Da cap.1 a 4.2 mancanti
2.2 Dopo il convegno di Brighton
Lo spettacolo delle origini prevedeva una sola veduta, la macchina da presa rimaneva sempre nella stessa posizione e
l’azione si svolgeva nel tempo di una sola ripresa: i gestori delle sale acquistavano più vedute e le assemblavano a loro
piacimento e i film venivano accompagnati da musica in sala e si prevedeva la presenza di un imbonitore che
annunciasse il titolo del film e ne spiegasse l’azione.
Il critico Burch sostiene l’esistenza di un “modo di rappresentazione primitivo” tra il 1895 e il 1908 a cui ha fatto seguito
il “modo di rappresentazione Istituzionale” caratterizzato da uno sconvolgimento estetico.
Qst ricerche di Burch misero in crisi ciò che fino ad all’ora si pensava: che esistesse un solo linguaggio cinematografico;
Burch sostiene inoltre che i codici del linguaggio cinematografico istituzionale (che conosciamo oggigiorno) sono di
origine culturale e non hanno nulla di naturale: il passaggio al nuovo modo di rappresentazione avviene con il
cambiamento del pubblico a cui gli spettacoli erano rivolti;
Il cinema delle origini si rivolgeva alle classi popolari e anche l’ambiente in cui qst venivano proiettati era adatto a loro:
si trattava infatti di sale rumorose caratterizzate da odore di fumo e di sudore e dalla cattiva aerazione. I film inoltre
rappresentavano situazioni che scatenavano il godimento delle classi popolari (facevano sentire invece a disagio un
pubblico borghese) come succede con Let Me Dream Again (G. A. Smith, 1900) in cui vediamo un uomo e una donna
che festeggiano bevendo e fumando; si tratta di un sogno come ci viene mostrato nella seconda veduta nella quale
l’uomo si risveglia nel letto coniugale a fianco alla moglie brutta e scorbutica.
La ricerca di un nuovo pubblico comporta un importante cambiamento nel modo di rappresentazione.
2.3 I fratelli Lumière e Méliès:
I film dei fratelli Lumière erano composti da una veduta la cui ripresa si effettuva scegliendo un motivo, la posizione per
la cinepresa e un momento del giorno; l’operatore in seguito faceva partire la registrazione e lascia che andasse avanti
per tutta la durata dei 17m di pellicola e il risultato era un film di circa 1 minuto.
I film di Méliès invece si collocano nel teatro popolare: l’artista decide di arricchire il suo spettacolo con alcuni film e lo
spazio scelto consiste in una ricostruzione allestito in un teatro. La cinepresa resta rigorosamente ferma ed è fissata e
posizionata in modo che la scena sia esattamente frontale e, se c’è una variazione di distanza tra cinepresa e profilmico
è quest’ultimo che si avvicina/allontana e mai la macchina da presa.
Le vedute di Méliès riproducono i trucchi che l’artista eseguiva precedentemente sul palco del teatro.
Tuttavia, a partire dal 1908, viene regolamentato il modo di rappresentazione istituzionale che implicava che
un’inquadratura rappresentasse solo ciò che era utile al racconto.
Méliès non riesce ad adattarsi alle nuove condizioni e ciò fa terminare la sua carriera cinematografica e lascia il mondo
del cinema nel 1912 ormai ricoperto di debiti.
CINEMA MUTO ITALIANO
4.4 Il dramma storico
Il giovane cinema italiano vuole esaltare l’amore per la patria e l’orgoglio nazionale attingendo alle glorie del passato. Il
genere storico viaggia dunque liberamente mettendo in scena drammi più attenti alle passioni umane che ai mutamenti
imposti dal corso della Storia.
I cineasti dell’epoca puntano su temi universali come amore, gelosia e vendetta ricombinati in nuovi contesti storici.
Il cinema si propone di diventare “la cineteca dell’italiano” (Gian Piero Brunetta, critico cinematografico): vuole quindi
avere la funzione di acculturamento e formazione svolta fino ad allora dalle biblioteche.
Si può assistere a creazioni ispirate ai classici quali Ariosto, Omero, Shakespeare, Victor Hugo, Goethe etc…
4.7 Cabiria (1914)
Cabiria è il film muto italiano più importante e famoso. Il regista, Giovanni Pastrone vuole mettere insieme uno staff
che riunisca i migliori talenti (attori, scenografi e operatori).
La storia è ambientata al tempo delle Guerre Puniche e racconta le disavventure della giovane siciliana Cabiria (giovane
catanese figlia del ricco Batto, rapita ancora bambina insieme alla sua balia Croessa dai pirati fenici durante un’eruzione
dell’Etna (scena d’apertura), venduta al mercato degli schiavi di Cartagine al pontefice Karthalo per essere sacrificata al
dio Moloch (insieme ad un altro centinaio di bambini) e salvata dalla spia romana Fulvio Axilla e dal suo fedele schiavo
Maciste. La vicenda si svolge nel corso di 20 anni e coinvolge più eventi fantastici e storici.
Pastrone non si affida a nessuna conoscenza pregressa del pubblico; infatti, i nessi causali sono affidati alle didascalie.
Efficace trovata pubblicitaria di Pastrone che decide di coinvolgere
D’Annunzio chiedendogli di inventare i nomi dei personaggi e di scrivere le
didascalie nel tono aulico che caratterizza le sue opere; inoltre, la richiesta
più importante è stata quella di attribuirsi la paternità del film in modo che
Cabiria diventasse “opera di Gabriele D’Annunzio”.
Maciste personaggio che più di tutti conquista il pubblico: protettore dei deboli, fedele al padrone e sempre
pronto a farsi una risata.
Questo personaggio è rappresentato come uno scaricatore di porto dal sorriso franco il cui successo convince Pastrone
a dare il via a una lunga serie di film a lui dedicati facendo di Maciste uno dei pochi veri divi del cinema italiano.
LE AVANGUARDIE
5.1 Che cos’è un’avanguardia?
Nel contesto artistico l’espressione “avanguardia” per indicare artisti e gruppi che si trovano a operare in una posizione
avanzata rispetto alle pratiche dominanti presupponendo un’idea progressiva della storia e dell’arte.
I membri dei gruppi d’avanguardia sono accomunati dal conflitto con le pratiche tradizionali e ufficiali anche se la
“rottura della tradizione” diventa presto “tradizione della rottura”; sarà l’avvento della postmodernità a determinare la
fine dell’avanguardia.
Uno dei fondamentali lasciti delle avanguardie è l’aver declinato in modo nuovo il rapporto tra l’arte e il mondo; i gruppi
artistici d’avanguardia fanno propria una pratica politica e la trasferiscono nel campo dell’arte Marinetti ad
esempio si muove nel contesto dell’arte come se fosse il leader di un partito rivoluzionario pubblicizzando la sua dottrina
in cerca di seguaci attraverso opuscoli e volantini; il Futurismo si rivolge a tutta la società e aspira ad una diffusione
all’interno di essa.
5.2 L’avanguardia e il cinema
Quando il movimento delle avanguardie nasce (Manifesto del Futurismo, Marinetti e Les Demoiselles d’Avignon, Picasso)
il cinema presenta ancora caratteristiche opposte alla definizione di arte.
Nel frattempo, le avanguardie stanno conducendo una battaglia impegnata a distruggere il concetto tradizionale d’arte;
le avanguardie guardano al cinema in quanto mezzo espressivo non ancora istituzionalizzato all’interno del recinto
dell’arte poiché il cinema è manifestazione di modernità: per la dimensione meccanica alla base e per il fatto che il
processo creativo è affidato a un collettivo negando l’idea romantica dell’artista individuale. Occorre distinguere tra
avanguardia e avanguardismo:
Avanguardia: I film hanno come scopo la messa in discussione del concetto di arte attraverso il cinema;
Avanaguardismo: I film cercano di elevare il cinema a forma d’arte.
5.3 Le avanguardie non narrative
Le retour à la raison (Man Ray, 1923) Il film riporta il cinema indietro di 20 anni, provoca infatti scontri tra il
pubblico riportandoci alle sale caotiche del cinema delle origini. Ray impressiona il negativo per contatto: sparpaglia
chiodi e spilli direttamente sulla pellicola che viene esposta brevemente alla luce e poi sviluppata capovolgendo i
parametri della rappresentazione tradizionale.
Ballet mécanique (Fernand Léger, 1924) Sperimenta la resistenza dello spettatore alla ripetizione, frammentazione
e ingrandimento sottoponendolo a un numero insopportabile di ripetizioni dell’inquadratura di una lavandaia sulle
scalinate di Montmartre
Entr’acte (René Clair e Francis Picabia, 1924) Non è in nulla un film nel senso di istituzione cinematografica; è
pensato e realizzato come prologo e intermezzo del balletto Relâche (musiche di Erik Satie). Nella prima parte Satie e
Picabia sparano sul pubblico con un cannone “caricato” con slogan contro l’arte; la seconda parte invece, si costruisce
sul modello del film a inseguimento delle origini (del cinema che il cinema d’arte degli anni '20 vorrebbe aver superato).
Fanno parte dell’avanguardia anche le opere astratte e il cinema surrealista:
Il primo film astratto è Rhythmus Un chien andalou (Luis Buñuel, 1928) è il film
(Hans Richter, 1921) ed è realizzato che meglio incarna la tesi del Surrealismo;
fotografando rotoli di carta su cui all’inizio del film vediamo Buñuel che squarcia
sono disegnate variazioni l’occhio di una donna, simbolo di quanto il
pittoriche. cinema surrealista vorrebbe fare con l’occhio
dello spettatore
L’ESPRESSIONISMO TEDESCO
6.1 Das Cabinet des Dr. Caligari (Robert Wiene, 1920):
L’artista espressionista cerca il significato eterno delle cose preferendo la soggettività, l’allegoria, il simbolo, la metafora,
l’oscurità e la trasgressione. In Das Cabinet des Dr. Caligari queste caratteristiche sono facilmente riconoscibili; la storia
è ambientata in un contesto che sovrappone magia e malattie mentali. Caligari presenta la sua magia che consiste nel
controllare la volontà di un sonnambulo di cui si serve per commettere alcuni omicidi.
Quando le sue trame vengono scoperte, si viene a sapere che Caligari è il direttore di un manicomio ossessionato dalla
vicenda del vero Dr. Caligari; infine, il vero narratore della vicenda - Francis – si rivela essere un paziente paranoico di
Caligari.
Il finale della cornice limita la metafora del dramma umano della guerra appena conclusa squalificandola come delirio
paranoico di un malato di mente.
L’insieme degli interventi sul profilmico (tutto ciò che sta davanti alla macchina per essere ripreso) è inteso ad evocare
inquietudini profonde:
Illuminazione utilizzata in modo tale da accentuare i chiari e scuri facendone derivare ombre molto marcate;
Trucco degli attori appesantito in modo da limarne l’espressività nei piani ravvicinati;
Gesti estremi ed enfatici che deformano il corpo spingendolo verso movenze innaturali che riducono il
personaggio ad elemento inquietante della scena;
L’IMPRESSIONISMO FRANCESE
In Francia si sviluppa un cinema che ruota intorno al concetto di photogénie. L’intenzione più evidente
dell’impressionismo francese è quella di superare i vincoli del realismo in favore di un “cinema psicologico”.
7.1 Eldorado (Marcel L’Herbier, 1921)
Racconta la vicenda di una ballerina di flamenco (Sibilla) sedotta da un ricco dongiovanni (Estiria) che l’ha poi
abbandonata incinta nonostante le ripetute promesse di matrimonio. Di fronte al figlio malato, Sibilla chiede aiuto a
Estiria; quando l’uomo rifiuta di riceverla, Sibilla decide di vendicarsi facendo in modo che si sappia dell’amore della
figlia di Estiria per un uomo diverso da quello scelto dal padre il giorno delle sue nozze (analogia con El burlador de
Sevilla y el convidado de piedra, Tirso de Molina in cui Don Juan fa credere a Batricio che la sua futura sposa Aminta è
in realtà amante di Don Juan). Sibilla infine si toglie la vita.
Eldorado si compone di 5 macro-sequenze:
1. Esibizione presso l’El Dorado;
2. Visita all’Alhambra;
3. Vendetta;
4. Il giorno dopo, le conseguenze;
5. Ultima esibizione presso l’El Dorado;
All’inizio facciamo la conoscenza di Sibilla: la donna è al centro di una schiera di donne meno affascinanti e la sua
posizione privilegiata viene sottolineata da un filtro che la sfoca rispetto agli altri personaggi. Segue un improvviso
inserto del figlio di Sibilla che si alza dal letto per chiamarla la sfocatura evidenzia la distrazione e
l’estraniazione della donna dall’ambiente in cui si trova date dalla preoccupazione per il figlio.
Il tutto viene arricchito da un apparato visivo di fantasiose tendine e di sovrimpressioni dal significato allusivo e
simbolico caso della mano che strappa i petali del fiore appuntato al petto di una ragazza, su cui si
sovraimprime la tastiera del pianoforte suonato nel locale, a significare il clima di eccessi sostenuti dall’alcol e dalla
musica già prima che Sibilla si esibisca.
L’Herbier si serve di tecniche analoghe per marcare le immagini mentali: per mostrare la deformazione di memorie
lontane di un personaggio assorto nei suoi pensieri.
L’inserimento del personaggio di Hedwick (giovane pittore amato dalla figlia di Estiria) diventa un pretesto per
aggiungere riferimenti pittorici le inquadrature del terzo segmento sono contornate di bianco per richiamare -
ironicamente – il simbolismo virginale del matrimonio; inoltre appaiono frequenti pause contemplative di paesaggi
naturali e urbani che sospendono l’azione.
LA SCUOLA DEL MONTAGGIO SOVIETICO
8.1 I diversi modi di intendere la pratica del montaggio
I primi interventi in favore del cinema in URSS rientrano tra le competenze del Commissariato del Popolo per
l’Istruzione del cinema interessano soprattutto le potenzialità didattiche.
La scuola sovietica pone al centro delle sue riflessioni il montaggio, inteso come forma di rappresentazione basata sul
senso generato dal loro accostamento.
Ėjzenštejn Il concetto di attrazione viene definito come un momento che colpisce con violenza la psiche dello
spettatore.
Nel suo saggio Il montaggio delle attrazioni (1924), Ėjzenštejn riporta il finale di Sciopero (Ėjzenštejn, 1924) per
spiegare cosa intenda per montaggio delle attrazioni. L’essenza del montaggio è il conflitto: l’unione di immagini deve
generare scintille.
Durante il massacro degli scioperanti, Ėjzenštejn rappresenta la morte di questi ultimi, inserendo tra le inquadrature
Kulešov Montaggio considerato uno specifico dell’espressione cinematografica. In un esperimento da lui
degli spari dei militari le riprese della macellazione di un bue.
stesso condotto e noto come “effetto Kulešov”, un attore viene associato prima con l’inquadratura di un piatto di
L’intento del regista è quello di rappresentare una carneficina; viene mostrata infatti, una mano che impugna un coltello
minestra, poi con quella di una salma in una bara ed infine con quella di una bambina che gioca; gli spettatori hanno
da macellaio che colpisce con violenza verso il basso. Seguono 4 inquadrature di operai in fuga dai militari, quasi fossero
associato all’inquadratura dell’attore di fronte alle 3 immagini le medesime espressioni: fame, dolore e gioia. Kulešov
l’oggetto della pugnalata.
arriva alla conclusione che il significato dell’immagine non sta nell’immagine in sé bensì scaturisce dal rapporto che le
immagini intrattengono tra loro (= viene determinato dal montaggio).
Vertov vs Ėjzenštejn
Contrappone una prospettiva più bellicosa
Il montaggio di Vertov è al servizio di un cinema affermando che ciò di cui lo spettatore ha
documentaristico, capace di insegnare i valori del bisogno non è un “cine-occhio” ma un “un cine-
nuovo Stato socialista pugno”; il suo scopo è infatti quello di scuotere
lo spettatore. Il regista non deve limitarsi ad
esporre un fatto ma ne deve dare
un’interpretazione personale ed originale,
facendo emergere la natura conflittuale del
.
reale
8.2 Tra montaggio delle attrazioni e montaggio intellettuale
Il film che ha fatto conoscere Ėjzenštejn è stato La corazzata Potёmkin (1925), celebrazione dei 20 anni dei movimenti
rivoluzionari del 1905 e dedicato all’episodio della scalinata di Odessa. Il film annovera innumerevoli omaggi e parodie
Il secondo tragico Fantozzi (Luciano Salce, 1976) ruota intorno al personaggio del Riccardelli: direttore con la passione
per il cinema d’arte che costringe i propri impiegati a proiezioni di capolavori del passato cui seguono dibattiti. La sera
della partita di calcio della nazionale decisiva per la qualificazione ai mondiali, gli impiegati sono convocati per assistere
alla proiezione di un film cecoslovacco ma, al momento della proiezione, il Riccardelli comunica che a causa della
mancata consegna della pellicola sarà proiettata La corazzata Potёmkin.
Paradosso:
Nella parodia il cine-pugno addormenta;
Il film viene inteso come emblema di una cultura élite quando lo scopo del regista era celebrare i moti popolari;
Ciò che ne segue è una rivolta degli impiegati che obbligano il Riccardelli, in ginocchio sui ceci, a guardare film della
cultura popolare; la rivolta termina 3 giorni dopo quando la polizia fa irruzione riportando l’ordine.
Per contrasto, Il secondo tragico Fantozzi ci suggerisce quali siano le caratteristiche di La corazzata Potёmkin: il
montaggio di Ėjzenštejn crea momenti di pathos e sorprese in grado di scatenare nel pubblico sensazioni diverse come
indignazione o entusiasmo; tutto ciò grazie al montaggio:
Il montaggio utilizzato nella sequenza della scalinata è particolarmente complesso: il regista ricorre ad uno
spezzettamento di azioni, allo stesso tempo, sviluppa più linee d’azione alternandole, abbandonandole, intrecciandole
e riprendendole a distanza di tempo. Il conflitto nasce dal piano dei contenuti più immediati; da un lato c’è il popolo,
ben identificabile grazie ai numerosi piani ravvicinati, dall&
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