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Capitolo 1 – L'orizzonte concettuale della democrazia e la dimensione della politica

Filosofia politica e scienza politica

La filosofia politica è lo studio delle attività dell’uomo legate a tutto ciò che riguarda gli affari di Stato. Lo scopo è di promuovere una società migliore studiando la politica come l’insieme dei mezzi che permettono di ottenere gli effetti voluti. È la scienza dei fini ed utilizza un linguaggio che va al di là del fenomeno.

È differente dalla scienza politica che è la scienza dei mezzi (si basa sulla costruzione di strumenti come modelli di governo o di società per interpretare i fatti politici con l’osservazione), usa un linguaggio tecnico e si poggia sulla descrizione e l’osservazione pratica ed è l’opposto dell’opinione.

Democrazia

Al concetto di politica è strettamente legato quello di democrazia:

  • La politica è un concetto generico, un’arte, una tecnica, impossibile darne una definizione;
  • La democrazia è di difficile definizione senza vedere il suo sviluppo nel tempo.

Secondo Sartori, è difficile ragionare sulla politica per mancanza di cultura politica tecnica, mancanza che colpisce soprattutto la classe politica e di conseguenza la capacità di governare; cosa molto importante è che la cultura politica va tenuta distinta dall’opinione politica cioè il sentire politico, l’ideologia politica, perché tutti possiamo avere un’opinione politica ma non tutti abbiamo competenze tecniche di politica.

La democrazia può essere definita come l’insieme delle regole e delle istituzioni che consentono la partecipazione dei cittadini per la selezione dei propri rappresentanti e per il controllo successivo del loro operato; una volta eletti i rappresentanti sono gli unici titolati a prendere decisioni in sede politica.

Il concetto di democrazia ha vissuto nel tempo una continua evoluzione modificandosi notevolmente nel corso della storia; le prime definizioni risalgono all’antica Grecia e nella sua storia la democrazia trova 3 tipi di posizioni:

  • Platone: vede nella democrazia un fenomeno da non realizzare perché anche se possibile non è desiderabile. La sua è una connotazione negativa della democrazia che riconosce l’uguaglianza degli uomini a scapito (danno) del principio di competenza, cioè il possesso del sapere. Secondo Platone la maggior parte dei cittadini è dominata dalle parti irrazionali, risultando così individui nei quali gli interessi privati, i desideri e la pretesa di autoaffermazione prendono il sopravvento nei confronti dell’orientamento al bene generale, rendendoli loro schiavi e non in grado di esercitare in maniera libera il loro ruolo di cittadini. Solo coloro nei quali l’animo razionale prevale possono legittimamente assumere il governo della città, perché solo loro sono in grado di agire nell’interesse collettivo. Inoltre, per Platone, la democrazia è destinata a degenerare nella più terribile delle forme di governo: la tirannide. (Tiranno è il termine attribuito a colui che dapprima raggiunge e poi esercita in maniera egemonica il potere attraverso la violenza e il dispotismo);
  • Gli scettici: affermano che per quanto desiderabile la democrazia sia è irrealizzabile;
  • I critici favorevoli alla democrazia: la loro è una critica costruttiva alla realizzazione della democrazia, sono critici nei confronti dell’odierna democrazia, non nei confronti di quella greca.

Aristotele distingue 3 forme di governo pure che rischiano di degenerare in 3 forme corrotte:

  • Monarchia (governo del singolo) → a. Dispotismo (governo del singolo senza alcun rispetto della legge);
  • Aristocrazia (governo dei migliori) → b. Oligarchia (governo di un’élite);
  • Politeia (governo di molti) → c. Democrazia (governo del popolo, dittatura della maggioranza).

Perciò, per Aristotele, la democrazia assume una connotazione negativa e non rappresentativa di una condizione di parità necessaria al buon funzionamento del sistema politico. È solo nel corso del II sec. A.C. che il termine 'democrazia' comincia ad assumere il significato di 'costituzione libera', ma esso si politicizza solo verso il XVIII secolo, quando si comincia a parlare di:

  • 'Sovranità popolare', dove è il popolo che conferisce il potere al principe;
  • 'Repubblica', proprio come forma costituzionale della democrazia, opposta al potere monocratico del re.

Fin qui, però, la democrazia resta un concetto puramente statico, solo col tempo comincia ad essere un concetto 'in movimento', un processo di costruzione della modernità e della sovranità popolare, e comincia a distinguersi:

  • Una democrazia diretta, dove il popolo esercita direttamente il suo potere. La democrazia diretta è stata la prima forma di un governo democratico, essendosi affermata nel V secolo a.C. ad Atene. È la forma di democrazia nella quale i cittadini, popolo sovrano, sono legislatori e amministratori della cosa pubblica. Tale prerogativa si esercita attraverso strumenti come il referendum, la legge di iniziativa popolare e la petizione;
  • Una democrazia indiretta, rappresentativa o parlamentare, laddove il popolo, in condizioni di eguaglianza e di pieno riconoscimento dei propri diritti, esercita il potere sovrano attraverso i propri rappresentanti. E proprio in questo si differenzia dall'autoritarismo (un’entità statale e/o una forma di governo in cui la sovranità è esercitata da un partito dominante o da un dittatore in cui è predominante l'elemento dell'autorità e non quello del consenso).

Democrazia antica e democrazia moderna

Con l'affermarsi dello Stato liberale (forma di Stato che si pone come obiettivo la tutela delle libertà o diritti inviolabili dei cittadini, attraverso una Carta Costituzionale che riconosce e garantisce i diritti fondamentali e sottopone la sovranità dello Stato ad una ripartizione dei poteri), la democraticità diventa una caratteristica fondamentale e irrinunciabile per la legittimità delle istituzioni politiche, che dovranno garantire l'uguaglianza dei cittadini e il pieno riconoscimento dei loro diritti.

È così che la democrazia diventa pian piano non più un'ideologia, ma un sistema di regole procedurali, che permettano il libero e pacifico svolgersi della competizione sul mercato politico. Sulla concezione moderna di democrazia hanno avuto grande influenza le idee illuministe e la Rivoluzione francese (con il motto libertè, egalitè e fraternitè); sia la carta costituzionale americana che quella francese (entrambe di fine 700) sono incentrate sulla separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) e suffragio universale (democrazia rappresentativa).

Elementi caratteristici della democrazia moderna sono:

  • La separazione tra Stato e Chiesa (principio della laicità dello Stato);
  • Una stampa libera (quarto potere);
  • Oggi anche i poteri delle authority (garanti della concorrenza, della privacy ecc);
  • Prevalenza concetto di libertà (a differenza dell’antica dove prevaleva concetto eguaglianza);
  • Si fonda sulla competizione tra candidati e sulla delega a rappresentare tramite elezioni (nell’antica funzionava col sistema di partecipazione dei cittadini tramite meccanismi di rotazione e sorteggio).

Approfondimenti sulla democrazia (Dahl)

Da “La democrazia e suoi critici” di Robert Alan Dahl (politologo statunitense).

L'argomento a cui Dahl ha dedicato la maggior parte del suo lavoro teorico e di ricerca è la democrazia. La sua visione complessiva sull'argomento è esposta in modo più dettagliato ed accademico in “La democrazia e i suoi critici” e, in forma divulgativa, in “Sulla democrazia”.

Riguardo all'origine ed allo sviluppo storico della democrazia, Dahl contesta tanto l'idea che la democrazia sia nata nella Grecia antica, quanto che da quel seme iniziale si sia sviluppata secondo "una linea ascendente e regolare": "Come il fuoco, la pittura e la scrittura, la democrazia sembra essere stata inventata più di una volta e in vari luoghi.". Le democrazie moderne non nascono da una ripresa di tradizione della democrazia antica, nascono dalle condizioni effettive del mondo moderno, nascono dalla pressione di quel grande fenomeno che è la tendenza all’eguaglianza delle società moderne. È difficile se non impossibile dare la migliore definizione della democrazia moderna, però possiamo aiutarci avendo presenti quei riferimenti come:

  • Libertà di associazione;
  • Pluralismo, il termine si riferisce a una struttura di scambievolezze nella quale i diversi gruppi si mostrano rispetto e tolleranza reciproci;
  • Libertà di parola;
  • Libertà di culto, di stampa, in generale dei mezzi di informazione;
  • Creazione dei parlamenti quale necessario strumento della democrazia moderna.

La democrazia moderna ha poco a che fare con la democrazia antica, non solo perché il mondo moderno è molto diverso da quello antico, ma anche perché la democrazia antica si caratterizza non come un sistema generale in cui si riconosce un’intera società che si organizza, ma come un sistema istituzionale in cui si organizza la società democratica: per definizione, Atene. All’interno della società ateniese prevale una tendenza sociale. Riflettere sulla democrazia ateniese, da una parte ci porta a considerazioni circa il rapporto tra libertà e democrazia, e dall’altra ci porta a interessanti considerazioni circa il rapporto tra democrazia e popolo.

Democrazia però è anche il regime nemico dell’oligarchia, della tirannide, dell’aristocrazia, odiato e temuto da tutte queste categorie. I testi antichi che parlano diffusamente e favorevolmente della democrazia sono pochissimi. I grandi filosofi del IV secolo, Aristotele, Platone, non sono favorevoli alla democrazia, ne parlano tantissimo, danno un sacco di spiegazioni ma sono sostanzialmente critici della democrazia.

Popolo

Il termine democrazia deriva dal greco “demos” (popolo) e “kràtos” (potere), dove il termine popolo è legato non all’intera popolazione, ma solo ad una parte di essa (con esclusione di donne, schiavi – stranieri residenti, uomini liberi ma privi di diritti politici).

Nella democrazia antica, con il termine popolo non ci si riferiva all’intera civiltà greca, ma alla città (ad es. Atene) e questo è l’elemento di distinzione con la democrazia moderna; sono i romani che stabiliscono invece il concetto di popolo non solo legato alla città di Roma ma all’intero impero.

Che cosa significa demo, il potere del popolo? Popolo, sia demos in greco che populus in latino, significa l’intero corpo della cittadinanza preso nell’eguaglianza delle istituzioni, l’intero corpo dei cittadini liberi, sia che siano pescatori sia che siano grandi proprietari terrieri.

C’è quindi un principio di eguaglianza, ma demos significa anche il popolo inteso come classi sociali inferiori, quelle che poi in latino si specifica come plebs, plebe.

La visione in sintesi dell’ideale democratico greco

La democrazia secondo la visione greca (ideale) deve soddisfare almeno 6 requisiti:

  • Un forte senso del bene generale dei cittadini (armonia), da permettere di far prevalere l’interesse generale su quello personale, ciò che sia meglio per tutti e non solo per pochi;
  • Grande omogeneità delle caratteristiche dei cittadini, per evitare di generare conflitti politici e aspri disaccordi circa il bene pubblico (evitare diversità di lingue, religioni, razza, cultura…);
  • Numero ristretto dei cittadini inferiore ai 40.000-50.000 di Atene per garantire l’omogeneità e l’armonia, per l’osservazione e la capacità di conoscere il bene comune e distinguerlo dall’interesse privato e per consentire ai cittadini di riunirsi e agire quali governanti sovrani della città;
  • Decisioni dirette sulle leggi e governo diretto della città (attraverso assemblee primarie) da parte dei cittadini escludendo un governo rappresentativo in quanto non considerato un’alternativa legittima.
  • Partecipazione attiva dei cittadini non solo per gli incontri dell’Assemblea ma anche per l’amministrazione della città, attraverso il Consiglio, le giurie cittadine, consigli di magistrati. Cariche in genere annuali che venivano assegnate mediante elezioni, estrazioni a sorte che potevano essere occupate una sola volta;
  • Città-stato autonome (almeno idealmente), in quanto ognuna di esse deve essere autosufficiente sia dal punto di vista politico che economico e militare.

Differenze tra l’ideale e la realtà (prassi) della vita politica greca

Esistono solo testimonianze frammentarie, le cui informazioni sono soprattutto su Atene che ha rappresentato la più importante, fra le diverse centinaia di città-stato democratiche. Pertanto, viste le limitate testimonianze, le interpretazioni e valutazioni degli studiosi classici sono molto soggettive. Tuttavia è possibile sostenere che la vita politica dei greci, come quella di altri popoli loro contemporanei, era nettamente inferiore agli ideali politici.

  • Il bene generale era spesso soppiantato dagli interessi privati della famiglia e degli amici, in quanto pur non esistendo partiti politici, esistevano fazioni basate sui legami familiari o sull’amicizia. Non diversi dai paesi democratici moderni.
  • Carattere altamente esclusivo della democrazia greca sia teorica che nella prassi, da un punto di vista democratico moderno:
  • Interno = era negata la cittadinanza a larga parte della popolazione, cioè il diritto a partecipare alla vita politica (presenziando alle riunioni dell’Assemblea o assumendo carica pubblica) come:
    • Le donne (fino al XX sec.);
    • Gli stranieri da tempo residenti (meteci) anche se potevano avere diritti legali (civili, partecipare alla vita economica, intellettuale), ma non potevano possedere un appezzamento di terreno o una casa;
    • Gli schiavi non avevano neanche diritti legali (civili), erano di proprietà esclusiva dei loro padroni e non godevano di alcuna difesa.
    Si era cittadini ateniesi solo se entrambi i genitori lo fossero stati, quindi la cittadinanza era basata su legami di parentela primaria.
  • Esterno = la democrazia era possibile solo tra membri della stessa polis, eliminando la possibilità di unire diverse città in entità più vaste.
  • Non riconoscimento di diritti inalienabili, quali la libertà, l’uguaglianza e diritti politici e umani, intesi come diritti universali. Libertà significava predominio della legge e partecipazione al processo decisionale, non si estendeva oltre la comunità stessa e non implicava né la libertà civile per tutti gli altri residenti (schiavi) né quella politica per i membri (donne, meteci);
  • Le dimensioni ridotte della città-stato causarono grandi difficoltà alla possibilità di difesa contro le aggressioni esterne, anche se sporadicamente e temporaneamente si formavano alleanze, però questo bastava a difendersi dalle incursioni persiane. I confini ristretti della polis furono considerati un difetto gravissimo, sostituito da una nuova visione di una democrazia più estesa allo Stato-nazione.

Differenze tra ideale greco e qualsiasi democrazia moderna

  • Realizzata in uno Stato-nazione o paese, piuttosto che in una città-stato;
  • Cittadinanza enorme disseminata su un territorio esteso di un paese anche piccolo al posto del demo e del territorio di dimensioni ridotte della visione greca;
  • Insieme eterogeneo di cittadini per diversità etniche, razza, lingua, posizioni economiche (anziché omogeneità) che conducono a conflittualità politica e non all’armonia dell’ideale greco;
  • Governo di rappresentanza (democrazia indiretta) anziché democrazia diretta;
  • Professionisti a tempo pieno rivestono cariche amministrative anziché essere i cittadini della città-stato che svolgono altri lavori primari;
  • Qualsiasi unità di governo anche piccole, oggi sono elementi di un sistema più esteso e non possono essere autonome come previste dall’ideale greco;
  • Il controllo dei cittadini è limitato ad una gamma ristretta di questioni, i cui limiti vengono posti dal sistema più esteso e non come nell’ideale greco che il controllo dei cittadini avveniva su tutto ciò che stava all’ordine del giorno.

Seconda trasformazione: Tradizione repubblicana

Anche se la visione dei greci non andò del tutto persa, essa venne sostituita da una nuova visione di democrazia e si andò verso una seconda trasformazione: tradizione repubblicana. Per tradizione repubblicana s’intende un corpo di principi, le cui origini vanno individuate non tanto nelle idee e pratiche democratiche della Grecia classica, quanto nell’opera del critico Aristotele, il quale per modello di Repubblica prendeva ad esempio la storica rivale Sparta, o Roma e Venezia. In primo luogo, il repubblicanesimo adottava il principio secondo il quale l’uomo è per natura un animale sociale e politico; per sfruttare le proprie potenzialità, gli esseri umani devono vivere insieme in associazione politica. Come i democratici greci, i repubblicani ritenevano che il migliore sistema di governo fosse quello dove i cittadini sono pari nell’uguaglianza di fronte alla legge.

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

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