Capitolo 2: Metodo scientifico
Il metodo scientifico si discosta dal modo di pensare “comune” (o ingenuo). Nel metodo scientifico si distinguono 4 finalità:
- Descrizione: classificare, catalogare o categorizzare gli eventi e le loro relazioni.
- Predizione: si può predire un risultato quando, in possesso di 2 variabili, le 2 variabili variano insieme. Quando entrambi i punteggi covariano si ha una correlazione. Correlazione non implica relazione: 2 variabili possono covariare ma dipendere indirettamente le une dalle altre (es. cani che abbaiano vs terremoto). La predizione non inferisce causalità.
- Spiegazione e comprensione: in gergo scientifico comprendiamo un fenomeno quando siamo in grado di capire cause e conseguenze di un determinato processo. Nel quotidiano inferiamo causalità tra 2 variabili quando si ha una semplice covariazione. Nel metodo scientifico, oltre a tale parametro, vanno rispettate 2 ulteriori condizioni: la relazione temporale tra gli eventi (se A causa B allora A deve avvenire prima di B) e l’eliminazione di possibili cause alternative. Per eliminare le cause alternative (variabili confondenti) si devono eseguire prove che permettono la generalizzazione dei risultati (allargare il campione, verificare la relazione in contesti socio-culturali differenti…); inoltre, bisogna osservare che durante l’osservazione (A→B) non vi siano ulteriori variabili che modificano la VD (A→B ma anche C→B).
- Applicazione: questo aspetto viene raggiunto nella ricerca applicata (al contrario dei primi 3 obiettivi, target della ricerca di base). L’applicazione ha come scopo il miglioramento della qualità della vita delle persone e utilizza i dati (e le teorie) provenienti dalla ricerca di base (detta anche “ricerca della conoscenza fine a sé stessa”).
Queste 4 finalità costruiscono, spesso sovrapponendosi, le teorie scientifiche.
Teoria scientifica
Una teoria scientifica è un modello proposto per la spiegazione di un fenomeno. Le teorie possono differire per il livello di spiegazione (es. la schizofrenia a livello biologico o concettuale). Più una teoria è ampia più, in genere, è complessa. Le teorie “migliori” sono quelle che sopravvivono a confutazioni empiriche. Quando poi si ottengono molti dati che verificano alcune ipotesi della teoria, queste aumentano di validità. Una teoria scientifica nasce nelle imprecisioni o nelle ipotesi confutate della teoria precedente: quando c'è discrepanza tra teorie vigenti e dati sperimentali. Lo scopo di una teoria scientifica è indirizzare la ricerca e strutturare la conoscenza empirica. Una teoria scientifica si avvale di variabili intervenienti per collegare VI e VD (parlo di esposizione al sole e acqua consumata con la variabile interveniente sete). Più una teoria è precisa più viene apprezzata.
Approccio scientifico vs ingenuo
Nella vita di tutti i giorni eseguiamo spesso il circolo della ricerca: partendo dalle nostre teorie interpretiamo gli eventi che ci accadono intorno e confermiamo, o smentiamo, le nostre credenze. Ciò avviene sotto una chiave intuitiva, anziché empirica, per risparmiare energie mentali. Nel metodo scientifico lo scetticismo impone al ricercatore di non fare alcuna affermazione che non sia comprovata da prove empiriche.
Capitolo 3: La misurazione in psicologia
Il lavoro sui costrutti
I costrutti sono concetti astratti che indicano i complessi organizzati NON osservabili direttamente che spesso vengono misurati in un esperimento psicologico. Misurare un costrutto è complicato e richiede 2 tappe:
- Partendo da una ricerca, bisogna definire teoricamente QUALI siano i costrutti che vogliamo misurare, come possiamo definirli. Si studia la letteratura di settore per definire teoricamente i costrutti (es. cos’è la rabbia?).
- Con in mano la definizione teorica (o le definizioni teoriche) del costrutto (o dei costrutti) bisogna operazionalizzare tali costrutti, creando definizioni operative: procedure ben chiare e univoche che indicano COME misurare un particolare comportamento.
Esempio di processo per rendere il costrutto misurabile:
- Rabbia costrutto ↓ Definizione Aggressività verbale, fisica o psicologica che un individuo prova significato ↓ Operazionalizzazione Prendi una persona, la sottoponi a stress… definizione operativa ↓ Misurazione Misura
L’operazionalizzazione prevede 3 possibili tipi di indicatori:
- Indicatore riflettivo: misuro un parametro che è la manifestazione osservabile del costrutto Esempio: fobia sociale (costrutto) → paranoia (VD).
- Indicatore formativo: misuro un parametro che causa o definisce il costrutto stesso Esempio: lutto (VI) → stress (costrutto).
Scale di misura
Servono per indicare una relazione tra una certa quantità di costrutto e un numero assegnato alla persona con quella quantità (una persona mediamente rabbiosa= rabbia con punteggio 5). Si hanno 4 tipi di scale:
- Nominale: classifico gli stimoli in categorie definite. Esempio: persona con o senza figli. Operazioni possibili: =, ≠.
- Ordinale: ordino gli stimoli per rango su una dimensione. Esempio: possiedo più o meno di 2 figli. Operazioni possibili: <, >.
- A intervalli equivalenti: specifico la distanza tra stimoli su una data dimensione. Lo zero è arbitrario. Esempio: °C. Operazioni possibili: ±, ×, ÷.
- A rapporti equivalenti: specifico la distanza tra gli stimoli su una data dimensione. Lo zero non è arbitrario. Esempio: °K.
Teorie degli errori
Esistono 2 principali teorie dell’errore:
- Teoria classica dell’errore: la misura riportata (X) è data dalla somma del valore vero (V) più un errore (E). Ogni punteggio ha attribuito un errore. X = V + E. Esistono 2 errori che generano E. L’errore sistematico influisce sull’accuratezza della misura, è un errore che si ripete costante in tutte le misurazioni. L’errore casuale influisce sulla precisione di una misurazione e varia per ogni punteggio. Si elimina con un elevato numero di ripetizioni delle prove.
- Teoria dei tratti latenti: le persone hanno % diverse di rispondere correttamente a un relativo item. Ciò dipende da 3 fattori:
- Difficoltà della domanda;
- Discriminante della domanda (quanto essa ci permette di discriminare tra soggetti con livelli diversi del tratto latente);
- Il terzo, noto come guessing, indica la probabilità che un soggetto ha di rispondere correttamente se risponde a caso.
Con una popolazione normale, i dati si distribuiscono secondo una curva gaussiana: più questa è stretta più il risultato è preciso.
Proprietà delle misurazioni
- Attendibilità: grado di accordo tra misurazioni indipendenti dello stesso costrutto. Se tento di costruire una scala che va da 1 a 10 riguardo l’autostima (dove 1= bassa autostima e 10= alta autostima), e un individuo dotato di alta autostima riceve un punteggio di 4, allora ho costruito uno strumento che genera misure poco attendibili. Esistono diversi parametri per misurarla:
- Attendibilità split-half: divido a metà una scala di item che misurano lo stesso costrutto, e verifico se i valori di una scala sono correlati correttamente con l’altra metà;
- α di Chronbach: va da 0 a 1, se α > 0.60 il test è attendibile,
- k di Cohen. Si usano almeno 2 osservatori indipendenti che compilano una checklist. Dopo aver appurato la concordanza tra i 2 osservatori si calcola la k. Se k>0.60 allora si ha una buona attendibilità;
- Coefficiente di correlazione test-retest. Non è altro che l’applicazione dello stesso esperimento nel tempo. Se trovo correlazione nel lungo periodo, ho attendibilità (correlazione > 0.70 almeno).
- Validità di costrutto: sto misurando veramente il costrutto che mi ero prefissato di ottenere;
- Validità di facciata: a persone non addette ai lavori (né esperti) l’esperimento appare come valido (misuro ciò che voglio misurare);
- Validità di contenuto: lo strumento è ritenuto valido da persone qualificate (ricercatori, prof…)
- Validità convergente/discriminante: uno strumento i cui punteggi ottenuti correlano/divergono altamente con/dai punteggi ottenuti con altri strumenti;
- Validità predittiva e concorrente: note anche come variabili di criterio. Utilizzate per confrontare 2 strumenti, volendo verificare la validità di costrutto di uno dei 2.
Capitolo 4: I problemi etici
Storia
Dopo la Seconda Guerra mondiale nascono i primi dubbi sull’eticità di condurre ricerche su pazienti non del tutto informati (crimini nazisti su ebrei). Nasce quindi il codice di Norimberga (1946) punto di riferimento per i successivi codici. L’Associazione Americana di Psicologia (APA) redige un primo codice etico sulla ricerca in psicologia (1953). 5 princìpi generali:
- Promozione del benessere e difesa del malessere;
- Fiducia e responsabilità;
- Integrità;
- Giustizia;
- Rispetto per diritti e dignità delle persone;
L’associazione italiana di psicologia (AIP) ha creato il Codice Etico Italiano per ricerca e insegnamento della psicologia. 3 princìpi:
- Competenza (devo sapere su cosa sto lavorando e conosco i possibili rischi);
- Integrità;
- Responsabilità sociale (rispetto le leggi);
Per gli psicoterapeuti è stato redatto un codice ad hoc, codice deontologico, separato da quello dell’AIP.
Comitato etico
È un insieme di persone che valuta l’eticità di quesiti di ricerca. Quasi tutte le università ne possiedono uno (UniMoRe lo ha), spesso è composto da avvocati, membri della chiesa, gente che ha a che fare con la collettività… Il comitato etico, davanti a proposte di ricerche da effettuare, deve valutare il rapporto costi/benefici e soggettivamente scegliere se la ricerca è praticabile o meno.
Relatività del rischio
Rilevare il rischio di una ricerca è una cosa complessa, specie per le ricerche psicologiche. Nella vita quotidiana affrontiamo un certo rischio. Una ricerca è definita a rischio minimo se il rischio al quale il partecipante si espone offrendosi volontario NON SUPERA il rischio della vita normale. Se il partecipante può sperimentare un rischio superiore al rischio minimo, egli viene definito a rischio. Bisogna sempre tener conto che il rischio non è indipendente dalle caratteristiche di una persona: esistono persone più ansiose, più emotive…
Affrontare il rischio
Ci sono diversi rischi potenziali per una ricerca nelle scienze sociali. Grandi stress emotivi possono provocare agitazione ai partecipanti, in tal caso è bene affiancare uno psicologo clinico al partecipante per gestire la tensione. La raccolta di dati personali potrebbe generare problemi in seguito, bisognerebbe quindi escludere informazioni in grado di ricondurci alla persona. Affrontare il rischio può diventare complesso per le ricerche online. È sempre consigliato l’abbassamento del rischio qualora sia una possibile causa di danni.
Consenso informato
È uno dei pilastri del codice di Norimberga (1946): ogni persona deve prima essere informata di ciò che accadrà nell’esperimento e successivamente l’esperimento avrà luogo. Una persona è adeguatamente informata solo se ha la possibilità di porre TUTTE le domande che vuole al termine di una spiegazione esaustiva dell’esperimento. Non ci devono essere pressioni. Il consenso informato va inoltre chiesto in forma scritta se ci sono possibili danni inerenti la privacy dei partecipanti, o sensazioni di dolore/disturbo. Se il partecipante acconsente, è implicitamente obbligato ad eseguire le istruzioni dategli. Il consenso informato va richiesto anche ai tutori di quelle figure che non sono in grado di darlo autonomamente (bambini, handicappati…). Nel caso di studenti, bisogna offrire una possibile alternativa al test che impieghi circa lo stesso tempo.
Non sempre il consenso informato è ottenibile, per alcuni esperimenti (es. osservazione non intrusiva) bisogna evitare di rivelare informazioni personali (ad esempio oscurando i volti). Per la divulgazione di informazioni potenzialmente sensibili è sempre richiesto il consenso informato. Per ciò che concerne la privacy, un comportamento messo in atto in un ambiente pubblico non è sempre considerato pubblico, bisogna prestare quindi attenzione alla divulgazione di dati provenienti da ambienti pubblici (nei quali appunto possono anche avvenire comportamenti privati).
Inganno
L’omissione di informazioni per il partecipante è sempre antietico. Questa pratica viene comunque utilizzata spesso per ottenere condizioni sperimentali ideali. Ciò genera la possibilità di un calo di fiducia tra società e ricercatori. L’inganno deve essere utilizzato solo dopo aver attentamente valutato l’importanza di una ricerca, le alternative disponibili, il possibile danno che si arreca…
Debriefing
Nel caso si adotti la tecnica dell’inganno, alla fase sperimentale segue SEMPRE quella di debriefing o restituzione, all’interno della quale il ricercatore spiega le reali finalità della prova e fornisce eventuali chiarimenti. Si utilizza spesso anche quando non viene utilizzato l’inganno. Il partecipante dovrebbe, idealmente, abbandonare l’esperimento con un’idea positiva. Il debriefing risulta utile al ricercatore per comprendere le dinamiche che nascono internamente durante l’esperimento.
Ricerca con animali
La ricerca con animali è utilizzata spessissimo in ambito medico, e anche in campo psicologico.
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