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TOPIC 1 dell’economia che cerca di comprendere cosa succede in una

MACROECONOMIA: sotto-materia

nazione. Analizza il comportamento dell’intera economia nel suo complesso e le politiche

economiche (misure aggregate di variabili economiche). Bisogna distinguere:

- Breve periodo: corrisponde a qualche anno. Nel breve periodo si possono notare

fluttuazioni del ciclo economico, il livello dei prezzi viene considerato dato. Viene stabilito

come la politica economica può essere utilizzata nel ciclo economico; es. cambiamenti

frequenti di disoccupazione e produzione.

- Medio periodo: corrisponde a uno o due decenni. Fotografia di ciò che succede nel lungo

periodo. La capacità produttiva viene considerata data. Es. consistente aumento del livello

dei prezzi.

- Lungo periodo: corrisponde a parecchi decenni o un secolo. Si può notare la crescita

economica e si stabilisce come il lavoro e il capitale possono essere utilizzate per la crescita.

Es. aumento della capacità produttiva.

La differenza con la microeconomia sta nell’aggregazione. Nella macroeconomia si tralasciano i

dettagli, questo porta a vantaggi o svantaggi.

Il modello che si utilizza è molto simile a quello della microeconomia: modello di domanda e

offerta aggregata, ovvero considerando le domande e le offerte di tutti i mercati.

PRODUZIONE

A livello nazionale vi è un sistema contabile che serve per misurare l’attività economica aggregata.

Vi sono due approcci:

1) Livello macroeconomico: valore della produzione di beni e servizi uguale al valore del

reddito; Siccome vengono considerati sinonimo si fa riferimento ad un’unica

2) Produzione e reddito.

variabile ovvero il Prodotto interno lordo (PIL, valore di mercato di tutti i beni e servizi

finali prodotti in un paese in un dato periodo di tempo)

PIL

VALORE DI MERCATO DI TUTTI I BENI E SERVIZI FINALI PRODOTTI IN UN PAESE IN

UN DATO PERIODO DI TEMPO (intervallo temporale, trimestre o un anno).

Si riferisce al valore di mercato ovvero il prezzo a cui vengono scambiati, valore che i consumatori

attribuiscono al bene o servizio.

Si considerano i beni e servizi finali ossia i beni tangibili e intangibili legalmente prodotti e venduti,

non prodotti intermedi (utilizzati per produrre altri beni).

Si parla di prodotti correnti e non passati.

Per quanto riguarda il paese, si considera l’area all’interno dei confini geografici (beni e servizi

nazionali) indipendentemente dalla nazionalità del produttore.

Il PIL può essere calcolato da due punti di vista diversi:

A. PRODUZIONE: valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un paese in un

dato periodo di tempo.

a. Finali: escludendo quelli intermedi;

b. Prodotti intermedi: somma del valore aggiunto nel paese in un dato periodo. Il valore

aggiunto è il valore di produzione al netto dei beni o servizi intermedi.

B. REDDITI: somma dei redditi in un paese in un dato periodo di tempo. Per ottenere il PIL è

necessario sommare il reddito da lavoro e da capitale.

misura il valore dell’attività economica.

Il PIL Può essere:

- PIL nominale (PIL a prezzi correnti o a valori, ): somma delle quantità dei beni e servizi

ai prezzi correnti quindi variabile da un istante all’altro.

finali Il PIL nominale cresce nel

tempo perché sia la produzione che i prezzi crescono nel tempo. Non è utile per misurare

l’attività economica perché, crescendo nel tempo, non è possibile misurare la produzione e

le sue variazioni, quindi è necessario eliminare l’effetto dell’aumento di prezzi. Cresce più

per l’effetto

velocemente del PIL reale dei prezzi.

in termini di beni o aggiustato per l’inflazione, €

- PIL reale (PIL a prezzi costanti, ):

somma delle quantità dei prodotti finali ai prezzi costanti. Cambia solo la quantità. Vengono

i prezzi costanti al livello dell’anno base la cui scelta è irrilevante (diversi

considerati

numeri ma stessa variazione percentuale), in quanto catturerebbe solo la variazione della

All’anno base il pil nominale

produzione e non dei prezzi che vengono mantenuti costanti. e

reale coincidono.

Il problema del PIL reale è che in realtà i beni finali son più di uno quindi esso deve essere definito

come una media ponderata di tutti i beni finali utilizzando come pesi i prezzi relativi. Sono dei pesi

tali da riflettere i prezzi relativi e il loro cambiamento nel tempo (PIL reale con indice a catena).

Il PIL consente di effettuare confronti con gli altri paesi dal punto di vista economico. Il confronto

può essere fatto tramite il PIL pro-capite (PIL/numero di abitanti).

reddito dell’individuo medio in

PIL PRO-CAPITE: un dato paese e misura il tenore di vita. Il

benessere dipende sia dal reddito che da altri servizi o beni che la persona può usufruire senza il

reddito.

TASSO DI CRESCITA DEL PIL REALE

l’evoluzione dell’attività economica nel tempo.

Serve per confrontare −

−1

−1

Se il rapporto è positivo la crescita è in espansione mentre se è negativo significa che è in

contrazione. Se la situazione di contrazione si protrae per 2 periodi consecutivi si chiama

recessione.

LEZIONE 2

- PIL naturale: massimo livello di produzione date le risorse produttive; crescita tramite

accumulazione di fattori produttivi;

- PIL attuale (corrente): fluttuazioni annuali attorno al PIL naturale; ciclo economico

determinante di fasi espansive e contrattive.

Altri fattori molto importanti per capire altri aspetti della macroeconomia sono:

▪ grado di assenza di lavoro nell’economia. Per calcolare il tasso di

DISOCCUPAZIONE:

disoccupazione è necessario sapere: occupazione (N=persone con impiego), disoccupazione

(U=persone senza impiego ma lo stanno cercando), forza lavoro (L=occupazione +

=

disoccupazione). Il tasso di disoccupazione è calcolato .

che ha lavorato almeno un’ora in un impiego

I dati: occupati→ coloro nella settimana

precedente a quella dell’intervista.

disoccupati→ coloro che hanno attivamente cercato lavoro mandando almeno una job

quattro settimane prima dell’intervista)

application (non oltre

fuori dalla forza lavoro→ non occupati

Per interpretare la disoccupazione bisogna considerare:

➢ Tipo di occupazione: impiego stabile o precario (a chiamata);

➢ Lavoratori scoraggiati: disoccupati non alla ricerca di impiego;

➢ Sottoutilizzo: occupati in cerca di più impieghi.

dell’assenza di lavoro: ulteriori statistiche

Il tasso di disoccupazione è una misura imperfetta

sono ad esempio il tasso di partecipazione ovvero il rapporto tra la forza lavoro e la

popolazione in età lavorativa. La disoccupazione è dannosa per:

a. Conseguenze sociali con effetti sul benessere legate a sofferenze finanziarie e

psicologiche (sussidi di disoccupazione). Quando la disoccupazione aumenta, oltre

ad aumentare i disoccupati peggiora anche la loro situazione;

Segnale di inefficienza nell’utilizzo delle risorse umane.

b. Anche un tasso di

disoccupazione troppo basso porta a problemi perché questo significa che potrebbe

sovrautilizzare le risorse e potrebbe incorrere a carenze di forza lavoro.

▪ INFLAZIONE: aumento sostenuto del livello generale dei prezzi. Il tasso di inflazione ( )

è il tasso di crescita del livello dei prezzi e se l’inflazione è negativa ci troviamo nella

deflazione. Per calcolare il livello generale dei prezzi gli economisti usano:

=

Deflatore del PIL: è il rapporto tra PIL nominale e reale: . Esso misura il

All’anno base i due PIL coincidono quindi è uguale

prezzo medio della produzione.

a 1. Il deflatore del PIL è un numero indice ovvero un numero con valore arbitrario,

ciò significa che di per sé non ha significato ma le sue variazioni si.

−1

=

Il tasso di inflazione

−1

€ =

g = g +

Tasso di crescita: €

I consumatori però sono interessati al prezzo medio del consumo quindi è necessaria una

misura alternativa: indice dei prezzi al consumo. I prezzi medi possono differire perché i

beni prodotti non coincidono necessariamente con quelli acquistati dai consumatori, per due

motivi:

1. Alcuni dei beni nel PIL non sono venduti ai consumatori, ma alle imprese, al governo o

all’estero;

Alcuni dei beni acquistati dai consumatori non sono prodotti all’interno della nazione ma

2. importati dall’estero.

L’indice dei prezzi al consumo (CPI, prezzo medio del consumo), misura il costo della vita.

calcolato dall’ISTAT attraverso interviste ai consumatori: identifica il paniere più

Viene

rappresentativo delle abitudini di consumo (paniere costante). Il CPI è:

× 100

All’anno base il livello dei prezzi è uguale a 100: numero indice. Il CPI è necessario per

calcolare l’inflazione. Il fatto che l’inflazione sia positiva significa che i prezzi aumentano

anche se il tasso diminuisce.

INDICE ARMONIZZATO DEI PREZZI AL CONSUMO (HICP)

L’inflazione dei prezzi al consumo in Europa viene calcolato dall’Eurostat aggiustando il paniere di

beni utilizzato nei vari CPI nazionali. Anche questo è un numero indice. Insieme al CPI sovrastima

il costo della vita. Presenta vari problemi:

▪ Sostituzione di beni: il paniere non riflette la reazione dei consumatori ai cambiamenti dei

prezzi relativi;

▪ Introduzione di nuovi beni: il paniere non riflette l’aumento del potere d’acquisto associato

alle innovazioni;

▪ di qualità: il paniere non riflette l’aumento del potere d’acquisto associato ai

Cambiamenti

miglioramenti di qualità;

▪ Sostituzione dei punti vendita: il paniere non riflette la sostituzione di punti vendita più cari

con quelli più economici.

altri indicatori possiamo concludere che il deflatore del PIL e l’indice armonizzato

In relazione agli

dei prezzi al consumo si muovono quasi sempre insieme. Quando non si muovono insieme la causa

sta nell’aumento del costo dei beni di consumo importati rispetto a quelli prodotti in italia.

L’inflazione può essere:

❖ Pura (aumenti proporzionali di prezzi e salari): senza effetti su prezzi relativi e potere

d’acquisto;

❖ porta a problemi come l’influenza sui prezzi relativi e sulla distribuzione del reddito,

Non pura:

incertezza influenzando decisioni d’investimento, tassazione interagendo con l’inflazione (es.

scaglioni fiscali: il reddito nominale tende ad aumentare nel tempo quindi il reddito si

sposterebbe da uno scaglione all’altro aumentando la tassazione. Il fatto che aumenti il reddito

nominale non è detto che aumenti anche quello reale).

L’inflazione ottimale è tra 1% e 3%.

RELAZIONE TRA PRODUZIONE E DISOCCUPAZIONE

Vi è una relazione negativa tra crescita economica e variazione di disoccupazione (legge di Okun).

Quando il tasso di crescita è elevato la disoccupazione diminuisce perché sono necessari maggiori

lavoratori per produrre più beni.

Graficamente sull’asse verticale avremo il tasso di disoccupazione mentre sull’asse orizzontale il

interseca l’asse delle ordinate nel punto in cui la produzione è di circa il

tasso di crescita. La retta

3%. La legge di Okun è una linea inclinata verso il basso. Per ridurre la disoccupazione è necessario

un alto tasso di crescita della produzione.

però, l’economia si trova nella fase di surriscaldamento

Quando la disoccupazione è ridotta e questo

porterà l’inflazione ad aumentare.

RELAZIONE TRA DISOCCUPAZIONE E INFLAZIONE

Vi è una relazione negativa tra disoccupazione e variazione di inflazione (curva di Philips).

L’obiettivo di ogni paese è ottenere un’alta crescita della produzione e bassa disoccupazione e

inflazione.

Graficamente il tasso di inflazione si trova sull’asse verticale mentre il tasso di disoccupazione

sull’asse orizzontale. Possiamo concludere che la linea è inclinata verso il basso: un’elevata

disoccupazione conduce ad un calo di inflazione. Inoltre la retta interseca l’asse delle ordinate nel

la disoccupazione è circa 8,3%. L’inflazione in Italia aumenta se la disoccupazione è

punto in cui

minore dell’8.3%, mentre diminuisce se la disoccupazione è minore dell’8.3%.

Considerando differenti orizzonti temporali si individuano differenti determinanti della produzione:

A. Breve periodo: la produzione viene determinata dalla domanda. Cambiamenti della

domanda portano a cambiamenti della produzione: contrazioni ed espansioni. Le variazioni

della domanda possono essere causate da cambiamenti nella fiducia dei consumatori.

la produzione viene determinata dall’offerta:

B. Medio periodo: (un decennio) stock di

capitale, livello della tecnologia e la dimensione della forza lavoro. Siccome in un decennio

queste cambiano lentamente, vengono prese come dati.

C. Lungo periodo: la produzione viene determinata dal sistema di istruzione, il tasso di

risparmio e la qualità del governo i quali portano all’aumento sia del capitale che del livello

della tecnologia.

LEZIONE 3

MERCATO DEI BENI

BREVE PERIODO: la domanda determina la produzione, ma parecchi fattori determinano la

domanda come le fluttuazioni della produzione e politiche fiscale e monetaria.

Per il calcolo della domanda si ipotizza il livello di prezzi fisso e quindi che le imprese siano

disponibili ad offrire qualunque quantità al dato prezzo.

- Con la disoccupazione le imprese possono assumere lavoratori aggiuntivi al salario corrente:

costo medio della produzione non cambia con la produzione;

Assenza di vincoli sul lato dell’offerta: solo la domanda

- è rilevante per la determinazione

della produzione.

Nel breve periodo il livello dei prezzi è fisso perché i salari e i prezzi si aggiustano lentamente.

Tra la produzione, il reddito e la domanda vi sono forti interazioni:

• Variazioni di domanda di beni portano a variazioni nella produzione

• Variazioni di produzione portano a variazioni del reddito

• Variazioni di reddito portano a variazioni nella domanda di beni.

Per determinare la domanda dei beni e servizi può risultare utile la scomposizione del Pil aggregato

in: 1) CONSUMO (C): beni e servizi acquistati dai consumatori. Costituisce la componente più

importante del pil; è la somma tra l’investimento non residenziale (acquisto di

2) INVESTIMENTO FISSO (I):

nuovi impianti o macchinari da parte delle imprese) e residenziale (acquisto di nuove case o

appartamenti da parte degli individui). In entrambi i casi si parla di acquisti per il futuro.

3) SPESA PUBBLICA (G): beni e servizi acquistati dallo stato e dagli enti pubblici. La spesa

considerata è quella sia per i consumi che per gli investimenti. La spesa pubblica non

include i trasferimenti come l’assistenza sanitaria e interessi sul debito pubblico perché non

rappresentano acquisti di beni o servizi.

4) ESPORTAZIONI NETTE (X): ovvero senza considerare le importazioni ovvero gli

acquisti dall’estero questo perché il consumo dei beni stranieri viene conteggiato all’interno

della spesa pubblica e del consumo, ma non concorre alla formazione della produzione

nazionale. Molto importanti sono le esportazioni che sono le vendite di beni e servizi al resto

del mondo. La differenza tra le esportazioni e le importazioni è chiamata saldo commerciale.

Se le esportazioni sono superiori alle importazioni si avrà un avanzo commerciale mente in

caso contrario un disavanzo commerciale.

5) INVESTIMENTO IN SCORTE: è costituito dalla differenza tra i beni prodotti e venduti.

Se la produzione eccede le vendite, le scorte di magazzino aumentano quindi l’investimento

in scorte è positivo, altrimenti è negativo.

La domanda totale di beni viene indicata con Z:

≡ + + + −

Per facilitare la comprensione è necessario fare delle semplificazioni:

A. Assumere che tutte le imprese producano lo stesso bene che può essere utilizzato dai

consumatori come bene di consumo, dalle imprese come bene di investimento e dallo stato

come spesa pubblica. Con questa semplificazione bisogna analizzare solo il mercato di quel

bene;

B. Assumere che le imprese siano disposte a fornire qualsiasi quantità del bene ad un dato

prezzo. Questo permette di concentrarci solo sul ruolo della domanda nella determinazione

della produzione aggregata. Questa ipotesi vale solo nel breve periodo;

Assumere che l’economia sia chiusa ovvero che non abbia alcun tipo di rapporto con

C. l’estero, quindi sia le esportazioni che le importazioni saranno uguali a 0 anche se questa

ipotesi è irrealistica.

Considerando queste ipotesi Z sarà: ≡ ++

Somma tra consumo, investimenti e spesa pubblica:

1) CONSUMO: il consumo dipende soprattutto dal reddito disponibile ovvero quello dopo

aver ricevuto i trasferimenti da parte del governo e al netto delle imposte. Quando il reddito

aumenta, aumenta anche il consumo, altrimenti diminuisce.

= ( )

La parte a destra è chiamata funzione di consumo per sottolineare il fatto che il consumo

dipende dal reddito disponibile. Il consumo non è necessariamente uguale al reddito

disponibile perché gli individui potrebbero risparmiare parte

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher catbru25 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Marsiglio Simone.
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