La musica e il colore nel cinema muto
I film delle origini avevano accompagnamento musicale e una colorazione per accrescere le potenzialità spettacolari. Inizialmente il pianoforte doveva coprire il ronzio del proiettore presente in sala. La musica diretta aumentava l'evocazione delle immagini. I primi musicisti per il cinema erano una categoria eterogenea.
Dal 1910 nei locali signorili iniziano a comparire le orchestre, prima da 6-8 elementi e poi vere orchestre sinfoniche. Si usano selezioni musicali ovvero brani di repertorio validi per ogni situazione drammatica. Gli imbonitori hanno vita breve (1900-1905): spiegavano la trama del film per renderli comprensibili. Sono stati soppiantati da nuove soluzioni di montaggio e dall'uso delle didascalie. I rumoristi ottenevano effetti sonori sorprendenti.
Inizialmente il colore era steso su ogni singolo fotogramma con un pennellino: lavoro lungo e costoso. Dopo il 1906 si usa la colorazione à pochoir che consiste in una colorazione meccanica a tampone con l'uso di 5-6 colori. Verso il 1908 si sviluppano due sistemi che durano fino agli anni '20 accomunati dalla monocromia. La tintura consisteva nell'immergere la pellicola in una soluzione acquosa che distribuiva il colore in modo uniforme su tutto il fotogramma. Il viraggio invece copriva solo le parti impressionate. I colori avevano la funzione di rendere più credibili effetti fisici e avevano valori simbolici.
Modi di rappresentazione e scrittura: sviluppo dello stile classico
Negli anni Venti si crea una sorta di canone istituzionale che avrà il pieno sviluppo con l'avvento del sonoro. Infatti così si potrà fornire uno spettacolo unitario, autosufficiente e compiuto. Il film muto invece è una rappresentazione hic et nunc, unica a differenza di quelle con il sonoro.
Negli anni Venti il cinema muto si muove per definire un linguaggio per meglio ottenere l'effetto di realtà, messo in discussione dai raccordi approssimativi seguiti ai film pluripuntuali degli anni Dieci. Il continuity system diventa sempre più sofisticato, ma non è solo il sistema dei raccordi a dare unità. Ad esempio, la luce artificiale contribuisce alla coerenza: una luce principale, una di riempimento e un controluce garantiscono l'uniformità.
Il film: Il monello (The Kid, C. Chaplin - 1921)
Primo lungometraggio con un contratto da un milione di dollari con la First National. Varie esigenze porteranno Chaplin a fondare una propria casa di produzione, la United Artists. Chaplin ibrida lo schema del melodramma di derivazione griffithiana con le strutture del comico.
The Kid è la dilatazione di A dog's life dove il sodalizio uomo/bambini si sostituisce a quello uomo/cane. La trama parla del vagabondo che accudisce un orfano, finché le istituzioni di carità lo ridanno alla madre che invita il vagabondo ad unirsi a loro. Il filtro comico non oscura le ragioni sociali e politiche. L'orfano non è altro che il doppio di Charlot, sono figure equivalenti. La gag fa procedere il racconto che ha delle implicazioni sociologiche.
Il film: Io e la scimmia (The Cameraman, J. F. Keaton - 1928)
Film prodotto dalla MGM che narra le peripezie di un cameraman che viene assunto solo dopo che una scimmia aveva fatto un reportage accettabile.
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