Riassunti di storia moderna
Popolazione, economia, società p. 2
Viaggi oceanici e scoperte geografiche p. 4
La Riforma p. 7
Guerre d’Italia e formazione degli Stati territoriali p. 9
La Controriforma p. 11
Il Rinascimento maturo: le arti, le lettere, le scienze p. 12
Vittorie e sconfitte delle monarchie europee p. 13
La guerra dei Trent’anni p. 16
Le rivoluzioni inglesi p. 19
“Il disagio dell’abbondanza”: l’Olanda del ‘600 p. 21
Lo sviluppo delle scienze p. 23
L’Europa nell’età di Luigi XIV p. 24
L’Europa e il mondo p. 26
Guerre ed egemonia nell’Europa del ‘700 p. 29
La società di ancien régime p. 30
Illuminismo e riforme p. 33
Alle origini della rivoluzione industriale p. 36
La nascita degli Stati Uniti p. 38
La rivoluzione francese p. 42
Napoleone e l’Europa p. 46
Popolazione economia società cap. 1
Gli storici sono ormai tutti concordi nell’affermare che all’aumento o alla diminuzione della popolazione siano delle variabili fondamentali per lo sviluppo del mondo nell’età moderna, infatti, all’aumentare della popolazione sono collegabili la crescita della produzione agraria e manifatturiera, le innovazioni tecnologiche e persino le trasformazioni sociali.
Nell’età moderna, grazie alla massiccia immigrazione dalle campagne, la crescita interessò soprattutto i centri urbani, ma nonostante questo l’Europa rimaneva ancora prevalentemente rurale perché la popolazione delle campagne costituiva ancora 80% della popolazione totale, fatta eccezione per i Paesi Bassi e l’Italia Settentrionale.
La rapidissima crescita demografica soprattutto nei centri urbani aveva fatto aumentare la domanda di beni alimentari e manifatturieri con una conseguente crescita dei prezzi. L’aumento dei prezzi non fu solo conseguenza dell’aumento della domanda di beni primari ma anche della svalutazione della moneta causata dal fatto che i sovrani, grazie all’oro e all’argento proveniente dalle nuove miniere americane, avevano cominciato a coniare monete con una percentuale sempre più bassa di metallo prezioso provocando un’ulteriore diminuzione del loro potere d’acquisto.
Alla crescita della domanda avrebbero dovuto rispondere le strutture produttive di base ma grossi ostacoli sociali e tecnici rendevano quasi impossibile una risposta efficace.
La struttura agraria più diffusa era la signoria. La signoria era un insieme di terre appartenenti ad un signore e di terre appartenenti direttamente ai contadini. Questi ultimi, per utilizzarle dovevano pagare qualcosa al signore. Questo pagamento poteva avvenire in due modi:
- In natura, cioè i contadini lavoravano gratuitamente le terre del signore;
- Oppure gli cedevano una parte del raccolto.
Queste due pratiche stavano diventando obsolete in quanto, quasi in tutta Europa, il signore pretendeva che i contadini pagassero un canone d’affitto. Tale novità permetteva utilizzare le terre a completo piacimento dei contadini e delle loro famiglie.
Le condizioni di vita della popolazione, come anche la possibilità di estendere e migliorare la produzione agricola variavano da zona a zona. Il prelievo fiscale che il signore pretendeva in alcune zone poteva essere così pesante da non lasciare ai contadini alcuna risorsa per ampliare o intensificare la produzione. A rendere ancora più precaria la loro vita intervenivano anche le dinamiche di mercato. Infatti, nelle annate buone i prezzi si abbassavano grazie alla gran quantità di materie prime che erano reperibili sul mercato, al contrario nelle annate cattive, quando vendere sarebbe stato vantaggioso, gli scarsi raccolti bastavano a malapena per soddisfare i bisogni primari della famiglia. È comprensibile come in una condizione come questa le famiglie contadine pensassero prima a produrre beni alimentari per soddisfare i loro bisogni, il loro principale problema era l’autosufficienza.
Se le campagne garantivano l’approvvigionamento delle derrate alimentari, era nelle città che si concentrava la produzione manifatturiera, incentrata sulle botteghe e le associazioni di mestiere o corporazioni. Il sistema delle corporazioni era nato per riunire gli artigiani che svolgevano la stessa attività e regolamentarne il lavoro. Le corporazioni avevano, anche, il compito di garantire una certa omogeneità e di evitare perciò fenomeni di concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi.
All’inizio del ‘500 tutte le maggiori città Europee erano centri manifatturieri e l’attività più diffusa era sicuramente quella legata al settore tessile. In aggiunta a queste industrie tradizionali, nel XVI secolo, grazie anche alle innovazioni tecnologiche, si affermano anche nuove realtà industriali. L’industria della carta, per esempio, riceve un grande impulso dall’invenzione della macchina da stampa a caratteri mobili di Gutenberg.
L’aumento dei prezzi che aveva interessato i prodotti agricoli interessò anche i prodotti manifatturieri. Però, la domanda dei beni manifatturieri era più volubile di quella dei beni alimentati. All’interno del sistema manifatturiero si determinarono quindi forti cambiamenti e acute polarizzazioni di ricchezza, che fecero perdere alle corporazioni il loro originario carattere egualitario. A questo si aggiunge che non tutta la produzione era sotto il controllo delle associazioni di mestiere. I sobborghi e le campagne erano liberi dalla loro giurisdizione. Come libere dalla loro giurisdizione erano le donne. Gli imprenditori più ricchi cominciarono quindi ad adoperare questo tipo di manodopera nella produzione che si spostò di conseguenza nei sobborghi delle città. Questo sistema, chiamato putting-out system, continuerà a funzionare fino alla prima rivoluzione industriale.
Nell’Europa del ‘500 la circolazione delle merci era affidata ai mercanti itineranti che trasportavano le loro mercanzie raggiungendo anche le regioni più remote del continente. Il cuore del commercio era il mercato. Era qui che avvenivano gli scambi più importanti, quelli che le autorità volevano regolamentare e controllare. Ma attività commerciali si svolgevano anche nelle botteghe dei commercianti. Se, da un lato, il commercio ambulante entrava in competizione con le strutture più stabili, dall’altro si integrava con esse e le utilizzava come punto di appoggio. Molti mercanti sedentari erano, infatti, soci o parenti di molti mercanti itineranti. Molte di queste caratteristiche si possono anche ritrovare nel commercio internazionale. È proprio per queste ragioni che cominciano a nascere nuovi tipi di società, come le accomandite, e nuovi tipi di pagamenti, come le lettere di cambio. A queste società si affiancavano delle compagnie privilegiate, cioè delle compagnie che avevano ricevuto dall’autorità statale il privilegio di esercitare in esclusiva il commercio di un determinato materiale o con una determinata regione. Un esempio possono essere la Compagnia delle Indie Orientali1, inglese, e la Compagnia unificata delle Indie Orientali2, olandese.
I mercanti più ricchi non commerciavano in materie prime o prodotti finiti ma in denaro. Gli stati avevano sempre più bisogno di denaro per far fronte alla crescente spesa per la burocrazia che si andava formando e per le guerre, non potendolo riscuotere velocemente con le imposte si facevano anticipare le ingenti somme di denaro di cui avevano bisogno da questi grandi banchieri. In un primo momento si consolidarono le grandi “banche” della Germania meridionale ma pian piano emersero anche le grandi dinastie genovesi che devono la loro fortuna agli Asburgo. Bisogna, però, dire che non sempre le cose andavano bene perché i sovrani dichiaravano ciclicamente bancarotta evitando così di pagare i debiti verso i banchieri.
I banchieri che finivano sul lastrico andavano a rimpinguare la categoria dei poveri. Tale categoria aumentava sempre di più a causa della difficile situazione economica oltre che per le tante guerre che insanguinavano il territorio Europeo. I poveri, formatisi per cause di forza maggiore, venivano chiamati poveri congiunturali e si andavano a sommare ai poveri strutturali, che invece erano sempre esistiti (ormai non destava più scandalo quando si vedevano chiedere elemosina). Le cose cambiarono quando anche i disoccupati temporanei si sommarono a questi nei centri cittadini destando la preoccupazione degli amministratori e delle famiglie benestanti. Si assiste così a un ridimensionamento della politica sociale, vengono istituite le elemosine centralizzate, il divieto di mendicare e si istituirono nuove forme di lavoro coatto trasformando così i mendicanti in manodopera a basso costo utile a potenziare le manifatture esistenti o a crearne di nuove.
Nel 1590 una gravissima carestia colpì gran parte dell’Europa. Fu il primo segnale di un cambiamento di lunga durata. Il tasso di crescita demografica cominciò a rallentare e in alcune zone si fermò. Anche il commercio internazionale subì una brusca frenata a causa della diminuzione del valore delle merci provenienti dal nuovo mondo.
Per molti storici questo è un chiaro esempio di crisi maltusiana derivante dal fatto che la popolazione era arrivata al massimo che le risorse disponibili consentivano. Altri studiosi invece affermano che le difficoltà economiche spinsero i giovani di ogni età ed estrazione sociale a sposarsi più tardi e di conseguenza si cominciò a fare figli più tardi.
Note
1 La Compagnia Britannica delle Indie Orientali (British East India Company), fino all'Atto di Unione del 1707 Compagnia inglese delle Indie Orientali, nacque il 31 dicembre 1600, quando la regina Elisabetta I d'Inghilterra accordò una "carta" o patente reale che le conferiva per 21 anni il monopolio del commercio nell'Oceano Indiano. Prima delle compagnie commerciali europee create nel XVII secolo per conquistare "le Indie" e dominare i flussi commerciali con l'Asia, trovò il suo posto accanto alla Compagnia Olandese delle Indie Orientali e prese il sopravvento sulla Compagnia francese delle Indie Orientali, che condusse alla rovina conquistando tutti i suoi possedimenti in India e segnò profondamente il futuro Impero britannico. Società anonima, sarebbe diventata l'impresa commerciale più potente della sua epoca, fino ad acquisire funzioni militari e amministrative regali nell'amministrazione dell'immenso territorio indiano. Colpita in pieno dall'evoluzione economica e politica del XIX secolo, declinò progressivamente e poi scomparve nel 1874. Dal suo quartier generale di Londra, la sua straordinaria influenza si estese a tutti i continenti: la Compagnia presiedette alla creazione dell'India britannica, il cosiddetto Raj, fondò Hong Kong e Singapore, ingaggiò Capitan Kidd per combattere la pirateria, impiantò la coltura del tè in India, tenne Napoleone prigioniero a Sant'Elena, e si trovò direttamente implicata nel celebre Boston Tea Party che funse da detonatore per la guerra d'indipendenza degli Stati Uniti. [fonte: Wikipedia.org]
2 La Compagnia olandese delle Indie orientali (in olandese Vereenigde Geoctroyeerde Oostindische Compagnie, abbreviato in VOC) è stata una compagnia commerciale olandese attiva nei territori coloniali olandesi in Asia dal 1602 al 1800. La VOC fu costituita il 20 marzo 1602 con un capitale sociale di 6.459.840 fiorini sottoscritto dalle sei Camere olandesi (Amsterdam, Middelburg, Enkhuizen, Delft, Hoorn e Rotterdam) quando il governo le garantì il monopolio delle attività commerciali nelle colonie in Asia, dopo che la ribellione delle Province Unite contro la Spagna (1566) e il passaggio del Portogallo sotto la dominazione spagnola (1580) avevano chiuso ai mercanti olandesi i porti di rifornimento tradizionali (Cadice e Lisbona), costringendoli a procurarsi le spezie direttamente all'origine. Tuttavia alla fine del Seicento la sua potenza cominciò a scemare, sia per la concorrenza francese e inglese, sia per la cattiva amministrazione, sia per le ingenti spese militari dovute alle frequenti ribellioni indigene. Nel 1740, semplici voci sulla deportazione della popolazione di etnia cinesi dall'area di Batavia portarono a disordini diffusi. I militari olandesi perquisirono le case dei cinesi a Batavia in cerca di armi. Quando una costruzione prese fuoco accidentalmente, i militari e i cittadini più poveri iniziarono a massacrare la popolazione cinese saccheggiandone le proprietà. Questo massacro di cinesi fu ritenuto sufficientemente grave dal consiglio di amministrazione della VOC da farle subire un'indagine ufficiale governativa per la prima volta nella sua storia. Persi numerosi stabilimenti nel corso della quarta guerra anglo-olandese (1780-1784), e ceduti i restanti agli alleati britannici dopo l'invasione dell'Olanda da parte delle armate rivoluzionarie francesi nel 1794, nel 1798 la Compagnia cessò i traffici e fu sciolta due anni dopo lasciando i propri resti allo stato olandese. [fonte: Wikipedia.org]
Viaggi oceanici e scoperte geografiche cap. 2
Il 12 ottobre del 1492 Cristoforo Colombo scoprì l’America in un viaggio che lo avrebbe dovuto condurre nelle Indie viaggiando verso Ovest. Il suo viaggio non avvenne per caso ma fu preparato da un lungo periodo di esplorazioni e scoperte che si devono in particolare al Portogallo e, in particolare, dal principe Enrico il Navigatore, che all’inizio del ‘400 aveva fondato un’importante scuola di astronomi.
I primi viaggi oceanici che meritano particolare importanza per le loro scoperte cominciarono nel 1487 quando Bartolomeno Diaz raggiunse il Capo di Buona Speranza. Dieci anni dopo tra il 1497-1498 Vasco de Gama termina la circumnavigazione del continente Africano attraversa l’Oceano Indiano e giunge a Calcutta nelle Indie meridionali.
I successi di tali navigatori furono favoriti da alcune innovazioni tecniche, come il timone a ruota e la caravella. In particolare, la caravella aveva il vantaggio di poter navigare per lungo tempo con un equipaggio poco numeroso avendo così a disposizione più spazio per le merci e per le provviste.
Queste spedizioni erano finanziate dalla corona portoghese con investimenti privati provenienti, nella maggior parte dei casi, da mercanti fiorentini, pisani, genovesi che avevano dovuto abbandonare il Mediterraneo a causa delle scorribande dei pirati turchi. Per ovviare a questo, avevano aperto delle filiali in Andalusia (Spagna del sud) e Portogallo. I loro investimenti si rivelarono subito interessanti. Nel 1442, infatti, arriva in Portogallo il primo carico di oro dell’Africa seguito da una grande quantità di spezie e, purtroppo, pure di schiavi che venivano commerciati con il resto del continente con un conseguente arricchimento della corona portoghese e dei mercanti investitori.
Questi vistosi successi risvegliarono la vicina Spagna, dove, da poco, si era avuta la riunificazione dei regni di Castiglia e di Aragona con il matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona.
Gli spagnoli decisero di lanciarsi alla conquista di nuovi territori. Cominciarono con le isole Canarie, che però si rivelò un’impresa più difficile del previsto, per la resistenza della popolazione locale, e non poté essere completata prima del 1497. Nell’aprile del 1492 i sovrani accolsero con favore la proposta di spedizione navale avanzata da Colombo, sottoscrivendo le Capitolazioni di Santa Fé, con le quali lo nominavano viceré, ammiraglio e governatore delle terre che avesse scoperto.
L’idea che la terra fosse rotonda circolava ormai da qualche tempo, più precisamente da quando nel 1471 a Firenze era stata tradotta in latino dal greco un’opera di Tolomeo che sottostimava la circonferenza della terra di un buon 30%. Basandosi su questi calcoli, il fiorentino Paolo Toscanelli era stato il primo ad affermare che sarebbe stato più facile raggiungere le Indie navigando vero occidente piuttosto che doppiare il Capo di Buona Speranza. Colombo condivideva questa tesi e per il suo viaggio si era prima rivolto al re del Portogallo, ma visto che questo era più interessato al proseguimento delle esplorazioni in Africa, Colombo chiese aiuto ai re di Spagna che finanziarono la spedizione.
La spedizione di Colombo si componeva di tre caravelle – la Niña, la Pinta e la Santa Maria – partì da Palos il 3 agosto del 1492. I geografi avevano sottostimato le dimensioni dell’oceano e così il viaggio fu più lungo del previsto. Nonostante ciò, Colombo il 12 ottobre del 1492 avvistò terra. Non si trattava né del Giappone e né della Cina ma bensì di una piccola isola dell’attuale arcipelago delle Bahamas. Nel suo primo viaggio Colombo esplorò anche Cuba e l’attuale Santo Domingo. Tornato in patria venne accolto con gli onori che si riservano ai grandi eroi tanto che pochi mesi dopo era già pronto a ripartire a capo di una spedizione di 17 navi e 1500 uomini.
Nel frattempo la regina Isabella si era rivolta al papa Alessandro VI chiedendo di stabilire chi fossero i legittimi possessori delle terre scoperte. Si giunse così nel 1494 al trattato di Tordesillas con il Portogallo. Tale trattato divideva l’Oceano Atlantico con una linea longitudinale che passava a 370 leghe dalle isole di Capo Verde e stabiliva che tutte le terre che si trovavano a ovest erano di dominio spagnolo mentre quelle a est di dominio portoghese.
La seconda spedizione di Colombo era stata un mezzo fallimento la terza spedizione fu così ridotta a sole 6 navi. Questa volta Colombo approdò in Venezuela dove effettivamente trovò grossi quantitativi di oro ma la sua cattiva amministrazione delle nuove terre gli costò cara. Venne arrestato e ricondotto in Spagna. Il perdurante favore della regina Isabella gli permise di organizzare una nuova spedizione che si concluse con l’ennesimo fallimento. Tornato in Spagna morì solo e dimenticato da tutti nel 1506. Intanto, Amerigo Vespucci era giunto alla conclusione che le
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