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Politiche comunitarie e sviluppo rurale

Il processo di costruzione della comunità economica europea

Premessa: i principali risultati conseguiti dall’Unione Europea (nata nel 1975) fino ad oggi sono stati:

  • Periodo di pace più lungo della storia;
  • Ha raggruppato 28 Paesi;
  • Ha abolito le frontiere;
  • Ha introdotto un mercato comune;
  • Ha introdotto una moneta unica.

Alla fine della seconda guerra mondiale il ruolo dei paesi europei risultava fortemente ridimensionato se paragonato a USA ed Unione Sovietica. Il processo d’integrazione europea prese inizio dal secondo dopoguerra in poi. Nel 1948 venne fondato l’OECE (Organizzazione economica della cooperazione europea) a cui aderirono 17 stati dell’Europa occidentale e nessuno dell’Europa orientale, poiché influenzati dall’Unione Sovietica. Il 18 aprile 1951 venne firmato a Parigi il trattato che istituì la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), e di cui ne presero parte Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Germania, Francia ed Italia; la Gran Bretagna non aderì poiché non condivideva la sovranazionalità adoperata dalla Comunità.

Il 25 marzo 1957 i sei paesi firmarono i Trattati di Roma, istituendo così la CEE (Comunità Economica Europea) e la CEEA (o Euratom, Comunità Europea dell’Energia Atomica). L’obiettivo era quello di creare le basi di una sempre più stretta unione tra i popoli europei, perseguendo lo sviluppo delle varie economie, mediante l’abolizione fra gli stati membri dei dazi doganali e l’introduzione di una politica commerciale comune mediante la creazione di un mercato interno.

Il 4 gennaio 1960, con la Convenzione di Stoccolma la Gran Bretagna, Norvegia, Svezia, Danimarca, Australia, Svizzera e Portogallo istituirono l’EFTA (una sorta di risposta britannica all’istituzione della CEE). Nel 1979 il consiglio europeo, riunito a Parigi, adotta lo SME (Sistema Monetario Europeo) ovvero di un particolare sistema di cambi. Nel 1981 la Grecia entra a far parte della Comunità, e nel 1986 Spagna e Portogallo.

Nel 1987 (1 luglio) entra in vigore l’Atto Unico Europeo, che avvia il progetto del grande mercato unico. Il 7 febbraio 1992 viene firmato a Maastricht il trattato che istituisce l’Unione Europea (sostituendo la precedente Comunità economica) che entrerà in vigore l’1 novembre 1993. Sempre nel 1993 (1 gennaio) nasce il Mercato Unico Europeo. Nel 1995 Austria, Finlandia e Svezia entrano a far parte dell’Unione Europea. Dal 1999 al 2002 avviene il processo di cambio della moneta con l’introduzione dell’euro che diventerà la moneta legale degli stati membri, abolendo le altre. Dal 2004 al 2007 si aggiungono Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Cipro, Malta, Bulgaria e Romania. Nel 2013 entra anche la Croazia.

La politica agricola comune

La PAC (Politica Agricola Comunitaria), nata nel 1962, fu la prima ’politica comune’ con la quale si sperimentò un processo d’integrazione europeo. La PAC, anche tuttora, costituisce il principale settore d’intervento nell’UE; ha assorbito per decenni 2/3 del bilancio comunitario (mentre ora solo poco più del 40%), ridimensionando fortemente il ruolo dell’agricoltura nell’UE (5% su occupati complessivi e 2% sul PIL). Oggi l’UE è la principale area commerciale di prodotti agricoli ed alimentari a livello mondiale (sia come importazione che come esportazione).

Alcune specificità del settore agricolo sono: bassa elasticità della domanda e rigidità dell’offerta, deperibilità dei prodotti, debolezza negoziale dei produttori agricoli, ampliamento dei settori derivanti dall’agricoltura. L’art. 39 (oggi divenuto 33) affermava la necessità di aumentare la produttività agricola sviluppando il progresso tecnico, stabilizzare i mercati agricoli, garantire la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari, assicurare prezzi ragionevoli per i consumatori; l’art 40 (oggi divenuto 34) definisce la necessità di creare un’organizzazione europea dei mercati agricoli per i diversi prodotti basata sulla fissazione unitaria dei prezzi ed il bisogno di regolamentare gli scambi con gli altri Paesi; l’art 43 (oggi divenuto 37) stabilisce le necessità di convocare una degli stati membri per confrontare le diverse politiche nazionali ed individuare risorse atte a realizzare una politica comune.

La Conferenza di Stresa tenutasi nel 1958 doveva definire l’orientamento delle politiche agrarie di Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Germania, Francia ed Italia, le ripercussioni del Trattato di Roma sull’agricoltura dei singoli Paesi, e gli scopi ed orientamenti a lungo termine della PAC:

  • La Francia aveva un’agricoltura progredita (circa il 37% del valore della produzione agricola della CEE), fortemente meccanizzata, ottimi allevamenti e costi di produzione bassi;
  • In Germania la produzione agricola non era sufficiente a coprire il fabbisogno interno (circa il 25% del valore della produzione agricola della CEE);
  • I Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo avevano un’industria molto progredita (circa il 14% valore della produzione agricola della CEE);
  • L’Italia aveva una posizione intermedia tra quella francese e quella tedesca (circa il 24% del valore della produzione agricola della CEE).

Le divergenze tra i sei Paesi furono ugualmente colmate: l’Italia dovette adottare un’azione strutturale in modo da attenuare la fragilità della propria agricoltura; Belgio e Lussemburgo espressero l’esigenza di non bruciare le tappe di rimozione del sistema protettivo nazionale; Germania e Paesi Bassi dovettero garantirsi una politica commerciale aperta per non intralciare le proprie esportazioni industriali; la Francia, infine, dovette espandere il proprio settore primario. I criteri stabiliti nella Conferenza di Stresa furono fatti propri da un documento della Commissione noto come Primo Piano Mansholt (responsabile agricolo della Commissione), che getta le basi per una politica dei prezzi forte come strumento per sostenere i redditi degli agricoltori ed aumentare la produttività tramite una creazione delle organizzazioni comuni di mercato (OCM), istituendo un progressivo ravvicinamento dei prezzi interni ed una progressiva eliminazione degli ostacoli agli scambi interni, creando una politica commerciale comune verso gli altri Paesi, ed istituendo un fondo comune per le spese connesse alla PAC.

Le prime proposte elaborate dalla Commissione europea prevedevano la fissazione dei prezzi agricoli ad un livello medio rispetto agli altri in vigore nei Paesi della Comunità stessa; la posizione assunta dai tedeschi fu particolarmente rigida nell’aumentare i prezzi del loro mercato interno (simili a quelli italiani); francesi ed olandesi erano propensi a fissare prezzi più bassi in modo tale da bilanciare quelli dei tedeschi. Nel 1964 fu raggiunto l’accordo sul livello dei prezzi (riguardante soprattutto i cereali), politica che influenzerà lo sviluppo della PAC per i suoi effetti sul bilancio comunitario e sugli aumenti produttivi.

Prese via la politica protezionistica che si estese ben presto a tutti gli altri prodotti agricoli (latte, carne, zucchero, olio d’oliva, vino, prodotti ortofrutticoli, grassi vegetali). Alla fine degli anni ’60 la PAC interessava oltre il 75% della produzione agricola europea. I tre principi fondamentali su cui si basa la politica dei prezzi sono:

  • Unicità dei mercati agricoli, prevedendo lo smantellamento di ogni ostacolo al commercio intracomunitario di prodotti agricoli e la convergenza dei mercati nazionali verso un prezzo unico comunitario. Il sostegno dei prezzi è considerato un elemento fondamentale nel salvaguardare i redditi degli agricoltori europei. Ciò comporta una progressiva soppressione dei diritti doganali interni all’UE, un innalzamento di barriere doganali unitarie nei confronti del mercato esterno, ed un’armonizzazione delle direttive amministrative, sanitarie, veterinarie ecc.;
  • Preferenza comunitaria, che sanciva la legittimità del protezionismo necessario ad una politica che fissava un prezzo minimo sul mercato interno (molto più alto di quello mondiale). Venne quindi imposto ai Paesi membri di acquistare i prodotti agricoli all’interno dell’UE nonostante gli elevati costi rispetto ai mercati esterni. Ciò portò ad un incremento degli scambi intracomunitari;
  • Solidarietà finanziaria, che sanciva che la copertura delle spese della PAC fosse finanziata in solido dai Paesi membri.

Il sostegno effettivo dei prezzi e dei mercati ha privilegiato in particolar modo i prodotti delle agricolture continentali, determinando una forte distorsione nel commercio internazionale di tali prodotti (dai cereali e seminativi al latte).

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Scienze giuridiche IUS/14 Diritto dell'unione europea

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