Introduzione
La scienza politica
La scienza politica è lo studio della politica tramite l'applicazione del metodo scientifico (metodo quantitativo). Tale disciplina, sulla cui definizione c'è poca chiarezza, vuole studiare i fenomeni politici e le loro cause dal punto di vista più scientifico possibile.
Caratteristiche
- Applica la metodologia delle scienze empiriche sul modello delle scienze fisiche e naturali: la scienza politica ha la pretesa di applicare il metodo scientifico, ma ciò non avviene con lo stesso rigore con cui le scienze pure lo applicano. La scienza politica presenta infatti il 'dubbio paradigmatico', data la non condivisione univoca dei suoi studiosi rispetto a concetti e ambiti.
- Descrittiva/esplicativa (e non normativa/prescrittiva): la scienza politica spiega determinati fenomeni e fornisce risposte a determinati interrogativi, spiegando anziché prescrivendo (come invece avviene nella filosofia politica). Tale idea si collega al paradigma costruttivista.
- Teorica e (principalmente) empirica: la scienza politica assume l'approccio più scientifico possibile, occupandosi della spiegazione di fenomeni attraverso procedure empiriche.
I campi d'indagine della scienza politica
La scienza politica è suddivisibile in due campi d'indagine: la politica comparata (oggetto del corso) e la politica internazionale.
- Politica comparata: lo studio dei fenomeni politici che avvengono prevalentemente all’interno di paesi. La definizione è stata coniata da Joseph LaPalombara, in 'Politics within Nations' (1974). Lo studio della politica comparata coincide oggi con la scienza politica.
- Politica internazionale: lo studio dei fenomeni politici che avvengono prevalentemente tra paesi. La definizione è stata coniata da Hans Morgenthau, in 'Politica tra le nazioni. La lotta per il potere e la pace' (1948).
La distinzione tra queste due macroaree non è comunque netta: esistono, così come rappresentato, degli ambiti (rivoluzione, politica economica, politica ambientale) in cui politica comparata e politica internazionale saranno necessariamente sovrapposte e a confronto.
Esistono altre due definizioni di politica comparata:
- La politica comparata come lo studio dei fenomeni politici che avvengono prevalentemente all’interno di paesi, eccetto in quello in cui lo studioso risiede: tale accezione è utilizzata negli Stati Uniti, dove lo studio della politica americana è considerato un sottosettore separato della scienza politica. Ma tale definizione è poco utile, perché implica che lo studio della politica nigeriana dovrebbe essere considerato come parte della politica comparata a condizione che lo studioso non svolga la sua attività di ricerca in Nigeria.
- La politica comparata come lo studio dei fenomeni politici tramite il 'metodo comparato': questa definizione risale al tentativo aristotelico di classificare e comparare differenti forme costituzionali. Tale definizione risulta invece ridondante, se si considera che la comparazione è alla base del metodo scientifico, quindi al centro di qualsiasi indagine scientifica: sostiene, in altre parole, che la politica comparata e la scienza politica siano la stessa cosa.
Si prenda in considerazione solo la prima di queste definizioni, perché la più utile allo studio della disciplina.
Distinguere la scienza politica dalle altre discipline
La scienza politica condivide con altre discipline (filosofia, storia, diritto costituzionale e sociologia) l'interesse per lo stesso ambito di studio, ma ha finalità e usa metodi differenti.
- Scienza politica e filosofia: nella scienza politica, la metodologia è empirica, il carattere esplicativo, il linguaggio osservativo/denotativo. Il metodo utilizzato è la retorica e il ragionamento analitico per giustificare la coerenza e la validità delle proprie affermazioni. Al contrario, nella filosofia si giudica la giustezza morale delle scelte pubbliche attraverso teorie e concetti, con un punto di vista etico e normativo che talvolta non prende in considerazione la forma effettiva del fenomeno politico.
- Scienza politica e storia: nella scienza politica, è presente una particolare enfasi sulle regolarità empiriche, un ricorso alla generalizzazione e un metodo generalizzante. Si procede consultando gli archivi e interpretando empiricamente le fonti. Al contrario, la storia descrive nel dettaglio singoli movimenti, partiti, personalità o fenomeni, ed offre una interpretazione cercando le connessioni tra una sequenza di eventi rigorosamente documentati, senza considerare le regolarità empiriche.
- Scienza politica e diritto: nella scienza politica, è presente una particolare attenzione alle dinamiche informali, ovvero un'attenzione ai comportamenti e agli atteggiamenti oltre che alle regole (comportamentismo). Si procede consultando le fonti del diritto, interpretando e valutando le norme. Al contrario, il diritto si occupa di dinamiche formali e studia il sistema di norme per valutare la correttezza giuridica dei comportamenti politici.
- Scienza politica e sociologia: nella scienza politica, i fenomeni politici sono considerati autonomi, viene data enfasi alla dimensione istituzionale e le variabili 'politiche' sono considerate indipendenti. Le metodologie sono in gran parte condivise con la sociologia, motivo per cui un tempo la scienza politica era inglobata nella stessa sociologia. Al contrario, la sociologia studia la società e analizza come le caratteristiche del sistema o della struttura sociale influenzano il comportamento degli attori e delle istituzioni politiche, quindi i fenomeni sociali e la politica sono considerati relativamente all'agire umano. Esiste una disciplina ibrida, la sociologia politica, che studia le basi sociali di alcuni tipici fenomeni politici: questo a prova del fatto che la distinzione tra le due discipline è la più complessa.
La scienza politica come disciplina organica
Lo scienziato politico aveva inizialmente (e ha tuttora negli Stati Uniti) un ruolo pubblico, prendendo determinate decisioni di valore politico. La scienza politica era principalmente interessata allo Stato e alle sue istituzioni:
- Le istituzioni erano considerate come forme sociali definite in senso stretto e formalmente in sovrapposizione ai poteri dello stato (legislativo, esecutivo e giudiziario).
- L'analisi, di tipo formale, impiegava come fonti documenti legali e testi costituzionali.
- Il campo d’indagine era limitato a pochi casi: prevalentemente nazioni occidentali (Europa occidentale e Nord America).
La scienza politica come disciplina organica è nata attorno agli anni '30 negli Stati Uniti, in coincidenza con due grandi eventi che sottolineano la sua empiricità:
- Il New Deal, programma di investimenti pubblici fatto da Roosevelt successivamente alla crisi del 1929, per il quale studio si è intensificato lo sviluppo della disciplina.
- La Seconda Guerra Mondiale, con lo sviluppo dello studio di tematiche politiche in sociologia (simbologia, propaganda e il suo effetto sui cittadini, transizione da democrazia a dittatura).
Nel corso degli anni '40, la rivoluzione comportamentista ha spostato l'analisi politologica al di fuori delle istituzioni: il paradigma di studio cambia completamente e osserva il comportamento dei singoli attori politici individuali (cittadini) e collettivi (partiti, governi), partendo dall'organizzazione dello Stato e arrivando al comportamento formale.
Caratteristiche
- Attenzione alla politica nella pratica e nei fatti piuttosto che secondo la definizione dei testi ufficiali.
- Analisi del comportamento reale degli individui, senza prestare attenzione al potere e al ruolo delle istituzioni.
- Analisi empiricamente orientata, con apertura del campo d’indagine a nuovi casi (America latina, Medio Oriente, Africa), che permette lo sviluppo della stessa politica comparata.
- Rinnovato ruolo pubblico degli scienziati politici: molti sono chiamati a collaborare con l’amministrazione USA prima nell’ambito del New Deal roosveltiano (anni ’30) e poi nella fase dello sforzo bellico (anni ’40).
Nel corso degli anni '80 è tornata un'attenzione alle istituzioni (motto: Bringing the state back in), intesa come l'insieme di procedure e azioni sociali che creano strutture di opportunità e limiti all'interno dei quali gli attori sociali operano e formulano le loro preferenze: l'attenzione viene quindi data agli aspetti informali. A questa idea si associano nuovi approcci istituzionali basati sulla dimensione temporale (neoistituzionalismo storico), su quella organizzativa (neo-istituzionalismo sociologico) e su alcuni assunti razionali (neo-istituzionalismo razionale); quest'ultimo secondo il quale le istituzioni cerchino di massimizzare la loro utilità (riguardo beni politici come il voto degli elettori, quindi un approccio strategico perché si mira a raggiungere un obiettivo confrontandosi con altri attori razionali - la politica come capacità di rapportarsi con altri attori e far valere il proprio obiettivo).
Lo sviluppo del metodo quantitativo, con la raccolta di dati, e la formulazione di politiche pubbliche come risposte a problemi della società sono solo alcuni degli aspetti più importanti che questo passaggio determina nello studio della scienza politica: l'approccio che seguiremo sarà sempre quello comportamentista.
La scienza politica oggi
Per quanto giovane, la scienza politica è una disciplina che risponde a problemi concreti e rilevanti, che adotta un approccio strategico: ovvero, assume che il comportamento di tutti gli attori politici sia interpretabile come l’interazione tra individui che perseguono obiettivi in un ambiente in cui la realizzazione dei propri scopi è resa più complicata dall’agire di altri soggetti (non c’è politica nell’isola di Robinson Crusoe, finché non arriva Venerdì…); ogni spiegazione deve essere analizzata alla luce della evidenza empirica disponibile, usando gli strumenti metodologici tipici delle scienze.
La questione irachena e una considerazione sullo studio della politica oggi
George W. Bush viene eletto come presidente degli Stati Uniti, in seguito a contestazioni. Durante il suo mandato si presenta la questione della relazione tra Stati Uniti e Medio Oriente, in seguito all'attentato delle Torri Gemelle del 2001: Afghanistan innanzitutto, poi Iraq, la cui invasione è stata però giustificata sulla base di prove alterate/contraffatte (la minaccia di possesso di armi di distruzione di massa da parte dell'Iraq non era vera); i Green Day fecero l'album American Idiot come opposizione alla politica del presidente.
Prima di invadere l'Iraq nel 2003, il presidente americano George W. Bush dichiarò che gli Stati Uniti avrebbero garantito che “un dittatore brutale non [fosse] sostituito da un altro”. Disse "tutti gli iracheni devono avere una voce nel nuovo governo e tutti i cittadini devono avere i loro diritti tutelati“, giustificando così l'invasione dell'Iraq sostenendo che il dittatore Saddham Hussein dovesse essere sostituito da un governo democratico. Ma che cosa significa regime democratico nella scienza politica?
Egli poi fece un'analogia tra i piani per il dopoguerra in Iraq e quello che era successo in Giappone e in Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale. Evidenziò come gli Stati Uniti avevano lasciato alle spalle "costituzioni e parlamenti" piuttosto che "eserciti di occupazione”, con una transizione avvenuta nonostante la cultura 'avversa alla democrazia'.
Come risultato, “nelle società che una volta producevano fascismo e militarismo, la libertà ha trovato una sede permanente", nonostante la presenza di culture dei due paesi che "molti ritenevano fossero incapaci di sostenere la democrazia" Esistono culture avverse alla democrazia?
Il presidente Bush continuò affermando che “la nazione irachena con il suo ricco patrimonio, le sue risorse abbondanti e la sua gente qualificata ed istruita è pienamente in grado di muoversi verso la democrazia e di vivere in libertà". Esistono precondizioni socio-economiche alla democrazia?
L'economia, l'assetto economico è una determinante importante per lo sviluppo della democrazia, ma dalla Repubblica Popolare Cinese abbiamo la prova recente che nella maggior parte dei casi questo non accade. Bush si riferisce a delle risorse economiche che possono essere la base dello sviluppo democratico, ma ignora che possano esistere anche casi di transizione contraria, dalla democrazia alla dittatura: non tutte le democrazie rimangono tali per sempre. Si consideri infine i casi in cui la distinzione tra religione e stato, conquista dell'illuminismo e base dello sviluppo democratico in Europa, non è presente.
Tuttavia "Sarà difficile aiutare la libertà a prendere piede in un paese che ha conosciuto tre decenni di dittatura, di polizia segreta, di divisioni interne e guerra.” Quali sono gli ostacoli alla democrazia? Il presidente Bush ha fatto molte affermazioni circa i benefici della democrazia e la probabilità di successo del processo di democratizzazione in Iraq. Ma qual è la base teorica per queste affermazioni? Che cosa ci dice l'evidenza empirica? Come è possibile cominciare a valutare rigorosamente queste ed altre affermazioni simili?
Si osservino altri esempi di problemi che la disciplina affronta: è vero che un sistema maggioritario riduce il numero dei partiti e aumenta la stabilità dell’esecutivo? È vero che un sistema federale sia da preferire a uno centralizzato? Se il SÌ avesse vinto al referendum costituzionale del 4 dicembre cosa sarebbe analiticamente successo?
Gli obiettivi del corso sono in primo luogo presentare in modo articolato come gli scienziati politici hanno risposto, e cercano tuttora di rispondere, a queste domande; in secondo luogo fornire le conoscenze di merito e gli strumenti metodologici in modo da facilitare una valutazione indipendente di questi argomentazioni.
La scienza
Il metodo comparato - condizioni necessarie e sufficienti
Se da un lato viviamo in una società iper-connessa, con alti standard educativi e informazioni reperibili facilmente, dove comunque questo ambiente invece di diffondere un atteggiamento razionale sulla realtà ha assecondato la diffusione di: pseudo-verità, fake news e sospetto, sfiducia e contestazione nei confronti della comunità scientifica; dall'altro lato la comunità scientifica chiede al cittadino di non esprimere giudizi su materie su cui è incompetente, ma di fidarsi (ciecamente) della scienza, in altre parole di avere «fede». Rispetto alla scienza, più che fidarsi o contestare a prescindere, meglio (con)testare: se la scienza non è democratica e una dimostrazione non può essere ascentifica, è opportuno studiare la politica attraverso il metodo scientifico, testando delle ipotesi e quindi verificando empiricamente se una teoria è falsificabile o confermabile.
La politica comparata fa uso del cosiddetto «metodo comparato», che è alla base di qualsiasi indagine scientifica e che è comunemente usato dagli scienziati politici per studiare la società. Conosciuto anche come i «canoni» di Mill, fu introdotto da John Stuart Mill in 'Sistema della logica deduttiva e induttiva' (1843). Gli studiosi che utilizzano il metodo comparato raccolgono informazioni su fenomeni sociali, che poi utilizzano per generare leggi o teorie generali sul perché certi fenomeni politici si verificano, individuandone le cause. La causa deve intendersi come il determinare una variabile dipendente da parte di una variabile indipendente.
Mill individua due metodi con i quali si possono ricercare sistematicamente i nessi causali: Metodo della Concordanza e Metodo della Differenza. Essi vogliono spiegare due diversi tipi di causalità: quella data dalle condizioni necessarie e quella data dalle condizioni sufficienti. Lo studio dei due tipi di causalità è distinto, ma nella realtà dovrebbe applicarsi simultaneamente. Tali condizioni sono rappresentabili attraverso la teoria degli insiemi.
Una condizione necessaria è una circostanza (CN) in assenza della quale l'evento in questione (E) non può accadere; ovvero, E non accade mai, a meno che CN sia presente (se E allora CN, oppure se no CN allora no E; ogni volta che osservo E, osservo anche CN). Quindi, ogni volta che osservo un determinato evento osservo la condizione che si suppone avere un nesso causale con quel determinato evento. Una condizione necessaria risponde alla proposizione 'se … allora', 'se non... allora non'.
Una condizione sufficiente è una circostanza (CS) in presenza della quale l’evento in questione (E) deve aver luogo; ovvero, E accade sempre se CS è presente (se CS, allora E, oppure se no E, allora no CS; CS dà luogo sempre a E). Quindi, la circostanza in questione dà sempre luogo all'evento: questo si riflette nella teoria degli insiemi come una rappresentazione inversa. Una condizione sufficiente risponde alla preposizione '… accade sempre se … è presente'.
Una condizione necessaria e sufficiente è una circostanza (CNS) in assenza della quale l'evento in questione (E) non si verificherà e in presenza della quale l'evento (E) deve aver luogo; ovvero, E avviene se e solo se CNS si verifica. Quindi, l'evento avviene se e solo se la circostanza si verifica: questo si riflette nella teoria degli insiemi come un sistema con sottoinsieme in cui evento e circostanza coincidono.
Il Metodo Comparato - Il Metodo della Concordanza
Il Metodo della Concordanza si applica quando i casi concordano sul fenomeno da spiegare ma hanno cause differenti: ovvero, variano le variabili indipendenti ma non quelle dipendenti.
-
Riassunti - Valutare le democrazie
-
Riassunti - Varietà di democrazie
-
Riassunti Economia Politica II
-
Riassunti di Politica economica