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Semiotica e linguaggi

Riassunti lezioni di Angela Di Micco

Impaginazione di Daniela Mariani

Lezione 1: Interazione

La semiotica è quella scienza che si occupa di tutte le forme di comunicazione che riguardano i linguaggi. Nel parlare comune si genera una interazione tra chi parla e chi ascolta, una influenza reciproca dove chi parla deve tenere conto della diversità, della composizione cioè dei vari elementi costitutivi della platea (chi siamo, cosa ci interessa, quanto tempo vogliamo dedicare allo studio ecc.), e chi ascolta che esercita su chi sta parlando una "forzatura" poiché lo spinge ad utilizzare il proprio linguaggio con terminologie comuni o specifiche.

Il termine "interazione" assume però vari significati, da uno generico fino ad arrivare ad una terminologia specialistica dove comunque il termine assume un significato deterministico di interazione tra due o più corpi: ad esempio, nell'ambito della fisica un corpo celeste non può non esercitare la sua forza di attrazione su un altro corpo celeste, oppure interazioni deterministiche e causali e finalistiche, ad esempio ti trattengo non per esercitare la mia forza su di te, ma per evitare che il traffico possa travolgerti.

Appartengono all'ambito delle interazioni sociali quelle che hanno un fine: per interazione sociale si intende una relazione tra due soggetti dove ognuno modifica i propri comportamenti in relazione all'altro, anticipandoli o rispondendovi (ad esempio, nel parlare si anticipa la comprensione utilizzando un linguaggio, o una terminologia comprensibile all'altro), per cui il parlare è una interazione sociale. Esistono vari tipi di interazione sociale, ad esempio lo scambio di merci che modifica i nostri comportamenti alimentari.

Oppure se una persona mi spinge, fisicamente posso cadere ma mi chiedo se può salvarmi e quindi reagisco allo scopo possibile dell’azione cercando di interpretare il piano e vedo il comportamento della persona da questo punto di vista.

Per interazione simbolica invece, si vuole intendere che nell'ambito delle varie interazioni sociali, sono presenti delle particolari interazioni che si sviluppano mediante l'utilizzo di segni o simboli, come può essere ad esempio il segno di stop alzando una mano, oppure il segnale rosso del semaforo; pertanto l'interazione non avviene mediante un effetto fisico bensì mediante l'utilizzo di un segno che ci indica un determinato comportamento.

È possibile quindi affermare che il parlare è una delle tante interazioni sociali che si sviluppa attraverso i simboli sia da chi li produce, che da chi riconosce il gesto, e ciò è possibile (riconoscimento e comprensione) solo perché riusciamo ad attribuire a quel segno un valore simbolico.

La comunicazione quindi avviene nel momento in cui qualcuno produce un simbolo, e altri comprendono quel simbolo come è avvenuto con Gesù e i mercanti del tempio (Gesù indica ai mercanti nel tempio che facevano confusione di allontanarsi agitando una cordicella e utilizzando un tono alto. I mercanti sono fuggiti non per timore di una punizione fisica ma perché l'ira di Gesù richiama alla solennità del tempio, e pertanto riconoscono in quei simboli (tono alto e cordicella) ciò che Gesù vuole dire). In definitiva il parlare non è da considerarsi solo una forma generica di interazione, bensì una interazione sociale che si avvale di simboli e segni per realizzarsi.

Lezione 2: I segni e una loro prima classificazione

Nella nostra vita ci troviamo costantemente impegnati nella ricerca e comprensione dei segni. Il termine segno deriva dal latino signum che rappresentava lo stendardo esposto dall'esercito romano per un'identificazione visiva, e dal greco symbolon che invece sta a rappresentare quegli oggetti che venivano utilizzati per l'indicazione dei rapporti di amicizia ed ospitalità tra le persone (ad esempio, un anello spezzato e dato ai due contraenti, era un segno inequivocabile di riconoscimento).

Lo stesso Aristotele utilizzava il termine simbàllò, o semeion per identificare le parole, laddove il termine semeion non stava solo a significare solo l'oggetto, il simbolo, ma ad esempio in medicina era (è) utilizzato per identificare il segno, il sintomo della malattia (elaborazione di una diagnosi). Dal linguaggio medico si è passati, nell'era moderna ad identificare nei termini semiotica e semiologia quella scienza che si occupa in generale dei segni, di qualsiasi tipo di forma di comunicazione; i due termini sono sinonimi ma mentre il primo è legato all'opera di Peirce che distingue il segno in indice, icona e legisegno, il secondo è legato a De Saussure che si è interessato allo studio del linguaggio come potenzialità universale di sviluppare un sistema di segni.

Peirce è padre della moderna semiotica ed elabora la teoria del segno, inteso come atto che consente la possibilità di una comunicazione, secondo il quale il termine segno da un lato è qualcosa determinato da un oggetto, e dall'altro dall'idea nella mente di una persona. Per cui un segno è tutto ciò che susciti un’interpretazione: un’immagine, un rumore, una melodia, un gesto, un sogno ed è tale quando è legato non solo a chi lo produce, ma anche all'idea che suscita nella mente di chi lo riceve definita da Peirce come "interpretante" del segno il cui significato non è da ascriversi alla persona che ha un'idea, piuttosto è proprio l'idea che il segno suscita nella mente della persona.

L'interpretante (idea che il segno suscita nella mente della persona) è definito da Peirce come "mediamente determinato" nel senso che è soggettivo e dipendente dal contenuto che il segno vuole trasmettere; un segno infatti non produce sempre lo stesso interpretante; sicuramente due individui differenti di uno stesso segno avranno due interpretanti diversi, ma anche uno stesso individuo che incappa in un segno due volte, a distanza di tempo l’una dall’altra, potrebbe produrre due interpretanti diversi l’interpretante (interpretante non è una persona che interpreta, è piuttosto un'abbreviazione del termine segno interpretante, si tratta quindi di un segno mentale).

Peirce classifica i segni in:

  • Indice: è quel segno non convenzionale di continuità fisica con il proprio oggetto per esempio, un'orma sulla neve può indicare che è passato qualcuno, oppure il fumo che sta ad indicare come segno fisico che il fumo è generato dal fuoco, oppure serviva alle tribù indiane per comunicare, ancora in alto mare il fumo all'orizzonte significa che è in arrivo una nave; così come in medicina lo sono i sintomi medici (un arrossamento indica uno stato febbrile). Per cui i segni indice sono quei segni che hanno uno stretto rapporto di continuità fisica, con il significato che attribuiamo al segno;
  • Icona: sono quei segni che pur non avendo un rapporto naturale con il loro oggetto (con ciò che designano) hanno un rapporto di somiglianza con la realtà denotata. Ad esempio, in un quadro, il pittore spagnolo Velasquez, oltre a raffigurare la figlia dell'imperatore in una stanza, si auto dipinge in questo modo ha riprodotta un'icona e si rappresenta nella rappresentazione; stabilendo comunque delle somiglianze con ciò che voleva dipingere. Le icone quindi cercano di essere conformi a qualche aspetto della realtà che intendono rivelare; rivelano solo una parte, alcuni tratti caratteristici di un oggetto reale ad esempio, l'insegna del WC con raffigurate le due figure maschile/femminile stilizzate, e non è mai totalmente somigliante all'originale anzi, colgono degli aspetti che non sono mai all'interno della realtà rappresentata, oppure in messaggio audiovisivo riproduce una scena, ma non è tridimensionale e ciò fa si che non venga riprodotta integralmente tutti gli aspetti della realtà;
  • Legisegno: sono quei segni di cui forma e senso hanno un rapporto convenzionale "legale" con l'oggetto, a differenza dell'indice o dell'icona. Per esempio, un gallo che canta il suo chicchirichi nelle varie lingue del mondo, rappresenterà il chicchirichi in base alla traccia iconica dei galletti del mondo, ma poi sarà confermata in modo diverso tra lingua e lingua. È un segno quindi che si connette al suo oggetto in base ad una convenzione che vige in quel paese e non in altri, per un'epoca e non per un'altra. Un altro esempio di legisegno: rappresentazione del numero 5 o 7 come valore numerico; verrà indicato con diversi termini a seconda della lingua utilizzata sia nella scrittura che nelle cifre, ma comunque il valore sarà sempre lo stesso: cioè indicazione di un insieme di elementi cinque/sette in base a delle convenzioni.

Mentre però per i segni icona la modalità di rappresentare una somiglianza può essere diversa da un artista ad un altro, oppure per lo stesso artista a seconda dei momenti, anche se mantengono sempre il rapporto di continuità con l'oggetto che vogliono rappresentare, per i legisegno questo rapporto è molto ridotto poiché è stabilito solo sulla base della convenzionalità stabilita da paese o dall'epoca, e non in altri. La semiotica pertanto è la scienza generale dei segni.

Lezione 3: Il segno e la lingua

Il termine "segno" per Peirce sta a significare qualcosa che da un lato è determinato da un oggetto, e dall'altro determina un'idea nella mente, oggetto però inteso come contenuto della conoscenza. L'idea invece che si sviluppa nella mente di una persona è stata definita da Peirce con il termine "interpretante del segno", per cui l'interpretante è quel segno mentale, quel pensiero, quella rappresentazione, che serve da mediazione tra segno e oggetto.

De Saussure nel corso di "linguistica generale" (scritta dai suoi allievi) ha presentato il circuito della parol, termine francese il cui significato equivale ad "espressione", l'atto concreto di esprimersi e comunicare, denominato da S. "circuito della parol".

Nell’atto di comunicazione si può distinguere in A: una fase psichica (associazione dei concetti alle rappresentazioni); una fase fisiologica, dal cervello (impulsi) alla bocca (fonazione); una parte fisica, la propagazione dei suoni (onde sonore) nell’aria; e viceversa da parte di B dall’orecchio al cervello (audizione) eccetera…

De Saussure esprime un concetto importante relativo al concetto della parol: secondo il linguista in partenza, nel cervello non è presenta alcuna immagine di qualcosa di concreto a cui la parol fa riferimento, ma è presente soltanto uno schema astratto in corrispondenza del quale è collegato suono acustico che bisogna riprodurre con la bocca. Se al cervello sono collegati due entità astratte, il cervello avrà modo di dar luogo all'atto di esprimersi. Nel momento in cui il segnale che è stato prodotto viene ricevuto, il cervello registra quel suono che la nostra parol portava con sé, lo riconduce ad un'immagine acustica e collega questa immagine acustica astratta ad un concetto.

De Saussure afferma che nel nostro comunicare, nel linguaggio verbale non ci sono elementi udibili, visibili come può avvenire con quello dei gesti, o dei semafori; ciò che colpisce i nostri sensi non è solo il particolare concreto, prodotto in base a regole e forme astratte, e la comprensione avviene riconducendo il particolare a forme astratte.

In effetti Cratilo, un filosofo greco, autore della sentenza "Pantha rhei" aveva sviluppato un paradosso: racconta dell'affermazione di Eraclito che "tutto si muove e nulla permane", e obiettava che non si può scendere 2 volte lo stesso fiume. Successivamente rimproverava ad Eraclito di aver detto quest'affermazione, e che secondo lui non si poteva neanche una volta, poiché dato che la terra è in continuo movimento tra il decidere di entrare, e farlo il fiume è cambiato anzi siamo cambiati noi, le nostre idee e pertanto non riusciremo mai ad adeguare le nostre idee ai nostri fatti. Aristotele e Platone concordano con questa affermazione, ma sono anche convinti che, in qualche modo nel fiume entriamo anche più volte poiché al di sotto del fluire delle cose sono presenti aspetti della realtà che non variano, e sono lontani dagli esseri umani in quanto risiedono nel mondo delle idee che regola la realtà, e Aristotele sostiene che, questi aspetti invariati della realtà interessano il reale stesso.

De Saussure pone l'accento su questo concetto, su come dominare il fluire delle cose concrete: in effetti nel linguaggio verbale non ripetiamo mai la stessa parola pur pronunciandola diverse volte, ciò dovuto alla varietà dei dialetti presenti in Italia o alla diversità del tono utilizzato ogni volta; per esempio, la parola gatto ci riporta all'immagine del gatto che noi conosciamo, e tutte le varianti che utilizziamo nell'esprimere questa parola non ci disturbano ma ci riconducono sempre al concetto dell'immagine del gatto, immagini si diverse ma che ci riconducono ad un significato di ordine generale.

Nei due cerchi è rappresentata la parte psichica dei due interlocutori, dove si realizza l’associazione di i = immagine acustica con c = concetto e viceversa. La linea continua corrisponde ai fatti fisiologici. La linea discontinua corrisponde alla propagazione dei suoni nell’aria.

Quando A parla e B ascolta si svolgono DUE distinti processi:

  • A pronuncia (B sente) delle sequenze di suoni dette fonie o fonazioni (eventi fisici che possono essere studiati dall’acustica)
  • A trasmette suoni che stanno per (equivalgono a) pensieri, per descrizioni di cose o di stati di cose, esperienze ecc. detti significazioni o sensi.

Mentre le fonie sono percepibili, le significazioni non lo sono. Eppure esistono, dato che in linea di massima quando parliamo ci capiamo. Non è possibile comunicare un senso direttamente, ma solo per via mediata (tramite una fonia o un segnale equivalente: una scrittura, un gesto). Da un punto di vista linguistico, la significazione è ciò per cui sta una certa fonazione, e questo è tutto (cioè non ci preoccupiamo della sua natura).

"La materialità fisica e fisiologica del parlare o dell'udire non contano da sole o di per sé, ma come realizzazioni di classi astratte depositate nel nostro cervello" Per comprendere questa affermazione dobbiamo rifarci al pensiero di un altro filosofo vissuto.

Per "classe" si vuole intendere un insieme di oggetti, un raggruppamento di entità avente qualche caratteristica comune, il cui elemento importante è il non vivere da sola, nel senso che è sempre presente un'altra classe complemento (con elementi opposti): per esempio, se individuiamo una classe di persone bionde, anche se non citato di fianco ci sarà sempre una classe di persone non bionde (classe complemento quella che copre le altre variabili in gioco); ciò per significare che nella nostra mente sono presenti schemi regolativi del comportamento e delle percezioni di natura astratta, che ci permettono di identificare delle cose che nella loro materialità possono essere anche molto diverse.

"La lingua è l'insieme delle classi astratte che permettono di riconoscere e produrre le parole che diciamo e capiamo esprimendoci" ad esempio, nel pronunciare la parola gatto risaliamo al concetto della classe astratta dove risiedono le innumerevoli realizzazioni dell'immagine che ognuno di noi ha attribuito alla parola gatto. Per cui in definitiva "l'insieme delle classi astratte non è altro che la lingua".

Nella definizione di "lingua" De Saussure utilizza i termini significante, significato e segno, abbandonando il termine concetto e immagine astratta poiché riconducibile, per un processo di astrazione a elementi concreti. Per cui De Saussure utilizza i termini significante, significato e segno sia nel linguaggio verbale che in ogni tipo di comunicazione anche quelle di altre lingue.

Secondo De Saussure il segno è l'unione di un significato e di un significante dove il termine significato si correla al concetto, al fenomeno che il significante indica (classe dei sensi che nell'esprimersi concreto sono espressi dalla realizzazione di un segno; cioè quando realizziamo un segno di una classe astratta, quando, diamo un senso concreto al significato - elemento formale).

Il significante è la produzione verbale, quell'insieme di suoni che hanno la proprietà, per coloro che parlano quella lingua, di richiamare un certo significato. (nel linguaggio verbale è determinato dai suoni, dalla grafia che realizzano un segno utilizzato per richiamare l'immagine che nella nostra mente, è associata ad un determinato concetto/significato).

Se consideriamo un segno linguistico si nota che possiede due aspetti: l'immagine acustica (i suoni che lo compongono) e il concetto che esprime. Al primo si dà il nome di significante, al secondo significato. In questo modo quindi, smaterializzando il significato De Saussure riconduce il termine non solo al linguaggio verbale ma anche a tutti gli altri segni gestuali, stradali, luminosi; pertanto secondo il filosofo il linguaggio verbale è una delle varie forme possibili che portano alla comunicazione.

Riepilogo

I segni sono unici ed irripetibili, ma li comprendiamo anche dopo tempo in quanto possediamo i codici di comprensione (sistema semantico); comprendiamo i modelli astratti poiché costituiti da significato e significante (segnale = espressione e senso; segno = significato e significante). Ad esempio, nuvole nere - pioggia (associo alle nuvole nere il significato di pioggia in quanto so per esperienza che quando in presenza di nuvole nere sicuramente pioverà). Le nuvole nere potrebbero essere differenti ma comunque sono portatrici di pioggia per cui: nuvole nere = modello generale indifferenziato.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carmelobr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e linguaggi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica internazionale UNINETTUNO di Roma o del prof Gargani David.
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