Capitolo 1: l'immaginazione sociologica
La sociologia non è un dato esterno a noi, ma lo studio della società, degli individui che interagiscono tra di loro. È uno scambio reciproco di modificazioni ed influenze, dato che ognuno di noi è una storia personale (biografia) ma anche membro di una specifica comunità (storia). La sociologia si serve di teorie sociali, ovvero schemi generali su come funziona il mondo, e di metodi di ricerca, studiando il mondo per elaborare nuove teorie.
In questo contesto, l'immaginazione sociologica è la capacità di riflettere sistematicamente su quanto cose da noi percepite come problemi personali siano in realtà questioni sociali ampiamente condivise da altri individui nati in un periodo e in un ambiente sociale simile al nostro. Afferma Mills, ideatore del termine “immaginazione sociologica”: “essa ci permette di afferrare biografia e storia e il loro mutuo rapporto nell'ambito della società”.
L'immaginazione sociologica permette aiuta a porre domande non scontate sui mondi sociali che abitiamo e cercare risposte, in quanto ad ogni età l'essere umano è influenzato dalle disuguaglianze e ingiustizie che incontra. Essa, inoltre, mette in discussione tendenze di fondo che tutti abbiamo (es. concezione del matrimonio). In maniera analoga, giudichiamo spesso sbrigativamente anche i tratti differenziali che caratterizzano individui appartenenti ad alcuni gruppi o categorie sociali.
Fare indebite generalizzazioni a proposito di individui partendo da ciò che crediamo di sapere sui gruppi a cui appartengono è ciò che si chiama stereotipo. Gli stereotipi sono credenze solitamente false o esagerate relative ai membri di un gruppo, ma che sono tuttavia alla base delle supposizioni sui singoli individui che ne fanno parte (es. la condizione di povertà). Gli individui appartenenti a determinati gruppi sociali subiscono la discriminazione, ovvero comportamenti che danneggiano, escludono o portano svantaggi a questi individui.
L'immaginazione sociologica sfida questi stereotipi anche sollevando domande circa la loro origine e causa, su chi ne tragga vantaggio e sul perché siano dannosi, e per chi. Quando osserviamo la gente iniziamo a mettere all'opera la nostra immaginazione sociologica. Usiamo informazioni di senso comune per formulare ipotesi realistiche sugli individui che incontriamo. Ma essendo la società molto complessa e ricca di sfumature, la semplice osservazione delle persone che ci circondano non rappresentano di per sé un esempio di buon uso dell'immaginazione sociologica. Quest'ultima richiede domande più profonde e significative. Non ci permette di accontentarci di risposte semplici nell'interpretazione degli esseri umani e dei mondi che essi abitano.
Il contrassegno di una buona immaginazione sociologica è la capacità di porre domande non scontate, fare domande difficili, anziché accettare immediatamente risposte preconfezionate (stereotipi).
La sociologia e le dimensioni sociali
La sociologia guarda al mondo sociale come fosse “a cipolla”, cioè a strati:
- Dimensione micro-sociale: soggettività, interazioni interpersonali, gruppi familiari.
- Dimensione meso-sociale: i fenomeni che riguardano le organizzazioni ed associazioni.
- Dimensione macro-sociale: quelle tendenze e fenomeni sociali, politici, economici, culturali su vasta scala (nazionali, continentali, mondiali).
La dimensione micro-sociale: il mondo della vita quotidiana
In questa dimensione, la relazione è intesa come primo atto sociale significativo, ripetuto e sistematico del bimbo (imprinting, modi tipici di interagire, abitudini...). Crescendo, la comunicazione permetterà di mettere in comune i significati, le intese, farsi aspettative ed aspettarsi reciprocità. Questa crea una riflessività sull'azione che viene compiuta, veicola un immaginario. Più avanti, le danze e i giochi (sequenze interattive di coppia o gruppi) faranno in modo di sviluppare coordinamento, differenziazione e conflittualità.
La dimensione meso-sociale: le organizzazioni
Queste organizzazioni permettono il raggiungimento di scopi, siano essi economici, politici, culturali attraverso il coordinamento dell'azione di più persone e la divisione del lavoro. Le organizzazioni in questione sono in posizione intermedia tra le dimensioni macro e micro-sociale, infatti si aggregano poi in insiemi di scambi. Esse sono rilevanti per la coesione sociale, la costituzione di identità di genere e per i ruoli professionali.
Le identità – le concezioni che gli individui hanno di chi sono e dei gruppi e categorie di cui sono membri – definiscono un altro importante tipo di contesto sociale in cui le vite individuali si dispiegano. Alcune identità possono essere neutre, altre benigne, altre pericolose. Ad esempio, avere un'identità di “maschio” ha storicamente conferito importanti benefici. In modo analogo, nel mondo, ancora oggi membri del gruppo etnicamente dominante hanno più opportunità e raccolgono più ricompense dei membri degli altri gruppi.
La dimensione macro-sociale: il mantenimento della vita in società
Tutti i contesti sopracitati sono influenzati da un ambiente globale. Queste strutture permettono il mantenimento della vita associata collettiva tramite istituzioni e norme sociali, valide nel proprio gruppo di appartenenza, apprese attraverso la socializzazione. La complessità delle regole dell'interazione sociale è stata rivelata dai limiti dell'intelligenza artificiale. La cultura permette la veicolazione della lingua e dei significati tra gli associati in un gruppo sociale, nonché la continua elaborazione dell'immaginario e degli obiettivi. Inoltre, i mediatori sociali (social media, mass media) permettono gli scambi sociali generali e la condivisione di informazioni.
Cosa influenza la vita di un individuo?
- A livello micro-sociale: la famiglia (istruzione dei genitori e reddito) e la comunità locale in cui egli cresce.
- A livello meso-sociale: l'istruzione che l'individuo riceve (qualità delle scuole), i tipi di organizzazione a cui prende parte (chiese, club o gruppi cui avrà accesso e persone incontrate), la religione e il tipo di occupazione che troverà.
- A livello macro-sociale: il paese di origine (ricco, povero o in rapido sviluppo) ed il periodo storico.
Il soggetto sociologico e la struttura sociale: un processo biunivoco
Il soggetto sociologico, da una parte imita e assorbe i comportamenti degli adulti significativi, dall'altra si differenzia e automatizza una volta adolescente/giovane adulto. Egli è costitutivamente sociale-comunicativo: utilizza scambi emozionali, esplora l'ambiente, ha un linguaggio e delle regole, apprende i concetti tipici di un individuo in una società, quali “casa”, “famiglia”, “Patria”, “costumi”. Il soggetto sociologico, se da una parte è naturalmente trascinato dalla corrente della vita sociale, dall'altra può avere libertà nel dare un senso alla propria vita e, in certe circostanze, può influire sulle organizzazioni di cui fa parte.
Le attività umane sono strutturate storicamente e vi sono regolarità nei comportamenti e relazioni degli individui. Infatti, un determinato comportamento socialmente attesto è il riflesso della bussola di orientamento che consente il funzionamento del vivere assieme (ordine sociale).
I sociologi usano il concetto di struttura sociale per descrivere i molti modi con cui le regole e le norme della vita quotidiana diventano modelli durevoli che plasmano e regolano le interazioni sociali. La struttura sociale è “l'altra faccia” dell'interazione sociale. Ci sono diversi tipi di strutture sociali: politiche, economiche, educative, familiari, culturali, scientifiche, ecc. La struttura sociale non è sempre un'entità fisica, spesso è solo contestuale. Queste strutture sociali determinano ruoli professionali e gradi di potere diversificati, che portano alle disuguaglianze sociali, e in seguito alla mobilità sociale. La mobilità sociale varia da nazione a nazione e da contesto a contesto: può essere indicativa della flessibilità della gerarchia sociale, ovvero quell'insieme di durevoli posizioni sociali che forniscono a individui differenti tipi di status. In questo ambito, le usanze consolidate (religione, matrimonio, famiglia) influiscono in modo diverso dalle organizzazioni formali (scuola, istituzioni economiche, ospedali...).
La nascita della sociologia - i fattori del cambiamento
La sociologia, lo studio sistematico dei comportamenti umani, nasce verso la fine del diciottesimo secolo a seguito di alcuni eventi di varia natura:
- Politica: nascita dello “stato di diritto” e del concetto di “cittadinanza”. Al contrario del passato, ora l'individuo non è più suddito, ma cittadino. Questo grazie alle rivoluzioni francese (“libertà, uguaglianza, fraternità”, i diritti inalienabili dell'uomo, “diritti naturali” che ci appartengono in quanto persone, contratto sociale), americana (Stato Democratico e Carta Costituzionale) e grazie ai moti del 1848, con i quali non si richiedeva una libertà solo politica, ma anche un'eguaglianza sociale ed economica, che riesca a garantire un livello di benessere simile tra tutti.
- Industriale-economica: durante tutto l'Ottocento l'industria si espanse sempre più, generando trasformazioni sotto il profilo economico (capitalismo) e sociale (urbanizzazione, questione sociale). Si passa dalle civiltà rurali ai primi aggregati cittadini. Notevoli i progressi in ambito scientifico e tecnologico (automobile, radio, telefono, lampadine...), si usarono materiali nuovi (acciaio, cemento) e nuove forme di energia (elettricità, petrolio). Si svilupparono anche i trasporti: cominciarono a circolare le prime automobili e, tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX, anche i primi aeroplani. La realizzazione di ponti, canali e trafori aumentò la rapidità dei trasporti, anche di merci (ampliamento dei consumi).
- Sociale: i lavoratori diventano operai sempre più specializzati in una data mansione, si sviluppa il Taylorismo (la scientificità dell'organizzazione del lavoro, basata sullo studio dei fattori da cui dipende il rendimento del binomio uomo-macchina) e il Fordismo (la catena di montaggio). Attualmente, invece, il sistema produttivo utilizzato è il cosiddetto sistema Toyota: in base alle quote ordinative, si produce, senza giacenza e senza costi morti. La forbice sociale si allarga, quindi nascono le teorie socialiste volte a migliorare le condizioni socio-economiche della nascente classe operaia. A questo proposito, gli individui, esercitando il loro diritto di aggregarsi, si riuniscono nelle comunità di mutuo soccorso, prima forma di Stato Sociale.
- Culturale: comparsa delle basi della società moderna, ovvero individualismo (anche il ritrattismo rinascimentale è una forma di individualismo: si mostrano la parte familiare dell'individuo, ma il singolo) e razionalismo. Per quanto riguarda l'individualismo, viene riconosciuta la libertà di autorealizzazione dell'individuo: il singolo è ora padrone della propria esistenza, libero di scegliere e tenuto ad avere responsabilità. Per razionalismo si intende invece quella corrente di pensiero che vede l'individuo come dotato della facoltà (razionalità, ragione) di procedere alla scoperta della verità (non più “rivelata” dalla fede).
- Scientifica: si ricorre alla scienza per capire il mondo e viene introdotto il metodo sperimentale: prende avvio la “nuova visione del mondo”, che rompe ogni rapporto con il sapere tradizionale e la magia, fino ad allora considerata come uno strumento interpretativo del mondo. La scienza quindi, ora è un veicolo di progresso e miglioramento della società. Si sviluppa un clima di fiducia nei confronti della scienza che prende il nome di positivismo. Si crede nell'evoluzione progressiva e costante della società verso stadi di sviluppo con maggior benessere individuale e collettivo.
Capitolo 2: la teoria sociale
Le teorie consistono in un insieme di principi e affermazioni che spiegano il rapporto tra l'individuo e la società. Sono frutto dello studio scientifico e possono evolvere ed essere revisionate. Sono cornici analitiche che servono a comprendere il mondo sociale, e si tratta quindi del nucleo centrale dell'immaginazione sociologica. Le questioni di fondo delle teorie sociali sono tre, circa la natura dell'individualità, come avviene il cambiamento e quale sia il fondamento dell'ordine sociale.
I primi teorici
I primi teorici si basavano sull'idea che il mondo sociale potesse essere oggetto di indagini sistematiche e specifiche. Auguste Comte, teorico francese, coniò il termine “sociologia” nel 1839, intesa come rigorosa scienza della società. Spencer, teorico inglese, vedeva la società come un organismo sociale che si evolve realizzando un grado più alto di progresso.
Comte: ordine e progresso
La sociologia è una scienza positiva. Ciò significa che applica allo studio della società gli stessi rigorosi metodi scientifici che le discipline fisiche dedicano allo studio del mondo fisico. Si tratta di cercare le leggi fondamentali che regolano la società: fisica sociale. La fisica sociale si divide in due componenti: da una parte la statica sociale (componenti della stabilità) si occupa dell'analisi delle costanti strutturali comuni a tutte le società (ordine sociale); dall'altra la dinamica sociale (leggi del cambiamento) ha elaborato la legge dei tre stadi, ovvero quella legge generale alla base dello sviluppo umano tramite cui la società sarebbe necessariamente evoluta attraverso tre stadi:
- Stadio teologico: l'uomo tende a spiegare i fenomeni tramite la divinità. È lo stadio dominato dalla religione (corrisponde all'infanzia, all'ignoranza nel senso etimologico).
- Stadio metafisico: l'uomo entra nella razionalità. La spiegazione del mondo tende sempre alla ricerca di cause prime, ma ora esse sono di tipo metafisico. È la fase retta dalla filosofia.
- Stadio positivo-scientifico: è lo stadio più evoluto dello sviluppo umano. A questo punto, l'uomo rinuncia a ricercare le cause prime e guarda al mondo empirico-fenomenico, di cui cerca di scoprire le leggi, i meccanismi fondamentali.
Fondazione della scienza teologica: i padri delle teorie sociologiche classiche
- Funzionalismo → Durkheim (continuità rispetto alle idee di Spencer e Comte)
- Confittualismo → Marx
- Azionismo → Weber
- Relazionismo → Simmel
Durkheim: il funzionalismo
Durkheim mostrò interesse per i fenomeni “macro” del mondo sociale. La società forma l'individuo fin dalla nascita secondo i valori e modelli di comportamento propri dell'epoca storica a cui appartiene. Il sociale acquista una posizione di primato rispetto alla dimensione individuale: è l'individuo a dover essere compreso dalla società e non viceversa (fondamentale l'influenza del sistema sociale dell'individuo).
Quindi le idee basilari del funzionalismo sono:
- L'analisi dei tratti fondamentali della società
- Lo studio del cambiamento sociale
- Lo studio delle diverse forme di suicidio
- Lo studio del ruolo della religione
Il funzionalismo intende formulare un criterio oggettivo di interpretazione dei fenomeni sociali, partendo dai concetti di “funzione” e “fatto sociale”. La società è concepita come una struttura caratterizzata da un insieme di parti interconnesse tra loro, ciascuna con una propria funzione, che concorre a creare e mantenere l'organismo funzionante.
“È un fatto sociale ogni modo di fare capace di esercitare sull'individuo una costrizione esterna” (E. Durkheim). Si tratta quindi di elementi della vita sociale che determinano le azioni individuali. Si distinguono in “normali” e “patologici”. Ma cosa tiene insieme la società?
La “coscienza collettiva” è l'insieme delle credenze comuni alla media dei membri di una stessa società, che orienta gli individui all'ordine e alla collaborazione. Oggi essa verrebbe chiamata “morale”. Questa solidarità sociale (coesione) può essere di due tipi:
- Solidarità meccanica, prevalente nelle società che Durkheim chiama “primitive”, caratterizzate da ridotta divisione del lavoro (es. grandi famiglie, clan...)
- Solidarità organica, prevalente nelle società moderne, caratterizzate da una divisione del lavoro complessa e da rapporti di interdipendenza tra le persone.
In tutto questo, spicca il ruolo della religione nella società. La religione (da “re-ligo”, ovvero “legare insieme”) può essere anche civile, come ad esempio nel caso della fede nella patria. Essa è un altro fattore che mantiene unita la società, poiché offre credenze comuni. La religione ha la funzione fondamentale di costruzione dell'unità ed identità morale collettiva. Il concetto di “sacro” consiste in tutto ciò che genera venerazione e non necessariamente legato al mondo soprannaturale. In particolare, il rito può essere visto come un veicolo di sperimentazione del sacro da parte del profano.
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