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Storia moderna II: alla conquista dell'America e l'espansione europea

Problema della scoperta e conquista dell'America

Tradizionalmente, la storia moderna riconosce in Cristoforo Colombo il proprio eroe fondatore, e nella scoperta dell'America, il suo "evento inaugurale". Ad essa, gli storici hanno attribuito un valore epocale: per la storiografia illuminista essa inaugura la modernità. Colombo, insieme all'umanesimo, riapre la storia umana alla positività della vita. Si dissolvono i confini del mondo medievale e ai valori della rinuncia si sostituiscono quelli della libertà e della felicità. Tuttavia, si è assistito a una condanna della storia del colonialismo. Non più scoperta, ma conquista dell'America. Nella conquista, la scoperta di nuove terre determinò i modi o la variazione delle modalità di sfruttamento di altri territori, magari anche lontani. Lo sfruttamento e lo spostamento di masse d'uomini causarono la morte, o la miseria o la ricchezza di altri gruppi. È importante intendere in che modo la conquista coloniale europea abbia costruito un'identità di nazioni e individui diversa da quella precedente. In Sud America, nel '500, è nata una civiltà che ebbe caratteri suoi particolari e che ha lasciato tracce importanti nella realtà.

Il mito di Colombo

Colombo non fu e non volle essere un novatore. Era nato nel 1451, quando Carlo VII stava appena recuperando il Nord della Francia agli inglesi, la Castiglia era impegnata nella Reconquista, e Bisanzio era ancora cristiana: era il mondo della cristianità, e in cui emergevano lentamente, come insieme di realtà diverse, le nazionalità. In Italia erano fiorite nuove città, nuove forme di vita politica si univano a nuovi strumenti commerciali. La civiltà dell'Umanesimo era anche questo sviluppo mercantile. Cristoforo Colombo rappresenta il momento di trapasso, vivo e reale, da un'epoca all'altra. Egli fu l'ultimo dei grandi esploratori medievali e il primo colonizzatore dell'età moderna; anche se non fu il primo ad avventurarsi nell'Atlantico: il suo progetto era ripetere, ma per via di mare, il viaggio di Marco Polo in Cina. Anche un altro grande geografo italiano, Paolo Toscanelli, era giunto negli stessi anni alla medesima conclusione: se la terra era sferica, si poteva ben raggiungere lo stesso punto muovendo sia da ovest che da est. Colombo voleva trovare nuove vie di commercio e, voleva diffonderne la scoperta: è questo che fa di lui il simbolo delle nuove avventure.

Il Portogallo

Non fu casuale il fatto che Colombo si rivolgesse dapprima al Portogallo. Vi si erano sviluppate una scienza nautica e una tecnica navale avanzatissime. La dinastia reale degli Aviz e poi la passione per le esplorazioni di Enrico, detto appunto il Navigatore (1394-1460), avevano facilitato l'espansione marittima portoghese. Nel 1415 venne presa Ceuta, e nel 1420-30 Madeira e le isole Azzorre. Gradatamente i portoghesi si spinsero fino alle isole di Capo Verde, raggiungendo nei primi anni settanta il Golfo di Guinea. Si cominciarono a costruire fortezze e sotto Giovanni II (1481-95) maturò il progetto di discendere lungo le coste africane e da lì provare a puntare a Oriente. Nel 1487 Bartolomeo Diaz superò l'estremità meridionale dell'Africa, da lui denominata Capo di Buona Speranza. Dieci anni dopo, Vasco de Gama riprese tale rotta e, partito nel luglio 1497, dopo aver superato il Capo risalì l'Africa per poi traversare l'Oceano Indiano e arrivare a Calicut, nel Malabar. In tal modo l'Oriente era stato raggiunto in via mare, circumnavigando l'Africa. Tra questi due viaggi, quello di Colombo.

L'espansione verso Oriente proseguì grazie ad Alfonso de Albuquerque, ottimo stratega e abile politico, nominato pure viceré (1509-15). Fu proprio lui ad assicurare la supremazia portoghese, vincendo lo scontro navale di Diu (febbraio 1509) contro gli egiziani e i loro alleati veneziani. I portoghesi si insediarono nel Mozambico, nell'Africa sudorientale; a Cochin e Goa in India; nel Mar Rosso e nel Golfo Persico. Infine, pochi anni dopo l'impresa di Colombo, Pedro Alvares Cabral nel 1500 costeggiò il Brasile, che diventerà dominio portoghese. La caratteristica dell'impero portoghese fu di essere oceanico. Costruì un impero eterogeneo, che era un insieme di varie terre con differenti strutture politiche; il Brasile e gli altri possedimenti atlantici furono retti da capitanati-donatari. La prima di queste istituzioni fu creata a Madeira nel 1440; l'ultima sempre a Madeira nel 1770. Si potrebbe paragonare il capitanato al feudo. Inoltre, esistevano gli empori che costituivano una rete di commerci. Né le fortezze, né gli empori, dunque, erano soggetti di potere pubblico.

La Spagna fuori dal Mediterraneo

Nel gennaio 1492, Granada era stata conquistata dai re cattolici, Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia. La monarchia castigliano-aragonese trovava la propria unità in un legame strettissimo di religione e politica. Si potrebbe dire che una struttura vecchia abbia dato vita a una nazione nuova, la Spagna, capace di forti spinte e di enormi energie. Il nesso strettissimo fra religione, politica ed economia è al cuore di tutte le trasformazioni del Cinquecento europeo e non riguarda la sola Spagna. Gli uomini che cominciarono ad arrivare in America erano di dubbia nobiltà ma disposti a tutto pur di ottenere ricchezza, gloria, onore. I coloni spagnoli portavano con sé la certezza della propria superiorità che veniva loro dall'essere cattolici: avevano purificato la propria nazione dal sangue "infetto" ebreo. Nemici della religione erano pure i nemici dello Stato. La lotta spagnola contro i musulmani si era intanto spostata in Africa. Per fronteggiare le conquiste portoghesi, nel 1479, gli spagnoli si erano lanciati in numerose incursioni nei territori nordafricani. L'apertura della corona a Colombo significò l'abbandono del Mediterraneo.

Il senso di questo spostamento fu subito chiaro in Italia, e a Venezia in particolare. Venezia aveva costruito un'economia-mondo (definita da Fernand Braudel); le scoperte ruppero l'economia-mondo mediterranea incentrata su Venezia, creando nuove dimensioni economiche e nuovi centri. La nuova economia-mondo aveva il suo centro ad Anversa. Intanto nel 1572 si videro per la prima volta navi inglesi nel Tirreno e nel 1590 gli olandesi arrivarono nel Mediterraneo. Un documento commerciale inglese del 1612 afferma con orgoglio che le spezie, un tempo comprate a Venezia, "ora invece vengono portate dal nostro paese a Venezia e qui vendute". La scoperta dell'America e degli americani portò invece al contatto con un mondo completamente estraneo. Quando gli spagnoli vi giunsero per la prima volta, quel continente che nemmeno doveva esistere risultava abitato da uomini e donne di cui si poteva addirittura dubitare che fossero umani.

Le premesse della conquista spagnola

Gli scontri, le battaglie, la fulmineità delle vittorie e delle conquiste degli spagnoli, da un lato; gli orrori dello sterminio, la violenza spaventosa dello sfruttamento, la bestialità indicibile dei comportamenti dall'altro: la storiografia sembra essere condannata a una visione dualista della Conquista, scissa tra epica e denuncia. Per un venticinquennio, nell'interesse della corona spagnola, prevalsero i viaggi di esplorazione costiera. Colombo vi tornò ancora tre volte e nel suo quarto e ultimo viaggio (1502) arrivò a Panama e in Honduras; nel 1501 Amerigo Vespucci si spinse fino all'attuale Rio de Janeiro; mentre nel 1500 Alvares Cabral era arrivato in Brasile. Intanto si prendeva coscienza d'aver scoperto non le rive dell'Asia, come Colombo aveva creduto per tutta la vita, ma un nuovo continente, che ebbe nome "America" in onore di Amerigo Vespucci. Le due potenze impegnate nelle esplorazioni, Portogallo e Spagna, regolarono le loro scoperte con il famoso trattato di Tordesillas.

I portoghesi si erano rivolti al papa per riceverne l'autorizzazione alla conquista dei territori africani. Nel 1493 il papa Alessandro VI Borgia emise tre bolle, in cui si indicava un meridiano: le terre poste a occidente di questo meridiano sarebbero state spagnole, quelle a oriente portoghesi. In tal modo la navigazione atlantica veniva "assegnata" alla Spagna, quella africana al Portogallo. Nel 1494, Spagna e Portogallo misero in pratica questa bolla appunto con il trattato di Tordesillas, e successivamente gli spagnoli "donarono" il Brasile, scoperto sei anni dopo, ai rivali portoghesi. Il contrasto durò a lungo, e anche per questa ragione Ferdinando Magellano, portoghese ma al servizio del re di Spagna, fu appoggiato nel suo tentativo di circumnavigare il globo, partendo dall'America atlantica. Magellano salpò infatti nel 1519 da Siviglia, e arrivò in Patagonia nell'ottobre del 1520; superò lo stretto, cui diede il proprio nome, e nell'inverno del 1521 giunse nelle Filippine, dove trovò la morte. Questo viaggio, che realizzò infine quel che Colombo aveva intuito, complicò la questione del meridiano di Tordesillas. Nel 1524 i due Stati iberici riunirono invano a Badajoz i migliori loro piloti, geografi, giuristi e teologi per decidere come dividere e dividersi il mondo ancora loro ignoto. La questione fu infine risolta da Carlo V che, in cambio di 350.000 ducati, rinunziò nel 1529 alle sue pretese sulle isole del Pacifico. Intanto si creavano nuove istituzioni. A Siviglia, nel 1503, fu istituita per ordine reale la Casa de Contractación (Casa di commercio), il centro amministrativo del traffico commerciale americano. A tal fine la Casa fu affiancata da una lega mercantile di Siviglia (il Consulado). Inoltre si arrivò a costituire due flotte annuali, di oltre 50 navi.

Gli Indios

Continente vastissimo, l'America all'epoca di Colombo era popolata da più civiltà indigene. Il modo di procurarsi il sostentamento era basato sulla caccia e sulla pesca, affiancate da una ridotta attività di orticoltura, per lo più affidata alle donne; per la coltivazione del mais non si richiedevano più di due-tre mesi di lavoro all'anno. In altre zone, invece, l'agricoltura si era sviluppata notevolmente ricorrendo, come tra gli Incas, anche a sofisticate tecniche di irrigazione. In questi casi si può parlare di civiltà del bronzo. Presso le popolazioni di raccoglitori o cacciatori, non esisteva lo Stato, ma erano le relazioni di parentela a costituire la trama connettiva; le famiglie si riunivano per la caccia o per andare in guerra contro un altro gruppo. Queste tribù avevano un capo, detto cacique (cacicco), una carica talora anche ereditaria. Altrove si erano formati Stati di una certa potenza, come quello dei Maya e dei Chibcha nell'altopiano di Bogotà, degli Incas (in Perù) e degli Aztechi (in Messico). In entrambi era presente una rigida gerarchia: in alto, attorno alla figura del sovrano, adorata come divina, si era formata un'aristocrazia che tendeva a chiudersi e a isolarsi.

Gli Aztechi avevano conquistato le terre che corrispondono al Messico intorno al XIII-XIV secolo; nel 1502 era divenuto imperatore Montezuma II. Potremmo dire che il mondo precolombiano era articolato, oltre che nei due imperi messicano e peruano, su due grandi popoli cacciatori, entrambi già noti a Colombo: da una parte i Taino, e dall'altra i Caniba, che gli spagnoli poi chiamarono Caribi o Cannibali. La colonizzazione spagnola appiattì, quindi, tutte queste diverse linee e forme di civilizzazione che si trovò dinanzi. Molte, anzi la maggior parte, scomparvero.

La conquista spagnola: fasi e caratteri

La Conquista iniziò nell'arcipelago caraibico. Portorico fu occupata realmente nel 1508, la Giamaica nel 1509, Cuba nel 1510. Nel 1519 Hernán Cortés giunse in Messico ed è da questo anno, per lo più, che gli storici fanno iniziare la vera e propria Conquista. Ancor più difficile è dire quando questa si concluse. Certamente nel 1556 alcune disposizioni della corona invitarono a non parlare più di "conquista", ma di "scoperta". La Conquista ebbe termine alla metà del secolo; Cortés fu il prototipo del conquistador. Fu soldato esperto, abile capo delle sue soldatesche, politico accorto. Cortés comprese quale partita si stesse giocando e strinse una rete di alleanze con le tribù locali. In tal modo alcune centinaia di spagnoli poterono sottomettere un impero vasto e molto popolato. In pochi mesi, infatti, Cortés sottomise Tenochtitlán, la capitale, mentre gli spagnoli si davano a ruberie, distruzioni, massacri. Di lì a un anno, mentre Cortés era assente, la capitale si ribellò e nella notte del 30 giugno 1520, dagli spagnoli poi detta noche triste, cacciò i conquistatori. In un anno Cortés riuscì a riorganizzare le proprie fila, a spegnere i contrasti interni, a rinsaldare le alleanze e, dopo un lungo assedio, a riconquistare nell'agosto 1521 Tenochtitlán.

A lui si ispirò Francisco de Montejo, che però ebbe bisogno di quasi vent'anni (1527-45) per sottomettere definitivamente i Maya nello Yucatán. In questo caso, infatti, il mondo indigeno riuscì a fronteggiare l'invasione. Anche Francisco Pizarro si trovò dinanzi un impero simile a quello azteco quando, nel 1532, giunse a Cuzco, in Perù, dopo essere partito da Panama con Diego de Almagro. Anche Pizarro, giunto nella capitale, catturò il sovrano Atahualpa, che fece uccidere dopo un feroce e grottesco processo nel 1533. Ma, diversamente da Cortés, non riuscì a imporre un regime stabile alla sua conquista. Il Perù attraversò 15 anni di lotte tra i conquistadores, gli indios e i rappresentanti reali, che riuscirono soltanto nel 1548 a imporre l'ordine imperiale. La stessa resistenza inca fu del resto stroncata nel 1572, quando il viceré Francisco de Toledo fece uccidere Tupac Amaru.

La superiorità militare spagnola era indubbia e consisteva nel possesso delle armi da fuoco e in quelle di acciaio: gli indios non possedevano che frecce, archi e scudi. Ma grande importanza ebbero i cavalli. I cavalli facilitarono gli spostamenti oltre che dei soldati, dei rifornimenti. L'ossessione dell'oro era quindi furia di arricchimento veloce, mescolato al senso inevitabile di rischio e di pericolo. Non sempre, infatti, la conquista fu facile: si pensi al racconto che il padre domenicano Bartolomé de Las Casas ci fa degli spagnoli che giravano vestiti dei sontuosi abiti estorti agli indios, ma morenti di fame, trascinandosi a mangiare, come bestie, erbe e radici. Oviedo racconta che nel Darién (regione tra Panama e Colombia), terminate le provviste, morivano anche venti spagnoli al giorno e che in Costa Rica, vi furono casi di cannibalismo tra spagnoli, al punto che quella terra era detta, ancora nel 1546, "sepoltura di cristiani".

Due misure, subito prese dagli spagnoli, sono rivelatrici del meccanismo che la guidò. Da una parte, la presenza di un funzionario addetto al controllo della fusione dell'oro e in genere delle ricchezze catturate. La conquista aveva questa finalità e il mondo indio doveva fornire anche un altro di questi beni essenziali: gli schiavi. Altrimenti, poteva essere distrutto. D'altra parte, la presenza del prete: appena si incontravano gruppi di indios, questi pronunciava una sorta di arringa (il requirimiento), nella quale spiegava che il papa aveva autorizzato il re di Spagna a conquistare quelle terre onde diffondere il Vangelo, e dunque li esortava a sottomettersi al nuovo potere. Fu Las Casas, in particolare, a denunziare gli aspetti tragici e grotteschi del requirimiento. In Perù, ad esempio, per convincere l'imperatore Atahualpa della verità del cristianesimo, un prete gli mostrò il proprio Vangelo, ma il peruano, ignaro di cosa fosse un libro, lo gettò a terra. Al che il sacerdote si voltò verso Pizarro urlando: "Ha gettato a terra i Vangeli. Vendetta, cristiani. Caricate!".

Condannati a dare quel che possedevano e a lavorare per soddisfare l'avidità dei conquistatori, gli indios si trovarono a vivere in un mondo che non era più il loro: cancellati o stravolti i loro gruppi sociali e familiari originari, la lingua, le gerarchie, le credenze. Fin dal secondo decennio del Cinquecento ci si rese conto sia dei costi umani, sia della falsità dell'evangelizzazione così condotta. A farne denuncia furono Las Casas e i gesuiti. Las Casas venne ordinato nel 1512, e fu il primo prete ordinato in America. Barbari erano gli spagnoli, che quelle civiltà distruggevano. Per Las Casas la causa di questo male stava nell'avidità degli spagnoli. La proposta di Las Casas di tenere separate politica e religione non venne accolta dalla corona, ma fu ripresa e in parte realizzata dai gesuiti. Un po' in tutta l'America, ma soprattutto nella zona del Paraguay, la Compagnia di Gesù provò a realizzare delle comunità indie che vivevano esclusivamente di agricoltura e le cui istituzioni erano in parte forgiate sul modello inca. Il simbolo della conquista rimase l'encomienda, che saldò questo intreccio di sfruttamento, violenza e cristianesimo in un'istituzione in grado di produrre ricchezza a vantaggio dei vincitori e di rispettare il disprezzo che gli spagnoli, veri o presunti hidalgos, nutrivano per il lavoro.

L'encomienda

Istituzione chiave di tutta la Conquista, anche l'encomienda nacque dal conflitto: ma più che dal conflitto tra vincitori e vinti, come ci si potrebbe aspettare, da quello interno ai vincitori. Sebbene temute, le rivolte degli indios raramente determinarono gli atteggiamenti degli spagnoli. Stremati o sterminati, era difficile che gli indios potessero mai mettere a rischio le usurpazioni europee. Le loro terre furono quindi divise tra i conquistadores, o tra coloro che potevano vantare d'essere loro discendenti. Con l'encomienda de indios in nome del re venivano affidati a un colono spagnolo un certo numero di indios, ai quali egli si impegnava a insegnare le verità della religione; in cambio essi lavoravano sulle terre del colono.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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