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Tra ontologia e epistemologia per una rappresentazione tecnologica dei saperi

Giorgio Poletti

L'abuso delle nuove tecnologie

L'abuso delle nuove tecnologie da parte di bambini e ragazzi ha gli stessi sintomi di ogni altra dipendenza, e i sintomi sono scarso rendimento scolastico, solitudine e difficoltà comunicative in famiglia.

Macro-comportamenti nell'abuso tecnologico

  • Il primo è quello che coinvolge la maggior parte della popolazione, soprattutto giovani, ed è l'utilizzo costante di una tecnologia informatica.
  • Il secondo è la dipendenza vera e propria, non riuscire a staccarsi dalle nuove tecnologie digitali.
  • Il terzo riguarda l'utilizzo criminoso delle tecnologie web, ovvero pornografia, pedopornografia e cyberbullismo.

La tecnologia come mito contemporaneo

La tecnologia è il più grande mito contemporaneo, inteso come passione elaborata dalla società che si impone sul gruppo con un sentimento di identità e comunità che ne spiega i valori, indissolubilmente legati ad essa. È un mito pervasivo, perché si impone in ogni ambito della vita individuale. A causa delle nuove tecnologie, è cambiato il concetto di tempo, che ora risulta velocizzato. È cambiato il concetto di spazio, che ora risulta infinito. È cambiato inoltre il concetto di esperienza, il cui potenziale operativo ora risulta molto maggiore grazie a ciò che si può fare online e nei videogiochi. Ne ha risentito però la comunicazione, che ora più che mai suona frammentata, sincopata, immediata: crea abitudini cognitive che non privilegiano la riflessione, e da qui emerge la necessità degli slogan.

L'impatto sull'apprendimento e la società

La tecnologia oggi è un ostacolo per ciò che l'apprendimento richiede, così come ciò che richiede il mondo del lavoro e la società stessa. L'utilizzo delle nuove tecnologie aiuta i bambini ad acquisire destrezza nel loro funzionamento, ma ostacola molto la metacognitività, ovvero quella competenza che consente di usare in modo creativo le nozioni imparate in determinati contesti, in altre situazioni: si parla di “imparare a imparare”, il che porta all'autonomia (es. bricolage). La ostacola poiché non c'è bisogno di pensare, ricordare, in quanto su internet si può trovare ogni cosa: nei confronti delle nuove tecnologie c'è un atteggiamento passivo.

È stato infatti riscontrato, nei bambini e adolescenti con una dipendenza da tecnologia, un consistente calo nel rendimento scolastico, nelle capacità di attenzione, memoria, e un aumento di difficoltà nell'apprendimento. Questo, oltre che per gli smartphone e i computer, è valido anche per la televisione, ma con un approccio meno stringente.

Modifiche neurologico-cognitive

L'interazione con i media porta a sostanziali modifiche sul piano neurologico-cognitivo, con una deviazione della plasticità, ovvero quella capacità, che sta alla base dell'apprendimento, del tessuto nervoso di modificarsi in base agli stimoli che riceve. È stato addirittura coniato un termine, in Giappone, che indica quei bambini/adolescenti che tendono ad isolarsi per dedicarsi interamente al loro mondo sul web (“hikikomori”).

Capacità cognitive e comportamentali

Secondo Bruner, l'enattività, ovvero quella capacità dei bambini di classificare gli oggetti in base alla loro funzione, viene sviluppata molto grazie alla tecnologia. Ma è una tendenza pragmatica, egocentrica: classificare oggetti (e anche persone, in caso di bullismo) in base al loro uso nei confronti del soggetto è pericoloso, poiché favorisce la concettualizzazione in base all'uso, con una gratificazione personale come scopo. È quindi probabile che l'aumentare dei comportamenti aggressivi sia relazionabile a questa nuova antropologia dei media e della tecnologia che incide sui modelli comportamentali. Di conseguenza, la tecnologia orienta le percezioni e i giudizi: qui la relazione con l'etica, intesa come indagine speculativa intorno al comportamento dell'uomo di fronte al bene e al male.

Conseguenze nelle scuole e università

  • Riduzione delle capacità di attenzione;
  • Difficoltà di astrazione;
  • Riduzione delle capacità di apprendimento;
  • Riduzione delle capacità riflessive;
  • Mancanza di coerenza nei discorsi;
  • Riduzione delle capacità di scrittura;
  • Riduzione delle competenze empatiche e relazionali, con conseguenti comportamenti solipsistici, deresponsabilizzazione nei confronti del prossimo e aumento di casi di bullismo;
  • Aumento delle distrazioni e ricerca compulsiva di stimoli sempre nuovi;

Un buon utilizzo di internet, però, consente di acquisire quelle capacità utili alla costruzione di mappe cognitive complesse ed elastiche.

Il “omicidio psicologico”: il bullismo

Il bullismo è definito omicidio psicologico e porta alla nullificazione della persona e delle sue caratteristiche salienti. È un fenomeno sociale che riguarda comportamenti tesi a stabilire da parte di un gruppo (comportamenti presenti a partire dalla scuola materna fino alle scuole superiori) su un singolo individuo. Questo gruppo necessita del tacito consenso della società e/o del contesto.

Processo del bullismo

Il processo del bullismo vede protagoniste tre figure (il violento, aggregato ad un piccolo gruppo di complici; la vittima e gli spettatori taciti) e segue più fasi:

  • Nella prima fase si verificano molestie morali nei confronti della persona individuata (es. maldicenza) volta a isolare il soggetto nei confronti del suo gruppo di amici. Si passa a ridicolizzare la persona, minando la sua stima. La vittima ancora non si rende conto di ciò che gli accade in quanto è un meccanismo occulto.
  • Nella seconda fase si osserva un'esplicitazione delle offese volte a mettere in ridicolo la vittima. A questo punto egli si rende conto di essere escluso e si erge un sentimento di vergogna per non riuscire a sollevare la solidarietà di quello che egli riteneva il suo gruppo di appartenenza, che spesso non interviene per non diventare un'altra vittima.
  • Nella terza fase la violenza fisica, le richieste ossequiose da parte dei bulli si fanno sempre più presenti e più intense. La reiterazione continua di queste azioni violente che aumentano nel tempo fino a diventare forme di maltrattamento verbale, fisico e psicologico si manifestano in una perdita di autostima, senso di colpa e vergogna, isolamento, ansietà che si ritrova in disturbi alimentari e del sonno, depressione, suicidio nei casi più estremi.

Di norma l'aggressore manifesta un desiderio di riconoscibilità e accettabilità sociale spesso imposto con la forza. Di solito, i violenti sono studenti con scarso rendimento che reagiscono a questo senso di inadeguatezza imponendosi con la forza ai compagni e con la piaceria agli insegnanti. In queste situazioni, il comportamento passivo degli spettatori è la precondizione perché si verifichino gli atti di bullismo. Il violento, in caso di richieste di tipo sessuale nei confronti di una ragazza presa di mira per la sua fragilità e bellezza, il bullo vuole punire non la persona in sé, ma il ruolo di seduttrice aggressiva che si nega, provocando un senso di vergogna e inadeguatezza. Nelle famiglie con scarsa normatività, i genitori negano l'aggressività dei figli.

Differenze tra bullismo e cyberbullismo

  • Nel bullismo partecipa un piccolo gruppo alle violenze, ad esempio il gruppo di classe; nel cyberbullismo può potenzialmente partecipare chiunque, dunque il senso di colpa del soggetto è più profondo.
  • Nel bullismo si conoscono nomi e cognomi sia della vittima che del violento; il cyberbullismo può essere anonimo e diffuso in tutto il mondo.
  • Il bullismo è ristretto a certe parti del giorno; il cyberbullismo può aver luogo 24 ore al giorno.

Prevenzione del bullismo

Per prevenire questi atti, si può sensibilizzare sull'uso di internet, in quanto quello che pubblichiamo può sempre essere usato contro di noi con fotomontaggi ecc. Esistono poi numerosi numeri verdi utili in caso di assistenza, e ci sono anche facoltà che formano educatori specializzati in questo tipo di comunicazione, dato che i casi vanno aumentando.

Cause del bullismo

Il soggetto violento fatica a mettersi nei panni degli altri, manca di empatia, compassione e comprensione delle emozioni altrui. Spesso il bullo soffre della cosiddetta Sindrome di Lucifero, ovvero un fenomeno di sconnessione morale, che porta alla deumanizzazione della vittima. Spesso, i soggetti violenti hanno subito gli stessi trattamenti durante l'infanzia e quindi hanno ricevuto una specie di imprinting che li porta ad aumentare la gravità di questi comportamenti sul gruppo dei pari.

Riduzione del danno

Per ridurre il danno, si può favorire processi attivi di tutti i membri del gruppo classe per agevolare la coscientizzazione e la responsabilizzazione degli spettatori passivi, sollecitando il loro appoggio emozionale. Si possono coinvolgere i ragazzi in attività di gruppo come giochi in palestra, il giornale della scuola ecc. Un altro metodo utile e produttivo sono i giochi di ruolo in teatro: si può mettere in scena commedie tratte da argomenti disciplinari in cui avviene una situazione di violenza e dare il ruolo della vittima al soggetto violento. Inoltre, si può coinvolgere i ragazzi nell'esplorazione semantica (es. la differenza tra “emarginazione”, che indica un processo attivo, e “marginalità”, che implica un dato di fatto: chi sta al centro delimita e definisce ciò che sta al centro e ciò che sta al “margine”. Il marginale viene definito in contrapposizione a quello che viene considerato centrale. Quindi, il marginale è il non-centrale. Già nella parola sta una violenza implicita poiché non = insignificante, senza significati né capacità di crearli. Altre interessanti esplorazioni semantiche possono essere le parole “mulatto”, “ospite”, “straniero”). Conoscere la nostra epistemologia, ovvero i processi cognitivi con cui apprendiamo, significa conoscere l'emozionalità e i processi di inclusione/esclusione che le emozioni mettono in atto.

Motivare i bambini a studiare

Come invogliare i bambini a studiare con una motivazione intrinseca, quando possono avere soddisfazioni immediate con le nuove tecnologie? Da una ricerca sulla robotica educativa, si è notato come i ragazzi delle scuole medie abbiano la passione per i robot e per le tecnologie utilizzate per la costruzione di robot semplici. A questo punto, osservando i ragazzi mentre svolgono le varie attività scolastiche, ci si deve porre delle domande:

  • Quali sono le funzioni cognitive presenti e ben sviluppate, e quali invece le funzioni cognitive carenti?
  • Quali sono le difficoltà emozionali che ostacolano l'esecuzione di un compito?
  • Fino a che punto queste funzioni possono migliorare?
  • Quali sono i presupposti linguistici che possono migliorare queste funzioni? (partendo dai vocaboli conosciuti)
  • Quali sono i presupposti relazionali che possono provocare il cambiamento delle funzioni cognitive? (es. bullismo/esclusione)

Da questa ricerca, è risultato che l'insegnamento è più produttivo se affiancato alla dimensione ludica, e che è più facile con questo metodo coinvolgere ragazzi con difficoltà dell'apprendimento. Oggi è difficile invogliare i bambini e ragazzi a scoprire e studiare sempre qualcosa di nuovo, poiché dalle nuove tecnologie arriva il concetto della maggiore importanza del “a che cosa serve” rispetto al “che cos'è”. È cambiato il senso del dovere, l'antropologia, la mentalità, la cognitività. L'etica è diventata pragmatica.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescapozzati di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Gramigna Anita.
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