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Hegel

I cardini del pensiero hegeliano

Il pensiero di Hegel rappresenta una delle più poderose sintesi filosofiche di tutti i tempi e grande è l’influsso che ha esercitato sulla cultura europea dell’Ottocento (Marx in particolare). I capisaldi di questo pensiero, che assume la forma di un sistema compatto e ben strutturato, sono:

  • La convinzione della razionalità del reale;
  • L’idea che la verità coincida con l’intero;
  • La concezione dialettica della realtà e del pensiero.

Il primo e fondamentale concetto dell’hegelismo è quello secondo cui tutta la realtà è la realizzazione, il dispiegarsi progressivo di un principio razionale: lo spirito, definito anche “idea” o “Assoluto”. Tale principio è onnicomprensivo, nel senso che costituisce un organismo unitario di cui ogni cosa, ogni evento e ogni individuo non sono che manifestazioni particolari. In questo senso Hegel afferma che “Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale”. Lo spirito, inoltre, non è “sostanza”, ma “processo”, e la sua verità è essenzialmente “risultato”, ossia si manifesta in tutta la sua pienezza soltanto alla fine del processo stesso, in cui ogni momento si trova conciliato e superato in una sintesi superiore.

L’altro asse portante della concezione filosofica hegeliana si basa sull’idea che la verità non consiste in una considerazione parziale delle cose, ma nella loro visione completa e globale. Hegel definisce “astrazione” il pensiero che non permette di cogliere tutti gli elementi e le sfumature di un avvenimento o di un fatto: secondo lui, ogni cosa ha una motivazione, un senso, un significato razionale che risiede con gli altri momenti, particolari ma necessari, dell’unico processo di sviluppo dell’idea.

Il terzo concetto cardine che abbiamo individuato è quello della dialettica, intesa da Hegel come la legge intrinseca al divenire razionale dello spirito. Essa è regola interna della realtà e, nello stesso tempo, legge del pensiero, in quanto la realtà coincide con la ragione e dunque il piano ontologico e quello logico si corrispondono. Il processo dialettico si compone di tre momenti. Il primo è definito “intellettuale” o “astratto” (tesi) e coincide con la “determinazione” delle cose. A questo livello la realtà appare costituita di oggetti separati e staticamente contrapposti gli uni agli altri. Il secondo momento è quello propriamente “dialettico” o della “negazione” (antitesi): in esso ogni determinazione si scopre unilaterale e limitata, cogliendo il suo nesso inscindibile e necessario con la determinazione opposta. Il terzo momento è quello “speculativo”, che, al momento negativo dell’opposizione, sostituisce quello positivo della sintesi. Esso rappresenta “la negazione della negazione” e, pertanto, implica l’affermazione dell’unità delle determinazioni opposte, le quali vengono comprese come momenti, parziali e unilaterali, di una realtà superiore.

La fenomenologia dello spirito: il romanzo della coscienza

Nell’importante opera del periodo jenese, la Fenomenologia dello spirito, Hegel mostra il cammino della coscienza, che percorre le fasi della storia del mondo allo scopo di coglierne i passaggi fondamentali e pervenire, infine, alla piena consapevolezza di se stessa (autocoscienza). Le tappe necessarie di tale processo evolutivo sono rappresentate da quelle che Hegel definisce le figure della coscienza. Ne sono esempio la figura del servo-padrone (in cui si mostra il percorso dialettico che la coscienza deve affrontare per affermare la propria identità), quella della coscienza infelice (caratteristica della coscienza cristiana, che aspira all’infinito ma non ha la possibilità di raggiungerlo) e quella della ragione moderna, che con Cartesio fonda la razionalità soggettiva, per arrivare alla più piena consapevolezza dell’attività creatrice del soggetto con la filosofia kantiana e con l’idealismo tedesco. Ma è nell’idealismo hegeliano che la coscienza ottiene la più alta e perfetta nozione di se stessa.

Questa consapevolezza non si raggiunge se non a prezzo di fatica e sacrificio. Tale è appunto la dialettica della storia, che mostra il divenire della vita spirituale attraverso la contraddizione: a ogni posizione determinata (tesi) corrisponde, infatti, un’altra opposta posizione (antitesi), da cui scaturisce la sintesi, o risultato, che, a sua volta, dà origine a un nuovo processo dialettico.

Quella di Hegel è, tuttavia, una prospettiva ottimistica, in quanto, pur presentando il processo dialettico come sviluppo dinamico che necessita della contraddizione e della negazione, mostra anche come ogni negatività e “drammaticità” siano superate in una visione globalmente positiva, quella della sintesi. A questo proposito bisogna sottolineare come il filosofo stabilisca un termine alla dialettica stessa della storia, che non appare come un processo “aperto” (cioè continuamente perfettibile), ma “chiuso”, avente cioè un risultato ben preciso e definitivo: il sapere assoluto e lo stesso sistema hegeliano che ne è l’espressione.

La logica e la filosofia della natura

Nelle opere della maturità, in particolare nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio e nei Lineamenti di filosofia del diritto, Hegel assume una prospettiva sistematica, analizzando le varie fasi di sviluppo dell’idea. Egli distingue tre momenti essenziali della vita dello spirito cui corrispondono tre livelli del sapere filosofico:

  • L’idea in sé e per sé, studiata dalla logica;
  • L’idea fuori di sé, studiata dalla filosofia della natura;
  • L’idea che ritorna in sé, studiata dalla filosofia dello spirito.

La logica costituisce il primo momento (la tesi), in quanto studia l’idea dal punto di vista più generale e astratto. Si articola in logica dell’essere, dell’essenza, del concetto. La logica dell’essere considera l’idea così come si mostra immediatamente: come essere, nulla e divenire. La logica dell’essenza studia l’idea che assume come oggetto di riflessione l’essere. A questa sezione appartiene l’analisi del principio di identità (A = A), un principio della logica classica, che però Hegel giudica insoddisfacente, in quanto implica un’idea astratta di identità. La vera identità, a suo avviso, si raggiunge solo attraverso il confronto con il diverso (A e non-A) e dunque necessita di una considerazione dialettica. Infine, la logica del concetto realizza la sintesi di essere ed essenza, oggetto e soggetto, cogliendo in modo adeguato la verità (che è sempre unione di reale e razionale).

La natura costituisce il secondo momento, o antitesi, della vita dell’idea. Hegel la definisce come una mera estroflessione dell’idea, una sua alienazione nelle forme dei fenomeni visibili e fisici: l’idea nella forma dell’“essere altro”, cioè dell’esteriorità. La filosofia della natura costituisce la parte del sistema hegeliano più criticata, poiché dai testi del filosofo non si riesce a capire se l’idea, estrinsecandosi nella natura, si arricchisca o si depotenzi. Una cosa è certa: Hegel svaluta la natura (e conseguentemente la fisica) in quanto la ritiene il regno dell’accidentalità, del contingente e del finito, legata al tempo e allo spazio, incapace di razionalità.

La filosofia dello spirito

Questo momento, che è il più importante della filosofia hegeliana, si suddivide in tre ulteriori sezioni: lo spirito soggettivo, lo spirito oggettivo e lo spirito assoluto.

Lo spirito soggettivo rappresenta la consapevolezza che lo spirito ha di sé, ma in quanto singolo individuo: si articola in antropologia, fenomenologia e psicologia. Lo spirito oggettivo è il momento in cui lo spirito si realizza concretamente nella vita di un popolo ed è tripartito in diritto, moralità ed eticità. Il diritto, che coincide con quello che oggi denominiamo “diritto privato”, si riferisce alla sfera dei rapporti esterni tra le persone e riguarda in particolare la proprietà e i contratti, oltre che il torto e le pene. La moralità si riferisce alla sfera della volontà soggettiva, dei propositi e delle intenzioni. L’eticità, sintesi delle due forme precedenti, rappresenta l’idea del bene che si è incarnata nelle istituzioni della comunità civile e si articola ulteriormente in tre momenti: la famiglia, la società civile e lo Stato. Di grande interesse è l’analisi della società civile, posta da Hegel per la prima volta come anello di congiunzione tra l’individuo e lo Stato e da lui considerata come la dimensione in cui avviene una prima mediazione dei bisogni, degli interessi e dei conflitti delle diverse classi sociali. Lo Stato, infine, rappresenta la sintesi dell’intero organismo sociale e culturale di un popolo, massima espressione della ragione nel mondo, grande educatore degli uomini attraverso le leggi civili, fonte di ogni diritto e dovere, ambito di riconoscimento della spiritualità umana.

L’ultima parte del sistema hegeliano è costituita dallo spirito assoluto, che comprende l’arte, la religione e la filosofia. Tutte hanno come oggetto l’Assoluto, ma si distinguono per il modo con cui lo esprimono. L’arte lo esprime nelle forme dell’intuizione sensibile, la religione nelle forme della rappresentazione, la filosofia nelle forme mature del concetto. In questo senso la filosofia di Hegel, la più recente in ordine di tempo e la più completa, risulta come l’ultimo atto della vita dello spirito, che in essa si rivela e giunge alla piena consapevolezza di sé.

Fichte

La caratteristica della personalità di Fichte è quella di sentire dentro di sé l'esigenza dell'azione morale. Nella seconda parte della sua vita questa azione morale sarà sostituita dalla fede religiosa. Nel complesso quindi la sua personalità ha un orientamento etico-religioso. A differenza di Kant, al quale comunque si è ispirato nel primissimo periodo, egli vuole formare una filosofia dell'infinito, dove l'infinito è l'uomo stesso. Negli ultimi scritti, pubblicati postumi dal figlio, Fichte esponeva i capisaldi del suo sistema e della dottrina della scienza.

Infinità dell'Io

Kant aveva riconosciuto nell'io penso il principio di tutta la conoscenza, ma limitato alla cosa in sé. Con Fichte l'Io diventa l'unico principio materiale e formale del conoscere: quindi non è solo finito, ma anche infinito. Il rendere infinito l'Io contribuisce anche a renderlo libero, in modo assoluto. La deduzione di Fichte pone o crea il soggetto e l'oggetto come attività creatrici.

La dottrina della scienza e i suoi tre principi

L'ambizione di Fichte è quella di costruire una filosofia che sia sapere assoluto e perfetto. La Dottrina della Scienza vuole essere un sapere che metta in luce il principio su cui si fonda la validità di ogni scienza. Il principio è l'Io o Autocoscienza: possiamo affermare che qualcosa esiste solo se lo mettiamo in rapporto con la nostra coscienza; e la coscienza è tale solo se è autocoscienza. In sintesi la coscienza è fondamento dell'essere; l'autocoscienza è fondamento della coscienza. Con la Dottrina della Scienza Fichte vuole dedurre dall'autocoscienza la vita teoretica e pratica dell'uomo: per farlo utilizza tre momenti fondamentali.

  • L'Io pone se stesso. Tesi. È ricavato dalla legge dell'identità per cui A=A. Questa legge base implica un principio ulteriore che è l'Io: se è vero che A=A dobbiamo presupporre che A esista e l'esistenza di A dipende da un Io ipotetico che la fa esistere. Ma l'Io non può affermare l'esistenza di qualcosa, se prima non afferma la sua, quindi l'Io esiste e pertanto esiste A. L'Io si autocrea ed è infinito.
  • L'Io pone il non io: l'Io oppone a se stesso qualcosa che è il non io, che è il suo opposto. Questo fatto, che è la nostra antitesi, deve accadere affinché possa esistere una coscienza reale.
  • L'Io oppone, nell'Io, a un io divisibile un non-io divisibile. Sintesi. Inserendo il non-io, l'Io risulta limitato. Il terzo momento rispecchia la situazione concreta del mondo che è formato da una molteplicità di io finiti che hanno di fronte oggetti finiti.

Chiarificazioni

Questi principi chiariscono la dottrina di Fichte che è basata sull'esistenza di un Io infinito; di un Io finito, limitato dal non-io; e dalla realtà di un non-io, cioè del mondo che si oppone all'io finito, ma che si ricompone nell'infinito. I tre principi non vanno interpretati in senso cronologico, ma logico: esiste un Io infinito e pertanto ne deve esistere anche uno finito. In realtà lo scopo di Fichte è quello di mettere in luce che la natura esiste solo come momento dialettico della vita dell'Io. L'io, in base a quanto detto, è finito e infinito al tempo stesso. L'io infinito è la meta di tutti gli Io finiti: quindi l'infinito per gli uomini deve essere una missione. In conclusione l'uomo è in una lotta inesauribile contro il limite; il compito dell'uomo è l'umanizzazione del mondo, il tentativo di spiritualizzare le cose e noi stessi. Lo sforzo dell'uomo è un concetto dinamico che mira all'autoperfezionamento. I tre principi esposti corrispondono alle categorie kantiane di qualità, quantità e relazione.

La struttura dialettica dell'Io

Presupponendo che la storia del mondo si articoli nei tre momenti di Fichte allora si può concludere che l'Io fichtiano ha una struttura dialettica triadica incentrata sul concetto di sintesi degli opposti (tesi e antitesi). Lo storico De Ruggiero spiega così questo punto: bisogna pensare ad un'attività ritmica che si svolge per la presenza dell'antitesi. Qualsiasi atto mentale senza critica è destinato a disperdersi. Lo schema triadico dunque non fa altro che simboleggiare questo processo. Una volta giunti alla sintesi si ha un periodo di pausa e riposo, ma poi si prevede un nuovo slancio: se non si ha questo nuovo slancio, cioè questa insoddisfazione, è la morte. La morte non si intende come morte dell'individuo, ma come una sintesi che rimane limitata e non si protende verso l'infinito. La visione dialettica del reale è una visione dinamica.

La scelta fra idealismo e dogmatismo

Nella Prima Introduzione alla dottrina della scienza Fichte afferma che esistono due soli sistemi filosofici possibili: il dogmatismo e l'idealismo. La filosofia non è astratta, ma piuttosto una riflessione sull'esperienza che ha scopo quello di scoprire il fondamento dell'esperienza stessa. Siccome nell'esperienza sono in gioco oggetto (la cosa) e il soggetto (l'intelligenza) la filosofia può assumere la forma dell'idealismo, che consiste nel puntare sull'intelligenza; oppure del dogmatismo, che consiste nel puntare sulla cosa. L'idealismo consiste nel partire dal soggetto per poi spiegare l'oggetto; il dogmatismo parte dall'oggetto per poi spiegare il soggetto. Secondo Fichte nessuno dei due sistemi riesce a negare direttamente il suo opposto, poiché entrambi presumono l'esistenza del soggetto o dell'oggetto. La scelta fra i due sistemi deriva da una differenza di interesse nell'uomo, cioè da una presa di posizione in campo etico: il dogmatismo finisce sempre per rendere nulla la libertà, fa dell'Io un prodotto delle cose e quindi nega la sua autonomia; l'idealismo si struttura, al contrario, come dottrina della libertà. Il corrispettivo di queste due filosofie sono due tipi di umanità: quelli con temperamento passivo non si sono ancora elevati alla libertà e quindi preferiscono una spiegazione dogmatica che dà origine a una filosofia della necessità, quelli di temperamento attivo preferiscono una filosofia della libertà. Fatta questa spiegazione è però necessario precisare che tutta la Dottrina delle scienze di Fichte è volta a spiegare la superiorità dell'Io come realtà originaria e assoluta che può spiegare se stessa e le cose, e il rapporto che c'è tra se stessa e le cose.

La dottrina della conoscenza

Dall'azione di tesi e antitesi nasce sia la conoscenza che l'azione morale. Il dogmatismo ritiene che la rappresentazione sia data dall'azione della cosa sull'io e quindi sostiene che la cosa sia indipendente dall'Io e precedente a questo. Fichte accetta questa spiegazione, ma aggiunge che il Non-Io, quindi l'antitesi, è formato dall'Io e pertanto l'azione si riflette sul non-Io, ma ha l'origine nell'Io. Fichte dunque è dogmatico e idealista al tempo stesso: dogmatico perché ammette esista un'azione del Non-Io; idealista perché ritiene che alla base ci sia l'Io. A questo punto il problema è capire come mai il Non-Io, quindi l'autocoscienza, si presenta come autonoma quando è invece generata dall'Io? Fichte risponde con la teoria dell'immaginazione produttiva, che corrisponde all'atto di creazione del Non-Io da parte dell'Io. La base è che la coscienza presuppone sempre una situazione in cui un soggetto ha davanti a sé un oggetto; pertanto l'azione di creazione sarà inconscia. La riappropriazione del Non-Io avviene attraverso un processo di conoscenza che avviene in cinque gradi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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