Cap. 1 (Politica economica)
Economia positiva e normativa
Economia positiva: descrive i fenomeni come si presentano (economia politica).
Economia normativa: suggerisce come dovrebbe essere il sistema (politica economica).
La nascita dell'economia politica
L’economia politica come scienza nasce con la pubblicazione de “La ricchezza delle nazioni” (1776) di Adam Smith.
Teorie economiche
Mercantilisti: obiettivo dello Stato è accumulare metalli preziosi creando un surplus della bilancia commerciale; in realtà ciò provoca inflazione, così i mercantilisti puntano a politiche che impoveriscono gli stati vicini.
Adam Smith è invece contrario al protezionismo e favorevole al libero scambio.
Fisiocratici: è fondamentale potenziare l’agricoltura attraverso un’organizzazione moderna e più produttiva.
Adam Smith e David Ricardo
Adam Smith sosteneva che ogni individuo, perseguendo il proprio interesse, è spinto da una mano invisibile a promuovere l’interesse collettivo. Gli interventi pubblici nell’economia sono perciò dannosi (liberismo), eccetto quelli indirizzati alla difesa, giustizia, opere pubbliche.
David Ricardo afferma invece che non esiste un interesse collettivo, bensì ogni classe sociale ha interessi diversi. Tuttavia, anche Ricardo fu un liberista, era contrario agli interventi statali nei periodi di crisi, poiché alteravano la concorrenza, capace invece da sola di sostenere il sistema.
Smith e Ricardo auspicavano il libero scambio sia all’interno di un Paese, sia tra Paesi diversi.
Altre correnti di pensiero
Romantici tedeschi: protezionismo doganale e autorità dello Stato.
Fichte: autarchia, cioè un Paese deve essere capace di produrre al suo interno tutto ciò di cui ha bisogno.
Socialisti riformisti
Sismondi: non vi è armonia sociale, bensì vi sono due classi contrapposte: i capitalisti e i lavoratori.
Proudhon: auspicava il frazionamento della proprietà privata in modo tale che agricoltura e industria fossero gestite da tanti piccoli produttori.
Giustizia economica
Giustizia commutativa: realizzata dal mercato.
Giustizia distributiva: considera la posizione di partenza dei soggetti.
John Stuart Mill sostenne che la giustizia del mercato andava completata col principio di uguaglianza delle opportunità e ciò comporta un intervento dello Stato nella vita sociale.
Cap. 2 (Economia del benessere)
Teorie di Pigou e Pareto
Arthur Cecil Pigou auspicava la massimizzazione del benessere sociale come somma delle utilità individuali, ma egli considerava solo il benessere economico (reddito).
Vilfredo Pareto invece sosteneva che se attraverso un intervento nessun individuo è danneggiato ma almeno uno è avvantaggiato, si può affermare che vi è un miglioramento. L’ottimo paretiano è la situazione in cui, data una certa distribuzione del reddito nazionale, il volume di esso non può essere aumentato.
Pigou e Pareto sono d’accordo sull’associare l’utilità dell’individuo al suo reddito. In una situazione di concorrenza pura si avrà automaticamente un ottimo paretiano (efficienza allocativa).
Cap. 3 (I fallimenti del mercato e il dibattito sull’efficacia dell’intervento pubblico)
Fallimenti del mercato
Alfred Marshall notò che anche in concorrenza pura può non esservi il massimo volume di produzione. Queste situazioni prendono il nome di fallimenti del mercato. Inoltre, Marshall compì un’analisi sulle economie interne (economie di scala) ed esterne (esternalità).
Analisi di Pigou
Pigou analizzò costi privati e costi sociali:
- Costi sociali > Costi privati → Esternalità negativa (diseconomia esterna);
- Vantaggio sociale > Vantaggio privato → Esternalità positiva (economia esterna).
Per rimediare ai fallimenti del mercato è necessario l’intervento dello Stato mediante:
- Imposte o sussidi (in base al tipo di esternalità);
- Regolamentazione.
Opinioni sull'intervento statale
Secondo alcuni, invece, non è necessario l’intervento dello Stato.
Coase ha sottolineato il costo dei provvedimenti correttivi, sostenendo che le parti in conflitto possono accordarsi privatamente. Ma spesso i costi di transazione sono troppo alti, quindi risulta indispensabile l’intervento pubblico.
Analisi costi-benefici
Investimento privato → I benefici devono eccedere i costi;
Investimento pubblico → La somma dei benefici sociali e privati deve eccedere la somma dei costi sociali e privati.
La difficoltà dell’analisi risiede nella quantificazione dei costi e benefici sociali e nella valutazione del valore attuale dei costi e benefici che matureranno in futuro.
Costo dello sviluppo economico
Malthus sosteneva che se la popolazione cresce più velocemente delle risorse si avrà una progressiva diminuzione del tenore di vita. Tale tesi è stata smentita: nonostante il forte aumento demografico, il tenore di vita è migliorato.
Altri fallimenti del mercato
Altri fallimenti del mercato: beni pubblici, asimmetria informativa nel mercato, incompletezza dei mercati.
I beni pubblici hanno due caratteristiche: la loro fruizione non ha costi; è impossibile escludere gli individui dall’utilizzo.
Nei casi in cui non vi è perfetta informazione sul mercato (cioè il venditore ha un livello di informazione maggiore del compratore), lo Stato dovrebbe imporre una regolamentazione o distribuire l’informazione gratuitamente ai cittadini.
Infine potrebbe esserci incompletezza dei mercati se un bene non viene offerto dai privati nonostante il suo costo di produzione sia inferiore al prezzo che il consumatore è disposto a pagare.
Cap. 4 (Impresa industriale e legislazione antimonopolistica)
Concorrenza e monopoli
In certe condizioni la concorrenza pura determina un ottimo. Quando un bene è prodotto da poche imprese, queste possono accordarsi tra loro in modo da influenzarne il prezzo. Si determina una situazione non più di concorrenza ma di monopolio o oligopolio. Bisogna che lo Stato intervenga affinché le grandi imprese non aumentino eccessivamente il costo della produzione.
Caratteristiche dell'impresa moderna
L’impresa moderna ha due importanti caratteristiche:
- Separazione tra proprietà e controllo (gli azionisti hanno potere limitato nel decidere la politica dell’impresa);
- Diversificazione del prodotto da suoi simili o da prodotti sostituti.
L’inefficienza della piccola impresa che determina lo sviluppo della grande impresa viene dai costi di transazione. Essi hanno origine da:
- Razionalità limitata: difficoltà nel far circolare informazioni rispetto ad una grande impresa;
- Opportunismo: talvolta l’agente economico persegue il proprio interesse maliziosamente.
Legislazione antimonopolistica
Secondo alcuni, essa limita l’azione delle imprese e altera la concorrenza. Altri affermano che il potere monopolistico non può durare, dunque non rappresenta un problema. Altri ancora sostengono l’importanza di una concorrenza quantomeno potenziale.
Il primo esempio di legislazione antimonopolistica è lo Sherman Act (Stati Uniti, 1890).
Fusioni e concentrazioni
Le fusioni danno luogo a concentrazioni, che possono essere:
- Orizzontali: tra imprese che producono beni uguali;
- Verticali: tra un’impresa che produce determinati beni e un’impresa che utilizza questi beni per la sua produzione;
- Conglomerali: tra imprese che producono beni completamente diversi.
La legislazione della CEE non condanna tutti i monopoli, ma ne combatte l’abuso. L’articolo 81 del Trattato di Roma vieta espressamente accordi che violano la concorrenza. Tali intese sono lecite solo se migliorano la produzione o la distribuzione del prodotto.
In Italia solo nel 1990 è stata emanata una legge a tutela della concorrenza ed ha istituito l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato con il compito di verificare l’esistenza di infrazioni ai divieti di limitazione ad essa.
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