Storia del cinema
Film trattati al seminario
Film (corti) trattati al seminario: Senso, Bellissima, Rocco e i suoi fratelli, Morte a Venezia, Lavoro.
11 dicembre: visita Cinecittà.
Gli anni '20 in America e Giappone
Negli anni '20 in America, Wall Street investe grossi capitali nell'industria cinematografica ed Hollywood diventa una catena di montaggio in mano alle grandi produzioni. In Giappone, il cinema è ancora in mano ai grandi registi. Per opporsi a questo dominio, nasce la United Artists Corporation, in cui figuravano anche Griffith e Chaplin con cui intendono sia distribuire i loro film sia favorire un cinema meno commerciale e più artistico.
Transizione al cinema sonoro
In realtà il cinema non è mai stato realmente muto: fin dalle origini infatti la musica ne è stata parte integrante e molti registi hanno cercato un metodo per sincronizzare il suono e le immagini.
Il più riuscito metodo fu senz'altro quello della musica dal vivo, ricorrendo spesso anche ai rumoristi che agiscono da dietro lo schermo. Con la musica dal vivo si sfrutta spesso il leitmotiv, un motivo musicale conduttore associato a un determinato personaggio o azione.
La transizione negli USA
La transizione al cinema sonoro è avvenuta negli Stati Uniti, una svolta epocale avvenuta nella seconda metà degli anni ’20 con l'introduzione da parte della Warner Bros. del Vitaphone, sistema di registrazione su disco che restituisce un sincronismo accettabile.
“Don Giovanni e Lucrezia Borgia”, del 1926 di Alan Crosland e ispirato a una satira di Lord Byron, è il primo film muto accompagnato da una colonna sonora incisa (fra l'altro il film detiene un altro record: i protagonisti si baciano ben 127 volte). Sempre diretto da Alan Crosland e prodotto dalla Warner, il primo film riconosciuto come sonoro che è parzialmente parlato o Part talking: “Il cantante di Jazz” - 1927.
Nel ’29/30 le major realizzavano maggiormente film sonori; solo le piccole case di produzione continuavano a produrre i film muti che venivano proiettati solo nelle sale di provincia.
L'avvento al sonoro fa venire alla luce tutta una serie di problematiche tecniche: il sonoro cambia l'arte della recitazione, poiché l'attore prima si basava su una gestualità molto marcata, mentre ora con il sonoro serve sempre più una recitazione naturale.
Cartoni animati e sonorizzazione
Parlando di cartoni animati, il primo sonorizzato fu “Tinner Tie” del 1928, seguito da Walt Disney con “Steamboat Willie” che segna il debutto sugli schermi di Topolino. L'enorme successo si deve alla cosiddetta tecnica del mickey mousing con le azioni su schermo sincronizzate con gli effetti sonori e seguite da una musica di accompagnamento.
Il cinema sonoro in Europa
I primi film sonori in Europa vengono realizzati nel ’30. Il primo film sonoro italiano proiettato pubblicamente s’intitola “La canzone dell’amore” con regista Gennaro Righelli, paradossalmente tratta da una novella di Pirandello intitolata “Il silenzio”. Righelli aveva lavorato precedentemente in Germania perché in Italia il cinema di fine anni ’20 stava affrontando una crisi produttiva notevole.
Aumenta il numero di spettatori ma diminuisce l’appeal (invece il cinema Americano si impone dopo la 1a guerra mondiale). La Germania è il primo paese in Europa che dà molta importanza al cinema; per questo anche molti italiani ci vanno, come Alessandro Blasetti, giovane critico cinematografico che deciderà di fondare riviste cinematografiche (“Cinematografo”) ma anche di “passare all’azione”.
Il primo film di Blasetti è “Sole”, successivamente viene assunto alla “Cines”, casa di produzione romana rifondata da Stefano Pittaluga, e realizza “Resurrectio”, che sarebbe dovuto essere il primo film sonoro ma fu posticipato.
Esportazione e doppiaggio
Come importare film italiani all’estero e film esteri in Italia? Non esisteva ancora il doppiaggio; uno dei metodi era quello delle “versioni multiple” adottato dalla Paramount che decise di aprire stabilimenti vicino Parigi e girare versioni multiple dello stesso film in altre lingue rispetto all’inglese con anche registi diversi. “Terra madre” di Blasetti ha un gemello tedesco. Il problema essenziale era il costo, quindi ben presto si impone come modo definitivo il doppiaggio.
Nuovi generi cinematografici
Con il passaggio al sonoro nasce un nuovo genere, il Musical (che rimarrà un genere prettamente americano) [in Italia vengono comunque realizzati film in cui viene dato spazio a cantanti lirici, tenori] e anche nuovi mestieri, come il fonico.
Generi cinematografici negli anni '20 e '30
Il genere prevalente ad Hollywood negli anni '20 era quello comico, con Buster Keaton, Stanlio e Olio, Charlie Chaplin ed il sottogenere dello slapstick (farsa grossolana fondata su gag semplici e il linguaggio del corpo). In Italia il genere prevalente dei lunghi anni ’30 è il genere comico-sentimentale (molto diverso dalla commedia italiana – che si imporrà alla fine degli anni '50 [I Soliti Ignoti, Il sorpasso...] – film molto graffianti) essenzialmente commedie più o meno sofisticate ambientate nella piccola borghesia romantiche.
Cinema dei telefoni bianchi: definito così per il telefono, uno status symbol e bianco il colore più alla moda; molto diverso dalla commedia all’italiana. “La segretaria privata” di Goffredo Alessandrini, tratto da una commedia ungherese, è il primo film di questo filone. Nel corso della seconda metà degli anni ’30 il cinema dei telefoni bianchi prenderà sempre più piede.
Altri generi e la ripresa dell'industria cinematografica italiana
Poi però si affermano anche altri generi, fra tutti il prestigioso film storico, affermatosi in Italia soprattutto nella seconda metà degli anni ’30, in seguito alla conquista dell’Etiopia. Esempi: “Scipione l’africano” (continuità tra il romano Scipione e Mussolini), “Condottieri” che parlava del condottiero Giovanni delle Bande Nere, ma anche alcuni film gialli, d’avventura, comici.
Nel 1938 il governo decide che lo stato Italiano aveva il monopolio nell’importazione (distribuzione) di film stranieri; le major Universal, Fox, Paramount decidono di boicottare la distribuzione di film in Italia e infatti solo le piccole case di produzione americane esportano film in Italia. Si crea un vuoto produttivo che viene riempito dagli imprenditori/produttori italiani il che segna una lenta ripresa.
Nel 1935 viene creato il Centro Sperimentale di Cinematografia, nel ’40 viene aperta la sede, nel ’42 viene inaugurata Cinecittà. Nel ’36 viene fondata una rivista, “Cinema”, che negli anni ’60 diventa il luogo in cui si esprimerà il meglio della giovane critica cinematografica italiana: Giuseppe De Santis, Pietro Engrao.
Giovani critici e il realismo poetico
Questa nuova generazione non tollerava la produzione cinematografica contemporanea. Questi giovani critici amavano molto il cinema americano ma forse ancor più il cinema francese e ancor più il realismo poetico francese (Jean Renoir, Julian Olivier; si impegnano molto per il Fronte Popolare Francese) guidati da Roberto Barbaro (scrittore e critico cinematografico marxista che insegnava al Centro Sperimentale nonostante tutti sapessero fosse comunista perché era amico di Luigi Chiarini, un giovane fascista molto illuminato).
Egli, assertore del cinema realistico, insieme ad altri giovani critici, critica il cinema dei telefoni bianchi parteggiando invece per la rappresentazione di un paesaggio italiano antiretorico e realistico. In mezzo a questo gruppo viene scritto il soggetto di “La matta di Gravigna”, che inizialmente doveva esser girato da Luchino Visconti, aristocratico milanese in precedenza assistente di Renoir, che diventerà poi un intellettuale comunista. Influenzato da Renoir ed assieme ad alcuni di questi giovani, fra cui De Santis, realizza “Ossessione”.
“Ossessione” - 1943 - film scritto da Visconti, De Santis, Mario Alicata. Affronta il tema dell’adulterio, dell’amore passionale; fortemente influenzato da Renoir e da film come “Alba tragica” o “Angelo del mare”. All’inizio telecamera posizionata sul veicolo. Molti i dettagli che rendono attendibile il film sul piano della verosimiglianza. Forte sapore di provincia. Personaggi molto credibili. Il protagonista non viene mai inquadrato in faccia: o di profilo o di spalle o le gambe; ciò crea nello spettatore aspettative, desiderio; stessa cosa nella prima inquadratura della protagonista, di cui poi viene fatto un primo piano rappresentante stupore (che rispecchia quello dello spettatore); poi viene inquadrato con un avvicinamento rapido della macchina da presa da un mezzo primo piano a un primo piano il protagonista (ciò accresce il desiderio), soggetto erotico del film (che si scopre essere omosessuale; coraggio da parte del regista).
Visconti, De Sica e Rossellini saranno i protagonisti della stagione neorealista.
Convegno di regia operistica
28/10 Convegno di Regia Operistica:
- Mestiere del regista d’opera
- Esperienza personale del regista Stefano Vizioli
- Sperimentazione → Opera Buttan
- L’opera è teatro, rappresentazione. Il palcoscenico è come uno strumento, lo bisogna saper suonare: conoscenza tecnica + preparazione dello spazio
Sequenze nel cinema
29/10 Il passaggio da un esterno a un interno o più in generale il cambio di luogo non è sufficiente per stabilire un cambiamento di sequenza. La dissolvenza in nero segna sempre un cambio di sequenza.
Grande Sintagmatica: classificazione dei tipi di sequenze che si possono incontrare in un racconto cinematografico. È la combinazione di due o più elementi presenti in un enunciato linguistico (Sintagma = Sequenza in Letteratura e Scena in Teatro). Metz preferisce parlare di Sintagmi autonomi anziché di sequenze. Sintagma è il termine introdotto in linguistica da Saussure per indicare qualsiasi segno in quanto sia costituito da una successione di unità lessicali e grammaticali minori/unità sintattica intermedia tra la parola e la frase.
La Grande Sintagmatica della colonna visiva (o Sintagmatica di Metz):
- Segmenti autonomi (piano sequenza) → Sintagmi → Sintagmi cronologici (la dimensione temporale ha un ruolo cruciale) di 2 tipi:
- sintagmi descrittivi [es. inizio di “Psycho”] e
- sintagmi alternati/Sintagmi a-cronologici (la dimensione temporale non ha valore narrativo) di 2 tipi:
- sintagma parallelo e
- sintagma a graffa [es. inizio de “Il diavolo veste Prada”]
- Sintagmi narrativi → Sintagmi narrativi lineari → Sequenze
Totalitarismi e cinema
Durante gli anni '30 in Europa si sviluppano diversi regimi totalitari: in Russia, Germania e Italia i regimi vedono nel cinema uno strumento di propaganda con un potenziale enorme e lo sfruttano anche attraverso la censura e il controllo della produzione.
Il cinema in Russia
In Russia l'intera produzione cinematografica viene nazionalizzata dal regime comunista e viene anche attuata una rigida censura: non sono ammesse sperimentazioni e gli autori devono per forza abbracciare lo stile del realismo socialista. Oltre a commedie musicali, come ad esempio "Tutto il mondo ride", si producono soprattutto drammi storici incentrati sugli eroi della rivoluzione e sulle figure dei grandi Zar. Infatti, poiché Stalin si paragona ai grandi leader del passato, questi diventano soggetti di numerose pellicole. Il film epico di Vladimir Petrov, "Pietro il Grande", del 1937, fu il primo film dedicato agli zar.
Il realismo socialista è la linea ufficiale del cinema a partire dal 1935; le sceneggiature passano attraverso una rigida censura che rallenta enormemente la produzione. Ejzenstein tornerà alla regia solamente nel 1938 con “Alexander Nevskij” e sotto l'influenza del regime abbandona le precedenti sperimentazioni, optando per uno stile più convenzionale: il popolo fino ad allora protagonista dei suoi film viene qui invece dominato dall'eroe Neskij. Significativa poi la scena in cui Nevskij parla alla cinepresa dicendo “Chi viene da noi con in mano la spada, di spada perirà”. I suoi successivi film hanno come soggetto uno dei grandi zar della Russia, Ivan IV il Terribile.
Il cinema in Germania
In Germania, il regime nazista, a differenza di quanto si possa credere, non impone particolari tematiche ma vieta ai registi di affrontare temi politicamente sensibili. Inoltre, le case di produzione non vengono confiscate ma acquisite via via nel corso del tempo. Nel 1931 Fritz Lang dirige il suo primo film sonoro “M. Il mostro di Dusseldorf” che narra la storia di un maniaco che adesca e uccide bambine, film nel quale Lang sfrutta il sonoro in maniera magistrale. Inoltre, è considerato il prototipo dei film noir americani degli anni '40.
Nel 1933 molti registi talentuosi emigrano negli USA costretti o per motivi razziali o perché non volevano sottostare alle leggi del regime nazista. In questi anni si producono anche film contro i nemici del III Reich, tra cui i lungometraggi antisemiti "Suss l'ebreo" e "L'ebreo errante". Ma la restante parte della produzione tedesca di quegli anni aveva come scopo l'intrattenimento, per cui il contenuto politico è abbastanza ridotto. È fondamentale però che nessuno attacchi il regime (un caso a parte quello di Leni Riefenstahl, autrice di film e documentari sul regime nazista).
Il cinema in Italia
In Italia, negli anni '20, il regime fascista - tranne che per la creazione dell'unione cinematografica-educativa dell'istituto LUCE, è quasi del tutto disinteressato al cinema, ma quando la depressione colpisce anche l'Italia, il governo sostiene l'industria e il mercato nazionale, invaso da film stranieri. Inoltre, il fascismo, a differenza di Russia e Germania, non nazionalizza l'industria cinematografica ma si limita appunto a sovvenzionarla. Vengono forniti aiuti economici e assunte varie misure protezionistiche.
Per dar maggior visibilità ai film italiani viene creata la Mostra Internazionale di Arte Cinematografica a Venezia; per controllare la produzione vengono inoltre istituiti la Direzione generale per la cinematografia e il Centro Sperimentale di Cinematografia, una delle prime scuole di cinema al mondo. Naturalmente vengono prodotti anche film con scopo propagandistico: è il caso di “Camicia nera” del '33, diretto da Giovacchino Forzano e che ricostruisce in modo fazioso gli ultimi anni della storia d'Italia. Come nel caso della Germania però questo genere di film rappresenta una minima parte della produzione nazionale; vengono prodotte commedie e melodrammi romantici ambientati in contesti ricchi e scintillanti, da qui definiti “film dei telefoni bianchi” dato che il telefono bianco era lo status symbol del benessere sociale.
La varietà della produzione italiana dell'epoca è esemplificata dall'opera di Alessandro Blasetti, definito il padre del cinema italiano moderno e il massimo regista del cinema di propaganda fascista. Giovani intellettuali al contempo sviluppano tendenze antifasciste, influenzati dalla scuola di montaggio russa e dal realismo poetico francese. Il pubblico vuole sempre di più film che trattino problemi di gente reale in ambienti reali e proprio verso un nuovo realismo sembrano andare 3 film degli anni '40: “4 passi fra le nuvole” di Blasetti, “I bambini ci guardano” di Vittorio De Sica che si spinge fino alla tragedia in un film che evita l'eleganza dei telefoni bianchi a favore di una forte critica sociale e infine “Ossessione” di Luchino Visconti, del 1943, ambientato nella pianura padana, film che rifiuta la produzione elegante dell'epoca.
Cinema di animazione e propaganda
Anche il cinema di animazione, capace di rappresentare la realtà con un linguaggio semplice e gradito anche ai più giovani, viene usato con fini propagandistici antinazisti. Pensiamo ai lavori di Walt Disney “Education for Death” o al cartone della Warner Bros “The Ducktators” dove un'anatra bianca coi baffetti che fa il saluto nazista rappresenta Hitler e un'oca italiana in sovrappeso nera rappresenta Mussolini.
Ricostruire il cinema partendo da zero
03/11 Dvd di Andreazza in biblioteca.
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