La democrazia dei "signori del mare"
Il sistema politico degli Ateniesi è il primo testo organico in prosa attica, che ci è stato tramandato tra gli scritti di Senofonte, anche se gli studiosi ritengono che non ci siano elementi sufficienti per provare tale paternità e tra le molte attribuzioni si pensa sia un’opera dell’oligarca Crizia. L’anonimo autore dell’Athenaion Politeia viene generalmente chiamato il Vecchio Oligarca, denominazione che risale alla fine dell’800. Anche se non si è sicuri sull’autore dell’Athenaion politeia è certo che l’ambiente di provenienza siano i circoli oligarchici ateniesi degli anni della guerra del Peloponneso, gli anni precedenti la catastrofica spedizione in Sicilia, un periodo in cui si ha la piena potenza dell’Arche dei “signori del mare” (detta talassocrazia), secondo la strategia già delineata da Pericle alla vigilia del conflitto, consistente nell’evitare lo scontro frontale con la fanteria di Sparta e dei suoi alleati, mantenendo coesa l’alleanza della Lega delio – attica, utilizzando appieno la mobilità e flessibilità della flotta, anche per portare l’attacco sul territorio nemico, consolidando i confini dell’impero e rinunciando, seppure momentaneamente, ad una strategia di espansione.
L’importanza di questo testo deriva dal fatto che è il primo testo superstite e non frammentario di prosa attica, ma pure in quanto è il primo e forse unico scritto, nella forma di pamphlet polemico, in cui si descrivono e si criticano le istituzioni della democrazia ateniese ed il loro funzionamento, a partire dal soggetto su cui tali istituzioni si fondano e attraverso cui hanno vita e sviluppo: il demos di Atene. Non che manchino nel V° e IV° secolo a.C. ripetute e severe critiche della democrazia in ambito storiografico, filosofico e persino nella commedia, ma si tratta di attacchi che non discutono mai la democrazia come sistema politico organico, ma solo alcuni suoi peculiari aspetti: l’inadeguatezza del popolo nella gestione della cosa pubblica, il demos costituito dalla parte più rozza, povera e ignorante della popolazione; il prevalere, nella logica democratica, del numero, della massa e della quantità sull’eccellenza e sulla qualità dei migliori che dovrebbero avere, grazie alle loro origini, alla loro formazione ed alle loro condizioni sociali (paideia e axia) la vocazione e il diritto al comando.
Il sistema politico degli Ateniesi
Per un altro verso si diffonde la convinzione, negli autori più diversi, che la storia di Atene, a partire dalle origini mitiche, mostri il graduale e progressivo affermarsi di istanze democratiche. Il sistema politico degli Ateniesi ha invece un carattere di organicità e completezza nella sua critica anti-democratica: tanto alla Politeia di Atene, ai tratti politico istituzionali del sistema ateniese, ma pure allo stile di vita dell’uomo democratico. L’elemento veramente originale dell’Athenaion Politeia, è che non si descrive il popolo come la parte peggiore della popolazione, come visto dai critici dell’epoca ma un soggetto capace di costituire un sistema politico che ha creato un sistema che funziona, una talassocrazia su base popolare producendo una ricchezza che si riversa su tutte le componenti sociali. Questo sistema ha fatto degli Ateniesi i “signori del mare”.
La democrazia appare già dall’incipit dello scritto come un’espressione politica della talassocrazia fondata sul popolo di Atene in cui si ribadisce che il popolo valga più dei ricchi in quanto fa muovere le navi e vincere le battaglie perciò sembra giusto aggiunge, che a tutti spettino le cariche attribuite attraverso il sorteggio e che sia permesso parlare a chi vuole tra i cittadini. Esattamente non tutte le cariche aspettavano a tutti ma alcune erano solo per le prime due classi di reddito ma è da sottolineare che viene indicato nell’incipit il simbolo stesso del potere popolare ossia la libertà di parola (isegoria) che si esprime nell’assemblea attraverso il libero confronto e la discussione a cui tutti possono partecipare e dove si decide a maggioranza.
L’Athenaion Politeia è il primo testo che ci è stato tramandato in cui c’è una critica sistematica della democrazia greca. In esso viene ridisegnato il sistema democratico da una prospettiva ostile alla democrazia. Se riteniamo che non esistiti una teoria democratica sulla democrazia questo testo potrebbe anche essere considerato l’unica rappresentazione con una pretesa di compiutezza del sistema politico ateniese.
Il concetto di Politeia
Innanzitutto bisogna definire cosa si debba intendere con politeia. La politeia (costituzione) rappresenta la polis (stato), la sua autorità, che rinvia al polites (cittadino), ai soggetti che detengono la sovranità secondo una concezione propria ad Aristotele e a tutto il pensiero politico greco. La polis si mantiene, perdura e può vincere persino una potenza mondiale come la Persia, anche se sradicata dal suo territorio, se la comunità politica che la fonda riesce a restare coesa ed operativa. Il nome che assume la politeia (monarchia, aristocrazia, democrazia) rinvia ai soggetti che detengono l’autorità: monarca, aristocratici, popolo. Quindi la politeia (costituzione) rappresenta il modo di essere e di organizzarsi dei politai (cittadini).
Critiche alla democrazia
Uno degli argomenti ampiamente usato dai critici è che il fine della democrazia è la libertà in quanto questo fine condiziona non solo la “forma” istituzionale della polis, ma tutti gli aspetti della vita, tanto pubblica che privata. La libertà diviene pertanto indice dell’“arroganza” del popolo che si abbandona nell’anarchia e ai suoi impulsi irrazionali, stravolgendo ogni ordine relazionale tra cittadino e straniero, libero e schiavo, giovane ed anziano, uomo e donna, persino tra esseri umani e bestie.
La politeia quindi coinvolge tutti gli aspetti della vita e delle relazioni nella polis, questo aspetto è ribadito negativamente nell’Athenaion politeia, ma allo stesso tempo positivamente nell’epitafio di Pericle per onorare i caduti del primo anno della guerra del Peloponneso, secondo la versione di Tucidide.
Teoria democratica
In conclusione sulla questione se esista o meno una teoria democratica della democrazia, si può dire che in tutti gli ambiti, da quello storico a quello filosofico, troviamo apologie e giustificazioni della democrazia che partono dalla realtà della società democratica ateniese e spesso identificano i principi della democrazia. Se tra queste giustificazioni del sistema democratico l’apologia periclea è sicuramente la più articolata e completa, la critica dell’anonimo antidemocratico si presenta come una “risposta” che adotta lo stesso metodo: non una teoria contro la democrazia ma una critica ai suoi elementi costitutivi, a partire dal demos, alle sue istituzioni, alla sua politica estera, ecc.
L’esito del pamphlet è che il popolo di Atene, costituito da muratori, rematori e falegnami, in cui si fa fatica a distinguere un uomo libero da uno schiavo, hanno costruito un sistema che non solo non è crollato immediatamente, ma è divenuto un impero nel Mediterraneo orientale, facendo di Atene una città imperiale e degli Ateniesi i “signori del mare”.
Democrazia ed elemento popolare
Il primo ed elementare significato etimologico di democrazia è governo del popolo, alla lettera “potere del popolo”. Questo termine dapprima veniva usato dai critici della democrazia ma poi con Erodoto, viene definita isonomia, in quanto i cittadini venivano riconosciuti uguali davanti alla legge, e rappresentarono man mano la sola autorità.
Il termine democrazia ed il soggetto umano a cui rinvia, il demos, il popolo, sono stati intesi in vario modo, a partire da due visioni estreme e contrapposte di questa forma di governo e del soggetto politico che ne è l'artefice. La parte avversa al partito democratico, quella che aveva in Sparta, in una città straniera, il suo modello di riferimento, quelli che si definivano “i migliori” nel senso della virtù, gli eupatridai (i ben nati), i “belli e buoni” (kaloi kagathoi) considerano la democrazia come il sistema politico fondato sulla massa, sui più che sono anche i peggiori, i cattivi, il volgo, gli irrazionali, quelli senza freno, in preda alle passioni, incapaci di governare. Quando si tratta di spiegare, di rendere conto di come sia possibile che su una base sociale così fragile ed inconsistente possa costituirsi un governo stabile e funzionale i critici ribadiscono che sia la forza numerica del demos.
Del resto l'istituzione con la quale si identifica il potere del demos, l'ekklesia, e il principio in base al quale viene presa la decisione si fondano sulla partecipazione di massa e sul primato della maggioranza. Secondo il parere di Aristotele “c'è democrazia quando i liberi sono sovrani, oligarchia quando lo sono i ricchi: succede però che quelli sono molti, questi pochi, perché di liberi ce ne sono molti, di ricchi pochi” e più avanti: “si ha democrazia quando stanno al potere uomini liberi e poveri, che sono in maggioranza”.
“Liberi e poveri”, cioè cittadini della quarta classe di reddito, che in quanto cittadini erano liberi, ma erano poveri, cioè vivevano del proprio lavoro, esercitato in prima persona. Liberi, poveri, maschi, adulti, figli di madre e padre ateniesi, almeno dal 451, quando Pericle con una legge stabilì questo doppio vincolo che lo metterà poi in difficoltà con la sua stessa progenie.
Anche il ruolo militare si inserisce nel concetto di democrazia, ad esempio, Aristotele riporta che Draconte decise che “i diritti politici furono affidati ai cittadini capaci di armarsi da opliti”, criterio che si combina con quello del censo e che rimarrà anche negli anni della democrazia più radicale e conseguente. Non è vero, infatti, quanto sostiene il Vecchio Oligarca che nell’Atene del V° secolo “a tutti spettino di diritto le cariche attribuite mediante il sorteggio e per votazione” perché, come ricorda Aristotele, “l'ufficio di tesoriere, di stratega e le cariche più importanti le coprono persone di censo rilevante”.
Dal tempo di Solone al IV° secolo, quando il precettore di Alessandro scrive la Costituzione degli Ateniesi, assistiamo ad un progressivo estendersi delle competenze del demos, soprattutto dei due organi in cui si identifica più che in altri il potere popolare: l'assemblea e i tribunali. Questo avveniva a scapito delle magistrature di chiara matrice aristocratica come il tribunale dell'Aeropago. Altra misura popolare era l'introduzione del sorteggio al posto delle elezioni per certe cariche come gli arconti e i buleuti e l'estensione alla terza e alla quarta classe di alcune cariche.
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