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Capitolo 1 - Cenni storici

Lo strutturalismo

L'interesse dell'uomo alla psicologia come scienza viene fatto coincidere con la fondazione del primo laboratorio di psicologia sperimentale, ad opera di Wundt, a Lipsia nel 1879. Qui si iniziò a studiare il modo in cui gli stimoli dell'ambiente esterno, una volta trasmessi al cervello, divenissero sensazioni elementari e infine percezioni complesse. Gli studiosi conclusero che per capire come si formano le percezioni complesse occorreva partire dalle sensazioni causate dall'esperienza immediata: fu ideato il metodo dell'introspezione, che consiste nel cogliere e riportare i processi mentali che hanno luogo durante la presentazione di uno stimolo esterno, in modo da raggiungere la parte più piccola e non ulteriormente scomponibile della psiche, gli “atomi psichici” o “unità psichiche”. Lo strutturalismo e l'introspezione non durarono a lungo nel tempo a causa del presupposto su cui si basava, ovvero il resoconto verbale delle proprie sensazioni. L'attività inconscia della mente è responsabile del comportamento umano e quindi l'introspezione non poteva mettere in luce tutti i fattori influenzanti.

Il funzionalismo

Il funzionalismo, a opera di James e Dewey, che sostenevano che il comportamento umano dovesse essere considerato un processo di adattamento dell'organismo all'ambiente, dilatò la gamma dei processi mentali studiati dagli strutturalisti, occupandosi anche della motivazione, del pensiero e dell'apprendimento, ma sempre secondo l'approccio evoluzionista: nasce il comportamentismo (o behaviorismo).

Il comportamentismo

Secondo i comportamentisti, la mente è una scatola nera all'interno della quale non sappiamo cosa accade (“psicologia della black box”): l'unica variabile di studio deve essere il comportamento manifesto. L'organismo viene visto soltanto come una stazione intermedia tra gli stimoli in entrata e le risposte in uscita (“psicologia stimolo-risposta”). L'approccio più ortodosso (Watson e Skinner) iniziò a mostrarsi inadatto a generare nuova conoscenza psicologica. Limitare l'oggetto di studio al comportamento osservabile e misurabile si rivelò un approccio sterile e fece nascere all'interno degli stessi comportamentisti un nuovo movimento, il neocomportamentismo: si comincia ad ammettere la presenza e l'azione di qualcosa tra lo stimolo e la risposta (“psicologia S-O-R”, dove O sta per una qualche attività non osservabile messa in atto dall'organismo).

Psicologia della Gestalt

Parallelamente al comportamentismo in America, nasce in Europa la psicologia della Gestalt, che in tedesco significa “configurazione”. La Gestalt si forma principalmente come reazione all'approccio atomistico dello strutturalismo e la sua data di nascita viene fissata all'esperimento del movimento stroboscopico, ovvero un movimento fenomenico apparente indotto da stimoli statici presentati in sequenza. Gli psicologi della Gestalt partivano dalla considerazione che ciò che conta è la totalità di un fenomeno e non le singole parti che lo compongono: impiegano il metodo fenomenologico, ovvero un'osservazione bottom-up dei fenomeni.

Il cognitivismo

Neisser, 1967. L'oggetto di studio della psicologia si sposta ai processi cognitivi divenuti una presenza innegabile per l'elaborazione delle informazioni e per la presa di decisione finalizzata alla risposta. Con il paradigma dei tempi di reazione, i cognitivisti metteranno a punto un metodo per misurare la durata (e la complessità) dei processi cognitivi messi in atto tra il momento della presentazione dello stimolo e il momento dell'emissione della risposta motoria. “Tutto quello che sappiamo della realtà è stato mediato non solo dagli organi di senso, ma da sistemi complessi che interpretano continuamente l’informazione fornita dai sensi” (Neisser).

Capitolo 2 - Metodi di ricerca in psicologia

È necessaria una distinzione tra fatti e opinioni. A tale proposito, viene spesso riportato il caso di Hans, un cavallo “molto intelligente”. Il proprietario di Hans viveva nella convinzione che il suo cavallo sarebbe stato in grado di dimostrare un'intelligenza pari a quella umana, e dedicò anni a istruirlo fino a metterlo in grado di compiere operazioni aritmetiche. Si scoprì, bendando il cavallo, che gli indici percettivi sui quali Hans si basava per modificare il proprio comportamento erano dei piccolissimi movimenti o espressioni facciali dell'intervistatore.

Il metodo sperimentale

Il metodo sperimentale è il metodo che garantisce di comprendere i fenomeni naturali e si compone di quattro fasi:

  • Individuazione e descrizione del problema
  • Formulazione di un'ipotesi, dove lo sperimentatore ipotizza una possibile reazione di causa-effetto tra due variabili, ovvero grandezze che vengono manipolate o misurate. La variabile manipolata viene definita variabile indipendente mentre la variabile misurata viene definita variabile dipendente, perché dipende da quella indipendente.
  • Esecuzione dell'esperimento, dove il problema generale e l'ipotesi formulata vengono tradotti in una condizione capace di metterne alla prova la validità.
  • Raccolta dei dati ed elaborazione dei risultati.

Nel metodo sperimentale i risultati di un esperimento devono poter confermare o falsificare l'ipotesi di partenza.

Studi di correlazione

Il metodo sperimentale non può essere applicato sempre. In alcuni casi lo sperimentatore non può manipolare la variabile indipendente. Questi tipi di studi intendono misurare come due variabili variano insieme. Essi sono anche definiti esperimenti naturali. Due variabili sono in rapporto di correlazione (e non di causa-effetto) quando al variare di una si osserva il variare dell'altra. Gli studi di correlazione consentono di individuare eventuali regolarità nelle variazioni tra variabili. Il parametro che viene misurato negli studi di correlazione viene definito coefficiente di correlazione: oltre a misurare l'intensità della correlazione, cioè la forza di coesione tra due variabili, indica la direzione della correlazione tra due variabili espressa in valori che possono oscillare da +1 a -1, dove per +1 si intende una correlazione positiva massima e -1 una correlazione negativa massima. Una correlazione è positiva quando al crescere di una variabile anche l'altra tende a crescere, è negativa quando al crescere di una variabile si accompagna la diminuzione della variabile correlata. Nei casi in cui due variabili siano non correlate tra loro, il coefficiente di correlazione è vicino o uguale a 0.

La significatività e l'inferenza statistica

Ogni volta che si formula un'ipotesi di ricerca, si fa una specifica inferenza sui risultati che emergeranno dalla ricerca. I metodi di inferenza statistica hanno la funzione di misurare il possibile errore tra la casualità e la manipolazione delle variabili. In campo psicologico, i risultati di una ricerca sono definiti significativi quando la probabilità di sbagliare (cioè di ritenere che i dati ottenuti siano l'effetto della manipolazione quando sono dovuti al caso) è inferiore o uguale al 5%.

Altri metodi

Gli studi descrittivi sono quelli in cui non viene ricercata una qualche relazione tra variabili, ma si cerca solo di descrivere un certo fenomeno. I metodi osservativi-descrittivi vengono utilizzati quando i requisiti del metodo sperimentale non possono essere soddisfatti.

Il metodo dell'inchiesta viene impiegato per raccogliere vari tipi di informazioni al fine di descrivere un certo fenomeno. Occorre però tenere presente il fenomeno dell'“accettabilità” e “desiderabilità sociale”, il quale dimostra che le risposte segnate su un questionario tendono a essere in armonia con le regole sociali.

L'intervista consiste nella raccolta di informazioni ottenute tramite un intervistatore, che pone le domande secondo una modalità faccia a faccia o telefonicamente. Una generale suddivisione della tipologia di intervista è quella tra strutturata, semistrutturata e aperta. Ogni tipo presenta vantaggi e svantaggi e solo l'esperienza dell'intervistatore potrà far scegliere l'una o l'altra.

Il questionario ha la caratteristica di essere in forma scritta e chi deve rispondere si trova davanti a domande per rispondere alle quali non si è sottoposti a pressione temporale e non si è costretti a interagire con un interlocutore.

Capitolo 3 - Sensazione e percezione

La sensazione

Il processo attraverso il quale i diversi tipi di energia fisica vengono tradotti in segnali nervosi è la trasduzione: il cambiamento ambientale registrato dall'organo di senso e tradotto in un segnale bioelettrico viene trasmesso al cervello. È a questo punto che si può trovare una sensazione del cambiamento ambientale. Questa relazione viene definita psicofisica perché mette in contatto variabili fisiche e psicologiche. I nostri organi di senso sono però vincolati da alcuni limiti:

  • Ogni sistema sensoriale è in grado di registrare solo il tipo di energia al quale è sensibile.
  • Soglia assoluta e soglia differenziale, ovvero rispettivamente il livello minimo di intensità che uno stimolo deve avere per essere colto nel 50% dei casi; e la differenza minima di intensità che due stimoli devono avere per essere avvertiti nel 50% dei casi.
  • Legge di Weber e legge di Fechner: Weber evidenziò che la soglia differenziale di ogni stimolo è una frazione costante dell'intensità dello stimolo iniziale, ovvero: K= deltaR / R dove: K è una costante, deltaR è la soglia differenziale, R è l'intensità iniziale dello stimolo. La legge di Weber dimostra che più grande è uno stimolo, maggiore sarà la differenza necessaria rispetto a un altro stimolo affinché possa essere percepita. Legando il concetto di stimolo a quella di sensazione, Fechner cercò di verificare di quanto varia la sensazione. La legge di Fechner corrisponde alla formula S = c logR + C dove: S è la sensazione, c è la costante di Weber, R è l'intensità dello stimolo, C è una costante di integrazione.

La percezione

La percezione può essere definita come l'elaborazione delle sensazioni convogliate dagli organi di senso. Il concetto di elaborazione sta a indicare che la sensazione raccolta dagli organi viene codificata, organizzata, riconosciuta e interpretata. Nello stadio primario, hanno luogo i processi visivi primari che svolgono il compito di individuare e descrivere le caratteristiche fisiche dello stimolo visivo lasciandone indeterminati l'uso e la funzione. Dello stadio secondario se n'è occupata la psicologia cognitiva, in quanto è attraverso i processi cognitivi che lo stimolo strutturato, attraverso il confronto con le conoscenze depositate in memoria, viene riconosciuto.

Elaborazione bottom-up e top-down

Le modalità di confronto sono definite bottom-up (elaborazione dal basso verso l'alto) e top-down (dall'alto verso il basso). Con la prima si intende una modalità di elaborazione che parte dai dati sensoriali, mentre l'elaborazione top-down si riferisce a un'elaborazione guidata dai concetti, cioè basata sulle rappresentazioni contenute in memoria. È stato dimostrato che l'utilizzo dell'una o dell'altra dipende dal contesto in cui è inserito l'oggetto percepito e dal grado di conoscenza che l'osservatore ne ha. Chi è ancora a favore dell'ipotesi di elaborazione bottom-up ammette che il processo finale può essere raggiunto solo attraverso un confronto tra l'input sensoriale e la rappresentazione mentale dello stimolo.

Le principali teorie sulla percezione

La teoria più decisamente a favore del processamento bottom-up è la teoria della percezione diretta di Gibson: ogni stimolo possiede informazioni sensoriali sufficientemente specifiche da renderne possibile il riconoscimento senza l'intervento di processi cognitivi superiori. Gibson ha definito questa disponibilità dello stimolo “affordance”, ovvero ciò che permette all'osservatore di estrarre le caratteristiche che definiscono l'uso e le finalità di un oggetto percepito. Sempre secondo la teoria della percezione diretta, l'affordance suggerita dall'oggetto all'osservatore si basa anche sullo stato psicologico e fisiologico dell'osservatore. Una delle critiche che vengono mosse alla teoria della percezione diretta è quella che si riferisce alle illusioni ottiche, che dimostrerebbero che le sole caratteristiche dello stimolo non permettono una sua corretta percezione. Gibson ha risposto a questa obiezione sostenendo che le illusioni ottiche sono un fenomeno di laboratorio e non sono presenti nei contesti naturali: per questo motivo la teoria di Gibson viene anche definita “teoria ecologica” della percezione.

Una teoria della percezione a favore del processamento di tipo top-down è la teoria costruttivista, secondo la quale, dato che noi vediamo oggetti complessi, è necessaria un'attiva ricerca della migliore interpretazione possibile delle caratteristiche disponibili. Secondo Gregory, tale interpretazione, definita “controllo delle ipotesi”, non può che avvenire secondo un approccio top-down grazie al quale “costruiamo” le nostre percezioni attraverso i nostri processi cognitivi. Non c'è una netta contrapposizione tra il principio del controllo delle ipotesi di Gregory e l'affordance ipotizzato da Gibson.

Un'altra teoria della percezione è quella dell'analisi tramite sintesi formulata da Neisser: si colloca a metà strada tra quella di Gibson e quella di Gregory. Secondo Neisser, la percezione sarebbe il risultato di una sequenza di stadi che avrebbe al primo posto la selezione preliminare dello stimolo, fornendo una prima rappresentazione dello stimolo visivo secondo un processamento bottom-up. Al secondo stadio interverrebbe uno spostamento volontario dell'attenzione sullo stimolo analizzato preattivamente: l'osservatore si forma una rappresentazione mentale dello stimolo, basta sull'esperienza, per poi metterla a confronto sulla rappresentazione preliminare.

Anche la teoria della percezione di Marr prevede un livello di elaborazione di tipo bottom-up e uno più avanzato che si baserebbe su processamenti top-down. Secondo tale teoria, la percezione inizia dall'immagine retinica dello stimolo che, attraverso stadi successivi, viene trasformata in una rappresentazione sempre più articolata e complessa.

Realtà fisica e realtà percettiva

Realismo ingenuo= convinzione secondo cui gli stimoli visivi sarebbero percepiti così come sono, generando una completa coincidenza tra la realtà fisica esterna e la realtà percettiva interna. Due esempi di questa discrepanza possono essere rappresentati dall'assenza dell'oggetto fenomenico (figure mascherate o nascoste) e dall'assenza dell'oggetto fisico (triangolo di Kanizsa, in figura). Il triangolo bianco al centro della figura non esiste né è mai stato disegnato ma l'osservatore lo vede a causa dei particolari mancanti dei cerchi e degli angoli.

Percezione e orientamento

Limitando l'osservazione alla caratteristica dell'orientamento, si può concludere che nella struttura gerarchica del sistema percettivo il punto di riferimento è rappresentato dagli assi verticale e orizzontale: è più facile percepire un oggetto orientato verticalmente o orizzontalmente rispetto a individuare un orientamento obliquo.

L'articolazione figura-sfondo

L'articolazione figura-sfondo è un processo che viene sempre eseguito dalla percezione dato che non può esistere una figura senza sfondo (es. il “vaso”, dove i due visi e il vaso sono interscambiabili come figure o sfondo). I principali processi di organizzazione sono quelli studiati dalla psicologia della Gestalt.

I principi di organizzazione percettiva

I più importanti principi di organizzazione percettiva proposti dai gestaltisti sono:

  • Somiglianza: la somiglianza di colore fa sì che le immagini dello stesso colore vengano raggruppati;
  • Vicinanza: le immagini vicine vengono percepite come appartenenti allo stesso gruppo;
  • Chiusura: nonostante i bordi siano discontinui, le linee vengono percepite chiuse e formano le figure geometriche;
  • Continuità o buona direzione: sovrapponendo due elementi, le loro linee vengono unite secondo continuità di direzione.

Capitolo 4 - L'attenzione

L'attenzione è quel processo che seleziona le informazioni che stimolano i sistemi sensoriali e consente soltanto ad alcune di accedere al sistema cognitivo. Le informazioni non necessarie sono escluse, in modo da evitare un sovraccarico cognitivo, grazie al filtro attentivo.

Elaborazione preattentiva

Le caratteristiche elementari di uno stimolo vengono rilevate senza far intervenire l'attenzione: in questi casi si definisce il processamento come preattentivo. Per stimoli più complessi però interviene l'attenzione focalizzata che funziona analizzando ogni singolo stimolo presente nel campo percettivo fino a combinare le due caratteristiche che lo definiscono. Il tempo necessario a questo tipo di processamento attentivo-seriale risente del numero di distrattori presenti nell'ambiente. I possibili errori sono stati definiti congiunzioni illusorie. Ad esempio, se per un decimo di secondo vengono mostrate su uno schermo A e H, i soggetti riferiscono le lettere di colore.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescapozzati di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Tasso Alessandra.
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