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Riassunti psicopatologia sperimentale e clinica - Gentili

In generale la “Psicopatologia” è lo studio sistematico delle esperienze-delle cognizioni-dei

comportamenti abnormi e quindi di fatto lo studio dei prodotti di una mente alterata. La psicopatologia

sperimentale applica l’uso dei metodi della psicologia sperimentale per lo studio dei processi che

sottendono i disturbi mentali.

Problemi aperti:

• Normale vs. patologico

• Comportamento patologico dimensione o categoria?

• Corrispondenza univoca tra fenotipo e genotipo patologico?

Noi conosciamo e descriviamo l’emozione normale - descriviamo l’emozione patologica- talvolta

possiamo anche dire “guarda questa è una foto di un cervello con un emozione normale- questa è una

foto di un cervello con un emozione anomala” che possiamo fare in risonanza magnetica prendiamo

un soggetto sano- gli facciamo vedere un film triste e il suo cervello risponde in un modo poi lo

facciamo vedere a un paziente depresso e risponde in un altro modo (Aggiungerei di utilizzare il “più o

meno” che deriva dal fatto che questi metodi non sono cosi precisi) però non sappiamo che cosa ha

portato l’individuo normale ad avere un funzionamento di tipo patologico- cosa ha trasformato un

emozione normale in un emozione patologica.

Questo ha una ricaduta molto importante soprattutto concettuale- per cui lo riprenderemo nelle

prossime lezioni- e cioè “esiste una relazione di continuità tra la normalità e la patologia o esiste una

discontinuità?”

L’ansioso sociale che non fa gli esami perché ha paura di fare una figuraccia col docente- l’individuo

con disturbo di panico che ha il panico se si siede nel centro della fila e così via di fatto

rappresenterebbe il lato opposto di questo fenomeno. Allora qui sarebbe molto semplice immaginare

una continuità.. è così? Veramente non lo sappiamo- è il discorso che vi facevo prima cioè alla fine noi

abbiamo un individuo normale e un individuo patologico ma non sappiamo se effettivamente sono

semplicemente due intensità diverse dello stesso fenomeno.

Ditemi voi qual è la componente normale fisiologica/psicologica della catatonia- qual è? A me non

viene in mente. E allora forse qui c’è una discontinuità- e se c’è discontinuità qui c’è discontinuità in

tutti i disturbi mentali o solo in alcuni o solo in alcuni sintomi dei disturbi mentali? Perché questo è

rilevante ? Lo diventa perché ad esempio noi siamo interessati a vedere se un trattamento che abbiamo

ipotizzato riduce effettivamente l'ansia.

Ci sono delle distinzioni fondamentali però da fare :

• PSICOPATOLOGIA DI TIPO DESCRITTIVO è quella che grosso modo avete imparato un

po’ a studiare e a comprendere nei corsi di psicologia clinica cioè io vi descrivo il disturbo. Di

nuovo qui si potrebbe fare una distinzione tra :

• Psicopatologia generale

• Psicopatologia clinica.

Psicopatologia generale

• Studio del sintomo sganciato dal disturbo. Classico della psicopatologia generale sono i disturbi

del pensiero e probabilmente voi in questo modo non ne avete mai sentito parlare però avete

sentito parlare di idee ossessive/delirio/idea prevalente/deragliamento del pensiero. Quando io

vi dico cos'è un delirio e vi dico quali sono i fondamenti classici di quest ultimo NON vi sto

descrivendo un disturbo delirante ma vi sto descrivendo il delirio che poi..

Psicopatologia clinica

• Trovate il delirio descritto dalla psicopatologia generale come SINTOMO nella schizofrenia-

nel disturbo delirante- nel disturbo bipolare con caratteristiche psicotiche- nel disturbo da uso di

sostanze e così via.

Al di là della distinzione tra la psicopatologia generale e clinica quello che è importante è che essa sia

una psicopatologia descrittiva cioè io prendo il sintomo o meglio prendo l’esperienza in genere

soggettiva del paziente e cerco di darne una descrizione il più precisa possibile.

PSICOPATOLOGIA DI TIPO INTERPRETATIVO è quella branca della psicopatologia

soprattutto clinica che cerca di spiegarci perché il paziente è un paziente. Se volete è il tentativo di

trovare quei meccanismi di cui parlavamo prima- quei meccanismi che in grande parte conosciamo nel

processo che porta la normale fisiologia alla malattia e che invece per quanto riguarda le nostre

funzioni mentali è un po’ traballante. Qual è il problema dei tentativi di dare un’interpretazione?

Siccome noi non conosciamo bene i processi non conosciamo cosa sta succedendo quindi ci sono

diverse interpretazioni su cosa succede nella nostra testa che sono tendenzialmente tutte relativamente

valide, anche perché testarle è assai difficile. Ad esempio testare l’efficacia di un trattamento

psicologico è molto complicato.. possiamo tentare di studiare il meccanismo con cui si generano tutte

queste psicopatologie in modo sperimentale. Vedi ad esempio : modello psicopatologico dell'instaurarsi

delle fobie > Piccolo Hans.

Procediamo con ordine : Quali sono gli obiettivi della psicopatologia descrittiva:

• Ordina in modo sistematico e descrittivo le esperienze e il vissuto del paziente quindi cerca

di dare una sistematizzazione ai disturbi ( vedi DSM )

• Identifica l’ambito dei fenomeni psichici e gli elementi di deviazione dalla norma quindi li

colloca nel continuum normalitàpatologia o identifica una discontinuità tra normalità e

patologia

• Definisce come sintomi un insieme di tratti elementari che fanno riferimento alla medesima

alterazione funzionale

• Stabilisce rapporti tra le funzioni psichiche alterate stabilendo le loro cause e le loro

conseguenze (questo è più della psicopatologia interpretativa)

• Descrive e classifica l’alterazione della vita psichica dando origine alle esperienze

intrapsichiche del paziente (cioè cerca di descrivere la patologia del paziente in termini di

esperienza intrapsichica)

Ci sono due strumenti di ricerca in Psicopatologia:

1) I semi-oggettivi (assai pochi e non affidabili)

2) I sintomi (cioè quelli che il paziente ci riferisce come le sue esperienze soggettive)

Allora la psicopatologia descrittiva tradizionale fondamentalmente recupera quelle che sono le macro

categorie della psicologia generale e tenta di descriverne le alterazioni. Quello che vi vorrei portare

come esempio di questo sono i disturbi del pensiero. Allora in termini di pensiero la psicopatologia

tradizionale distingue:

• Disturbi della forma

• Disturbi del contenuto

[ Questi ultimi sono prevalentemente due :

1. Idea prevalente

2. Delirio ]

Definizione di delirio. Le caratteristiche del delirio secondo Jasper sono:

• Un’idea erronea - dove talvolta questo erronea non è erronea perché non è vera, ma è erronea

perché si basa su una percezione alterata della realtà - > Esempio classico : il delirio di gelosia

ossia la condizione in cui il paziente crede di essere tradito dal partner. È un buon esempio

perché il nostro paziente potrebbe essere tranquillamente tradito nella realtà dei fatti, ma il

problema è come lui arriva a farsi questa idea. Se lui ha stabilito che la partner lo tradisce

perché uscendo di casa ha trovato il vicino che gli sorrideva e lui da questo ha inferito che il

vicino stava semplicemente aspettando che lui uscisse per entrare lui in casa, allora questa è

un’interpretazione delirante della realtà ma ciò non significa che in effetti il vicino non abbia

una storia con la partner del nostro paziente.

• Non criticabilità - voi cercate di convincere il paziente che non è così e il paziente troverà

sempre il modo di dirvi che invece è così - Più è strutturato il delirio, quindi più il paziente lo ha

vissuto nel tempo / ci ha pensato / ci ha ragionato sopra- e più è difficile smontare tutto questo

castello che ha costruito rispetto alla propria idea delirante.

• L’interpretazione - quindi come si forma il delirio il modo in cui si forma il delirio è già

anche quello un’alterazione del funzionamento mentale ed è in questo caso un alterazione della

forma perché il paziente mette insieme/associa dati che non hanno niente a che fare l’uno con

l’altro. Questo diciamo è l’aspetto più tradizionale del delirio.

Poi ci sono elementi meno importanti del delirio che sono ad esempio le idee prevalenti che sono

identiche dal punto di vista del funzionamento psicopatologico, ma sono vincibili > cioè se voi

ragionate col paziente, il paziente riesce ad ammettere che si tratta di una sua fantasia.

Vedete che da un punto di vista interpretativo qua non c'è nulla - non stiamo nemmeno dicendo che uno

può essere una forma meno grave dell’altro - semplicemente stiamo presentando la realtà per com’è.

Andiamo a cercare di identificare meglio cos’è la psicopatologia sperimentale in modo un po’ più

metodico  applica l’uso dei metodi della psicologia sperimentale allo studio dei processi che

sottendono i disturbi mentali.

Voi avete fatto nei corsi di psicologia generale e di psicobiologia un po’ di psicologia sperimentale e

quindi dovreste sapere di cosa sto parlando. Qualcuno di voi mi può fare un esempio di una

metodologia della psicologia sperimentale ? William Wundt di Lipsia misurava i tempi di reazione.

Tutt’ora è un ambito della psicologia sperimentale..conoscete lo Stroop Test? Fondamentalmente

misura i tempi di reazione e gli errori del soggetto in esame. Quindi la psicopatologia sperimentale è il

prendere il metodo della psicologia sperimentale e usarlo nello studio dei disturbi mentali, quindi

confrontare un modello di disturbo mentale con una persona che non lo ha.

Così però sembra facile, in realtà ci sono una serie di difficoltà che ci dobbiamo porre nel momento in

cui decidiamo di applicare questi paradigmi della psicologia sperimentale alla psicologia clinica.

• Il problema di un “normale” Vs “patologico”

• Il problema del comportamento patologico

• La corrispondenza univoca tra fenotipo e genotipo patologico

Allora prima di tutto dobbiamo chiederci cosa significa “patologico”.. quali sono gli elementi sui quali

decidiamo che una persona è malata?

• Devianza dalla media  se noi prendiamo un test di personalità o un test di intelligenza se tu vai oltre

di 2 deviazioni standard dalla media diciamo “ok tu devi dalla media”, questo tra l’altro va benissimo

nelle variabili continue ma non va tanto bene con le variabili nominali. In generale vuol dire che : se tu

hai la maggioranza delle persone che ha un tratto, ma il soggetto X quel tratto non ce l’ha, sarà

“deviante”. Perché questo non è sufficiente per definire un disturbo mentale? Vedi il raffreddore e la

carie che li hanno tutti ma sono comunque considerati una malattia, cosi come l'essere mancini o

l'essere omosessuali che non lo sono tutti ma non è una malattia. Quindi la “devianza” è un buon

meccanismo per stabilire cos’è un disturbo mentale ma certamente non è sufficiente.

• Bizzarria > Anche la bizzarria è una deviazione dal comportamento medio. E' un comportamento o

modalità di ragionamento/pensier/sentire determinate emozioni, che si discosta dalla maggioranza delle

persone e questa modalità appare bizzarra, strana. Lo schizofrenico che sente le voci è bizzarro. In altre

culture quella che noi chiameremmo timidezza estrema o ansia sociale è accettato culturalmente, come

nella cultura giapponese. Ad esempio i bambini giapponesi non sono abituati ad essere abbracciati,

tanto più da un estraneo.

• Disagio o deficit funzionale > Il disagio forse è l'elemento più importante. Anche sui testi

diagnostici tipo DSM si trova sempre scritto “la condizione si associa a un disagio clinicamente

significativo in almeno uno dei seguenti ambiti: sociale, lavorativo, familiare,personale,ecc”. FALSO:

la paziente anoressica non è a disagio. Ha problemi di nutrizione che la porteranno alla morte o ad

essere alimentata forzatamente ma sino ai quadri gravi da un punto di vista sistemico-organico,

mentalmente l'anoressica è felicissima, non è a disagio, infatti manitiene quel comportamento per tutta

una serie di motivazioni come il senso di controllo, o il rapporto di competizione con la madre - come

direbbero gli psicoanalisti. Il DSM per cercare di mantenere un criterio relativo al disagio funzionale

parla non solo di disagio individuale e personale, ma anche di disagio familiare e lavorativo. Ad

esempio : il maniacale pur essendo felice nella sua condizione crea un forte disagio a livello sociale,

familiare e lavorativo alle persone che gli stanno intorno. Il concetto di deficit funzionale coprirebbe

molto bene tutto l'ambito della patologia mentale ma è difficilmente descrivibile: si intenderebbe il

fatto che c'è qualcosa nella fisiologia della nostra mente che si altera. Un deficit del normale

funzionamento della nostra mente e del nostro cervello che crea il disagio mentale.

Che cosa è un disturbo mentale quindi ? È un disturbo proprio dell’individuo che causa distress o

disabilità, non è una reazione culturalmente attesa ad un evento, e non è primariamente il risultato di

una devianza sociale o conflitto con la società. Non tutti i distrubi mentali violano norme sociali (ansia,

depressione), non tutti i violatori di norme sociali sono malati mentali (criminali, fedifraghi), anche se

la norma sociale discrimina spesso tra patologia e normalità.

Possiamo studiare i tratti di psicopatologia per esempio ansia ‘normale’ e considerare l’ansia

‘patologica’ una sua variante più estrema? Possiamo indurre comportamenti simil-patologici nei

soggetti sani? Possiamo indurre comportamenti simil-patologici in modelli non umani?

• Dobbiamo recuperare il concetto di relazione tra normalità e patologia in psicopatologia. Se noi

consideriamo che in alcune condizioni, come l'ansia, ci sia un continuum tra normalità e

patologia, possiamo studiarla come tratto e valutarla, ad esempio, in relazione ai processi

attentivi. Per alcuni modelli (ad es. PTSD) possiamo indurre alcuni sintomi reversibili di

disturbo in modo da creare nell'individuo sano aspetti simili a quelli trovati nel disturbo e avere

un campione più numeroso per i nostri studi. Nel PTSD si fanno due cose: far vedere un film

negativamente emotigeno, che induce memorie intrusive (che sono proprio una delle

caratteristiche psicopatologiche del PTSD), e fare uno studio EMDR con individui sani che

portino una memoria particolarmente emotiva, e si va studiare quanto la memoria emotiva

diventi meno vivida. Per certe cose è giusto, per altre non funziona.

Vantaggi:

• Permette lo studio in laboratorio in modo estremamente controllato

• Riduce il problema del reclutamento

• Riduce il problema etico (es. Esporre ad uno stimolo fobico un paziente

Svantaggi:

• Rimane un GAP translazionale tra il modello di psicopatologia e la psicopatologia

• Possibili problemi etici (es. Rischio di indurre una psicopatologia?)

Pensando alla depressione, i vecchi psicopatologi descrivono come in alcuni depressi la tipologia e la

descrizione del proprio umore depresso è una “qualità”, differente da quando lo stesso individuo è

semplicemente triste. (“Non è la solita tristezza che sperimento quando mi capita qualcosa di brutto”).

Siamo dunque sicuri che il sentimento di depressione sia uguale al sentimento di fare guardare un film

triste a soggetti sani? C'è inoltre differenza tra emozioni (repentine, con un profilo temporale

rapidissimo), sentimenti (più stabili) ed umore (tonalità di fondo della nostra vita cognitiva e

soprattutto affettiva. ) Quando creiamo un modello per studiare i disturbi dell'umore elicitiamo

un'emozione (es. film triste) → o non consideriamo la differenza tra emozione ed umore oppure stiamo

sbagliando tutto, stiamo studiando una cosa dandogli un altro nome. Questo vale ovviamente anche

nella traslazione dei sentimenti/emozioni animali-umani. Ad esempio nei topi noi inferiamo la

depressione sulla base dei comportamenti (es. riduzione introito di cibo o tempo trascorso sulla ruota,

preferenza sostanze zuccherine e appetito sessuale, non so se il vissuto depressivo umano può essere

paragonabile, perchè negli uomini la depressione è un fatto cognitivo non emotivo.

Inoltre un altro aspetto importante è :”possiamo indurre comportamenti simil patologici in modelli non

umani”? Questo è molto utile ed è stato utilizzato molte volte nell'ambito della neuropsichiatria:

modelli di topolini con Alzheimer, disturbo Bipolare o Schizofrenia sono utilizzati per la

sperimentazione farmacologica. In psicologia e psicopatologia sono utilizzati di meno ma permettono

di fare inferenze con il comportamento umano, creando delle condizioni che nell'essere umano non si

potrebbero vedere, come ad esempio impiantare un elettrodo in un animale e privarlo del sonno REM

per vedere cosa succede.

Come facciamo a stabilire se un modello è buono? (modelli umani).

Ad esempio studiare l'umore dello studente di psicopatologia clinica che non ha superato l'esame è un

buon modello per studiare la depressione (il tipo di umore è simile, anche se transitorio), a patto di

stabilire dei criteri oggettivi per capire se è un buon modello o meno, così siamo in grado di scartare a

priori una serie di modelli che non funzionano. Si parla di criteri di validità esterna.

Essi sono:

- Validità di facciata (o fa

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giuseppe0902 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicopatologia Sperimentale e Clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Gentili Claudio.
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