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Riassunti di politica economica

Modulo 1

Lezione 1

Un sistema economico è caratterizzato da un insieme di fondamentali, dati i quali, i diversi soggetti decisori mirano al raggiungimento di certi obiettivi, coordinando le proprie strategie. In quest'ottica quindi un S.E. è una fitta rete di interconnessioni a più direzioni, tra soggetti economici (es. famiglie-imprese-stato) che svolgono le attività di produzione, consumo, scambio ecc.

Per fondamentali si intendono le caratteristiche strutturali (es. legislazione, cultura) e i vincoli esogeni (risorse disponibili, storia) del sistema stesso; sono dati nel breve periodo. Gli obiettivi sono i fini del sistema economico, ovvero i valori condivisi dalla collettività, un punto d'incontro tra i plurimi obiettivi dei singoli operatori economici. I primi influenzano i secondi, per es. non avrebbe senso parlare di efficienza senza un vincolo di risorse. Quantomeno nel breve, non è vero il viceversa (nel lungo periodo invece potrebbero esserci interventi normativi sui fondamentali per il perseguimento di certi fini come per es. redistribuzione risorse per perseguire l'equità).

Proprio dal fatto che vi sono più soggetti con fini possibilmente diversi e antitetici e che anche nel migliore dei casi vi sono comunque scelte su più piani (individuali, di gruppo, collettive) scaturisce il bisogno di sistemi di coordinamento tra strategie: essenzialmente sono lo Stato (o meglio il sistema politico) e il Mercato (o meglio l'insieme delle forze di mercato). Il primo è un meccanismo di coordinamento di scelte di tipo collettivo ed è costituito da relativamente pochi soggetti decisori coordinati tramite logiche gerarchiche (top-bottom) e istituzionali. Il secondo è un meccanismo di coordinamento delle scelte economiche di tipo decentrato ed è costituito da molti soggetti decisori che perseguono ognuno un proprio interesse ma "guidati" dalla cosiddetta mano invisibile.

Questi due meccanismi non si escludono a vicenda ma possono e anzi devono essere complementari, sebbene talvolta possano perseguire fini opposti e posto che comunque non è detto si comportino in modo sempre corretto e/o inquadrato negli obiettivi. Proprio per questo il funzionamento del S.E. può essere analizzato come un problema di coordinamento tra potere di mercato e potere politico per il perseguimento del benessere sociale. Vanno poste però delle regole:

  • Utilizzo della democrazia indiretta nel processo di formazione delle scelte sociali; ciò implica che si delega al referente politico la maggior parte delle decisioni collettive (ipotizzando che essa persegua gli interessi dei rappresentati); implica inoltre la validità del criterio di maggioranza come meccanismo di voto, cosa peraltro non così scontata.
  • Esistono forme di organizzazione intermedia tra Stato e individuo. La presenza di famiglie, imprese, enti no-profit, privato sociale riducono l'eccessiva frammentazione decisionale tramite un accentramento di interessi comuni e quindi di strategie. La presenza di decentramento amministrativo e politico, invece, riduce l'eccessivo accentramento decisionale; non tutte le scelte (collettive) sono prese a livello macroscopico ma vi possono essere più filtri intermedi come per esempio le regioni, i comuni ecc.
  • La struttura informativa e decisionale dell'economia è individuale, ovvero in mano ai singoli individui; proprio per questo è un processo costoso raccogliere informazione (private). In ogni caso dev'esser rispettata la libertà di scelta e ciò implica anche la completezza delle informazioni (o meglio basta avere tutte le info necessarie e ciò richiede la concorrenza perfetta).
  • Nel processo di coordinamento tra i due poteri diviene rilevante il principio di sussidiarietà: esso è un meccanismo di tutela costituzionale tipico degli Stati moderni e, in via generale, è quel principio regolatore per cui se un ente inferiore è capace di svolgere bene un compito, l'ente superiore non deve intervenire, ma può eventualmente sostenerne l'azione. Esso può essere orizzontale nel rapporto Individuo-Stato o verticale nel rapporto Stato-Enti sovranazionali. Nel primo caso in particolare, lo Stato deve solo garantire il funzionamento del mercato (che però si presume efficiente di per sé). L'altra faccia della medaglia è che l'ente superiore debba necessariamente intervenire qualora possa migliorare le cose.

Lezione 2

Possiamo fare un esempio di quanto finora detto applicandolo a un'economia di solo mercato. In quest'economia il mercato è l'unico strumento di coordinamento; esso coordina decisioni economiche decentrate tramite un sistema di prezzi parametrici. Quindi a partire dai prezzi, che sono dati, gli agenti economici decidono quanto e cosa produrre/consumare con logiche di ottimalità individuale. Il sistema dei prezzi svolge quindi una funzione allocativa (le risorse vengono impiegate lì dove sono più produttive) e una funzione distributiva (la remunerazione di ogni risorsa è proporzionale al suo contributo al processo produttivo).

Le ipotesi (piuttosto stringenti) su cui si basa tale paradigma teorico sono perfetta informazione e concorrenzialità dei mercati (ciò implica omogeneità dei beni). In tale economia i fondamentali sono rappresentati dalle preferenze dei consumatori, dalle tecnologie e conoscenza delle imprese e dalla dotazione iniziale di risorse (L o K) che dispongono famiglie e imprese. Gli obiettivi sono invece efficienza ed equità. Stiamo parlando di un'equità minimale; è sufficiente garantire un minimo di risorse ad ogni agente economico perché possa partecipare all'economia (risponde quindi in parte anche a logiche di efficienza).

In questa situazione la migliore politica economica è quella di non fare nulla che distorca il funzionamento del mercato; se però il mercato "fallisce" c'è spazio per un intervento da parte del policy maker. L'economia reale è ovviamente molto più complessa; essa diviene in questo contesto un "gioco di coordinamento economico e politico" che coinvolge una miriade di soggetti, privati e istituzionali, che, con diversi gradi di potere, influenzano e concorrono alla realizzazione degli obiettivi sociali.

Ai fondamentali precedentemente visti si aggiungono il grado di concorrenza dei mercati, le aspettative, gli istituti contrattuali, le asimmetrie informative e l'incertezza; proprio quest'ultimi due fattori causano fallimenti di mercato (es. assicurativo ma anche delle attività finanziarie); questo perché il sistema dei prezzi non rappresenta l'unico parametro dato per tutti gli operatori e quindi non è neanche lo strumento adatto a coordinare tutte le decisioni. Inoltre, per quanto riguarda il mercato bisogna tenere conto dell'inflazione che a sua volta poggia su un'altra componente delicata che si riscontra nell'economia reale ovvero le aspettative.

Va inoltre detto come le condizioni che rendono possibile la perfetta concorrenza vengono facilmente meno e si forma quindi potere di mercato che va gestito. Lo Stato infatti nell'economia reale ha un ruolo tutt'altro che marginale e anzi interviene in modo quantomeno triplice (fondamentali-mercato-obiettivi). Il fatto che però esso sia arbitro ma anche giocatore può portare a una commistione di interessi e soggetti che a sua volta può condurre al fallimento statale. Con un tale approccio si moltiplicano anche gli obiettivi come per es. l'occupazione, la stabilità unita da crescita ecc.

Modulo 2

Lezione 1

Abbiamo detto che gli obiettivi di un'economia di solo mercato sono (quantomeno) l'efficienza e l'equità (minimale). Dal vincolo di risorse scaturisce il concetto di efficienza ma la loro allocazione porta inevitabilmente a conflitti. È possibile rendere minima la conflittualità attraverso un meccanismo di contrattazione volontaria in cui gli operatori economici siano incentivati a cooperare, ovvero il criterio di Pareto.

"Si definisce Pareto-efficiente un'allocazione (ovvero una particolare dotazione) delle risorse tale per cui, dati i fattori produttivi disponibili, la tecnologia e le preferenze dei consumatori, non è possibile individuare un'allocazione alternativa che consenta di migliorare il benessere di un individuo senza peggiorare quello di un altro."

Tale criterio misura l'efficienza in termini di benessere individuale non collettivo (ma collettive sono le finalità, ovvero l'uso efficiente delle risorse); inoltre, è un criterio di efficienza relativa non assoluta, si ha quindi sempre bisogno di un'alternativa perché il criterio trovi applicazione: per stabilire se una situazione è efficiente nel senso di Pareto dobbiamo immaginare di trovarci già in quella situazione, e poi ci chiediamo se una eventuale alternativa sia migliore oppure no. Inoltre esso richiede semplicemente che nessuno perda; è dunque possibile che solo un soggetto si avvantaggi (o si avvantaggi più degli altri) ovvero quello con maggiore potere contrattuale.

Da un punto di vista tecnico è un criterio di ordinamento delle preferenze individuali e soddisfa i seguenti requisiti:

  • È simmetrico e transitivo: se A>B e B>C allora è vero anche che A>C. Si dice a tal proposito che le allocazioni A, B e C sono confrontabili e ordinabili (laddove il criterio non può pronunciarsi su quale situazione sia migliore si parla di "incompletezza").
  • Dev'essere compatibile con un criterio di dominanza debole (condizione necessaria e sufficiente); ovvero dev'essere vero che A≥B per ogni individuo. Ciò garantisce "l'oggettività" delle valutazioni, ovvero che nessuno perda passando da B ad A.

Nota Bene: Talvolta sono richieste anche altre condizioni psicologiche sulle preferenze, come per esempio l'egoismo e la monotonicità Struttura delle preferenze (misurate in termini di benessere) di due individui (1 e 2) rispetto a quattro allocazioni (A, B, C e D) disponibili.

Partendo dallo stato C, B ed A sono miglioramenti paretiani (tutti "stanno meglio") mentre D no (l'individuo 2 perde). La situazione A è ottima nel senso di Pareto.

Nota Bene (1): Se esistessero sole le situazioni C e D il criterio sarebbe inutile (100>>9 ma 6<7, ovvero incompletezza).

Nota Bene (2): Nella stessa situazione il criterio è "stupido". L'individuo 1 guadagna molto mentre l'individuo 2 perde poco eppure la situazione D non è ottima nel senso di Pareto; essa potrebbe però essere anche accettabile "moralmente" soprattutto tramite meccanismi di compensazione.

Nota Bene (3): Tutte le ripartizioni sono potenzialmente Pareto-efficienti anche una situazione in cui un individuo ha 100 e un altro ha 0. Solitamente si ipotizza che valga l'ipotesi di sussistenza e quindi, per garantire ad ogni agente economico un minimo di risorse in modo che possa partecipare all'economia, si escludono i punti estremi o dei tratti dell'insieme di Pareto, ovvero, si esclude possano esistere certi stati del mondo.

In una economia di puro scambio con due individui, A e B, e due beni, x1 e x2, in quantità date, si raggiunge l'efficienza nel momento in cui non esiste più uno spazio di scambio reciprocamente vantaggioso. Questo accade quando il consumatore massimizza la propria utilità ovvero quando i due consumatori presentano lo stesso saggio marginale di sostituzione per i due beni (quantità di bene a cui si è disposti a rinunciare per ottenere una unità aggiuntiva di un altro bene mantenendo costante l'utilità).

A2,1 A B2,1 B

SMS2 = |Δx2/Δx1| = UMAx1/UMAx2 = SMS2 = |Δx2/Δx1| = UMAx1/UMAx2

Dal punto di vista grafico, l'insieme di tutte le possibili allocazioni Pareto-efficienti, date le risorse iniziali, x1 e x2, le preferenze dei consumatori e l'allocazione iniziale delle risorse, è rappresentato dalla curva dei contratti di scambio. All'interno di una scatola di Edgeworth, la curva dei contratti di scambio è l'insieme di tutti i punti di tangenza delle curve di indifferenza (sono le sezioni bidimensionali della funzione di utilità che è tridimensionale) dei due consumatori, ognuna delle quali riassume la struttura delle scelte di ciascuno di loro sulla base delle rispettive preferenze.

Se per esempio in un punto della scatola di Edgeworth che non è posto sulla curva dei contratti si ha che SMSA2,1 = 2 e SMSB2,1 = 1 allora esiste uno spazio di scambio vantaggioso (lo scambio è in questo caso la mano invisibile, mentre l'esistenza di tale spazio è l'incentivo). Il consumatore A presenta un SMS maggiore poiché dispone di una quantità maggiore di x2 e attribuisce una utilità marginale maggiore al bene x2 perché più scarso. Così, il soggetto A scambia x2 con B in cambio di x1; in questo modo per il soggetto A x2 diventa più scarso (ovvero l'UMA per x2 aumenta) mentre x1 diventa più abbondante (ovvero l'UMA per x1 diminuisce). Il risultato finale è che l'SMS del soggetto A mano a mano diminuisce mentre quello di B, specularmente, aumenta: questo processo continua fino a che non si ha l'eguaglianza dei due valori in questione.

Si noti come l'SMS rappresenta in un'economia di baratto il presso soggettivo di ciascun consumatore, ovvero la sua disponibilità a pagare per un bene espressa in termini di rinuncia a un altro bene. Inoltre le opportunità di scambio nel S.E. si esauriscono quando si forma un unico prezzo soggettivo. Quindi non è richiesta un'economia monetaria per il perseguimento dell'efficienza, essa è solo una modalità organizzativa che facilita le contrattazioni.

Lezione 2

L'applicazione del criterio di Pareto nell'ambito della produzione vede sempre come obiettivo primario l'efficienza; da specificare che il problema in questo caso è l'uso ottimale dei fattori non la quantità da produrre (posto che si ricerca comunque l'assenza di sprechi).

In una economia in cui si producono due beni, x1 e x2, attraverso l'utilizzazione di due fattori, L e K, disponibili in somma fissa si raggiunge l'efficienza produttiva nel momento in cui non è più possibile aumentare la quantità prodotta di uno dei due beni senza diminuire la quantità dell'altro. Ovvero:

x1K,L x1L x1K x2K,L

SMST = |ΔK/ΔL| = PMAx1L / PMAx1K = SMST = x1x2L x2K|ΔK/ΔL| = PMAx2L / PMAx2K

Le ipotesi di fondo sono che vi sia un solo produttore e due linee produttive separate e che il rendimento dei fattori (ovvero le produttività marginali, PMA) siano decrescenti (i crescenti portano inevitabilmente al monopolio). Ciò significa che raddoppiando i fattori produttivi la produzione totale risulta meno che doppia. Supponiamo che SMSTx1K,L = 2 SMSTx1K,L = 1. In tal caso il processo di produzione del bene x1 cede K al processo di produzione del bene x2 in cambio di L e viceversa. Questo perché per il processo x1 L risulta doppiamente produttivo rispetto a K. In questo modo il SMST del processo x1 diminuisce (la produttività marginale di K aumenta in relazione alla diminuzione del fattore K stesso, mentre la produttività marginale di L diminuisce in relazione all'aumento del fattore L stesso). La riallocazione continua fino a che non si ha l'eguaglianza dei due saggi marginali di sostituzione tecnica (indica le unità di un fattore produttivo a cui si dovrà rinunciare per ottenere un'unità in più di un altro fattore produttivo, mantenendo costante la quantità di output).

Dal punto di vista grafico, l'insieme di tutte le possibili allocazioni Pareto-efficienti, dati i fattori disponibili L e K, la tecnologia e l'allocazione iniziale dei fattori stessi tra le imprese, è rappresentata dalla curva dei contratti di produzione (unione di tutti i punti di tangenza degli isoquanti di produzione). Tuttavia, graficamente, è possibile utilizzare la curva di trasformazione (forma concava e curvatura dovute a ipotesi di PMA decrescenti) che individua le possibili allocazioni Pareto-efficienti definite in termini di beni finali prodotti invece che in termini di fattori produttivi utilizzati. Tutto ciò che sta a destra della curva non realizzabile, tutto ciò che sta sinistra è realizzabile ma non efficiente. Si opera questa trasformazione per confrontare contemporaneamente l'efficienza nel consumo e nella produzione, dovendo necessariamente adottare termini comuni, ovvero i beni finali. I punti di tangenza con gli assi cartesiani di tale curva sono i punti di specializzazione produttiva, ovvero tutti i fattori sono utilizzati per produrre un solo bene (anche qui quindi potrebbe venire esclusi tali punti o addirittura tratti della curva di T.) Solo i punti sulla frontiera sono caratterizzati dall'efficienza ovvero dalla condizione:

x2 x1 x2 x1

SMT = |Δx2/Δx1| = PMALx2 PMALx1 = PMAKx2 PMAKx1

Nota Bene esempio: PMALx2 = produttività marginale del lavoro nel processo produttivo del bene 2.

Volendo ora verificare le condizioni che garantiscono il raggiungimento dell'efficienza sia nel consumo che nella produzione, adottiamo l'ipotesi relativa all'esistenza di un solo individuo che è, nello stesso tempo, produttore e consumatore dei beni x1 e x2 (economia alla Robinson Crusoe). Dato l'insieme delle possibilità di produzione, il consumatore sceglierà la combinazione dei due beni che gli garantisca la massima utilità. Graficamente ciò si realizza nel punto di tangenza tra la curva di tra...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher duccio.zava di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Malerba Giuseppina.
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