Linguistica generale – primo semestre
Comunicazione nelle lingue europee
Italiano: comunicazione; spagnolo: comunicación; francese: communication; inglese: communication; tedesco: Kommunikation. Il francese, l’inglese e il tedesco mantengono la doppia emme e di conseguenza risultano più fedeli alla parola originaria. La parola latina originaria è COMMUNICATIO, cioè un composto costituito da:
- Il prefisso CUM, che significa CON;
- Il nome MUNUS, che è una parola polisemica, ovvero con più significati. I suoi significati sono BENE, DONO, COMPITO, OBBLIGO.
Parole derivate da "munus"
Altre parole costituite da munus sono le seguenti:
- Patrimonio: beni del padre;
- Remunerare: beni dati in cambio di qualcosa;
- Munifico: fare doni (munus + facere);
- Matrimonio: bene e compito di essere madre;
- Municipio: ricevere un compito, ricevere una carica;
- Immune: essere privi di obbligo.
Origine e significato di "communicatio"
I latini utilizzavano la parola COMMUNICATIO per indicare uno scambio di un qualsiasi tipo di beni.
Riferimento mitologico
Mercurio era il messaggero degli dei e il protettore dei mercanti. In qualità di messaggero degli dei veniva rappresentato con le scarpe alate, poiché le ali servivano per trasportare e successivamente comunicare i messaggi sia tra gli dei che tra gli dei e gli uomini.
Consideriamolo ora come dio protettore dei mercanti. Le parole Mercurio e mercante hanno lo stesso prefisso. La comunicazione passa attraverso un fenomeno fisico. Per esempio è Mercurio che porta fisicamente i messaggi ai destinatari. Tuttavia lo scopo della comunicazione è lo scambio di senso. I beni scambiati nella comunicazione producono senso. Se non c’è senso non c’è comunicazione.
Evoluzione del termine "comunicazione"
Nel corso del tempo il valore della parola comunicazione si è specificato. Infatti nell’antichità indicava un qualsiasi tipo di scambio di beni, mentre ora indica uno scambio di sensi che produce senso.
Responsabilità nella comunicazione
Il bene scambiato nella comunicazione rappresenta una responsabilità sia per chi lo offre sia per chi lo riceve.
Responsabilità per il mittente
- Se una persona dice una cosa si dà per scontato che sia la verità. Dunque quella persona è responsabile di ciò che dice, perché chi lo ascolta si aspetta da lui la verità.
Responsabilità per il destinatario
- Davide per i suoi 18 anni riceve una macchina. Una volta che diventa il proprietario dell’auto deve assumersi delle responsabilità, come ad esempio il bollo, l’assicurazione, il tagliando e la benzina. Inoltre assume responsabilità sociali, come ad esempio il fatto di dover dare passaggi ad amici e parenti.
- Luigi confida al suo amico Davide un segreto. A questo punto Davide diventa responsabile perché non deve confidare a nessuno il segreto.
Le parole risposta e responsabilità hanno la stessa radice in quanto sono tra loro legate: se mi pongono una domanda devo rispondere adeguatamente, se ho una responsabilità mi devo comportare adeguatamente.
Duplicità del bene donato
Il bene donato cambia sia me che l’altro, poiché ci rende entrambi responsabili. Questa duplicità può essere riscontrata anche nella parola Mitra.
Mitra
Si tratta di una parola indoeuropea che indica sia la divinità che protegge gli scambi umani sia il contratto. Il contratto indica la reciprocità nel rapporto tra gli esseri umani. Qualsiasi scambio di beni indica una reciprocità. Lo scambio è alla base della natura umana. Nel mondo greco e latino la divinità dello scambio era Hermes. Dal nome di Hermes deriva la parola ermeneutica, cioè la scienza dell’interpretazione dei testi. Hermes era il protettore dei mercanti ma anche degli imbrogli nel mercato: es: la bilancia truccata per arrotondare i prezzi.
L’imbroglio è una tentazione naturale che accompagna lo scambio comunicativo: si tratta del tema della manipolazione.
L'aggettivo "caro" e la comunicazione
L’aggettivo italiano “caro”, “costoso”, “benvoluto” ci permette di collegarci al discorso della communicatio. Nel mondo latino infatti l’aggettivo “carus” indicava il bene da poter scambiare nella comunicazione. La comunicazione è un fenomeno pervasivo che caratterizza la vita umana, poiché la comunicazione può essere coinvolta in ogni situazione.
Semiosi
Semiosi è una facoltà umana che si attiva solo attraverso l’interazione tra esseri umani. La semiosi è il collegamento tra segno e realtà/parola.
Comunicazione verbale
Due psicologi americani, Wiener e Merabian, sostengono che la comunicazione tra esseri umani è per il 70% non verbale. La comunicazione non verbale può essere tradotta in comunicazione verbale. Tuttavia il processo inverso non è sempre possibile, perché la struttura fondamentale della comunicazione è l’oralità.
Comunicazione, comunità e cultura
La comunicazione rende possibile tutta la convivenza umana. Non è tuttavia semplice spiegare come solo grazie alla comunicazione possano costruirsi e sopravvivere le comunità umane. Occorre dunque mettere a fuoco il nesso tra comunicazione e comunità.
Il termine COMUNITÀ entra nel vocabolario scientifico delle scienze sociali grazie a Tönnies, sociologo di fine 800. Egli ha introdotto la distinzione tra comunità e società. Nella società, gli individui partecipano alle stesse attività ma nonostante tutti i legami restano separati (es. condominio, assemblea condominiale: qui le persone sono legate dalle stesse leggi ma questo sistema di convivenza non crea legami ma relazioni casuali. Nella comunità invece, gli individui sono legati nonostante tutte le separazioni. Si instaurano relazioni, come la famiglia e l’amicizia, che durano nel tempo al di là delle situazioni e della convivenza. La forma più originaria di comunità è la parentela (dove gli individui sono legati da legami di sangue/anche se un figlio litiga con i genitori e se ne va di casa, rimarrà comunque sempre figlio loro).
Tre definizioni di comunità linguistica
Ferdinand De Saussure
Nel “Corso di linguistica generale” afferma che la comunità linguistica è:
- La massa di coloro che parlano la medesima lingua. La sua teoria presenta però alcuni limiti.
Dell Hymes
Sociolinguista: egli assume una prospettiva diversa da quella di Saussure perché studia:
- L’interazione comunicativa di comunità linguistiche concrete, in cui persone reali comunicano effettivamente. Egli arriva così a parlare di speech communities, cioè comunità di discorso e spiega la comunicazione in base a un codice di interazione che può essere anche plurilinguistico.
Lotmar e Uspenskij
Nella seconda metà del '900, due studiosi della scuola di Tartu (università che si trova in Estonia), studiano il rapporto tra comunicazione e comunità. Essi si interrogano sul concetto di comunità linguistica per trovare un legame tra comunicazione e comunità. Secondo loro per trovare questo legame bisogna passare attraverso un altro concetto, quello di cultura. Essi definiscono la cultura in 3 modi differenti:
Definizioni di cultura
La cultura è il patrimonio genetico che viene trasmesso di generazione in generazione. Spiegazione:
- Secondo i due studiosi nello sviluppo umano ci sono sia una componente genetica, necessaria per la sopravvivenza, sia una componente non genetica, necessaria per lo sviluppo umano. La componente non genetica viene trasmessa attraverso la comunicazione. Comunicazione intesa come beni per il bambino non indispensabili per il suo fisico, ma indispensabili per il suo sviluppo.
Salimbene da Parma, storico di Federico II, ha scritto una cronaca che narra le imprese di Federico II, ma anche la sua curiosità. La più grande curiosità di Federico era quella di scoprire la lingua di Adamo, cioè la lingua originaria dalla quale sono nate tutte le altre. Per soddisfare questa sua curiosità Federico II fece un esperimento. Ordinò che alcuni bambini appena nati venissero sottratti alle madri e affidati a delle balie. Queste ultime avevano il compito di accudirli senza però comunicare con loro e proprio per questo motivo vennero fatte imbavagliare. I bambini prima intristiscono e poi si lasciano morire. L’esperimento dunque non portò ai risultati sperati, perché i bambini non parlarono mai. Le ipotesi di Federico II erano che i bambini avrebbero parlato o la lingua ebraica o la lingua dei genitori. Nel secondo caso si sarebbe dunque trattato di un qualcosa di genetico. Attualmente, in psicologia, è presente lo studio di una patologia sofferta da bambini che ricevono scarsa comunicazione. Si tratta di una forma di depressione che porta questi bambini a lasciarsi morire. Si può dunque concludere che la comunicazione è molto importante, praticamente indispensabile per la sopravvivenza fisica.
Attraverso la comunicazione il bambino viene accolto all’interno della comunità che lo ha dato alla luce dal punto di vista genetico, perché condivide con essa una specifica cultura. Prendiamo ad esempio il gruppo intermedio di tedesco costituito esclusivamente da italofoni. Si tratta di una comunità, i cui membri condividono una certa conoscenza dell’inglese e un certo livello di tedesco. Più la comunicazione, cioè le lezioni, avanza, più l’appartenenza alla comunità si rafforza, perché aumenta la cultura. La comunicazione è dunque uno strumento che consente di condividere la cultura e di entrare nella comunità. Quando parliamo di comunicazione dobbiamo tenere presenta anche la storia conversazionale, cioè la storia dell’insieme degli scambi comunicativi all’interno di una comunità, cioè le comunicazioni concrete tra i membri della comunità. La cultura viene trasmessa da una cultura all’altra. Infatti persone di epoche diverse appartengono alla stessa comunità, cioè una comunità che si sviluppa nel tempo. Prendiamo ad esempio un’azienda, cioè una comunità caratterizzata sia dalla comunicazione interna che dalla comunicazione esterna. Per comunicazione interna si intende la condivisione dei valori e dei principi dell’azienda. Tanto più la comunicazione interna funziona, tanto più l’azienda è solida.
2. La cultura è la “grammatica” della comunità. Spiegazione: il termine grammatica si trova tra le virgolette perché va inteso in senso metaforico. La grammatica di una lingua è l’insieme delle regole che mi consentono di comunicare correttamente. Si tratta dunque di uno strumento al servizio della comunità. Proprio come la grammatica anche la cultura è un insieme di regole che condizionano il nostro modo di vivere e interagire correttamente all’interno della comunità. La grammatica di una comunità ha tanti livelli, come ad esempio la buona educazione. Nella letteratura italiana sono presenti diversi trattati sulla buona educazione. Il più famoso si intitola “Il galateo” ed è stato scritto da Giovanni della Casa nel 1558. In questo trattato l’autore mette per iscritto la grammatica delle buone maniere. L’obiettivo dell’autore è quello di far comprendere ai suoi lettori che non si tratta di regolette qualsiasi, ma di un qualcosa di profondamente radicato e necessario per poter vivere positivamente con gli altri all’interno di una comunità. Quando parliamo di grammatica di una comunità intendiamo anche l’ordinamento giuridico, cioè le leggi giuridiche che dicono cosa è legale è cosa non lo è. A seconda delle dimensioni della comunità ci sono grammatiche diverse. Rispettare queste norme condiziona l’appartenenza alla comunità.
La cultura è un insieme di testi cioè di conoscenze e credenze, principi e valori, la cui condivisione condiziona l’appartenenza alla comunità. L’insieme di testi non indica solo insieme di libri ma sta ad indicare un concetto più ampio: patrimonio letterario, artistico, testi religiosi e giuridici su cui si fonda la comunità. Indica anche la storia conversazionale (tutti i messaggi che vengono scambiati all’interno della comunità a ridosso di questi testi) e gli atti comunicativi (i commenti scambiati su questi testi). Condividere testi significa condividere senso e questa esperienza di senso crea comunità.
Esempio: si parla di un libro e si scopre di condividere il senso di questo libro con l’interlocutore. Questo aumenta il senso di condivisione nella comunità. Il leggere e parlare del libro sono atti comunicativi. L’aspetto interessante è come la discussione di questi testi crea confronto, propone un senso nella vita dei membri della comunità. La cultura diventa quindi vitale.
Nota bene: la scuola opera una trasmissione di cultura. Scegliere il programma scolastico significa scegliere il patrimonio delle generazioni future. Questo è proprio il motivo per cui i sistemi totalitari modificano il sistema scolastico.
Tutte e tre le definizioni evidenziano da un lato gli aspetti costitutivi dell’identità comunitaria, dall’altro la sua natura comunicativa. Possiamo dunque dire che la comunicazione interpersonale è anche interculturale. In effetti lo scambio di beni che si verifica nell’interazione comunicativa è tanto maggiore quanto è maggiore la diversità tra coloro che interagiscono. La diversità comporta un potenziale alto di arricchimento ma allo stesso tempo comporta il rischio che la comunicazione non abbia successo perché diminuisce il “condiviso” (common ground) che costituisce la base dello scambio.
Principi per il successo della comunicazione
Pertanto al successo della comunicazione sono necessari due principi apparentemente contrastanti:
- Solo se ci conosciamo la comunicazione è possibile;
- La comunicazione implica novità e presuppone quindi differenza fra la cultura del mittente e del destinatario.
Comunità in rapporto al consenso
Lo scopo della comunicazione è “fare comunità”, cioè creare consenso, intesa, impegno comune. Se questo compito non si realizza, la comunicazione deve considerarsi fallita. Il consenso può avere diversi valori: personale, politico, pubblico. In qualsiasi caso ottengo consenso, convinco, persuado comunicando e argomentando.
Persuadere
Deriva da PER + SUAVIS (dolce, soave). Una persona, comunicando, deve convincere che in ciò che sta dicendo c’è qualcosa di buono, di dolce; dunque l’interlocutore ci può guadagnare qualcosa. Creare consenso significa esercitare potere.
Modi di esercitare il potere
Nell’esercitare il potere si può utilizzare la violenza, l’inganno o la parola.
- Nel primo caso, chi ha il potere impone con la violenza e la minaccia quello che dice lui. Gli altri individui perdono quindi la loro libertà. Per esempio, un capo minaccia gli altri e li obbliga a fare ciò che vuole lui). Le forme di totalitarismo sono sempre crollate perché fondate sulla violenza. Infatti in esse si instaurano delle dinamiche che alla lunga non possono durare. Tipico di un sistema totalitario è quello di appropriarsi subito dell’educazione e della comunicazione in modo da creare delle generazioni che credano giusti i loro ideali.
- Nel secondo caso, colui che parla vuole manipolare la mente degli interlocutori per ottenere i propri obbiettivi. L’inganno è l’uso violento della parola.
- Vi è poi il consenso ottenuto attraverso l’uso della parola. La democrazia è la forma di organizzazione civile in cui l’unica forza ammessa, l’unica forma di potere ammessa è quella della parola. Gli inventori della democrazia sono gli ateniesi: la democrazia di Atene era basata sulla discussione libera tra i cittadini e questa discussione era volta a creare il consenso necessario per le scelte delle comunità. Il luogo della discussione era l’assemblea (ekklesìa) in cui tutti avevano il diritto di esprimere il proprio parere.
Retorica e democrazia
Parrhesia: diritto di parola. RH rimanda alla retorica, cioè l’arte del parlare. (lo studio della retorica diventa importantissimo. Proprio in quell’epoca per la prima volta vi è una riflessione sulla comunicazione (cosa vuol dire comunicare? Ottenere consenso in ambito politico).
Un ateniese poteva ottenere il potere solo nel momento in cui, parlando, riusciva a persuadere e convincere gli altri. Solo in un contesto democratico, i cittadini comprendono che la parola è l’unico modo per vivere bene. Dall’uso della parola deriva il consenso (senso condiviso). Ottenere il consenso significa che io parlo e chi mi ascolta arriva a condividere ciò che ho detto.
Esercitare il potere con la parola è esattamente il contrario di esercitare il potere con la violenza. La violenza ha solo un aspetto materiale, ha comportamenti meccanici. Gli altri non sono liberi. Invece il consenso ottenuto con la parola parte dalla libertà dell’altro: l’altro si deve rendere conto, attraverso il mio discorso, che anche lui è d’accordo con quello che sto dicendo.
Ai tempi di Atene, lo studio della retorica diventa importantissimo. Proprio in quell’epoca per la prima volta vi è una riflessione sulla comunicazione (cosa vuol dire comunicare? Ottenere consenso in ambito politico) e viene costituito un primo modello della comunicazione che mette in evidenza 3 componenti della comunicazione:
- Éthos
- Logos
- Pathos
Questi 3 elementi devono essere tutti presenti, perché altrimenti non vi è equilibrio.
Ethos
Riguarda il mittente. Si tratta dell’affidabilità di colui che fa una proposta, che pronuncia un certo discorso. Questa affidabilità dipende da: come uno si presenta, che linguaggio usa e da dove proviene (anche questo terzo dettaglio è fondamentale per conoscere una persona).
Pathos
Si ricollega all’ethos e riguarda soprattutto il destinatario. Il discorso deve arrivare al cuore.
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