazione delle emozioni, che proviene dalla condivisione
emozionale di situazioni contestuali, è il tramite emozionale che fonda ed organizza la costruzione
delle relazioni sociali, grazie alle emozioni condivise. Colludere significa condividere
emozionalmente le stesse simbolizzazione affettive entro un contesto comune e partecipato. La
collusione, se non è pensata, si trasforma in agito emozionale (cioè in un’azione). La collusione ha
sempre funzione di adattamento alla realtà (da simbolizzazioni altamente polisemiche, come la
categoria amico-nemico, a categorizzazioni della realtà più organizzate e differenziate, come le
neoemozioni) così come la percezione che però rappresenta un modo di organizzare e costruire la
realtà in relazioni spaziali, temporali, definite e descrivibili. La più primitiva dinamica collusiva
organizza il contesto entro categorie emozionali ampie e dal contenuto polisemico (amico-
nemico). Tutti gli aspetti della realtà possono rientrare in tali categorie e fluttuare dall’una all’altra
senza stabilità. La collusione, nonostante riguardi categorie altamente polisemiche, serve a ridurre
la polisemia stessa. La polisemia, ovvero la capacità di una parola di portare significati diversi, è ciò
che caratterizza gli oggetti nell’inconscio. Può essere definita anche con la nozione di
sovradeterminazione teorizzata da Freud per indicare come un sintomo o un sogno rinvii ad una
pluralità di fattori determinanti. Nell’analisi emozionale del testo, la polisemia, porta ad
identificare parole dense, investite di simbolizzazioni emozionali.
Relazione individuo-contesto → Lo psicologo non ha a che fare con singole persone, ma con
relazioni tra individuo e contesto. Il problema che viene portato dallo psicologo, oggetto di analisi
della domanda, è sempre un problema che concerne la relazione tra individui e contesto.
Convivenza → Lo psicologo sviluppa e promuove sistemi di convivenza, come relazione tra sistemi
di appartenenza ed estraneo, fondate su regole del gioco convenute. Questa definizione emancipa
la psicologia dal modello medico (formulazione diagnosi e terapia rivolta agli agenti patogeni),
fondato su prassi per alleviare la sofferenza psichica. Dinamica “possesso-scambio” → Il possesso
esaurisce la simbolizzazione emozionale dell’altro, negandone l’estraneità, il possesso dell’altro è
la fantasia che regge le relazioni entro i sistemi familisti, fondati sull’affiliazione e sul potere senza
competenza ovvero potere dell’uno sull’altro che ha come obiettivo la sottomissione dell’altro
senza configurare un prodotto per la relazione. Il potere competente è invece fondato su
asimmetrie di potere, sul riconoscimento dell’estraneità, sulle diverse funzioni e competenze di
ciascuno, ha quale obiettivo il prodotto, lo scambio di informazioni e conoscenze. Tale scambio è
mediato dalle regole del gioco. Obiettivo → Si tratta di una prospettiva di sviluppo metodologica, 1
in quanto non prevede uno stato terminale progettato e valorialmente connotato del processo
psicologico, quale il perseguimento della gratitudine, della maturità, della normalità. L’obiettivo
che si persegue entro il costrutto in analisi è fondato sulla dinamica d’evoluzione delle
simbolizzazioni emozionali del contesto e sulla sostituzione dell’agito emozionale con il pensare le
simbolizzazioni stesse. Ciò consente di fondare la relazione con l’estraneo e di rendere possibile o
scambio produttivo. Questa evoluzione potrà seguire linee e modi di realizzazione differenti in
base ai contesti entro i quali si interviene. Metodologia → fondata sulla sospensione dell’agito
collusivo nei confronti delle simbolizzazioni emozionali proposte da chi pone la domanda, e
sull’istituzione, essa pure collusiva, d’un pensiero sulle emozioni stesse. Con l’analisi della
domanda si persegue un pensiero, esso pure inevitabilmente emozionato, su quanto viene agito
da chi pone la domanda, sia in relazione “qui ed ora” con lo psicologo, sia nella narrazione del
problema per cui si richiede l’intervento, riferito al “là e allora”, della propria esperienza
contestuale. Il metodo si fonda su una relazione entro la quali si fanno ipotesi di sviluppo. La
psicologia come metodo d’indagine in cui lo psicologo tiene presente che, nell’analizzare la
domanda nella sua dinamica emozionale, la relazione di domanda riproduce il problema che la
persona racconta nel là ed allora. Polisemia → percezione e collusione istituiscono la relazione tra
individuo e contesto, consentendo di organizzarlo (il contesto) in dimensioni definite e coerenti
con le competenze percettive ed emozionali. Entrambe in relazione definiscono la dimensione
sociale del rapporto con la realtà. La polisemia confonde ed omogeneizza, fondandosi sui principi
della generalizzazione e della simmetria (amico-nemico, alto-basso, dentro-fuori, ecc.). Lo stabilire
rapporti con gli oggetti, di contro, consente la differenziazione e la distinzione tra differenti
elementi della realtà, permettendo di definire la modalità della differenziazione: più alto, più
basso, ecc. Si può notare come cambi la dinamica simbolica da simbolizzazioni altamente
polisemiche (amico-nemico), a
categorizzazioni della realtà più organizzate e differenziate, quali le neoemozioni (pretendere,
controllare, diffidare, provocare, obbligare, lamentarsi, preoccuparsi), quindi le culture locali. La
trasformazione della polisemia emozionale di base rende capaci di esprimere, nel loro
manifestarsi, relazioni più evolute o più primitive con gli oggetti della realtà. Per costruire
l’intervento, a monte, si ha il mandato sociale che è l’insieme delle competenze, contenuti e
modalità che la comunità offre, in modo più o meno implicito, alle istituzioni, alla comunità
scientifica o a quella professionale. E’ legato alla rappresentazione della professione data dai mass
media, i contributi dell’ordine professionale e dall’università. E’ fondamentale per l’attivazione di
un processo di legittimazione e di consenso all'intervento. Le proposte neoemozionali del
committente sono spesso sostenute da un mandato sociale. Se assunto come unica cornice di
riferimento, senza costruzione di committenza, limita però la funzione dell’intervento ancorandolo
ad un modello prestabilito da perseguire e tutelare (es.: modificare il comportamento, ricondurre
alla normalità). Il mandato sociale sta a monte di una prassi, definisce obiettivi non finalità. La
committenza, invece, non ha a che fare univocamente con norme e valori prestabiliti. Porta in
campo i suoi obiettivi. Comporta il consenso tra psicologo e cliente che traduce in dimensioni
operative, storiche e contingenti le finalità del mandato sociale. La sua costruzione della
committenza presuppone il recupero del contesto, ricondurre l’acontestualità neomozionale al
suo rapporto con una cultura locale, integrando il mandato sociale e la committenza stessa.
Costruire l’intervento sulla base di un’analisi della domanda, significa non agire la collusione tra
fantasie del committente e quelle dello psicologo. Non colludere significa sconfermare il ruolo 2
neoemozionale proposto nella domanda per recuperare la funzione competente di supporto allo
sviluppo (ad esempio per un genitore, l’aiuto alla crescita dei figli). Costruire la committenza non
vuol dire solo non colludere con le fantasie implicite del richiedente l’intervento, ma significa far
assumere, a chi pone la domanda, una committenza sul pensiero invitandolo a guardare
criticamente ai motivi che sostengono la sua domanda, di proporre il proprio lavoro di psicologo
non come risposta alla domanda ma come come riflessione che si muove a partire dalla domanda
stessa. Significa chiedere il perché si sta ponendo quella domanda. Costruire una committenza
significa spostare l’attenzione dalla realtà “oggettiva” delle cose scoprendo che i dati di fatto sono
i propri modi di simbolizzare emozionalmente la realtà. Grazie all’analisi della domanda, è
possibile, distinguere le domande che potranno essere affrontate solo con interventi specialistici
da quelle che potranno essere affrontate all’interno del lavoro per l’analisi della domanda, evitare
di colludere con le richieste del committente, impostare un intervento rivolto a problemi di
relazione, contestualizzati e storicizzati, non a singoli individui considerati nelle loro caratteristiche
stabili. Può durare da pochi
incontri a mesi, avere una funzione di orientamento o di intervento a sè stante. In questo ultimo
caso, si assume come obiettivo lo sviluppo del paziente. L'approfondimento della fase di
costruzione della committenza dell’intervento consente di realizzare il processo di analisi della
domanda. Non analizzare la fase istituente della domanda, limitandosi ad applicare tecniche, è
tipico del modello medico (dove l’intervento è “dato”, rappresenta un dato di fatto), di una
relazione nella quale vi è l’obbligatorietà di richiedere cure al medico e di ottenerle da
quest’ultimo. Nell’intervento medico, inoltre è possibile scindere tra parte malata e insieme della
persona ed intervenire sulla parte malata rispettando la persona. In ambito psicologico, questa
scissione non è possibile e potrebbe rappresentare una violenza come nel caso della collusione tra
psicologo e committente non coincidente con il cliente dell’intervento. Nell’Analisi Della Domanda
si pongono tre elementi fondamentali che ne reggono la prassi:
1. il fallimento della collusione (individuabile nell’evoluzione neoemozionale della relazione che, a
partire da una domanda di realtà, dalle mutate richieste ambientali, mette in discussione l’utilità
della relazione fusionale, pretendente, preoccupata, ecc., obsoleta)
2. la riproduzione, nella relazione di domanda, di una situazione fantasmatica-emozionale che
ripropone gli elementi della collusione fallita
3. l’individuazione di linee di sviluppo
Quando una persona parla con lo psicologo per chiedere un intervento propone due fuochi
d’attenzione:
1. il racconto del problema: riguarda gli eventi avvenuti nel là ed allora entro le relazioni che la
persona istituisce nei vari contesti d’appartenenza o in una data organizzazione
2. la dinamica affettiva della relazione con lo psicologo (che si dispiega nel qui ed ora)
Nel modello di analisi della relazione di domanda, indicato come triangolo iso I Individuo che
porge la domanda S Setting della relazione tra chi pone la domanda e lo psicologo (consente di
comprendere il fallimento collusivo avvenuto in O) O Organizzazione entro cui è sorto il problema 3
Se lo psicologo pone attenzione al solo rapporto I-O, e quindi solo al problema raccontato dal
paziente, colluderà con le simbolizzazioni emozionali agite nel rapporto con lui da parte del
committente e dovrà prendere alla lettera la segnalazione del problema proposto. Se, invece,
pone attenzione solo al rapporto I-S, potrà intervenire unicamente entro la relazione affettiva
(transferale) del qui ed ora, tra psicologo e persona. Si considererà il solo mondo interno del
paziente e non ciò che il paziente racconta di sé nell’ambito della sua esperienza, al di fuori della
stanza analitica. È invece necessario, attraverso l’analisi della domanda, mettere in rapporto due
dimensioni: problema e relazione con lo psicologo. Il problema riguarda un fallimento collusivo e,
nella relazione con lo psicologo, l’emozionalità tende a ripercorrere le vecchie strade riproduttive
della collusione fallita. Con l’analisi della domanda, è possibile comprendere le dimensioni
difensive della relazione con lo psicologo e trovare una riorganizzazione della relazione collusiva
che tenga conto del cambiamento. Persegue, quindi, lo sviluppo nel sistema entro cui è sorto il
problema.
il triangolo ISO corrisponde all’analisi della domanda ed è una teoria dell’intervento che integra le
due dimensioni del qui ed ora, e del là ed allora. Quindi si intende mettere in rapporto due
dimensioni, quella del problema e quella della relazione col terapeuta, ovvero la relazione
collusione-fallimento della collusione. La collusione si fonda su due costrutti, ovvero quella della
simbolizzazione affettiva e quello del contesto. Per quanto riguarda la simbolizzazione affettiva,
essa intende dare senso emozionale agli oggetti con i quali le persone entrano in relazione, e
quindi al contesto. Questo si lega ad altri due aspetti molto importanti: quello della polisemia, e
quello dello stabilire rapporti tra gli oggetti. La polisemia confonde ed omogeneizza; si fonda sui
principi della generalizzazione e della simmetria. Mentre stabilire rapporti tra oggetti consente la
differenziazione e la distinzione tra differenti elementi della realtà. Quindi possiamo dire che il
passaggio da polisemia allo
stabilire rapporti tra oggetti è la collusione, che in questo caso significa trasformare la polisemia
emozionale di base, in emozioni differenziate. Per quanto riguarda il fallimento della collusione,
possiamo dire che questo motiva la domanda, la quale è motivata dalla speranza di un possibile
intervento di riassetto atto a dar valore alla precedente modalità collusiva. E quindi possiamo dire
che è importante, per l’analisi della domanda, conoscere sia i processi simbolico-emozionali che
sostanziano la collusione sia il contesto.
Analisi della domanda quale intervento che promuove lo sviluppo:
Quando lo psicologo interviene, gli obiettivi possibili sono sostanzialmente di due tipi: Obiettivi
ortopedici → (ad ortos – all’origine) sono volti a riportare il sistema ad un modello definito
considerato come utile e desiderevole. Un modello che consente di considerare lo stato
problematico entro cui s’interviene quale “scarto dal modello”. Gli obiettivi di tipo ortopedico
tendono alla riconduzione ad uno stato di normalità, alla recessione di un sintomo, alla
modificazione di comportamenti verso, a stati considerati ottimani. Quando lo psicologo di
propone di ridurre lo scarto e di ricondurre persone, organizzazioni, ecc., al modello desiderato si
ha una collusione tra fantasie dello psicologo e quelle del committente. Ciò che caratterizza
questo tipo di interventi sta nel raggiungimento di un “fine” prestabilito in sede di committenza,
un fine che è legati a determinati valori desiderati e privilegiati (all’interno di specifiche culture)
che, per loro natura, sono astorici e acritici. Qua bisogna stare attenti, poiché il committente, 4
mentre è molto sicuro quando si parla di valori, è molto meno sicuro sui propri obiettivi, ovvero
quegli obiettivi con cui deve procedere.
Per quanto riguarda invece gli obiettivi di sviluppo, è possibile dire che l’analisi della domanda
persegue questo tipo di obiettivi, senza ancorarsi ad un modello precostituito (dal mandato
sociale). Uno sviluppo che si fonda sulla competenza a trattare con l’estraneo, ad istituire una
relazione di scambio con l’altro. Gli obiettivi che possono essere conosciuti solo attraverso la
comunicazione tra psicologo e committente, valutando insieme le risorse del contesto, gli eventi
critici che si sono verificati, quanto la cultura locale sia funzionale a sviluppare ciò che si intende.
L’importante non è raggiungere l’esito finale previsto, ma acquisire una competenza a direzionare
un processo. Esistono due dimensioni al centro degli obiettivi di sviluppo: la prima è il distacco
dalle relazioni familistiche (la dinamica familista è volta alla negazione dell’estraneità, nel tentativo
di ricondurre ogni relazione agli stereotipi di relazione all’interno di una famiglia, Le relazioni
familistiche sono improntate alla sola emozionalità, un’emozionalità agita e senza freni legata alla
separazione tra ciò che è esterno simbolizzato come nemico. ); la seconda dimensione riguarda il
perseguimento della solitudine quale punto di partenza per la relazione con l’estraneo. Il
passaggio dalla collusione familistica alla solitudine e alla simbolizzazione affettiva dell’altro
permette la costruzione della relazione con l’estraneo quale figura da conoscere al fine d’istituire
una relazione di scambio. Per istituire un rapporto di conoscenza con l’estraneo è innanzitutto
necessario passare dalla solitudine: quella solitudine che aiuta a riconoscere che, dell’altro, non ne
so nulla, che conosco ben poco delle sue esigenze e delle sue aspettative. La diversità
dell’altro induce, infatti, un sentimento di solitudine perchè non è più possibile usarlo dentro quei
legami prevedibili. La solitudine è data dal superamento della confusione emozionale che deriva
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