Estratto del documento

La percezione

La psicologia riguardante la percezione studia come siamo capaci di elaborare le informazioni provenienti dagli organi di senso, il che include: creare una rappresentazione-modello della realtà che ci circonda; utilizzare tale modello per agire efficacemente e risolvere problemi.

Realtà fisica e realtà fenomenica

Esiste un collegamento tra mondo fisico e mondo fenomenico (percepito). Tra i due non c’è una perfetta corrispondenza. Analizziamo: rapporti e discrepanze tra mondo fisico e percepito; processi bottom-up e top-down; funzioni del sistema percettivo (selezionare, localizzare, riconoscere, astrarre e mantenere stabile l’informazione acquisita).

Gaetano Kanizsa afferma che la nostra percezione è un “processo costruttivo”. Ce lo dimostrano i fenomeni in cui emerge discrepanza tra realtà fisica e percezione: figure reversibili; fenomeno del contrasto; percezione del movimento stroboscopico; assenza dell’oggetto fenomenico. Inoltre bisogna considerare l’indeterminazione dell’informazione ottica (la retina riduce le informazioni in 3D a immagini bidimensionali).

Stimoli distali e prossimali

L’elaborazione delle informazioni passa per una “catena psicofisica”. Si parte dallo stimolo fisicamente presente nell’ambiente, detto distale; esso è seguito dallo stimolo a livello degli organi di senso, detto prossimale, da cui viene ricavato il prodotto finale, ossia la percezione fenomenica.

Elaborazione delle informazioni: bottom-up e top-down

L’interazione tra bottom-up e top-down richiede che: vengano registrate le caratteristiche dello stimolo; le conoscenze pregresse e lo stato emotivo contribuiscono a fare un’ipotesi sulla natura dell’oggetto; vengono confrontate informazioni dall’oggetto e quelle dell’ipotesi confrontata; l’ipotesi si modifica man mano che acquisiamo più informazioni dall’oggetto fisico; si raggiunge una corrispondenza tra ipotesi formulata e oggetto fisico. Tutto ciò avviene alla velocità di 100/120 ms, grazie all’uso di complesse vie euristiche (delle scorciatoie).

La selezione

Per dare priorità ad aspetti rilevanti è necessario abbandonare o inibire alcuni aspetti irrilevanti. La necessità di selezione è dovuta alle nostre capacità limitate: per questo subentra il fenomeno dell’attenzione. Il nostro sistema percettivo deve giungere a un compromesso, non può inibire tutte le informazioni irrilevanti, che deve in parte elaborare (deve monitorare l’ambiente in modo da rilevare eventuali pericoli e cambiamenti). L’attenzione si caratterizza per tre aspetti: è un sistema a capacità limitata; selettività; integrazione.

Selettività

La selezione ha due scopi: proteggere il sistema cognitivo dal sovraccarico; garantire comportamenti coerenti, flessibili e sensibili ai cambiamenti. L’attenzione può avere orientamento esogeno o orientamento endogeno. L’orientamento dell’attenzione può essere implicito o esplicito. I movimenti oculari sono il modo più semplice per orientare i recettori. Movimenti di esplorazione di 20 ms, alternati a fissazioni di 300 ms. La raccolta delle informazioni durante le fissazioni fornisce una descrizione stabile. Quando si osserva un volto, si hanno saccadi e fissazioni numerose su bocca e occhi.

Attenzione selettiva: il filtro attentivo

  • Cecità al cambiamento: l’elaborazione delle informazioni viene inibita perché è presente un elemento di disturbo e il nostro sistema percettivo non rileva alcun cambiamento. Il fenomeno della cecità al cambiamento dimostra che abbiamo un limite di capacità e che non c’è percezione senza attenzione. Il disturbo visivo inibisce il meccanismo attentivo.
  • Effetto Stroop: è una situazione sperimentale in cui l’informazione rilevante per il compito e quella irrilevante sono nella stessa posizione spaziale, portate dallo stesso stimolo. Si ha una grande difficoltà a inibire processi automatici. L’effetto Stroop dimostra che le informazioni non rilevanti vengono elaborate e influenzano il comportamento indipendentemente dalla volontà. Un danno alle aree prefrontali determina difficoltà a inibire processi automatici o inadeguati.
  • Effetto Eriksen: in questo caso, le informazioni rilevanti e quelle irrilevanti hanno una posizione spaziale diversa e sono portate da stimoli diversi.
  • Priming negativo: anche in questo caso, le informazioni non rilevanti vanno a influenzare l’elaborazione. Si hanno due stimoli in sequenza (prime e probe). Il soggetto deve memorizzare il primo stimolo rosso e denominare il secondo stimolo rosso, ignorando gli stimoli verdi. Se il primo stimolo e il secondo non sono collegati, la risposta è rapida; se nel primo stimolo è presente in verde quello che nel secondo stimolo è in rosso, la risposta è più lenta. L’informazione non rilevante viene inibita, e questa inibizione si protrae per qualche secondo; quando la caratteristica diventa rilevante non viene elaborata (priming negativo).

Attenzione spaziale

Particolare tipo di attenzione selettiva che determina come noi orientiamo la nostra attenzione nello spazio con la selezione. Gli esseri umani sono in grado di spostare l’attenzione nello spazio in maniera indipendente dallo sguardo. La quantità di elaborazione di uno stimolo posto nel focus attentivo è superiore rispetto all’elaborazione di uno stimolo posto fuori dal focus attentivo…

Consideriamo due paradigmi atti allo studio di diversi aspetti dell’allocazione delle risorse attentive nello spazio: Spatial cueing; visual search.

Paradigma di spatial cueing

Esistono due tipi di meccanismi di controllo attentivo: top-down e bottom-up. Orientamento dell’attenzione endogeno (volontario) Posner iniziò considerando il meccanismo di controllo attentivo top-down. Ci si chiedeva se l’attenzione è in grado di facilitare la percezione sensoriale. Tale paradigma sperimentale consiste in: 2 box posti simmetricamente rispetto a un punto centrale; freccia cue; stimolo target; calcolo del TR (tempo di risposta). Si distinguono prove valide e prove invalide. Cue informativo (80% delle prove sperimentali cued). Se il soggetto mantiene lo sguardo fisso al centro, i due box si ritrovano a una stessa eccentricità (distanza dal centro della retina): stesse informazioni sensoriali tra prove valide e prove invalide->orientamento implicito dell’attenzione. Risposta più rapida nelle prove valide (beneficio attentivo). Viene dimostrato quindi che noi possiamo facilitare la nostra percezione grazie allo spostamento dell’attenzione nello spazio.

Orientamento dell’attenzione esogeno (automatico) Ora si considera il meccanismo di controllo bottom-up. La salienza di uno stimolo può essere di natura percettiva o motivazionale. Il paradigma usato per studiare l’orientamento esogeno dell’attenzione è simile al paradigma di Posner visto prima: 2 box; un box si illumina; target; risposta (…TR). I bastoncelli presentano maggiore sensibilità al movimento e alla luce. Distinguiamo prove valide e invalide. Anche quando la validità è del 50% si ha una facilitazione percettiva della situazione valida rispetto alla situazione invalida (anche quando il cue non è informativo ho un costo attentivo se la prova è invalida).

Per SOA di durata superiore a 300 ms fu osservato un risultato sorprendente: il cueingeffect si invertiva, per cui i soggetti erano più rapidi a rispondere nelle prove invalide rispetto alle prove valide. Questo fenomeno è stato successivamente replicato in molti contesti sperimentali e ha preso il nome di inibizione di ritorno. La spiegazione che è stata data a questo pattern di risultati è che, per un breve periodo di tempo, i cues diretti hanno la capacità di catturare l’attenzione in maniera molto forte. Tuttavia, se il target non compare entro un tempo breve dalla presentazione del cue, l’attenzione viene plausibilmente riportata al centro, sul punto di fissazione. L’osservazione di un cueing effect inverso sarebbe da attribuire a un meccanismo che tenderebbe a impedire di riportare l’attenzione su posizioni spaziali cui si sia già prestato attenzione. Orientamento esogeno rapido, orientamento endogeno lento. Bottom-up non richiede risorse attentive, non impegna la memoria a breve termine, rimangono identici benefici e costi attentivi; l’orientamento volontario invece richiede le risorse attentive (non è possibile svolgere 2 o più processi controllati senza che vi sia una compromissione della “performance”).

Visual search (ricerca visiva)

La ricerca visiva ha a che vedere con “l’integrazione” (binding problem). Ricerca visiva vuol dire individuare un target in mezzo a una scena che può essere più o meno complessa a seconda del grado di somiglianza del nostro target con gli elementi distrattori. Durante i suoi studi, Treisman, presentò più forme geometriche con diversi colori rapidamente (50-100 ms l’una dall’altra), e osservò delle congiunzioni illusorie.

Modello di come funzionano i meccanismi regolatori della ricerca visiva

  • Primo stadio, preattentivo, in cui le caratteristiche di uno stimolo sono processate senza mediazione dell’attenzione.
  • Secondo stadio, quello dell’attenzione focalizzata, si combinano in serie le caratteristiche al fine di ottenere l’oggetto percepito. [congiunzioni illusorie perché l’attenzione facilitata richiede più tempo di quello fornito all’osservatore].

Paradigma sperimentale (semplice) della ricerca visiva

Vengono mostrati più elementi, a priori viene specificato un target da rilevare, vengono registrati i TR in funzione del numero di distrattori.

Ricerca di un target che si differenzia dai distrattori per una singola caratteristica (feature search)

Il TR non varia in funzione del numero di distrattori. Il target salta subito all’occhio (pop-out). Si può aggiungere come seconda variabile indipendente la presenza/assenza del target). Il TR assume un valore maggiore nel caso di assenza di target.

Ricerca di un target per congiunzione di caratteristiche (conjunction search)

Manca il fenomeno del pop-out. il TR è direttamente proporzionale al numero di distrattori. L’attenzione focalizzata deve procedere combinando le caratteristiche in serie, cioè per un elemento alla volta fino ad arrivare a individuare il target. Variabile critica è il grado di somiglianza dei distrattori con il target. presenza/assenza..TR maggiore.

Modello di Lavie (teoria del carico percettivo)

Il filtro non agisce sempre tardivamente o precocemente, ma piuttosto dipende dalla quantità di risorse attentive disponibili. Tale modello è definito modello ibrido.

  • Carico percettivo basso: la rilevazione del target costa poche risorse attentive. Le risorse attentive che avanzano possono agire allocate su altri stimoli irrilevanti che eventualmente verranno bloccati da un filtro tardivo.
  • Carico percettivo alto: la rilevazione del target costa più risorse attentive —> i distrattori verranno inibiti da un filtro precoce, e non sono più capaci di influenzare il TR.

Localizzare

Localizzare nello spazio è una delle funzioni fondamentali del cervello. Quest’ultimo deve svolgerla rapidamente, per la necessità di individuare possibili predatori/pred...

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 13
Riassunti psicologia Pag. 1 Riassunti psicologia Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti psicologia Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti psicologia Pag. 11
1 su 13
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lavorata56 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Codispoti Maurizio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community