Sistema medioevale-curtense
La villa carolingia classica ha una struttura e un modo di conduzione ben noti grazie ai polittici. Appartenente a un solo titolare e coincidente spesso col territorio di una parrocchia medievale o moderna, presenta una struttura bipartita: da un lato la riserva dominica composta da arativi, prati, vigne e a volte terreni incolti; dall’altro lato vi erano le terre date in concessione o mansi, costituiti esclusivamente da campi coltivati.
Modo di conduzione
Caratterizzato dalla partecipazione dei contadini concessionari alla valorizzazione della riserva sotto forma di servizi o prestazioni obbligatorie, a diretto beneficio del dominus o grande proprietario. Il regime della grande proprietà terriera di tipo curtense dell’epoca carolingia sarebbe nato nel corso del 7/8 secolo nella maggior parte del territorio compreso fra la Loira ed il Reno.
Elementi costitutivi
Terra indominicata (appartenente al dominus): al centro sorgevano un insieme di edifici (curtis) chiusi entro una cinta di mura. Vi si trovavano l’abitazione del dominus con annessa una cantina, costruzioni rustiche (granai, stalle, ovili, laboratori per gli artigiani) e abitazioni per gli schiavi. Di solito fiancheggiavano la curtis un giardino ed un frutteto.
Questa era la struttura di una grande villa come quella di Annapes ove al suo interno era presente anche un torchio per la spremitura delle uve, mulini e fabbriche di birra situati lungo un corso d’acqua. Da questa curtis dipendevano diversi beni come gli arativi, prati, vigne. Mulini, torchi e fabbriche di birra potevano essere gestiti insieme alla riserva ma potevano anche essere dati in locazione a un concessionario, dietro pagamento di un canone in natura.
Era necessaria un’abbondante manodopera per valorizzare questa riserva; manodopera affidata spesso a dei contadini detti concessionari, costituiti di solito da una famiglia.
Mansi: unità fiscale (insieme di terre gravate da certe prestazioni a favore del dominus) e al tempo stesso un’unità produttiva poiché esso è normalmente occupato da una famiglia contadina che serviva a soddisfare i bisogni della stessa. Da esso dipendevano un certo numero di arativi, un prato ed un vigneto.
Ad esso facevano capo alcuni diritti d’uso comunitario come raccogliere legna per il lavoro e riscaldamento, far pascolare il bestiame nelle lande incolte della riserva. Tre categorie di mansi:
- Ingenuiles: Concessi agli uomini liberi (10/59 ha), doveva fornire principalmente carreggi e prestazioni stagionali.
- Serviles: Concessi agli uomini non liberi che diventavano casati (7/43 ha) di dimensioni più ridotte dell’ingenuile, gravato da oneri più pesanti come fornire lavori di braccia per tutto l’anno.
- Lidiles: Concessi a uomini affrancati secondo il diritto germanico, stato intermedio tra i primi due.
Oneri dei mansi
Canoni: oneri meno pesanti, ammontare fisso. In parte rappresentano il corrispettivo dovuto per il possesso della terra avuta in concessione, in parte le antiche imposte pubbliche del cui provento ne beneficia il dominus. Canoni in denaro non molto frequenti, presenti canoni di sostituzione: i contadini avevano riscattato delle obbligazioni e dei servizi che giudicavano troppo onerosi.
Canoni in natura: canoni proporzionati al raccolto consistenti in quantità fisse di cereali, vino, lino, bestiame. Inoltre i concessionari erano costretti a fornire al dominus una determinata quantità di prodotti manuali come lavori in legno, tessili; era un lavoro a cottimo eseguito con materie prime fornite dal dominus.
Servizi o prestazioni di lavoro: Servono alla valorizzazione della riserva dominica, più importanti, quelli che gravano di più sul concessionario. Due tipi di servizi: quello del lotto corvée e quello delle carroperae. Con i primi un lotto di terra della riserva veniva affidato al concessionario che era obbligato ad effettuare il ciclo completo delle attività di coltivazione. Con i secondi si indicano carreggi dei prodotti della riserva da trasportare fino alla curtis (cereali, vino, legna) o anche eccedenze del raccolto fino alla residenza del vescovo/abbazia.
Amministrazione villa
Villae raggruppate in circoscrizioni amministrative dette fisci, a capo di ognuno si trovava un judex (delegato del siniscalco del Palazzo reale) il quale lo amministra. Egli sovraintende alla gestione economica delle villae, da lui dipendono i maiores e ministeriales, agenti preposti alla direzione di particolari servizi. Lo judex dirige i domestici della familia e i concessionari, riscuote i canoni ma disonestà e indocilità.
Vi era tuttavia una molteplicità di centri produttivi relativi ai vari monasteri e abbazie che rendeva necessari dei collegamenti a media lunga distanza. I monaci delle abbazie francesi dovevano organizzare dei carreggi per procurarsi ogni anno il loro vino mobilitando moltissimi contadini dalle riserve vicine e lontane. Una parte delle derrate tuttavia veniva data in serbo ai poveri, il restante alla vendita per procurarsi il numerario per l’acquisto di altri beni.
L’economia curtense sfociava in un’economia di scambio con al centro il dominus, principale produttore dell’epoca. Vi si può riscontrare inoltre la presenza di segni monetari dovuti al fatto che il concessionario poteva vendere una parte della produzione delle terre avute in concessione grazie al pullulare dei mercati settimanali dove si potevano smaltire le eccedenze di cereali, vino, pollame.
Villae in Europa
Germania predominio mansi servili, scarsi servizi che dovevano prestare i concessionari, si presenta più come un’entità amministrativa; in Lombardia vi era una squadra di schiavi prebendari che valorizzava le corti, vi erano servi casati che dovevano prestare servizi illimitati prestavano loro aiuto e a questi si affiancavano i libellarii che non dovevano prestare alcun servizio (terra concessa con atto scritto con durata lunga ma non illimitata).
Rivoluzione commerciale
Il rinnovato slancio economico del tardo Medioevo ha coinciso con la ripresa dell’incremento demografico e con un processo di riqualificazione della forza lavoro. L’impero carolingio si disgregò rapidamente a causa dell’alto saggio di mortalità e della debolezza delle sue strutture interne e delle invasioni barbariche (Germani, Unni, Arabi).
Le invasioni e i disordini politici non ebbero alcun serio influsso sulla tendenza all’incremento demografico. Alla disgregazione dell’impero carolingio seguì un lungo periodo di confusione e di lotte ma la schiavitù, la guerra e la morte non rappresentavano nulla di nuovo.
A partire dal X secolo per quanto riguarda l’agricoltura il guadagno netto superò le perdite e mostrò una tendenza all’aumento dell’espansione agricola, dovuto sia dai monasteri che promuovevano dissodamenti delle proprietà monastiche da parte dei suoi servi, sia dai guerrieri che allargavano i propri domini intorno alle proprie fortezze, sia da una comunità contadina che invadeva le riserve del signore.
Al Nord, dove si riscontra asprezza del suolo e del clima, le popolazioni furono spinte a razzie, scambi commerciali e insediamenti pacifici in Russia, Europa nord-occidentale e più tardi anche in varie regioni del Mediterraneo; più significativo fu il loro influsso in Islanda e in Groenlandia che erano disabitate.
Per quanto riguarda il Mediterraneo si riscontrano opere ingegnose degli agricoltori e insediamenti in campi a scacchiera. Montagne diboscate si ricoprirono di foreste e le campagne riacquistarono fertilità, furono bonificate le terre, prosciugate le paludi, ripristinate le opere di irrigazione ma era sempre presente la minaccia di invasioni e disordini interni.
Nella nuova fase di sviluppo dal X secolo in poi la ricostruzione del paesaggio agricolo fu accompagnata da utili innovazioni e furono messe a coltivazione terreni giudicati dai Romani come troppo paludosi o scoscesi. Si stipularono affitti a lungo termine e accordi per una più equa ripartizione dei raccolti tra proprietari e coltivatori, comunità vecchie e nuove litigarono con i vescovi, conti, abati per definire i propri diritti e doveri. Rilevante è il contributo della scrittura: si copiarono manuali latini di agronomia.
Tuttavia la grande ripresa economica si basò su metodi di coltivazione e insediamento barbarici. Per riempire gli spazi causati dalla crisi demografica i latifondisti usarono manodopera servile ma molti piccoli proprietari liberi o semiliberi cercavano di ingrandire i loro possessi diboscando piccoli appezzamenti di terreno al margine.
L’incremento della popolazione e estensione delle aree coltivate portarono l’Europa cattolica ad infrangere i limiti dell’economia contratta causata non dalla scarsità dallo spazio ma dalla produttività. Vi era la situazione caratterizzata da denutrizione e ignoranza di una alimentazione equilibrata, squilibrio tra nutrizione del padrone e servi.
Riguardo al regime alimentare detenevano il primo posto i cereali, la cui produzione aumentò in Europa tra il X e il XII secolo per soddisfare una popolazione sempre più numerosa. Tra le cause si riscontrano l’estensione della superficie coltivata grazie all’eliminazione degli spazi incolti; il rendimento del raccolto (per i cereali 4 volte il seme a differenza della carolingia 2 volte il seme); il ritmo di rotazione dei raccolti (rotazione agraria) con cui si passava dalla rotazione biennale a quella triennale (un anno di riposo e due di raccolto) consentendo di aumentare la produzione.
Ma il cambiamento più rivoluzionario fu certamente rappresentato dalla scomparsa della coltura seminomade in Europa. Si comincia a pensare che la risposta al mancato fabbisogno non è una produzione estensiva e l’espansione degli spazi coltivati, bensì una produzione intensiva, attraverso invenzioni e innovazioni. Un ruolo certamente importante è rappresentato dalle nuove invenzioni, una prima è sicuramente quelle ellenistica del mulino ad acqua; esso fu usato nell’antichità per la macinazione dei cereali ma l’alto costo di impianto ne limitò la diffusione, tuttavia l’energia idrica sopperiva a ciò.
Nel campo agricolo venne sostituito dal mulino a vento (nel XII secolo in Iran e Inghilterra). Altra invenzione è sicuramente l’aratro pesante che rispetto a quello romano era capace di operare solchi più profondi al fine di sfruttare la maggiore fertilità del terreno umido e spesso che abbondava nell’Europa continentale; era indispensabile per dissodare terre aperte e non penetrabili dall’aratro leggero e consentiva di risparmiare gran quantità di lavoro.
La soluzione fu trovata inserendo due ruote fra il vomere e il bure con versoio migliorato. Le ruote facevano da fulcro per l’aratore, faceva leva su di esse per esercitare maggiore pressione sul vomere; consentiva il montaggio di vomeri più larghi e pesante. Tuttavia quanto più pesante era l’aratro, tanto più numerosi dovevano essere gli animali da attaccare al giogo (con i buoi animali da tiro preferiti in quanto avevano più forza degli asini e più resistenza alle malattie dei cavalli).
I romani usavano attaccare gli animali da tiro a fianco a fianco ma un elevato numero di essi diveniva problematico da gestire, così vennero messi uno dietro l’altro legandoli intorno al collo. Ciò non poteva essere praticato per i cavalli poiché ostacolava la respirazione, venendo così praticato un attacco rigido alle spalle. Quasi tutta la Francia si convertì ai cavalli, Italia fedele ai buoi, Inghilterra cavalli e buoi.
La rotazione triennale (una parte a maggese, una al grano e l’altra a legumi) permetteva di avere maggiori disponibilità agricole sia nel periodo invernale che primaverile ottenendo un surplus che consente una continuità nella coltivazione e formazione di scorte di raccolto, un regime alimentare più equilibrato, portare prodotti anche sul mercato; questo surplus permette o di tesoreggiare risparmio o di reinvestirlo nello stesso settore agricolo, laddove ci fosse stato bisogno di migliorie nella strumentazione o coltivazione dei terreni, in modo da incrementarne la produttività.
Queste eccedenze determinano non solo maggiore investimento nel settore agricolo, ma anche in quello dei commerci. La popolazione cresce, la produzione pro capite aumenta, la tecnologia progredisce, mezzi di pagamento e trasporto diventano più rapidi, il capitale si concentra in poche mani e il consumo si allarga agli strati di popolazione prima esclusi → rivoluzione commerciale.
La rivoluzione commerciale trasferì la direzione dell’economia dai proprietari terrieri ai mercanti, fermo restando l’agricoltura attività predominante come mezzo di sostentamento. I rapporti commerciali presero vita soprattutto ad opera degli Ebrei e Italiani; le città furono i centri motori per maggiore concentrazione della popolazione. Un contributo non secondario delle città all’espansione commerciale fu l’introduzione della fresca, prodotto di prima necessità.
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Riassunti Storia economica (prof. Conte)