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Lo sviluppo del genere umano: La rivoluzione agricola

L'uomo nella sua forma attuale di Homo sapiens, comparve probabilmente sulla Terra mezzo milione di anni fa. Un tempo, l'evoluzione biologica che ha dato origine all'uomo era concepita come un progresso lineare verso una crescente perfezione, culminante appunto nel moderno Homo sapiens. Oggi l'idea di un progresso lineare, del quale noi stessi rappresenteremmo il culmine, non ha più credito tra i biologi; il modello attualmente accettato per l'evoluzione degli ominidi è quello a “cespuglio”, con diverse specie discendenti da un ceppo comune che hanno esplorato direzioni alternative di sviluppo, non hanno seguito un sentiero lineare.

Il fatto che una di queste specie sia riuscita a prevalere su tutte le altre, eliminandole e dando origine alla cultura umana, è considerato come uno dei tanti eventi irripetibili e impredicibili. Questo schema di sviluppo lineare, viene ancora oggi accettato nell'ambito della storiografia, secondo il quale, al cacciatore-raccoglitore subentrerebbero il pastore e l'agricoltore, lo sviluppo dell'agricoltura porterebbe poi alla formazione di città e degli stati, seguite poi dall'avvento della scrittura che porterebbe inevitabilmente alla civiltà attuale.

La tesi che il percorso della storia umana sia costituito da successioni di stadi ripetute molte volte e nello stesso ordine (progresso lineare) è suggerita dal fatto che civiltà diverse hanno attraversato le stesse tappe: alcune di grande importanza, come l'introduzione dell'allevamento e dell'agricoltura, altre di minore importanza come l'adozione di tipi di armi o giochi. Esiste solo un altro modo di spiegare queste coincidenze, attribuirle ai contatti tra le società. Per mezzo del contatto con una società maggiormente progredita, anche quella che lo era di meno poteva sperimentare soluzioni nuove e progredire a sua volta; il contatto tra le società stimola creazioni originali che portano al progresso delle stesse.

Altra teoria è invece quella secondo la quale l'evoluzione di una società potesse essere studiata meglio senza che vi fossero interazioni con l'esterno, proprio come quando negli esperimenti è necessario controllare l'assenza di perturbazioni dovute a cause esterne, per capire il loro funzionamento.

Per molte migliaia di anni (dal 200 mila a.C al 7 mila a.C) l'uomo vive alla stregua di un animale da preda. La caccia, la pesca, la raccolta di frutti selvatici e il cannibalismo costituiscono per lungo tempo le sue sole fonti di sostentamento. In questo momento l'uomo “lavora” per alimentarsi, non ci sono particolari forme di cooperazione e i piccoli gruppi che si vengono a formare sono per lo più individualisti.

Fu solo in un'epoca piuttosto recente (circa nel 7 mila a.C) che ebbe luogo la prima grande rivoluzione economica: la scoperta dell'agricoltura e l'allevamento degli animali. La rivoluzione agricola ebbe luogo nella Mezzaluna fertile, nei territori a nord del deserto arabo, disposti a mezzaluna tra il Tigri, Nilo ed Eufrate. Tutto questo perché l'uomo è una risorsa mobile e viene attratta dalle risorse immobili, in particolar modo l'acqua che consentirà lo sviluppo dell'agricoltura.

Questo periodo, oltre a vedere la fioritura dell'agricoltura (con l'avvento di “igienisti capaci” in grado cioè di selezionare le specie agricole che rendevano maggiormente) e dell'allevamento, vede anche un importante sviluppo della popolazione. Nascono infatti numerosi villaggi e centri abitati, comunque ancora caratterizzati da dimensioni ridotte. A testimonianza di ciò, a Gerico in Palestina sono stati rinvenuti numerosi resti di un insediamento, circondati da un muro di cinta che grazie al test del radiocarbonio (macchina che misura la quantità di carbonio presenti in diversi frammenti di tessuti e che riesce a stabilire a quando risalgono quei frammenti dato che il carbonio ha una decadenzia esponenziale) ha evidenziato come quei resti risalissero proprio a questo periodo.

Il muro di cinta che circondava tutto l'insediamento dimostrava già la volontà di voler proteggere l'agricoltura; sono stati trovati inoltre numerose ossa di ovini addomesticati, a testimonianza del fatto che l'allevamento era già presente in questo periodo. La rivoluzione agricola nasce in Oriente (nei territori che comprendono la mezzaluna fertile) poi si sviluppa a sud-est (in Cina con il riso), in America (grazie a Messico e Perù con le coltivazioni di mais) e infine in Europa (dove il Danubio e il Mediterraneo furono le vie principali lungo le quali il nuovo modo di vita invase l'occidente). Con il passare del tempo, vi furono migliorie e progressi volti ad aumentare l'efficienza dell'energia muscolare dell'uomo e degli animali (6 mila-3 mila a.C nascita della zappa e dell'aratro, 3 mila a.C nascita dei primi veicoli a ruota e nel 400 a.C la nascita del ferro di cavallo che permetteva di allungarne la vita).

Con il passare del tempo (circa 4 mila anni), la rivoluzione agricola si diffuse in tutto il mondo e i cacciatori divennero “marginali” in tutti i sensi della parola. Verso il 1780 quasi tutto il genere umano aveva ormai abbandonato da lungo tempo lo stadio dell'economia predatoria.

Fioritura delle città italiane tra Medioevo e Rinascimento

Nei secoli dal XII al XV (1100-1400) gli italiani furono all'avanguardia non solo del progresso economico ma anche di quello tecnologico. Soprattutto nella manifattura tessile (lana, cotone e seta) vennero introdotte molte innovazioni, ma anche nella navigazione, nel commercio e nella banca. Veneziani e genovesi dominavano gli scambi e la finanza nel Mediterraneo, milanesi e fiorentini erano leader nelle manifatture. Nel Cinquecento la massima industria europea era italiana. L’industria “avanzata”, nel Cinquecento in Italia era quella tessile, l’Italia lavorava tessuti inglesi con colori e mordenti del Medio Oriente. Perché tali lavorazioni avvenivano in Italia? Perché gli italiani erano tra i più bravi al mondo. Avevano i segreti dell’arte, che nessun altro al mondo aveva, gli italiani possedevano cioè le conoscenze che permettevano loro di primeggiare sugli altri. L’Italia in questo periodo primeggiava come tenore di vita su tutti gli altri paesi europei.

Motivi del successo italiano secondo Cipolla

Secondo Cipolla quindi, la ricchezza italiana durante il 1500 dipendeva in gran parte da 3 fattori:

  • Esportazioni rilevanti di manufatti di seta e lana
  • Sistema bancario e commerciale avanzato
  • Sviluppo urbano (fu soprattutto la fioritura delle città e del loro sviluppo economico durante questo periodo a portare l'Italia in questa situazione particolarmente florida; lo sviluppo economico delle città è dovuto soprattutto a motivi geografici (posizione centrale per quanto riguarda i commerci) e politici (sempre più larga autonomia delle città da parte dell'ordinamento feudale))

La struttura economica era massimamente legata ai traffici internazionali, alla capacità di commerciare con l’estero, di esportare prodotti per lo più legati all’industria tessile e controllare i traffici indotti.

Ma tanta prosperità non era destinata a durare, tra il 1600 e il 1700 crollarono manifatture e commerci. L'industria della lana e quella delle costruzioni navali vennero quasi totalmente spazzate via, i grandi porti videro diminuire i loro traffici, ad eccezione di Livorno, che diventò lo scalo privilegiato. Alla fine del '600 scrive Cipolla, l'Italia importava su larga scala manufatti da Inghilterra, Francia e Olanda ed esportava prevalentemente materie prime e semilavorate come: olio, grano, vino ecc. Anche in fatto di servizi marittimi, l'Italia era ridotta ad una posizione passiva, l'Italia aveva perso il suo primato e aveva iniziato la sua carriera di paese sottosviluppato d'Europa, rimasto poi in una situazione periferica fino al 1970.

Cipolla illustra, con le poche fonti archivistiche di cui dispone, le dimensioni quantitative del declino Italiano:

  • Venezia: inizio XVII secolo: 20.000 pannilana annui; inizio XVIII secolo: 2.000 pannilana annui
  • Milano: inizio XVII sec. circa 60 attività legate industria lana in grado di produrre circa 15.000 pannilana. Nel 1709: 1 attività rimasta, in grado di produrre circa 100 woollen cloth all’anno
  • Como: situazione simile a Milano, declino attività industriali legate alla lana; riduzione numero telai indicatore declino seta
  • Firenze, Genova, Pavia: altre città declino simile

Cause del declino secondo Cipolla

Cipolla attribuisce il declino dell’Italia alla incapacità di reggere alla concorrenza di prezzo esercitata da Inghilterra, Francia, Olanda. I prodotti Italiani, erano sì qualità superiore ma i prezzi erano comunque troppo alti. Vennero spiazzati dai prodotti, qualitativamente inferiori ma di prezzo pure inferiore degli altri paesi menzionati. In sostanza, il rapporto qualità/prezzo dei prodotti italiani era troppo basso per reggere la concorrenza straniera. Perché rapporto qualità/prezzo basso? Cipolla individua 3 motivi fondamentali:

  • Eccessivo controllo corporazioni (oggi sindacati) che continuavano a regolamentare modi di produzione e di organizzazione aziendale rigidi e sorpassati.
  • Pressione fiscale troppo alta e mal congegnata.
  • Costo lavoro troppo elevato rispetto ai paesi concorrenti.

Riassumendo, il motivo degli alti prezzi (qualità a parte) in Italia è ricondotto in sostanza al sistema delle corporazioni che imponeva rigidità e vincoli tali da generare un costo del lavoro non concorrenziale.

A queste 3 cause fondamentali individuate, se ne aggiunge un'altra, che viene però considerata come una causa minore, quella della peste Manzoniana: la peste del 1630-1631 portò un crollo della popolazione, che ridusse quindi il fattore lavoro che porta ad uno shift della curva di offerta di lavoro; questa porta ad un aumento dei salari, e gli stessi portano ad un'ulteriore perdita di competitività.

Critiche rivolte a Cipolla

Cipolla viene criticato in particolar modo da Zamagni e da Fenoaltea; il primo muove delle critiche di carattere storico e raccoglie delle proposte alternative (in particolar modo 2) a quelle di Cipolla per quanto riguarda la crisi dell'Italia nel 1600; in primo luogo la polarizzazione della ricchezza generata dalla prosperità in poche mani e l'impiego di questa stessa ricchezza per costruire Chiese e palazzi.

L’impiego di questa ricchezza dunque non ampliava il mercato interno per i prodotti manifatturieri (Romano); in secondo luogo la bassa elasticità offerta dall'agricoltura rispetto alla domanda generata dallo sviluppo economico del paese, la base agricola regredisce, incapace di reagire alle sollecitazioni provenienti dagli altri settori dell'economia (Aymard).

La critica rivolta da Fenoaltea è invece di carattere economico: secondo quest'ultimo Cipolla ignorava il meccanismo di determinazione dei prezzi e il conseguente meccanismo di aggiustamento delle bilance commerciali basato sulla teoria dei flussi d'oro dovuta allo scozzese David Hume. La teoria riguardante il processo di aggiustamento della bilancia dei pagamenti può essere così descritta:

  • Un saldo positivo della bilancia dei pagamenti provoca un ingresso di oro nel paese, cioè un aumento dei prezzi (si suppone valida la teoria quantitativa della moneta).
  • L’aumento dei prezzi da un lato tende a ridurre le esportazioni, dato che i beni del paese in questione divengono relativamente più cari sul mercato internazionale e dall’altro a stimolare le importazioni, dato che i beni esteri divengono relativamente più a buon mercato.
  • Si verifica perciò una graduale riduzione del saldo positivo della bilancia dei pagamenti (un ragionamento analogo spiega l'aggiustamento nel caso di un disavanzo o saldo negativo: si ha un'uscita di oro che provoca una riduzione dei prezzi interni, con conseguente stimolo sulle esportazioni e una riduzione delle importazioni, portando quindi ad una graduale eliminazione del disavanzo stesso).

Il meccanismo dei prezzi dipende dalla quantità d’oro presente nel paese (se l’oro aumenta i prezzi aumentano e se l’oro diminuisce gli stessi diminuiscono), e l’aggiustamento della bilancia dei pagamenti, che raggiunge l’equilibrio quando la differenza tra esportazioni e importazioni è pari a 0, si ha attraverso i flussi d’oro in entrata e in uscita nel paese.

Devono essere fatte alcune precisazioni: primo, nella teoria in esame con bilancia dei pagamenti si intende fare riferimento alla bilancia commerciale; seconda precisazione è quella relativa alla distribuzione internazionale ottima dell'oro, dato che il livello dei prezzi in ciascun paese dipende, vigente il sistema aureo puro (la moneta è rappresentata dall'oro in circolazione) e supposta la validità della teoria quantitativa della moneta, dalla quantità di oro esistente in quel paese e siccome l'equilibrio della bilancia dei pagamenti (commerciale) in qualsiasi paese si ha soltanto quando i livelli dei prezzi interni ed esteri, sono tali da assicurare il pareggio della bilancia dei pagamenti, ne segue che all'equilibrio corrisponde una ben precisa distribuzione, tra i vari paesi, del totale di oro esistente al mondo, detta appunto distribuzione ottima. Se questa distribuzione di equilibrio viene alterata, ne seguono turbamenti dei livelli dei prezzi, squilibri delle bilance dei pagamenti e quindi flussi d'oro che, tramite il meccanismo descritto, ristabiliscono automaticamente l'equilibrio.

I saggi economici di questo autore costituiscono una serie di commenti critici sul pensiero economico del suo periodo (teorie mercantiliste), che spingevano per avere una bilancia commerciale sempre attiva per ottenere un continuo ingresso di oro e che, di fronte ad una bilancia passiva, temevano che la conseguente uscita d’oro avrebbe prosciugato tutto l’oro dell’Inghilterra. Le correnti di pensiero mercantiliste che si affermarono pienamente nel ‘600 erano “figlie” dello sviluppo del commercio internazionale alimentato dalle enormi masse d’oro.

Le politiche economiche raccomandate dai teorici del mercantilismo erano volte, direttamente (divieto di esportare oro) o indirettamente (limitazioni al commercio), all’obiettivo dell’accrescimento dello stock aureo del paese. Hume vuole confutare le teorie mercantiliste e propone un esempio rimasto poi famoso: Supponiamo che i 4/5 dell’oro esistente in Inghilterra venga distrutto d’improvviso. Cosa succederebbe? I prezzi delle merci e i salari si ridurrebbero in proporzione; nessun altro paese potrebbe sopportare la concorrenza delle merci inglesi ed in breve l’Inghilterra recupererebbe la moneta distrutta.

Quelle stesse forze che determinano il ristabilimento della situazione di equilibrio dopo il verificarsi di eventi eccezionali (come nel caso dell’esempio) impediscono anche nelle situazioni normali la persistenza prolungata di una situazione di squilibrio, modello semplificato della teoria classica:

  • È in vigore libero commercio (assenza dazi o altre barriere/restrizioni al commercio)
  • Livello attività dato e vale teoria quantitativa
  • Il tasso di cambio nominale si considera fisso (gold standard)
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trovich di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Ciccarelli Carlo.
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