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I fondamenti metodologici dell'economia politica e la struttura dei modelli economici

Economia è la disciplina che studia i processi attraverso i quali i singoli individui risolvono il problema di come soddisfare bisogni e necessità. Viene considerato un problema in quanto i bisogni sono infiniti mentre le risorse sono limitate/scarse, perciò la società deve utilizzare tali risorse in modo efficiente. Si tratta quindi di un problema di scelta, ovvero di come scegliere il modo in cui spendere le risorse.

Uno degli strumenti più importanti dell'analisi economica è il modello (teoria), una semplificazione consapevole della realtà che, attraverso il ricorso a ipotesi semplificatrici, consente di prevedere il comportamento degli agenti economici. I modelli trascurano alcuni dettagli del mondo reale per concentrarsi su ciò che è essenziale/rilevante.

Tipi di teoria economica

Possiamo distinguere due tipi di teoria economica:

  • Positiva: offre spiegazioni oggettive e scientifiche in merito al funzionamento di un sistema economico e il modo in cui esso reagisce a eventuali mutamenti.
  • Normativa: propone criteri basati su giudizi di valore personali (soggettivi), non sulla ricerca di una verità assoluta.

Con i modelli interagiscono i dati (fatti), evidenze relative ai comportamenti economici. Essi ci aiutano a quantificare le relazioni teoriche e a sottoporre a verifica i nostri modelli. Il modello invece ci dice di quali tipi di dati abbiamo bisogno ed è compito dell'economista controllare che le teorie siano coerenti con i fatti osservati.

Ipotesi di razionalità

Secondo il principio o ipotesi di razionalità gli operatori economici decidono le proprie scelte sempre in modo razionale, tenendo conto della situazione tecnologica, economica e dei propri bisogni. Ogni individuo definisce l'obiettivo da raggiungere e opera le proprie scelte per ottenerlo senza trascurare di utilizzare tutte le informazioni e le risorse disponibili. Possiamo trovare questa ipotesi anche all'interno dell'assioma di completezza riguardante le preferenze di ciascun consumatore: parliamo di ipotesi di razionalità o di consapevolezza in quanto, presi due panieri, il consumatore è sempre in grado di dire se un paniere è preferito o indifferente all'altro.

Rapporto tra politica ed economia

L'economia è principalmente una scienza non sperimentale che analizza il modo in cui soddisfare i bisogni e il modo in cui spendere le risorse limitate. Paul Samuelson ha identificato tre domande che implicano una scelta: che cosa, per chi, come produrre? Distingue inoltre due prodotti dell'economia, beni militari e beni civili. Invece, la politica sceglie dove spendere; il termine politica viene utilizzato in riferimento all'attività e alle modalità di governo.

Tipologie di economia

  • Economia mista: tipica di tutti i paesi; il governo e il settore privato interagiscono nella soluzione dei problemi economici. Il governo influenza l'attività economica tramite tassazione, sussidi, fornitura di servizi come la difesa e la pubblica sicurezza.
  • Libera economia di mercato: gli individui possono perseguire l'interesse individuale senza alcuna restrizione.
  • Economia pianificata: lascia poco spazio alla libertà economica individuale, dato che le decisioni spettano allo stato.

I fattori che determinano la domanda espressa dai consumatori sui vari mercati

Tutti i mercati svolgono la medesima funzione economica. I prezzi si modificano (aggiustano) per rendere uguale la quantità di beni che le persone desiderano acquistare e quella che le persone desiderano vendere. Per costruire il modello di un mercato tipo abbiamo bisogno della domanda e dell'offerta.

Per domanda si intende la quantità che gli acquirenti desiderano comprare in corrispondenza di ognuno dei possibili livelli di prezzo. Per offerta si intende la quantità che i venditori desiderano vendere in corrispondenza di ognuno dei possibili livelli del prezzo. Entrambe non si riferiscono a una specifica quantità ma a una sua descrizione completa.

Il prezzo di equilibrio è il prezzo che eguaglia la quantità offerta e la quantità domandata di un bene economico sul mercato. È rappresentato graficamente sul diagramma cartesiano come il punto di incontro tra la curva di domanda e la curva di offerta. Al prezzo di equilibrio si verifica l'equilibrio di mercato, ovvero esso viene bilanciato. L'equilibrio è stabile poiché non esiste alcun incentivo per gli acquirenti o per i venditori di modificare le proprie quantità di domanda o di offerta del bene.

In condizioni di non equilibrio di mercato, invece, le forze di mercato spingono il prezzo verso la sua condizione di equilibrio. Ad esempio, quando l'offerta è superiore alla domanda il prezzo di mercato del bene tende a diminuire fino al livello di equilibrio; la riduzione del prezzo consente di aumentare la quantità domandata del bene e, pertanto, permette ai venditori di aumentare la quantità venduta dello stesso. Il processo dinamico di aggiustamento termina quando il prezzo raggiunge il suo livello di equilibrio in cui domanda e offerta si eguagliano.

Relazione tra prezzo e quantità domandata

La relazione tra prezzo e quantità domandata di un bene, a parità di altre condizioni, può essere rappresentata con la curva di domanda, una retta inclinata negativamente. Le altre condizioni rilevanti, rispetto alla domanda di un bene o servizio, possono essere raggruppate in tre categorie:

  • Prezzo dei beni: l'aumento del prezzo di un bene fa aumentare la domanda dei beni sostituti (beni che possono sostituirne un altro per soddisfare un bisogno) di quel bene e comporta la riduzione della domanda dei beni ad esso complementi (beni che possono essere utilizzati contemporaneamente per soddisfare un bisogno).
  • Reddito degli acquirenti: per un bene normale la domanda aumenta all'aumentare del reddito; per un bene inferiore (poco costoso, di bassa qualità) la domanda diminuisce all'aumentare del reddito.
  • Preferenze: vengono plasmate dall'ambiente, dalle opportunità, abitudini e atteggiamenti sociali.

Dietro la domanda abbiamo la scelta del consumatore, in quanto ognuno di noi formula un piano d'azione per ogni bene di suo interesse. Non si esercita una scelta solo per un bene ma si sceglie in base ai diversi beni prendendo quindi in esame un cosiddetto "paniere" di beni. L'insieme di questi panieri di beni e servizi che il consumatore è in grado di acquistare in relazione al suo reddito e ai prezzi dei beni è detto vincolo di bilancio. Se si prendono in considerazione due tipi di beni, x e y, una famiglia con reddito mensile R non potrà decidere di acquistare una quantità illimitata dei due beni, i cui prezzi sono Px e Py, ma la famiglia potrà decidere di acquistare panieri di beni il cui valore sia uguale o inferiore al reddito che il consumatore ha a disposizione. Il vincolo di bilancio può essere rappresentato attraverso una retta detta linea di bilancio; la sua pendenza rappresenta il tasso di scambio o prezzo relativo tra i due beni, quindi è uguale al prezzo del primo bene in rapporto con il prezzo del secondo bene.

Ogni consumatore è in grado di "ordinare", rispetto a un criterio di preferenze, i panieri. Questo ordinamento segue sei regole generali, dette assiomi:

  • Di completezza: presi due panieri a caso, il consumatore è sempre in grado di dire se uno è preferito all'altro o se gli è indifferente.
  • Di riflessività: un paniere è indifferente a se stesso.
  • Di transitività: se il paniere A è preferito a B e B è preferito a C, allora A è preferito a C.
  • Di continuità: prendiamo tre panieri A, B, C dove C è preferito a B e B è preferito a A. Tra il meglio e il peggio di B si passa dal confine di B che è l'indifferenza.
  • Di non sazietà: dati due panieri A e B, il consumatore opta sempre per il paniere con maggiore quantità di beni. In base all'assioma di non sazietà è possibile associare un maggiore livello di utilità alle curve di indifferenza più esterne.
  • Di convessità: dati due panieri A e B, il consumatore preferisce sempre un terzo paniere C composto dalla combinazione dei precedenti. Dal punto di vista grafico ciò conferma la forma convessa verso l'origine delle curve di indifferenza.

Curva di indifferenza

Una curva di indifferenza è la rappresentazione sul piano cartesiano dei panieri di beni e servizi che un consumatore considera indifferenti e ai quali attribuisce quindi un'identica utilità. Dati due beni x e y, le quantità di questi ultimi in grado di fornire la stessa utilità sono rappresentate sul piano cartesiano sotto forma di coordinate (x, y). L'unione di questi punti delinea una curva lungo il quale il livello di utilità è costante. Essendo due punti in cui il consumatore beneficia della medesima utilità, quest'ultimo è "indifferente" nella scelta del primo o del secondo. Possiamo perciò rappresentare sul piano diverse curve di indifferenza, ognuna delle quali è associata a un livello di utilità differente. Sulla base dell'assioma di non sazietà il consumatore preferisce sempre le curve più esterne, le quali forniscono un livello di utilità maggiore in quanto consentono il consumo di una maggiore quantità dei beni.

Il modello quindi ipotizza che il consumatore abbia come obiettivo la massimizzazione della sua utilità, compatibile con il suo vincolo di bilancio. Per determinare quale sia il paniere, tra quelli che si trovano sulla linea di bilancio che massimizza l'utilità, occorre considerare le specifiche preferenze del consumatore. Nelle curve di indifferenza concave il paniere ottimo per il consumatore è il punto di tangenza tra la linea di bilancio e una curva di indifferenza, il quale starà sulla curva più alta.

La classifica dei panieri, inizialmente, era quindi basata su un concetto di utilità, ma la misurazione degli aspetti soggettivi è impossibile; con Pareto si è passati da un approccio cardinale a uno ordinale, libero dalla necessità di misurare l'utilità in quanto basato sul confronto.

Variazioni di prezzi e reddito

Cosa succede al vincolo quando cambiano prezzi e reddito? La variazione di prezzo e reddito modifica l'inclinazione della retta del vincolo di bilancio sul diagramma cartesiano. Se io possiedo più denaro posso far avanzare il mio reddito, tenendo fermi x e y, spostando la retta verso destra e in alto. Ma per sapere di quanto spostarla devo sapere quanto è inclinata, misurando la pendenza.

Per studiare l'impatto di una variazione dei prezzi o del reddito sul benessere di un consumatore, devo inoltre vedere se questo cambiamento genera un vincolo di bilancio esterno al precedente. Se è tutto esterno, il consumatore sta meglio; questo vuol dire che è aumentato il reddito con la domanda dei beni. Se il nuovo vincolo giace tutto all'interno del precedente il consumatore sta peggio perché ha perso panieri. Quindi il denominatore è aumentato, facendo diminuire il valore della frazione; se il punto si muove verso sinistra la pendenza diventa più ripida. Se reddito, Px e Py variano nella stessa proporzione, non cambia nulla.

I fattori che determinano i comportamenti delle imprese

Per teoria dell'impresa si intende lo studio della produzione o del processo economico di conversione dei beni primari (input o fattori di produzione) in beni e prodotti finali a valore aggiunto (output). I fattori di produzione utilizzati dalle imprese nei loro processi sono classificabili in terra, lavoro e capitale. L'impresa, che coincide con la tecnologia, permette di trasformare questi input ed è nelle mani delle famiglie come aggregato. Essa è la somma tra quanto produco e come produco. È possibile produrre un bene in vari modi tenendo conto di quanto capitale e quanto lavoro si possiede. Questi modi o tecniche possono essere rappresentati da una curva detta isoquanto che coincide con le combinazioni efficienti di L e K che forniscono lo stesso livello di produzione. Tra due tecniche sceglierò quella economicamente efficiente, ovvero quella che consente di produrre il volume scelto di prodotto con il minimo costo.

Nella scelta del come produrre bisogna tener conto anche dell'ipotesi di sostituibilità di un input con un altro input. Nella produzione il grado di sostituibilità si riferisce al modo in cui le imprese reagiscono a variazioni dei prezzi relativi, modificando il livello di utilizzo degli input.

Le imprese non sempre cessano l'attività nel momento in cui vanno in perdita, infatti continuano a operare se si aspettano che la domanda cresca o che i costi si riducano. Dobbiamo per questo distinguere le scelte tra breve periodo e lungo periodo operate nelle imprese:

  • Nel lungo periodo l'impresa è in grado di scegliere in modo adeguato sia il livello di impiego di tutti gli input, sia la miglior tecnica di produzione.
  • Nel breve periodo l'impresa non riesce a cambiare tutti gli input e non è in grado di modificare la tecnica.

La funzione di costo in microeconomia è definibile come quella funzione che, dati i prezzi degli input e degli output, vi associa il costo minimo che è necessario sostenere per la loro produzione. La funzione di costo mostra il costo totale C al variare della quantità della produzione Y. La relazione di stretta proporzionalità tra quantità e costo si osserva in tre diverse funzioni:

  • Retta che esce dall'origine: relazione crescente tra quantità e costi, più produco, più alto è il costo.
  • Crescente e concava: più produzione e costo aumenta meno della produzione.
  • Crescente e convessa: più produzione e costo aumenta più della produzione.

L'uscita di queste funzioni dipende dall'economia di scala: è usata in economia per indicare la relazione esistente tra aumento della scala di produzione e diminuzione del costo medio unitario di produzione. Essa ci dice cosa potrebbe succedere con un'espansione o contrazione della dimensione del prezzo.

  • Rendimenti di scala crescenti: raddoppiando, triplicando input e output più del doppio. Per avere più output non devo per forza raddoppiare input ma mi basta solo aumentarli un po'. Il costo medio di lungo periodo si riduce quando l'output cresce. Tipici del mondo della grande dimensione (quindi non mercato concorrenziale).
  • Diseconomie di scala: meno del doppio; per raddoppiare output avrò bisogno di più che raddoppiare l'input. Il costo medio di lungo periodo cresce al crescere dell'output. Mondo del piccolo (della concorrenza perfetta).
  • Rendimenti costanti: si dice che non ci sono economie di scala, oppure che i rendimenti di scala sono costanti, se aumentando nella stessa proporzione entrambi gli input variano nella stessa proporzione gli output. Il costo medio di lungo periodo rimane costante al crescere dell'output. Relazione di proporzionalità stretta; mondo in cui la dimensione è irrilevante.

Ci sono tre ragioni che giustificano l'esistenza delle economie di scala:

  • La produzione può comportare alcuni costi fissi, che non variano con il livello dell'output. A partire da un basso livello della quantità, successivi incrementi dell'output consentono di ripartire questo tipo di costi su più unità di prodotto, riducendo il costo medio.
  • Specializzazione: in corrispondenza di maggiori livelli dell'output ogni lavoratore può concentrarsi su un singolo compito e adempiere a questo in maniera più efficiente.
  • Macchinari migliori: producono su vasta scala e fanno diminuire il costo medio.

Per capire il modo più economico per produrre un determinato output, l'impresa ha quindi bisogno di conoscere i costi degli input. Se il lavoro è a basso costo, le imprese sceglieranno tecniche ad alta intensità di lavoro. Se il lavoro è costoso, le imprese sceglieranno tecniche ad alta intensità di capitale che impiegano minore manodopera. La produzione di una quantità maggiore comporta un costo maggiore, perciò la curva di costo totale di un'impresa è positivamente inclinata.

Costo totale di lungo periodo (CTL): costo minimo di produzione di ogni livello di output quando un'impresa può adeguare compiutamente l'impiego dei fattori.

Costo marginale di lungo periodo (CMaL): incremento del CTL associato a un incremento unitario permanente della quantità prodotta.

Costo medio di lungo periodo (CMeL): misura il rapporto tra CTL e il livello dell'output.

Quanto produce l'impresa

L'impresa decide quanto produrre facendo un ragionamento "sequenziale", prendendo in analisi ogni singola unità e confrontandone i vantaggi (ricavo) con i costi. Se il costo è maggiore del ricavo allora non produco! Il ricavo dell'ultima unità diventa il prezzo di mercato. Per ogni prezzo produco quella quantità in corrispondenza della quale il costo marginale è uguale al prezzo.

Un'impresa, che mira a massimizzare il profitto, deve conoscere il minimo al quale può produrre ogni possibile volume di produzione e di offerta; questa informazione dipende dalle tecniche produttive e dai prezzi dei fattori produttivi. L'impresa deve sostenere una spesa anche se non produce, detta costo fisso: costo indipendente dal volume di produzione realizzato; molto alti nelle prime unità di produzione e scendono con l'aumentare della produzione.

Si aggiungono ad esso i costi variabili: che variano al variare del volume di produzione; crescono al crescere della produzione e sono la somma dei costi di tutte le unità prodotte.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucreziacino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Chirco Alessandra.
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