Il ruolo della politica economica
L'economista può scegliere diversi atteggiamenti riguardo al tema della decisione (usa
prevalentemente 3 approcci che coesistono oggi tra loro):
1) economia positiva: l'economista cerca di determinare attraverso quali canali le decisioni
pubbliche influenzano i comportamenti privati. Lo Stato è deus ex machina che domina
l'economia privata e la regola nel nome dell'interesse generale.
2) economia normativa: l'economista si domanda quale insieme di decisioni pubbliche
possa meglio sostenere le finalità dichiarate. Si basa sulle acquisizioni dell'economia positiva,
dal momento che le occorre la conoscenza degli effetti dell'intera gamma delle decisioni possibili e
decidere qual'è la migliore. Per capire quale delle soluzioni scegliere, occorre definire un ordine di
preferenze fra situazioni e la costruzione di un simile ordine pone problemi considerevoli;
l'economia normativa obbliga molto spesso a rinunciare a soluzioni di first best per adottare
soluzioni di second best. Si introduce quindi un insieme di distorsioni derivanti dal fatto che lo Stato
non dispone di un'informazione completa sui comportamenti dei consumatori, e le distorsioni
comportano una perdita di benessere. Lo Stato si trova a creare una distorsione (soluzioni di
SB anziché di FB) per correggerne un'altra (informazione incompleta). L'adozione di soluzioni
di second best sollevano difficoltà importanti, una decisione che potrebbe avvicinarsi all'ottimo di
second best può allontanare dall'ottimo di first best. L'economia normativa si imbatte in difficoltà
alle quali l'economia positiva sfugge, la prima: 1) deve definire gli obiettivi di politica pubblica e di
comporre i trade-offs tra obiettivi alternativi; 2) è incerta sulla decisione giusta in un mondo in cui
non sono possibili che degli ottimi di second best; 3) è caratterizzata da forti asimmetrie
informative.
3) political economy: osserva dall'alto gli accadimenti come l'economia positiva di cui ne è
un prolungamento. Lo Stato non è più deus ex machina, ma è piuttosto una macchina
pilotata dalla politica, cioè da attori anch'essi razionali, con obiettivi specifici. Più
precisamente, la political economy si occupa di rappresentare i vincoli e i processi di
decisione nei regimi democratici. Nei modelli più semplici, si ispira spesso a una visione
riduttiva, secondo la quale i politici non hanno altro obiettivo che quello di mantenersi al potere, e
dunque di massimizzare le loro chance di rielezione. L'approccio della political economy è stato
rafforzato da due sviluppi concomitanti: aspettative razionali e ricerca di modelli esplicativi dei
comportamenti politici.
Queste 3 impostazioni coesistono. L'economia positiva rimane alla base dell'analisi delle decisioni
pubbliche (come vengono prese), ma essa è sempre più integrata dalla political economy.
L'economia normativa resta importante ma, cosciente ormai dei propri limiti, è diventata più
modesta.
Ruolo della politica economica:
I principali compiti dei decisori di politica economica possono classificarsi in 6 categorie:
1) definire e applicare le regole del gioco economico: le legislazione economica definisce il
quadro all'interno del quale gli agenti privati assumono le proprie decisioni (regolazione mercati).
2) tassare e spendere (politica fiscale): le spese pubbliche sono importanti in quanto
rappresentano circa la metà del PIL nei paesi europei e 1/3 nel Regno Unito e negli Stati Uniti.
3) emettere moneta e regolarne l'offerta (politica monetaria): la scelta di un regime monetario
e di cambio è una delle decisioni più importanti che un governo possa essere condotto a prendere.
4) produrre beni e servizi: la maggior parte dei governi si assume sempre la responsabilità di
offrire cure sanitarie, istruzione, trasporti ed energia.
5) risolvere i problemi (o pretendere di farlo)
6) negoziare accordi con altri paesi: i governi negoziano in tema di liberalizzazioni commerciali o
di definizione di regole internazionali.
Gli obiettivi della politica economica sono numerosi e a volte contraddittori tra loro. Si vede affidare
obiettivi ambiziosi, senza che a volte venga presa in considerazione la difficoltà, se non
l'impossibilità di realizzarli simultaneamente, anche se dispone di numerosi strumenti; i più
tradizionali riguardano la politica monetaria (fissazione dei tassi di interesse ufficiali) e la politica di
bilancio o fiscale (il livello della spesa pubblica e delle aliquote di imposizione). La politica
economica è a volte ridotta alla combinazione di questi 2 strumenti. Si avvale anche di strumenti
microeconomici: regolamentazioni, sussidi e trasferimenti di ricchezza sociale.
La politica economica come insieme di “trade-offs”:
Consideriamo un governo che persegua n obiettivi economici diversi. Per esempio, cercherà di
stabilizzare il tasso di disoccupazione, il tasso di inflazione e la bilancia dei pagamenti correnti
intorno a una condizione di equilibrio. In questo caso il numero di obiettivi n = 3. Questi possono
essere riassunti in una funzione di perdita: differenza fra ciascuna delle variabili osservate e il suo
valore obiettivo (target). Supponiamo ora che il governo disponga di p strumenti di politica
economica, ovvero p variabili di cui può scegliere direttamente il valore (per esempio, il saldo di
bilancio e il tasso di interesse a breve termine, per cui p = 2). La politica economica consiste allora
nello scegliere i p strumenti al fine di minimizzare il valore della funzione di perdita.
- Se n = p , allora gli obiettivi possono essere tutti raggiunti (regola di TINBERGEN, in base alla
quale il perseguimento di n obiettivi INDIPENDENTI necessita che il governo disponga di un
numero almeno equivalente di strumenti anch’essi INDIPENDENTI).
- se p < n (come nel nostro esempio), allora gli n obiettivi non possono essere raggiunti
simultaneamente, e ciò impone dei trade-offs (scegliere uno piuttosto che un altro).
L'economista Philips aveva messo in luce una relazione negativa fra il tasso di disoccupazione e il
tasso di crescita dei salari nominali nel Regno Unito. La riduzione della disoccupazione di 1 punto
percentuale avrebbe dovuto essere pagata con un aumento del tasso di inflazione.
Le 3 funzioni della politica economica:
1) l'allocazione delle risorse (cioè l'assegnazione ai diversi possibili utilizzi): rientrano nella
categoria gli interventi pubblici che si propongono di modificare la quantità o la qualità dei fattori di
produzione disponibili nel sistema economico o la loro distribuzione. Più in generale vi rientrano le
politiche dirette a fornire i beni pubblici: istruzione, protezione dell'ambiente ecc.
2) la stabilizzazione macroeconomica: interventi che affrontano gli shock esogeni che
allontanano l'economia dall'equilibrio, proponendosi quindi di ridurre la distanza da questo.
Compito che viene attribuito solitamente alle politiche monetarie e di bilancio.
3) la redistribuzione fra agenti o fra regioni: interventi per la modifica della distribuzione dei
redditi. E' ciò che si prefiggono le politiche tributarie, di tipo progressivo, e i sussidi sociali.
influiscono sul livello dell’attività economica. Però, le politiche
Sia allocazione che stabilizzazione
allocative tentano di accrescere il più possibile l’output raggiungibile senza inflazione (output
potenziale); le politiche di stabilizzazione invece si propongono di minimizzare lo scarto fra output
effettivo e potenziale (output gap).
Offerta, domanda e “output gap”:
l'output potenziale è determinato dai fattori di produzione (principalmente lavoro e stock di
capitale), così come dai fattori che influenzano l'efficienza produttiva.
= ( ,
Rappresentazione standard: )
Dove è l'output, lo stock di capitale, l'occupazione e la funzione di produzione. K e N
dipendono dal tempo t così come F. Nel BP, K può essere considerato esogeno in modo che
= Ǩ Ṅ
possiamo scrivere: . Sia il livello di occupazione che viene raggiunto quando la
disoccupazione è al livello , chiamato tasso di disoccupazione di equilibrio. non può essere
uguale a 0 perché in ogni momento, una frazione della popolazione attiva è comunque in cerca di
occupazione. Il suo livello dipende dall'efficienza delle istituzioni del mercato del lavoro del paese,
(1 )
Ṅ = −
dunque se, è la popolazione attiva, si ha:
̅ ̅
Ȳ = ( ,
)
L'output potenziale può essere quindi definito come:
Questo è esogeno nel breve periodo, mentre è endogeno nel lungo periodo, l'orizzonte temporale
in cui si adegua lo stock di capitale. L'output gap può essere allora definito come la differenza tra
l'output (effettivo) determinato dalla domanda aggregata, e l'output potenziale determinato
Ȳ
dall'offerta, .
–
Ȳ
In termini percentuali l'output gap è dato da: / 1
∆ = −
In termini di saggi di crescita l'output gap è rappresentato da: ;
0
con t = 1,…..,T
= ( − 1) = ( Ȳ Ȳ
; / -1)
0 −1
−1
Un output gap negativo significa che il Pil è inferiore al suo potenziale, il che comporta una
disoccupazione superiore a quella di equilibrio (disoccupazione involontaria); se invece è positivo
significa che il Pil è superiore al potenziale.
Perché intervenire?
Secondo gli economisti l'intervento pubblico deve trovare una giustificazione: essi si riferiscono al
primo teorema dell'economia del benessere, secondo il quale, ogni sistema economico di
concorrenza perfetta è efficiente in senso paretiano. Muovendo cioè da un equilibrio di
concorrenza perfetta non si può migliorare il benessere di un agente economico senza ridurre
quello di un altro. Il valore di quanto detto è insieme assoluto e nello stesso tempo limitato.
Assoluto perché nega in linea di principio che l'intervento pubblico possa migliorare le sorti degli
uni senza peggiorare quelle degli altri.
E' tuttavia limitato per 2 ragioni. Primo, il criterio di Pareto non dice nulla circa la distribuzione del
reddito e della ricchezza fra gli agenti (qualsiasi distribuzione del reddito può essere considerata
come pareto-efficiente). Secondo, le condizioni di validità di questo principio sono molto rigide: le
ipotesi sono infatti molto restrittive: 1) funzionamento concorrenziale dell'economia (assenza di
monopolio); 2) esistenza di un insieme completo di mercati che permetterebbe di effettuare
transazioni su qualsiasi bene in ogni periodo; 3) informazione perfetta degli agenti. Mettere in
discussione una qualunque di queste ipotesi significa offrire una giustificazione all'intervento
pubblico. XB W= punto di dotazione
X= allocazione di consumo
YA in questo caso siamo in presenza di 2 soli individui (A e B),
WA+WB . e dobbiamo decidere come allocare i due beni. X e Y.
X Possiamo rappresentare tutte le possibili allocazioni
attraverso la scatola di edgewoth-bowley.
. W YB
XA
WA+WB Quelle rappresentate in figura sono le curve di indifferenza degli
individui, ovvero le combinazioni di beni rispetto alle quali
c l’individuo è indifferente, o in altri termini, le combinazioni che danno
all’individuo lo stesso livello di utilità. La curva di indifferenza mostra
b anche quanto di un bene il consumatore è disposto a cedere in cambio
di un’unità addizionale dell’altro bene (saggio marginale di
d l’inclinazione della curva di indiff.). I
sostituzione, che rappresenta
punti a,b non sono pareto efficienti (è possibile cioè effettuare ulteriori
a scambi più vantaggiosi per tutti), mentre i punti c,d sono pareto
efficienti. I punti pareto efficienti sono infiniti.
I consumatori hanno un vincolo di bilancio comune e questo
passa attraverso il punto di dotazione (w); l’inclinazione del
vincolo di bilancio è: -px/py
y La scelta ottima è data dai p.ti x , y
NB: l’equilibrio che identifica il p.to pareto-efficiente
x nell’allocazione si trova nel p.to di tangenza comune delle curve
di indifferenza.
w L’insieme delle allocazioni Pareto efficienti è dato dalla tangenza
delle curve di indifferenza. Il luogo dei punti di tangenza è la curva
dei contratti.
e Un equilibrio competitivo è dato dalla linea di prezzi tangente alle
curve di indifferenza nello stesso punto.
Non c’è nessun punto preferito al punto e (p.to di equilibrio), in
quanto ogni cambiamento fa stare peggio almeno un consumatore,
l’equilibrio è dunque Pareto efficiente.
w
CURVA DEI CONTRATTI
PRIMO TEOREMA DELL’ECONOMIA DEL BENESSERE: ogni sistema economico di
concorrenza perfetta è efficiente in senso paretiano.
Nel p.to e (di equilibrio) i saggi marginali di sostituzione dei due individui sono uguali:
all’interno della scatola possono esserci più punti per i
SMS(A) = SMS(B) o MRS(A) = MRS(B) ≠
quali è verificata questa condizione (infiniti punti). Se SMS(A) SMS (B) allora esiste la possibilità
per ciascuno degli individui di migliorare il proprio livello di utilità (non si ha quindi efficienza in
senso paretiano). SECONDO TEOREMA DELL’ECONOMIA DEL BENESSERE:
mediante una opportuna redistribuzione iniziale delle risorse è possibile
e’ raggiungere qualsiasi ottimo paretiano come equilibrio competitivo.
Se il punto di dotazione iniziale è w è necessario un trasferimento di
risorse.
L’allocazione Pareto efficiente e’ può essere resa un equilibrio
competitivo,
. come punto di dotazione.
selezionando w’
w w’ La redistribuzione è realizzata attraverso
trasferimenti lump-sum tra i consumatori.
U2
c a Frontiera delle possibilità di utilità
Curva dei contratti b
a c
b U1
I punti a e b si trovano sulla frontiera e dunque sono pareto efficienti; il punto c non si trova sulla
frontiera e quindi non è pareto efficiente.
Un altro modo per rappresentare la curva dei contratti è attraverso la CURVA DELLE
DI UTILITA’. Ad ogni punto di tangenza prima individuato faccio corrispondere 2
POSSIBILITA’
utilità che diventano le coordinate di un punto sul grafico. L’insieme dei punti, che rappresentano
l’utilità degli individui in situazioni allocative di efficienza paretiana. I punti al di sotto della curva
(p.to b) non sono pareto-efficienti, mentre quelli al di sopra non sono raggiungibili. I punti che
invece si trovano sulla curva sono tutti efficienti in senso paretiano.
Per scegliere tra i punti sulla frontiera il social planner misura il
benessere sociale aggregando i livelli di benessere individuali,
SWF servendosi della funzione di benessere sociale (SWF).
Dati (U1, U2), il benessere aggregato è dato da: W(U1,U2)
–
Bergson Samuelson (SWF =social welfare funcition)
Argomenti a favore dell'intervento pubblico: IL MONOPOLIO
La causa fondamentale del monopolio è la presenza di barriere all’entrata di imprese concorrenti
sul mercato. Le barriere possono essere di tre tipi: 1) barriere di tipo oggettivo, indotte dalla
proprietà esclusiva di uno o più input essenziali che non possono essere sostituiti o riprodotti (solo
chi possiede quel determinato input può produrre un certo bene o servizio). 2) barriere di tipo
legale: brevetti, marchi, copyright, diritti esclusivi di vendita (è lo Stato che sancisce il monopolio).
Tuttavia, tali barriere possono essere indispensabili per incentivare le imprese a svolgere attività di
R&D ed innovare. 3) barriere di tipo economico (barriere di costo): indotte dalla presenza di forti
economia di scala. E’ il caso del monopolio naturale.
In concorrenza perfetta le imprese fissano l'output al livello pareto-efficiente, in corrispondenza del
quale il costo marginale è uguale al prezzo (Cm = P). Nel caso di concorrenza imperfetta invece,
(monopolio), le imprese uguagliano il ricavo aggiuntivo che ottengono vendendo un'unità in più del
– –
bene ricavo marginale e il costo marginale
(Rm = Cm). Quando l'impresa vende una unità addizionale, riceve il prezzo di quell'unità, ma per
vendere l'unità addizionale, l'impresa deve abbassare il prezzo non solo dell'unità addizionale, ma
anche di tutte le unità precedenti. Il ricavo ottenuto dalla vendita di una unità addizionale è quindi
–
uguale al prezzo il ricavo a cui si deve rinunciare. Perciò in monopolio il ricavo marginale è
inferiore al prezzo (Rm < P).
Nel caso di monopolio, il mercato “fallisce” perché non riesce ad allocare efficientemente le risorse,
e quindi a massimizzare il benessere sociale. Il monopolista produce meno della quantità
socialmente efficiente.
Pertanto il monopolio impedisce che si sfruttino alcune opportunità di scambio mutuamente
vantaggiose. Il monopolista pone il prezzo (p) al livello in cui
DWL RM=CM (ricavi marginali=costi marginali).
e costi marginali costanti…
Ipotizzando costi medi
Se fosse possibile stabilire un accordo tra
monopolista e consumatori fino al livello di prezzi
P* (cui corrisponde la quantità Q*), i consumatori
ne ricaverebbero un vantaggio (trapezio
PmACP*) superiore al costo per il monopolista
(quadrato PmABP*).
I consumatori potrebbero rifondere il produttore
ed avere un beneficio netto (triangolo ABC)..
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