Didattica della lingua italiana per gruppi disomogenei
La tutela delle lingue di minoranza
Ad oggi la sfida maggiore per il docente, alla luce di ambienti didattici sempre più multiculturali, sembra essere quella di dover modulare una didattica che possa rivolgersi ai contesti e soggetti educandi disomogenei. Non è dunque possibile predisporre percorsi comuni se vi è la compresenza di elementi disomogenei inerenti alla presenza di analfabeti con alfabetizzati, o discenti non nativi di basso livello linguistico con quelli che invece già lo possiedono. Serve tuttavia strutturare sillabi e corsi adeguati. La scuola italiana dagli anni 50-80 è stata caratterizzata da una visione incentrata sull'italiano standard, evolutosi in una più elastica e aperta alta variabilità sociolinguistica e alla presenza di altre lingue presenti all'interno del gruppo classe.
Si definisce lingua minoritaria un codice linguistico impiegato da una comunità linguistica che possiede tale codice come lingua materna all’interno di un territorio nel quale la maggioranza della popolazione ha un’altra lingua materna. Il concetto di maggioranza/minoranza è relativo e dipende dal territorio. Le lingue di minoranza possono essere storiche (superiore a tre generazioni) o recenti e sono tutelate dall’articolo 6 della Costituzione italiana e dalla Legge 482 del 15/12/1999.
- L’albanese (lingua indoeuropea isolata) è parlato in Calabria, Basilicata, Sicilia, Puglia, Molise, Sicilia, Abruzzo, Campania. Conta più di 85.000 parlanti.
- Il catalano (lingua indoeuropea) è parlato ad Alghero (Sassari) da 20.000 parlanti.
- Il tedesco (lingua indoeuropea, ramo germanico) è parlato come:
- Dialetti tirolesi, Alto Adige, 280.000 parlanti;
- Dialetto walser (Valle d’Aosta e Piemonte);
- Dialetto mocheno, bavarese arcaico (provincia di Trento);
- Dialetto pustero-carinziano (Veneto);
- Dialetto cimbrico, bavarese (Veneto);
- Dialetto carinziano (Friuli, Udine), 10.000 parlanti.
- Il greco (lingua indoeuropea isolata) è parlato in Puglia - grico e in Calabria - romaico. Si contano 35.000 parlanti.
- Lo sloveno (lingua indoeuropea, ramo slavo) è parlato in Friuli-Venezia Giulia, conta 120.000 parlanti.
- Il croato (lingua indoeuropea, ramo slavo) conta 2.500 parlanti ed è parlato in Molise. Oggi è una lingua in forte regresso in Italia.
- Il francese (lingua indoeuropea, ramo romanzo) è parlato in Valle d’Aosta e nel Piemonte. In Valle d’Aosta è lingua co-ufficiale per lo scritto, a partire dal 1945.
- Il franco-provenzale (lingua indoeuropea, ramo romanzo) è parlato in Valle d’Aosta, in Piemonte e in Puglia, conta 70.000 parlanti. In Valle d’Aosta si utilizza il francese per lo scritto e il franco-provenzale e/o l’italiano per il parlato.
- Il friulano (lingua indoeuropea, ramo romanzo) è parlato in Friuli e conta 700.000 parlanti. Oggi è in regresso nelle città più grandi e negli strati più giovani della società.
- Il ladino (lingua indoeuropea, ramo romanzo) è parlato in Trentino-Alto Adige e in Veneto, conta 35.000 parlanti.
- L’occitano (lingua indoeuropea, ramo romanzo) è parlato in Piemonte e in Calabria, conta 40.000 parlanti.
- Il sardo (lingua indoeuropea, ramo romanzo) è parlato in Sardegna e conta 1.000.000 di parlanti.
Gli stranieri in Italia sono più di 5.000.000, meno del 10% della popolazione. Il 10% degli stranieri è di origine comunitaria. Il tasso di incidenza sulla popolazione è del 3%.
Le comunità più rilevanti sono:
- Arabofoni
- Albanofoni
- Rumenofoni
- Sinofoni
La diversità linguistica contribuisce alla ricchezza e alla diversità culturale.
Plurilinguismo: Presenza di lingua di maggioranza e più lingue di minoranza
Alloglossia: Presenza di una lingua diversa da quella ufficiale, parlata da una minoranza della popolazione.
Lingua etnica: Lingua della comunità di origine di una persona quando questa lingua non è la sua lingua materna ma comunque presente nell’ambiente degli immigrati.
Competenza comunicativa: teorizzata dall’antropologo Dell Hymes negli anni ’70 e si riferisce alla capacità di comunicare in lingua all’interno di una situazione definita = Insieme di sotto-competenze:
- Competenza linguistica, comprensione e produzione di messaggi corretti sul piano grammaticale;
- Competenza sociolinguistica, è relativa al rispetto delle varietà linguistiche di un repertorio: la lingua varia a seconda del tempo (diacroniche), dello spazio (diatopiche), del gruppo sociale (diastratiche), della situazione comunicativa (diafasiche-formalità e registro), del mezzo (diamesiche-scritto, parlato, scritto/parlato);
- Competenza interazionale fa riferimento al rispetto dei rituali di comunicazione e comprende le formule di apertura e di chiusura della comunicazione, i turni nell’interazione e il ruolo del silenzio. Cambia nel corso del tempo;
- Competenza pragmatica, fa riferimento alla produzione e alla comprensione degli scopi dei messaggi linguistici. Si traduce in atti comunicativi;
- Competenza culturale, relativa agli elementi caratteristici della cultura, veicolati attraverso la lingua.
La grammatica
La grammatica può essere definita come rappresentazione di un sistema di norme che descrivono i meccanismi di funzionamento della lingua.
Modello strutturale → F. de Saussure: Significante, significato, e referente la lingua muta nel tempo.
Scuola di Praga → Teoria dei campi semantici: Il significato di una parola è determinato dai rapporti con le parole dello stesso campo.→ Tullio De Mauro: Vocabolario
- Insieme delle convenzioni e delle norme di scrittura, pronuncia, sintassi e morfologia di una lingua o di un dialetto.
- Studio sistematico di una lingua e delle sue norme.
- Libro, testo che descrive e raccoglie le norme di una lingua.
Glottodidattica: La grammatica rientra nella competenza linguistica (la capacità di produrre e comprendere correttamente gli enunciati di una lingua) a sua volta compresa nella competenza comunica.
Esistono diversi tipi di grammatiche a seconda delle correnti storico culturali di analisi della lingua e delle prospettive di ricerca.
Andreose: Modelli tematici e valenziali
Prospettiva valenziale → Orienta l’attenzione, di coloro che studiano analizzano la lingua, al verbo. Alcuni verbi richiedono solo il soggetto, altri non lo richiedono, e altri ancora esigono 1, 2, 3 complementi. Questo modello è detto “atomico” perché il verbo rappresenta il nucleo che attrae a sé gli altri elementi. Il modello si presta bene per sviluppare la competenza testuale.
Modelli tematici → si focalizzano sulla pragmatica di un enunciato, dividendolo in tema (ciò di cui si parla) e rema (quanto su di esso viene detto).
La grammatica non è un concetto statico, ma è soggetta a cambiamenti rispetto alle variazioni degli usi linguistici: la si può intendere come la fotografia di una lingua in un dato momento storico, a seconda dell'evoluzione di una lingua.
Le grammatiche possono essere:
- Normativa: Offre prescrizioni per l'uso corretto di una lingua scoraggiandone gli errori.
- Pedagogica: Si rivela più selettiva rispetto agli argomenti, dunque opera una selezione di contenuti scegliendo quelli più appropriati per l'utenza, concentrandosi anche sulle modalità di insegnamento.
- Descrittiva: Si configura come manuale di consultazione per linguisti, insegnanti e utenti di cultura medio-alta, ed è atta a descrivere gli usi della lingua con esempi abbondanti.
- Teorica: Divulga considerazioni sulla lingua e sono infatti rivolte ad un pubblico di specialisti della lingua.
Nell’ambito dell’insegnamento di una lingua seconda, la grammatica dovrebbe essere presentata in modo induttivo, inserendola all’interno della competenza comunicativa e non trattandola in modo astratto.
In linguistica testuale, un testo rappresenta qualsiasi enunciato o insieme di enunciati (scritto o orale) dotato di senso che, collocato opportunamente in determinati contesti, realizza una funzione comunicativa. La competenza testuale è la capacità di ricostruire l’unità di un testo, di riformularlo, di riassumerlo, di assegnargli un titolo, di riconoscere se è completo o se manca qualcosa e di classificarlo. Un testo deve rispondere a sette principi costitutivi: coerenza (rapporti logici sul piano semantico), coesione (rapporti grammaticali), intenzionalità (volontà di farsi capire), accettabilità (predisposizione positiva del ricevente), informatività (grado di informazione), situazionalità (corretta collocazione del testo), interattività o intertestualità (rapporto tra testo presente ed altri testi); e 3 principi regolativi: efficienza, effettività e appropriatezza.
A partire dagli anni 70 l'impianto tradizionale di insegnamento della grammatica si è sovvertito a favore degli usi e allo sviluppo della competenza comunicativa. All'interno della pratica glottodidattica la grammatica è intesa come processo e non come puro ambito di insegnamento: si può costruire guidando il gruppo classe verso la scoperta degli aspetti della lingua e delle sue regole, in modo induttivo ma soprattutto applicata ai contesti. Posto che la grammatica è quel sistema di norme che descrivono il funzionamento di una lingua, l’insegnamento della grammatica in L2 dovrebbe essere insegnata in modo induttivo dove le regole si ricavano, si estrapolano. Questo concetto si rifà al modello valenziale, teorizzato negli anni 50 da Lucien Tesniere. Il nucleo della frase è il verbo e adesso determina gli elementi necessari e facoltativi affinché l’azione possa realizzarsi e il tipo di rapporto che questi elementi sviluppano con il predicato.
In una lingua gli enunciati possono essere validi e accettabili se si saturano le valenze dei verbi. Verbo insaturo = Incompleto rispetto alle valenze obbligatorie richieste dalla propria categoria.
I verbi possono essere:
- zerovalenti: come nevicare
- monovalenti: necessitano di un soggetto come dormire
- bivalenti: oltre al soggetto aggiungono un complemento diretto baciare
- trivalenti: necessitano di un complemento indiretto mettere
- tetravalenti: necessitano due complementi indiretti spostare
Elementi della frase necessari per la realizzazione dell’azione verbale sono definiti da Tesniere “attanti” (oggi valenze o argomenti) e sono il soggetto e alcuni complementi. Gli elementi non necessari sono definiti “circostanziali”.
Anafora: serve a mettere in opera dei legami tra porzioni di un testo più o meno vasto o distanti tra loro. Coinvolge soprattutto sintagmi nominali e pronomi.
Coerenza = la qualità dell’assetto contenutistico
Coesione = garantita da tutti questi elementi della lingua che connettono gli enunciati
La lingua standard non esiste nella realtà, essendo concepita per un parlante ideale, privo di connotazione geografico sociale e di scopi comunicativi basati su di un contesto. L’uso linguistico tende ad imporsi come norma quando la grammatica dei manuali lo scoraggia. Con il passare del tempo un uso linguistico molto diffuso tende a stabilizzarsi e a divenire norma: molte convenzioni linguistiche dell’italiano contemporaneo erano considerate errori fino a qualche anno fa.
Il lessico
Il lessico riguarda l'insieme di parole di una lingua che ne costituisce il repertorio. Occorrerebbe partire dal lessico e contestualizzarlo nella grammatica.
Il lessico cambia a seconda delle specialità sociolinguistiche ed è soggetta ai fenomeni di contatto con altre lingue, quindi è in continua evoluzione e in perenne dinamismo. Il lessico comune è il repertorio posseduto da tutti i parlanti di una lingua.
Tecnoletti (Varietà formali di una lingua) = Linguaggi settoriali di comunità scientifico professionali, quindi sono posseduti da una sfera ristretta di parlanti. I costituenti del lessico di una lingua sono le unità lessicali (parole) e in glottodidattica si è soliti distinguere tra lessico attivo, le parole che un parlante utilizza all’interno di una produzione orale o scritta, dal lessico passivo, le parole che sono riconosciute e comprese. La competenza passiva è di solito più estesa di quella attiva, si utilizzano meno parole di quante se ne capiscano.
I parlanti possono risentire del filtro affettivo, una difesa psicologica che la mente erge quando si agisce in stato di ansia o quando si ha paura di sbagliare.
Unità lessicali superiori = Sintagmi che rimandano a un significato ulteriore rispetto alla somma dei significati dei costituenti. Comprendere un’unità lessicale superiore significa andare oltre alla dimensione denotativa (significato letterale) dei termini e capire significati più ampi.
Le classi plurilingui
Gli apprendenti sinofoni
La lingua cinese si basa su logogrammi. La loro scrittura codifica il pensiero e non la lingua, a differenza dei sistemi alfabetici e sillabici. Il cinese mandarino è la varietà più diffusa e parlata. Per un apprendente sinofono può essere arduo comprendere l'uso di un articolo determinativo così come lettere, nomi per genere e numero o gli aggettivi, o coniugare verbi, poiché nella loro lingua non è previsto. Il processo di interlingua risulta più difficile. Lavorare sul lessico aiuterà a stabilire le prime dinamica contrastive fra le due lingue. Per l'alfabetizzazione, i metodi globali sono da preferire rispetto a quelli alfabetici e sillabici, dal momento che lo studente cinese ha un sistema scrittorio basato sui logogrammi.
In ogni società esistono alcuni comportamenti e atteggiamenti che implicitamente ci si aspetta rispetto a un ruolo. Il cinese è orientato alla collaborazione e alla competizione rispetto a gruppi estranei al proprio. Lo studente cinese non è attivo nella lezione con domanda a meno che non venga interpellato. Una domanda di sua iniziativa viene intesa come un modo per mettere in discussione l'operato di un docente, tutte implicazioni di natura socioculturale che è sempre bene che un insegnante conosca per situare al meglio l'interazione e la struttura di un corso a studenti sinofoni.
Gli apprendenti arabofoni
Circa 150.000 in Italia. La lingua araba appartiene al ceppo semitico. Parlato nei 22 paesi della Lega araba, e nell'Unione africana. I caratteri arabi derivano dalla scrittura aramaica e le attestazioni più antiche risalgono al VI secolo.
Il sistema scrittorio arabo è composto da 28 grafemi. Oltre ai grafemi sono presenti una serie di disegni per indicare il raddoppiamento consonantico, le vocali brevi e alcune pause. Non c'è distinzione tra maiuscolo e minuscolo e fra corsivo e stampatello. Si scrive e si legge da destra a sinistra, tranne numeri. Le varietà di arabo sono numerose, ma le più diffuse sono l’egiziano e il siriano.
Conoscere la situazione di scolarizzazione e il modello di studio dell'apprendente può certamente meglio indirizzare l'insegnante su come approcciarsi. Per esempio, il modello arabo detiene un modello prescrittivo, dove lo studio mnemonico delle scuole coraniche si fonda su ripetizioni e copiatura. I corsisti arabofoni a lezione restano in silenzio dando l'idea di essere poco attenti, ma in realtà il silenzio è una forma di rispetto. In generale l'apprendente deve essere guidato gradualmente ad approcci differenti da quelli tradizionali, serve così una gradualità rispetto all'introduzione di novità. L'insegnante deve prevedere la difficoltà che l'alunno incontrerà nella nuova lingua, agevolando l'interlingua = fasi e sequenze di confronto necessarie che interferiscono tra la lingua materna e quella che si sta apprendendo.
Gli apprendenti ispanofoni
Lo spagnolo (castigliano) appartiene alla famiglia linguistica indoeuropea, al ramo delle lingue romanze, al gruppo occidentale, al sottogruppo ibero romanzo. Dal punto di vista morfologico possiede la flessione di genere e numero, le regole per la composizione e produzione di nuove parole, e un sistema di coniugazione verbale uguale a quello italiano.
Spagnolo e italiano sono considerate lingue sorelle, ciò rende più agevole l'insegnamento dell'italiano L2 di un corsista ispanofono. Un aspetto importante riguarda la prosodia ossia la melodia e ritmo, che si suddividono in:
- Accento fonetico: relativo all’intensità di pronuncia di una vocale e che non va confuso con quello grafico che in spagnolo cade sulla penultima sillaba.
- Tono: è l'altezza della pronuncia delle sillabe.
- Intonazione: è l'andamento melodico con cui si pronuncia una frase (domanda, esclamazione, richiesta).
- La durata: può riguardare la durata di un fono (quindi il suono di una parola) o la qualità di un fonema.
Gli errori di interferenza sono molto comuni nel lessico, in quanto la prossimità linguistica con l’italiano è ridotta e molte parole sono identiche. Gli apprendenti ispanofoni presentano un altissimo livello di transfer positivo a livello morfosintattico.
Logografie: sistemi scrittori basati su una associazione simbolo-significato.
Scritture alfabetiche: associazione simbolo significante.
Strategie di alfabetizzazione
Il concetto di alfabetizzazione è denso di premessa antropologico culturali. Per leggere e scrivere bisogna conoscere innanzitutto la serie di grafemi (alfabeto) di una lingua; saper collegare un fonema a uno più grafemi, saper unire le sillabe...
L’alfabetizzazione indica un percorso di avvicinamento a qualsiasi ambito del sapere (nell’accezione più generale); significa insegnare a leggere e a scrivere.
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