Estetica, a.a. 2019/2020 - Prof. Gatti
David Hume (1711-1776)
Hume parte dall'esperienza: tutti i sentimenti sono giusti perché non esprimono ciò che è realmente nell'oggetto, ma solo una reazione di fronte ad esso, partendo dalle facoltà del soggetto. Un oggetto con valore estetico induce noi stessi a cercare i motivi di quel valore estetico. Dunque una ricerca sul gusto è in realtà una ricerca sulla persona.
- Osservazione empirica della diversità dei gusti.
- Distinzione tra giudizio (tenta di fondare un criterio oggettivo di valutazione per capire se è vero) e sentimento (sempre vero).
Hume afferma che esistono anche gusti che non dipendono dai sentimenti o dalle reazioni immediate, ma piuttosto da una struttura più complessa che determina l'esattezza dei gusti.
Secondo Hume il critico perfetto (gusto valido) è colui che attempera a cinque requisiti:
- Regolarità degli organi interni: se gli organi di senso sono alterati, lo saranno anche i giudizi (capacità di cogliere gli aspetti sensibili senza alterazioni).
- Delicatezza dell'immaginazione: propensione innata ad appassionarsi di fatti estetici/ artistici.
- Pratica: "in un'arte particolare e dell'esame di qualsiasi cosa si presti per la prima volta all'occhio o all'immaginazione". Consiste nell'esperienza, nell'allenamento che consolida il giudizio, nel tempo che si dedica a studiare una certa arte.
- Confronto: "solo chi ha avuto l'opportunità di vedere, esaminare e soppesare le diverse opere ammirate in epoche e nazioni differenti può considerare i meriti di un'opera esibita al suo sguardo e assegnarle il rango appropriato tra le produzioni del genio": esercizio della critica.
- Libertà dal pregiudizio (e buon senso): tenere la mente libera dal pregiudizio e non considerare nient'altro se non l'oggetto esatto che è sottoposto al suo esame. Allontanarsi da ogni forma di amicizia o inimicizia nei confronti dell'autore.
Per il buon senso, si può aggiungere che: in tutte le più nobili produzioni del genio c'è una reciproca relazione e corrispondenza tra le parti: l'autore deve essere coerente tra quello che vuole comunicare e come lo comunica; ogni opera d'arte ha un certo fine per il quale è concepita, e dev'essere considerata più o meno perfetta a seconda che sia più o meno atta a perseguire quel fine.
Immanuel Kant (1724-1804)
Non tutto quello che crediamo grazie all'induzione è vero: la regolarità della natura non è né vera né necessaria → inferenza dalla causa all'effetto (esperienza) dettata dall'abitudine. La realtà esterna è ingiustificabile, ma l'istinto a credere in essa è ineliminabile. A questo punto, Kant afferma che sul gusto si può discutere (sebbene non disputare).
Fondamento dell'esperienza estetica è secondo Kant il sentimento di piacere o dispiacere da noi provato in occasione della rappresentazione di un oggetto (sia esso un effetto della natura o un prodotto dell'arte). L'etica e l'estetica sono sempre connesse:
- Antitesi: il giudizio di gusto non si fonda su concetti, perché altrimenti se ne potrebbe disputare (decidere mediante prove).
- Tesi: il giudizio di gusto si fonda su concetti, perché altrimenti, malgrado le differenze dei giudizi, non se ne potrebbe nemmeno discutere.
Es: x è rosso → concetto convenzionale, esterno all'individuo =/= x è bello → concetto personale, interno all'individuo. => Comunicabilità del gusto; affermare che un oggetto è bello o brutto equivale a dichiarare una finalità di quell'oggetto in relazione a noi che l'osserviamo, una finalità che "non può mai divenire elemento di una conoscenza".
Anche gli istinti primari partono dalle passioni e le passioni sono trattenute soltanto da una passione contraria. Le sfere d'azione rispettive dell'intelletto (conoscere in relazione al concetto di natura), del giudizio (sentimento di piacere e dispiacere), e della ragione (desiderare secondo il concetto di libertà) costituiscono secondo Kant la totalità delle nostre esperienze sensibili.
Critica della ragion pura
La critica della ragion pura è divisa in:
- Estetica trascendentale: sensibilità. Intuizioni empiriche → percezioni.
- Logica trascendentale, che a sua volta si divide in:
- Analitica trascendentale: intelletto. Strumenti a priori attraverso i quali l'intelletto opera sui dati della conoscenza sensibile (formulazione dei giudizi).
- Dialettica trascendentale: ragione. "Pasticci" logici attraverso i quali la ragione tenta di estendere i propri poteri oltre le sue possibilità (manca il dato esperienziale).
Il giudizio estetico per Kant segue 4 componenti dell'estetica: qualità, quantità, relazione, modo (categorie aristoteliche). Per "critica", Kant intende un'esame delle possibilità; e per "rivoluzione copernicana" si intende l'introduzione del trascendentalismo.
Le verità scientifiche possono variare, ma i modi in cui la nostra intelligenza funziona nel conoscere le leggi empiriche ha un fondamento necessario, oggettivo e universale: è oggettivo che l'uomo conosce secondo principi e processi invariabili. In questo consiste la rivoluzione copernicana di Kant: non ci si interessa più di stabilire una verità sull'uomo → spostamento dell'interesse dall'oggetto al soggetto.
La ragione organizza le passioni. L'uomo per prima cosa prova un desiderio, ma per portarlo a compimento egli deve seguire la ragione. Essa sottosta alle passioni, svolge una funzione ancillare.
DISPUTARE= arrivare a stabilire una verità.
DISCUTERE= cercare di persuadere a una verità.
Per conoscere, è necessario:
- Collocare l'oggetto della nostra conoscenza nello spazio e nel tempo + sensibilità.
- Classificare le percezioni in uno spazio categorico.
L'individuo crea la verità volta per volta, decidendo come agire tramite le scelte. Libertà come ragione d'essere della morale, morale come ragione del conoscere della morale.
Ragion pura:
- Regno della Natura.
- Condizioni della conoscenza teoretica.
- Necessità.
- Fenomeni intuibili.
Ragion pratica:
- Regno dello Spirito.
- Condizioni della conoscenza morale.
- Libertà.
- Noumeni non intuibili.
Facoltà dell'animo:
- Facoltà di conoscere.
- Facoltà di desiderare.
- Sentimento di piacere e dispiacere.
Perché il giudizio sta a metà tra l'intelletto e la ragione? Fra l'intelletto e la vita morale c'è un passaggio intermedio che determina le scelte e le azioni individuali. Questo ha a che fare col giudizio (ragion Pratica). Il giudizio partecipa in parte dell'intelletto (ragion Pura), in parte della ragion Pratica. Allo stesso tempo il giudizio estetico, pur avendo a che fare con oggetti come la ragion Pura, è libero e astratto nei suoi giudizi come la ragion Pratica. Il giudizio estetico non comporta/determina azioni.
Giudizio, che può essere:
- Determinante dell'oggetto: definizioni, riguardanti l'ambito della ragion Pura, modi in cui l'uomo definisce e decifra una serie di percezioni sensibili, ovvero le sussume sotto un particolare dato universale.
- Riflettente dell'oggetto: ragion Pratica. Riflettere creativamente su un particolare, ricercando un generale al quale collegarlo. Questo perché non esiste una categoria di Bellezza fissa.
Il gusto estetico secondo Kant può essere considerato in base alle 4 macrocategorie (qualità, quantità, relazione, modo) → 4 momenti del giudizio, così da sgombrare il campo dagli errori del suo tempo.
1) Qualità
"Gusto come la facoltà di giudicare un oggetto o un tipo di rappresentazione mediante un piacere, o un dispiacere, senza alcun interesse. L'oggetto di un simile piacere si dice bello." Il giudizio di gusto è disinteressato. È un giudizio che considera semplicemente la forma senza considerare la funzione che ha in essa → giudizio puro e astratto, contemplativo. Da distinguere dal giudizio interessato (= funzione, utilità che l'oggetto svolge per l'individuo). Il gusto è la facoltà di giudicare un oggetto o un tipo di rappresentazione mediante un piacere/dispiacere senza interesse. Bello =/= buono. Buono è determinante, di solito include nel suo significato "un buon funzionamento". In questo momento il giudizio di gusto è riflettente del pensiero, non determinante!! Si tratta di dinamiche mentali disinteressate che si attivano guardando un oggetto, senza utilità perché esprime semplicemente un giudizio sulla forma. L'interesse è quindi un vantaggio esistenziale in generale, mentre il piacere, che ha a che fare con la sensibilità, non ha valore se non per la persona che esprime quel giudizio;
2) Quantità
"Ciò che piace universalmente senza concetto". Universale senza concetto. Se il piacere è disinteressato, allora finisce per non essere soggettivo. La Bellezza non postula ma esige l'universale, dato dal libero gioco tra l'immaginazione (fantasia) e intelletto (facoltà razionali). Questo libero gioco è ciò che l'arte attiva. Il gioco esiste nell'individuo e c'è l'idea che avvenga anche negli altri con lo stesso stimolo. Noi umani riteniamo che esista una sensibilità condivisa che porti allo stesso apprezzamento dell'oggetto. L'universalità connessa al giudizio estetico si riferisce ai sentimenti, mentre quella connessa al giudizio logico si riferisce ai concetti. Ogni giudizio di gusto è singolare, ma esige l'universalità. La fantasia è libera ma per non esorbitare nell'assurdo deve essere regolamentata dall'intelletto, nonostante questo venga stimolato a cercare un senso. QUINDI in questo libero gioco l'immaginazione è libera ma fino a un certo punto, e l'intelletto è vigile ma fino a un certo punto: se governa l'immaginazione si sfocia nell'assurdo, se governa l'intelletto si fa storia, non arte;
3) Relazione con lo scopo
La finalità di un oggetto artistico è molto diversa dallo scopo di un oggetto d'uso comune. Quando un oggetto viene preso dal suo contesto pratico e viene collocato in uno spazio contemplativo e quando la sua funzione viene meno e viene poi contemplato come pura forma, l'oggetto diventa artistico. Infatti, l'arte è perdita della funzione per diventare oggetto puramente contemplativo; la funzione può però diventare strumento per una proposta formale (es. poltrona di Proust, orinatoio di Duchamp). Ci si focalizza maggiormente sulla forma. In altre parole, lo scopo è il motivo per cui nasce una cosa e l'idea che abbiamo di come dovrebbe essere quell'oggetto; mentre la finalità di un oggetto (artistico) è dare piacere a chi osserva. Lo scopo infatti non interessa quando si osserva qualcosa solo per la sua bellezza. Per Kant la funzionalità in arte non rientra nel giudizio estetico perché noi non giudichiamo le cose in base alla loro corretta funzione: ciò che conta è il piacere/dispiacere che può dare la forma indipendentemente dal suo contenuto. Quando si giudica un'opera d'arte non si valuta lo scopo ma la finalità, perché il primo è oggettivo (la funzione che l'oggetto svolge nella pratica) mentre la seconda è soggettiva (il piacere che dà quell'oggetto contemplato da un punto di vista esclusivamente estetico).
FINALITÀ SOGGETTIVA → GIUDIZIO RIFLETTENTE che indaga sul perché troviamo bella una cosa.
SCOPO OGGETTIVO → GIUDIZIO DETERMINANTE.
È in questo momento che Kant divide la bellezza in due categorie:
- La bellezza libera: soggetta a giudizio estetico. Non presuppone alcun concetto o scopo di ciò che l'oggetto deve essere. Bellezze giudicate tali secondo la loro FORMA PURA (es. fiori, conchiglie, quello che "piace liberamente e per sé", i disegni liberi, la musica senza testo).
- La bellezza aderente: il piacere che proviamo di fronte a tali cose cessa di essere un piacere estetico puro poiché è fondato sopra un concetto → UNIONE BELLO+BUONO.
4) Modalità del piacere che danno gli oggetti
"Il bello è ciò che senza concetto è riconosciuto come oggetto di un piacere necessario". Ogni rappresentazione è POSSIBILE che dia piacere. Quando una rappresentazione è piacevole, il piacere è reale, esiste. La questione della bellezza ha la pura casualità che qualcosa a qualcuno piace, e l'individuo esige che piaccia anche agli altri in quanto dotati delle stesse facoltà intellettive → il bello ha una relazione necessaria col piacere estetico. Necessità che:
- Non è teoretica oggettiva, perché non c'è modo di spiegare concettualmente il libero gioco che fa provare piacere (riferimento alla sfera della conoscenza e della logica).
- Non è pratica: per cui, mediante concetti di puro valore razionale, il piacere sia la necessaria conseguenza di una legge oggettiva (riferimento alla sfera della morale).
- È necessità esemplare: necessità dell'accordo di tutti in un giudizio considerato come esempio di una regola universale, che però non si può addurre. → Principio soggettivo: piacere esemplare di un rapporto fra le qualità di una rappresentazione e le facoltà individuali, perché tutti gli uomini reagiscono alle stesse cose => caratteristiche umane universali fanno supporre che esista una base comune a tutti che consente di esprimere il giudizio del gusto (senso comune).
Qual è la deduzione di Kant sul giudizio di gusto? La deduzione di Kant sul giudizio di gusto è che la soggettività è universale: tutti gli uomini hanno la stessa soggettività, sensibilità. Il modo in cui l'individuo è, è lo stesso in cui lo sono tutti gli altri intorno a lui.
La critica del giudizio
Comprende due parti: l'analitica del Bello e l'analitica del Sublime. Sia il Bello che il Sublime trovano il loro fondamento in un rapporto dell'immaginazione con un'altra facoltà dell'animo: nel primo caso con l'intelletto, nel secondo con la ragione. Il Sublime si lega alle potenze incontrollate, all'informe, all'illimitatezza. È uno spettacolo di realtà che supera l'immaginazione ed è però reale, si basa su sentimenti di minaccia e inquietudine. Superamento del limite della moralità. È un PERTURBANTE CONTEMPLATO, da distinguere dal perturbante vissuto, ovvero la paura. Mentre il Bello nasce direttamente da un sentimento di agevolazione e intensificazione della vita, il Sublime nasce indirettamente dal momentaneo impedimento delle funzioni vitali e dall'effusione che ne segue → incompatibile con le attrattive. È un PIACERE NEGATIVO, dato che l'animo ne è alternativamente attratto e respinto.
La retorica del Sublime si riscontra anche nella Bibbia e ha a che fare con la moralità (es. cacciata degli angeli dal Paradiso). In questo caso è una qualità interiore, un modo di essere. Può essere una tecnica comunicativa molto efficace, infatti molte pubblicità fanno leva sul Sublime, perché affermano la propria originalità mettendo a disposizione esperienze diverse da quelle ordinarie. Il Sublime nasce di fronte alla grandezza della Natura e di fronte alle sfide dell'uomo nei confronti della Natura: sconvolge le aspettative ordinarie.
Nel '600 in Inghilterra il "Sublime" era un attributo dello stile letterario, in caso di eccellenza dell'eloquenza. Diventa poi sostantivo nel '700, all'epoca della soggettizzazione dell'esperienza, come categoria della Natura. Quindi, afferma Kant, dal concetto di "forma" si passa all'"informe", che supera le possibilità dell'uomo e del suo tentativo di addomesticamento. È una forma che sfugge al nostro controllo e alle nostre esperienze.
Edmund Burke è stato il primo a distinguere bello da sublime, attraverso:
- Analisi delle passioni, ovvero auto-preservazione (dolore) e socialità (piacere).
- Qualità che suscitano quelle passioni.
Sublime: oscurità, potenza, vastità, infinito, informe, dissonante. Bello: piccolezza, variazione graduale, delicatezza, colore. Infatti, le società contemporanee sono società del gusto. Oggi, una "buona società" è quella che condivide l'idea di "bei comportamenti" → codice etico.
- Leggi per le quali simili qualità possono influire sul corpo ed eccitare le nostre passioni: l'uomo ha ricordi più vividi del dolore rispetto al piacere. L'uomo ha paura di ciò che non conosce, e da qui deriva l'importanza del nome, per dominare gli oggetti, o almeno cercare di farlo.
Kant distingue due tipologie di Sublime:
- Il Sublime matematico, che ha a che fare con la grandezza, che sovrasta l'uomo e lo fa sentire minuscolo. Riguarda l'ASSOLUTAMENTE GRANDE, non il comparativamente grande: l'INFINITO, ovvero la grandezza più grande di tutto. Si può rappresentare solo concettualmente, solo simbolicamente.
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