Etnomusicologia e linguaggi musicali contemporanei
“L'unico modo per far sì che i tuoi sogni si avverino è svegliarti” -
Paul Valèry
22/03
LA CANZONE
UNA TRASMISSIONE DEL SAPERE. ANCORA NECESSARIO
GIUSTIFICARLA?
[Lo sviluppo della canzone in tutto il mondo dal secondo dopoguerra:
uno sviluppo filologico, musicale e storico.]
Per canzone si intende qualcosa di massa, di universale ma non in
modo ideologico → un prodotto commerciale (x fa li surd)
La canzone contemporanea, canzone come oggi comunemente
intesa, è una breve composizione, un testo da eseguirsi su una linea
melodica organizzata armonicamente secondo moduli corrispondenti al
gusto prevalente ed è concepita per essere destinata al consumo e al
successo. Per questi motivi si configura spesso – ma non sempre, e
non solo – come “canzone d'evasione”.
Bultrighini afferma che bisogna abbandonare la definizione corrente di
popular music, musica popolare, pop per identificarla, perchè ha
un'ambiguità di fondo direttamente congenita nel termine greco demos
(popolo come classe popolare) da distinguere da plethos (popolo
come totalità della popolazione). La canzone di massa infatti è
finalizzata alla ricezione del plethos, cioè ad una maggioranza che
tende alla totalità.
Come ben individuata nelle sue radici ottocentesche da Derek B. Scott
la canzone di massa è la third type of music, discriminata
denigratoriamente dagli specialisti di 2 campi: musica colta e
musica di tradizione orale e “etnico-spontanea”.
C'è una differenza tra MUSICA POPOLARE e DI MASSA: la musica
popolare sarebbero i canti militari, di lavoro, di pastori e di fabbrica,
le mondine...
La CANZONE DI MASSA si suddivide in D'AUTORE &
COMMERCIALE. La canzone di massa ha questa ufficializzazione
universale quindi ha avuto una gamma di giudizi
1) la canzone d'autore (di alto livello e spessore) [anni '60: Giorgio
Gaber, Tenco [“Ciao amore ciao”], Umberto Bindi , Gino Paoli,
Edoardo Vianello]
2) la canzone commerciale: Orietta Berti [“Io, tu e le rose”, “Finchè la
barca va”]
Un'altra caratteristica è quella della sua esistenza in virtù del
pubblico → se non viene recepita o ricordata non esiste purtroppo.
Tra le canzoni di massa, specie d'autore, esistono canzoni di carattere
politico, di protesta.
I temi possono essere innumerevoli e possono quindi veicolare un
messaggio ma anche un non-messaggio → musica di
intrattenimento o ballo.
LA CANZONE POPOLARE
Spesso sono adattamenti di temi preesistenti degli autori a seconda
delle circostanze.
Per gli etnomusicologi i canti popolari sono gli unici che contano, quindi
affrontano un campo davvero ristretto
ESEMPI DI MUSICA DI PROTESTA (di massa):
BOB DYLAN → un folk singer , un guru della tradizione da cui l'Europa
ha preso esempio nell'ambito della protesta sociale contro
Capitalismo e Guerra.
Anche TENCO ha fatto un tentativo di musica di protesta, ma il suo
campo più riuscito era quello della musica intimista (d'amore erotico e
sfrontato: “Mi sono innamorato di te”).
DE ANDRE' → un anarchico molto importante anche per la popular
music -diversa dalla musica di massa- perchè affrontava temi
impegnati, diversi dal solito. Non voleva collaborazioni, infatti
risultava difficile stringere collaborazioni con lu.
De Andrè si rifà in questo atteggiamento a Georges Brassens →
« Poiché il giudice al momento
« Car le juge, au moment suprême, / supremo, / urlava: "Mamma!",
Criait : "Maman !", pleurait beaucoup, piangendo a dirotto
Comme l'homme auquel, le jour come l'uomo a cui lo stesso
même, / Il avait fait trancher le cou. / giorno, / aveva fatto tagliare il
Gare au gorille! » collo. / Attenti al gorilla! »
(Le gorille)
La canzone, censurata in ogni modo, è molto nota, fuori dalla Francia,
anche nella versione italiana che ne fece circa vent'anni
Fabrizio De André
dopo.
23/03
La parola “canzone” riassume in sé una tipologia di significati molto
variegata: dall'idea di “canzone di massa”, di fruzione universale a
quella di tipo storico.
Il recupero del cosiddetto “canto popolare” riguarda una forma di
canzone la cui incidenza, la diffusione, la capillarità e il successo dal
punto di vista economico non è neanche 1/3 di quelli della canzone di
massa. Il materiale di lavoro dell'etnomusicologo puro è quindi
davvero limitatissimo, purtroppo.
Un es. di canto popolare che ha venduto poco ed è sconosciuta
“Gorizia, tu sia maledetta”, rispetto magari ad “Una lacrima sul viso” di
Bobby Solo che ha venduto 1 mln di copie in 3 giorni.
La culturizzazione della canzone è sfociata nella canzone d'autore
La canzone di massa è spesso da un punto di vista artistico assai
scadente.
La qualità artistica è un fatto assolutamente opinabile.
L'importanza storica, antropologica dei canti popolari è uno specchio
forse maggiore della coscienza collettiva di un determinato periodo.
Sotto il profilo storico, la canzone popolare ha avuto una tendenza
osmotica, di assimilazione culturale a 360° che ha talvolta portato a
dei casi di trasformazione strutturale. Si nota una forte tendenza blues
in Pino Daniele o nel primo Battisti,es.“Tempo di morire” di Battisti.
Esisteva già una canzone italiana però il blues o lo swing non si
conoscevano in Italia, e a partire dagli anni '20/'30 hanno cominciato
ad entrare nel gusto italiano → tendenza alla globalizzazione
nel 1967 → precedentemente non c'era molta libertà,ma in questa
rassegna di Sanremo spuntano magicamente per la prima volta e da
un momento all'altro canzoni di protesta... → specchio di una
coscienza collettiva → l'Italia era non a caso all'alba del cosiddetto
“68”.
L'analisi della canzone popolare si fa da 50 anni all'estero [tipo in
Francia , dove c'è un grande archivio di canzoni...qui ciao proprio.]
La canzone è una forma che nasce con VELLEITA' ARTISTICHE PER
VOCAZIONE POPOLARE→ chi compone pensa già a un pubblico e
hanno in esso il riscontro economico. La canzone esiste come un fatto
di comunicazione (la musica in generale è un universo di segni che dà a
origine a una dinamica di comunicazione)
MUSICA E PAROLE
Il fatto che la canzone sia in sostanza l'esito di una interazione tra
musica, parole e caratteristiche (vocalità e gestualità) dell'interprete ci
invita a riflettere che il connubio musica-parole è alle radici della
cultura europea: i Greci intendevano con MOUSIKE' TECHNE “l'arte
delle Muse”, quindi un insieme di espressioni artistiche diverse
armonizzate in un unico componimento, che avveniva con una
performance orale.
Bisognerebbe abbandonare per sempre il confronto con la poesia come
parametro qualificante della canzone d'autore poiché si tratta di esercizi
artistici ed attività professionali assolutamente diverse: la canzone è
geneticamente il risultato di un'interazione tra parole e musica.
La canzone di massa riuscita lascia il segno nella ricezione e nella
memoria collettiva → Felice Liperi parla del “miracolo” del
“meccanismo perfetto”, quello dell'interazione equilibrata.
Non si individuano leggi per cui un testo funziona perfettamente con un
certo tipo di linea melodica e armonica, e con un determinato
arrangiamento; è più frequente che la musica valorizzi il testo che non il
contrario: la melodia o il ritmo del canto inserisce il testo in un contesto
immediatamente evocativo. In casi estremi, come quello del sodalizio
Battisti-Panella, può equivalere a un “connubio testo-musica sempre
sull'orlo del collasso”
Dante e le 3 componenti della “cantio”
Qual è la genesi del prodotto canzone popolare e quanto le
componenti di questo prodotto [musica & parole] siano presenti
strutturalmente nella canzone?
E' in tal proposito importante il passo di Dante nel De vulgari
eloquentia [II 8,5-6] in cui si dedica a parlare della forma metrica più
consona a rappresentare questa nuova lingua che è il volgare illustre →
la forma metrica canzone è il massimo grado per Dante
Dante ha in mente una forma di poesia con musica (una poesia
cantata). Era interessato naturalmente alla parte testuale, la musica ha
funzione di abbellimento però ha al tempo stesso funzione
strutturale.
Quel che risulta è la consapevolezza di una struttura complessiva in cui
la melodia è un elemento imprescindibile.
Asserisce poi, forse per primo, la terza componente strutturale della
canzone di massa è l'interprete, l'interpretazione.
DE VULGARI ELOQUENTIA II 8,5-
6 Se la canzone potesse essere
Preterea disserendum est definizione la fabbricazione di
utrum cantio dicatur parole armonizzate [funzionali
fabricatio verborum all'inserimento di una musica]
armonizatorum, vel ipsa oppure sia la melodia in sé. La
modulatio. Ad quod dicimus, melodia non può esser definita
canzone ma può essere detta
quod nunquam modulatio suono, tono, nota o
dicitur cantio, sed sonus, vel accompagnamento musicale della
tonus, vel nota, vel melos. lirica. Difatti nessun “trombettista” o
Nullus enim tibicen, vel organista o suonatore di cetra
chiama la sua melodia canzone, se
organista, vel citharedus, non in quanto è stata sposata/si è
melodiam suam cantionem unita, amalgamata con una qualche
vocat nisi in quantum nupta canzone; ma quelli che
est alicui cantioni; sed armonizzano le parole chiamano le
armonizantes verba opera loro opere canzoni, e anche parole
di questo tipo [finalizzate all'unione
sua cantiones vocant; et con una musica] noi le chiamiamo
etiam talia verba in cartulis canzoni anche quando giacciono
absque prolatore iacentia sulle carte e lontano, distaccate da
cantiones vocamus; un esecutore;
E pertanto la canzone non sembra
6 et ideo cantio nil aliud esse essere altro che una azione
videtur quam actio completa completa,un'operazione compiuta,
dictantis verba modulationi finita di chi dice/compone delle
armonizata. parole armonizzate per la
melodia/musica
Dante praticamente prende la tesi di chi sostiene che la canzone sia
solo melodia e la critica proponendo questo quadro complessivo → si
tratta di qualcosa di composto, di strutturale con finalità di unione delle
parole alla musica ed ha anche una terza componente, il “prolato”,
l'interpretazione.
Nonostante voglia soprattutto difendere i diritti del suo lavoro = la parola,
dà una definizione che fa capire la sua consapevolezza del nesso
indissolubile, della simbiosi tra parole e musica per questo tipo di
esercizio poetico che è la cantio.
C'è anche chi ha affermato che in questo passo Dante favorisce un
processo di prevalere della scrittura rispetto alla performance orale
Musica, parole, performance dell'interprete (originario): i 3 elementi
della canzone sono già delineati in un passo del De vulgari eloquentia,
II, 8, 5-6, in cui Dante delinea le caratteristiche della forma metrica
più consona al volgare illustre, la canzone. Dante, parlando di cantio,
non pensa anche alla musica, la pensa in una prospettiva strutturale:
nella composizione poetica, la melodia musicale è un elemento
imprescindibile e anche la terza componente è allusa, pur all'interno di
un discorso votato a rivendicare diritti e valenza del verseggiatore
(sempre e comunque primato del testo).
Afferma risolutamente che è chi “armonizza parole che chiama
“canzoni” le proprie opere” → la modulazione, la melodia “non è mai
detta canzone” perchè la melodia non basta; mentre melodia viene detto
il suono, la tonalità, la nota, l'accompagnamento lirico della poesia.
La sua critica è rivolta a quelli che dall'altra sponda, la sponda dei
musicisti, sostenevano che la canzone fosse solo la musica. Ma Dante
ha avuto la netta percezione del nesso indissolubile tra parola e
musica (fatto ovvio, considerato che il background di Dante sono
l'esperienza dei troubadours provenzali e la loro inscindibile unità di
vers e son) per cui “la canzone non sembra essere altro che una
composizione completa, perfetta nelle sue parti, di chi dice delle parole
armonizzate per la melodia” → Dante non si colloca all'estremo opposto
del “bastano le parole”, tanto è vero che parole concepite per la musica
sono riconoscibili addirittura se non le senti cantare.
Parlando della forma metrica della lirica d'arte, Dante parla di una forma
di poesia cantata in cui la musica può avere anche solo funzione di
abbellimento e contorno, ma è comunque strutturata in simbiosi.
RAPPORTO TRA ETNOMUSICOLOGIA E LA CANZONE RISPETTO
ALLE SUE COMPONENTI
La canzone di massa nasce da un fenomeno di perfetto equilibrio fra
musica e parole → Liperi parla di un meccanismo perfetto per il quale
il matrimonio di parole e musica per la sensazione del fruitore è
qualcosa di intangibile.
E' molto variabile il peso del bilanciamento testo/musica → ma è più
frequente che una musica valorizzi il testo piuttosto che il contrario
“(la canzone) Molto spesso scavalca il giudizio critico per insediarsi nel
nostro cuore e nella nostra memoria a prescindere dalle sue qualità
estetiche” - Nicola Piovani
Nicola Piovani: musicista raffinato, direttore d'orchestra,compositore di
colonne sonore, che si è dovuto confrontare anche con il genere della
canzone, per la quale parla di un esistente pregiudizio negativo
Si riassume qui una doppia forma di pregiudizio: il disprezzo (di un
musicista altamente professionale) per la canzone di massa, quasi
rifiutandone anche la qualificazione di prodotto estetico e l'idea che la
canzone ha un difetto di base → cioè di essere libera da ogni
schema anche ideologico
29/03
Il canto popolare, l'unico considerato degno di attenzione dai puristi di
etnomusicologia, è quello che hanno cercato di riesumare delle
formazioni italiane che hanno cominciato operare alla fine degli anni'50
e interessate al recupero di una canzone contrassegnata da un
messaggio e da motivi politici o spontanei, di lavoro, di guerra.
A queste formazioni hanno contribuito anche intellettuali come Italo
Calvino → collaborò con Cantacronache, formazione di cui parla
Baldazzi. Come ha ben focalizzato Gianfranco Baldazzi,nella sua
“Storia del Novecento”, se l'intenzione di formazioni come
Cantacronache “è generosa”ed edificante, ha tuttavia “un torto, quello
di nascere a tavolino, già mediato” → non è una reale esigenza, ma
solo la conclusione a cui giunge un gruppo di intellettuali che pensa a un
antidoto – una canzone che parta dalle classi subalterne, espressione
delle esigenze proletarie – rispetto a una canzone di consumo che
porta ricchezze alla classe dirigente e che, con una patina di falsa
ingenuità, perpetua in realtà l'ideologia dei padroni che la pagano;
l'antidoto sarebbe una canzone che parta dalle classi subalterne che sia
espressione delle classi proletarie.
Il Nuovo Canzoniere Italiano
La Nuova Compagnia di Canto Popolare → l'unica a conoscere
un'affermazione paragonabile a quella della canzone di massa, grazie a
un brano, scritto da E.A. Mario ispirandosi a un fatto di cronaca e
realizzando insomma un prodotto che aveva le stesse caratteristiche di
qualsiasi altra canzone di massa: “Tammurriata nera” → Questo brano
fu scambiato per uno dei tanti nati spontaneamente dalla voce
popolare, ma aveva interessi commerciali pari a zero. Questo brano
andò in testa nonostante arrangiamento, strumenti e sonorità fossero
totalmente distanti da quello che andava di moda. Si pensava quindi che
fosse un brano spontaneo, nato come specchio di un evento
accaduto nel periodo dell'occupazione delle truppe alleate a Napoli:
Mario, insieme a un amico medico, è stato infatti testimone di una
nascita inaspettata di un bambino di pelle nera da una ragazza
napoletana → diventa insomma una canzone di massa con la finta
credenziale di canto popolare
La fama che hanno conosciuto queste formazioni, Cantacronache in
primis, è dovuto al fatto che nel giugno 1964 al festival dei 2 mondi di
Spoleto venne tenuto uno spettacolo intitolato “Bella Ciao” → il
problema fu quando eseguirono una canzone di trincea che risaliva
alla prima guerra mondiale e che parlava della famosa battaglia del
1916 in cui fu riconquistata Gorizia → “O Gorizia tu sei maledetta” ,
composto in trincea da soldati
« Se non ci fossero stati i Cantacronache e quindi se non ci fosse stata
anche l'azione poi prolungata, oltre che dai Cantacronache, da Michele
L. Straniero, la storia della canzone italiana sarebbe stata diversa. Poi,
Michele non è stato famoso come De André o Guccini, ma dietro questa
rivoluzione c'è stata l'opera di Michele: questo vorrei ricordare. »
(Umberto Eco[1])
Il pregiudizio nei confronti della canzone di massa era incarnato
soprattutto da chi voleva proporre qualcosa di totalmente
alternativo.
Nella categoria canzone di massa rientra una varietà estrema di risultati
più o meno artistici: la canzone commerciale, la canzonetta
d'evasione, di consumo come anche la canzone d'autore
L'inte
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