Estratto del documento

La varietà delle imprese

L'impostazione microeconomica neoclassica si fonda sulla formulazione teorica che esiste un unico modello efficiente ed efficace di impresa all'interno di uno specifico contesto competitivo; nel mercato vi è spazio per un solo modello, destinato a dimostrarsi con caratteri di superiorità competitiva e, proprio per questo, in un dato mercato, le imprese hanno strutture e comportamenti simili: la diversità dimensionale, organizzativa e strategica non è ammessa e, anzi, qualora vi sia, costituisce l'eccezione, destinata ad essere espulsa per l'operare dei meccanismi concorrenziali del mercato.

Al contrario, il superamento del paradigma microeconomico si fonda sull'accettazione teorica, legata al paradigma strutturalista, che la diversità delle imprese all'interno di un contesto competitivo è un fatto ineliminabile e strutturale. L'impresa è immersa in un particolare sistema istituzionale, composto da proprie regole di comportamento, di una propria storia, da peculiari forme di regolazione delle attività delle imprese e così via. Le caratteristiche differenziali del comportamento delle imprese dipendono perciò dal fatto che esse si trovano storicamente modellate dal sistema sociale e istituzionale in cui sono localizzate e radicate. L'impresa ha una propria progettualità strategica (e conseguentemente propri comportamenti e proprie performance) fortemente influenzata e condizionata dal contesto esterno.

Fattori che influenzano la diversità delle imprese

Quali sono i fattori che influenzano la diversità delle imprese, riconoscibile e visibile sul piano empirico in base alle loro strategie?

  • Fattori context specific (ecosistema nazionale): fanno riferimento al fatto che i sentieri di sviluppo e le performance delle imprese sono fortemente condizionati dalla fitta rete di rapporti con variabili specifiche del più ampio contesto in cui operano, dal semplice contesto territoriale di riferimento (es. distretto industriale) al, soprattutto, più generale contesto di sistema-paese. In corrispondenza di un definito contesto nazionale si possono individuare molteplicità di modelli di impresa, relativamente plasmati dalla specificità dei contesti di riferimento, che ne definiscono appunto le connotazioni competitive.
  • Fattori industry specific (ecosistema settoriale): si riferiscono ad altre dimensioni concettuali tali da determinare una varietà delle imprese. Ad esempio, l'appartenenza ad un determinato settore, come l'high tech piuttosto che un settore low tech, comporta un maggiore o un minore investimento in attività di knowledge intensive. I settori, inoltre, si caratterizzano per differenti livelli di concentrazione, tali da determinare una diversa intensità della concorrenza tra le imprese ivi presenti.
  • Fattori firm specific (varietà di dimensioni e governance, risorse e competenze): fanno riferimento a diverse dimensioni endogene alle imprese. Pur operando ad esempio nello stesso settore, le imprese sono endogenamente differenti sulla base della loro dimensione e dei loro modelli di governance. Tali aspetti influenzano le opzioni perseguibili da parte delle imprese, per esempio una piccola impresa non potrà conseguire elevate economie di scala al contrario di imprese di dimensioni maggiori. La dimensione firm specific può derivare anche da un'altra fonte di diversità, ossia la differente dotazione di risorse (materiali e immateriali) in possesso di ciascuna impresa, da cui derivano specifici percorsi storici di apprendimento, tali da generare una diversità di competenze distintive tra le imprese.

L'impresa non è un soggetto che vive in isolamento, ma è strutturalmente collocata in un ecosistema composto da numerosi soggetti con i quali si attivano differenti relazioni e che interagiscono tra di loro. Una parte di questi soggetti costituisce quell'insieme di soggetti portatori di interessi, definiti stakeholder, che, proprio per questo, influenzano le decisioni dell'impresa. Le connessioni con questi soggetti possono avere diverse caratteristiche:

  • Relazioni formali (rapporti fondati su contratti scritti, prestito erogato da banca) o informali (interazioni fiduciarie, rapporti con finanziatori).
  • Relazioni unilaterali (es. prescrizioni normative delle istituzioni pubbliche) o bilaterali (legame impresa-cliente).
  • Relazioni con conseguenze intense (fallimento di un creditore, con rischio di non riuscire a riscuotere i crediti vantati) o deboli (rivalutazione moneta giapponese rispetto all'euro, nel caso di impresa che non esporti).
  • Relazioni cooperative (tra impresa e università) o competitive (tra concorrenti).
  • Relazioni da cui derivano vincoli (disposizioni che rendono più complicato licenziare) oppure opportunità (incentivi pubblici).

Capitalismi nazionali

L'ecosistema nazionale da riferimento ai sistemi capitalistici nazionali in cui l'impresa è collocata. I percorsi storici di industrializzazione appaiono così specifici e irripetibili per i diversi paesi che in questi le interazioni istituzionali tra i vari soggetti (sindacali, finanziari, imprenditoriali) cambiano significativamente. Ne consegue che ogni sistema capitalistico plasma e modella, con le proprie regole, la natura e la dinamica delle imprese ivi radicate.

1) Capitalismo anglosassone

  • Ruolo della borsa valori: il mercato azionario costituisce un perno fondamentale del modello capitalistico anglosassone. La borsa assolve a 4 funzioni principali:
    • Finanziamento con capitale di rischio delle imprese
    • Monitoraggio sul comportamento e sulle prestazioni delle imprese (funzione di controllo dell'efficienza manageriale)
    • Trasferimento della proprietà dell'impresa (tutelando anche gli azionisti di minoranza)
    • Favorire lo start-up e la crescita di nuove imprese ad alto tasso di innovazione che, in questo modo, quotandosi presso la borsa valori, possono accedere a nuove fonti di finanziamento
  • Flessibilità del mercato del lavoro: le imprese sono libere di assumere e licenziare i propri dipendenti senza particolari oneri e in tempi rapidi in tutti i settori dell'attività economica: la flessibilità nel mercato del lavoro è quindi talmente alta che vi si entra e vi si esce con relativa facilità. Nel momento in cui viene data la possibilità di licenziare con maggiore facilità, un'impresa che ha un'elevata incertezza sul suo futuro può avere minori barriere (di tipo culturale ed economico) ad assumere dei dipendenti, in quanto sa che essi non rappresentano un vincolo particolarmente incisivo e non modificabile.
  • Ruolo della concorrenza tra imprese: storicamente il capitalismo statunitense è stato il primo (con lo Sherman Act a fine '800) a promuovere specifiche regole giuridiche per favorire e promuovere la concorrenza, limitando gli effetti negativi della collusione tra le imprese, specie nei settori oligopolistici. Inoltre, esiste un tessuto molto organizzato di associazioni a tutela dei consumatori che possono intraprendere cause giudiziali molto incisive nei riguardi di imprese che si ritiene abbiano violato normative ambientali o di altra natura.
  • Ruolo della R&S militare: la R&S viene finanziata dal governo federale nel campo dell'industria per la difesa, con ricadute possibili nell'ambito civile. La rete internet, ad es., ha avuto avvio da un progetto militare intrapreso negli anni '70 da parte del ministero della difesa statunitense.

2) Capitalismo tedesco

  • Importanza di alcuni settori manifatturieri: si tratta di settori detti scale intensive, quali l'automobilismo, la chimica, la meccanica e la metallurgia. All'interno di essi operano imprese di grandi dimensioni, capaci di essere presenti in numerosi mercati internazionali, quali Volkswagen, Siemens, Daimler.
  • Centralità della ricerca scientifica applicata a favore di queste industrie manifatturiere: il capitalismo tedesco persegue strategie di innovazione miranti a valorizzare le proprie competenze industriali nell'ambito di sfide quali quella della chimica verde (es. energie rinnovabili). La struttura nazionale per la ricerca applicata si affida non solo ai laboratori di ricerca di queste grandi imprese manifatturiere ma anche a strutture universitarie e non.
  • Rilevanza, negli organi decisionali delle grandi imprese, delle rappresentanze dei lavoratori: con la partecipazione dei lavoratori alle decisioni aziendali, si diminuisce il tasso di conflittualità con il datore di lavoro e si contribuisce a innalzare i livelli di produttività aziendale (in Germania nei consigli di sorveglianza delle aziende vi è un certo numero di rappresentanti dei lavoratori).
  • Presenza di banche ''miste'': si tratta di istituti capaci non solo di erogare credito a favore delle imprese, ma anche di essere loro azionisti. Si instaurano così relazioni proprietarie di lungo periodo tra banca e impresa manifatturiera, assecondando processi di investimento da parte di quest'ultima con orizzonti temporali estesi.

3) Capitalismo francese

  • Ruolo dello Stato nel perseguimento di progetti nazionali di sviluppo industriale: lo Stato francese, storicamente, ha promosso importanti iniziative, tramite rilevanti investimenti pluriennali, finalizzate a favorire la creazione di rilevanti competenze in nuovi campi manifatturieri; attorno a questi progetti lo Stato ha instaurato reti di grandi e medie imprese francesi. Ad esempio, il TGV, che operano nei collegamenti ferroviari di molti paesi esteri quali Spagna, Germania, USA.
  • Ruolo dello Stato nell'economia tramite la proprietà, totale o parziale, di molte imprese in alcuni settori considerati strategici: quali le utilities (Gaz de France), i trasporti (Air France) o le comunicazioni (France Telecom).
  • Ruolo dello Stato nel proteggere gli assetti proprietari nazionali: ad esempio, nel 2008, il governo ha costituito il fondo strategico di investimento, al fine di sostenere finanziariamente con interventi sul capitale di rischio imprese francesi, evitandone l'acquisizione da parte di soggetti imprenditoriali stranieri.

4) Capitalismo italiano

  • Specializzazione manifatturiera nei settori tradizionali: quali l'alimentare, il tessile, l'orafo, l'abbigliamento, le calzature, il mobile e le ceramiche, che presentano un peso sul valore aggiunto manifatturiero addirittura anche 6 volte maggiore rispetto a quello degli stessi settori in altri paesi (per esempio, il tessile ha un peso in Italia del 13% mentre in Germania appena del 2%).
  • Dimensione medio-piccola delle imprese: circa il 95% delle imprese complessive impiega meno di dieci addetti, contrariamente a molti altri capitalismi nazionali dove prevalgono dimensioni decisamente maggiori.
  • Soggetto proprietario delle imprese molto concentrato e, in genere, riconducibile ad un nucleo familiare: perfino nelle imprese quotate nella borsa valori si rileva il peso fondamentale del primo azionista, rispetto a quelli che vantano partecipazioni inferiori. Nel 2012, infatti, il primo azionista detiene circa il 45% delle azioni complessive. Infine, anche per l'esistenza di una specifica regolamentazione dell'attività bancaria, gli istituti di credito non hanno partecipazioni azionarie rilevanti e diffuse nelle imprese manifatturiere.
  • Agglomerazione di piccole e medie imprese industriali nei distretti industriali: vi sono, specialmente nel Nordest e nel Centro del paese, numerosi distretti industriali che operano nei settori tipici del made in Italy. Queste configurazioni sono basate sull'agglomerazione di numerose piccole e medie imprese, ciascuna specializzata in una fase di lavorazione ma tutte insieme compenetrate tra di loro e appartenenti a una medesima filiera manifatturiera.
  • Perseguimento di un basso livello di ricerca e sviluppo al fine di favorire innovazioni tecnologiche e di prodotto: le imprese industriali italiane, invece, si caratterizzano in genere per profili di innovazione fondati sullo stile, sul design, sulla creatività e sugli strumenti di marketing.

Diversità dei settori economici

L'ecosistema settoriale costituisce un secondo importante profilo della varietà strutturale delle imprese. A seconda del settore cambiano molte caratteristiche del contesto competitivo tali da influenzare la condotta strategica dell'impresa. Secondo una tradizionale classificazione i settori produttivi sono quattro:

  • Settore primario: attività di sfruttamento delle risorse naturali come le attività agricole, ittiche ed estrattive.
  • Settore secondario: attività di trasformazione delle materie prime in prodotti finiti destinati al consumo o ad essere impiegati come materie prime per la realizzazione di altri prodotti (attività industriali).
  • Settore terziario: attività di distribuzione commerciale dei prodotti dal produttore al consumatore, quelle alberghiere, bancarie, assicurative…
  • Settore quaternario o terziario avanzato: servizi come le consulenze scientifiche e di marketing, le attività del settore informativo e di ricerca e sviluppo.

È possibile una tassonomia dei settori industriali sulla base delle loro caratteristiche innovative:

  • Settori supplier-dominated: include le imprese (come quelle tessili) nelle quali la fonte dell'innovazione è prevalentemente esterna all'impresa e dipende in buona misura dalle innovazioni generate dai fornitori. In altri termini, le innovazioni sono incorporate negli input che vengono acquistati da queste imprese.
  • Settori scale intensive: si tratta di imprese (automobili, elettrodomestici) caratterizzate da grandi dimensioni che normalmente producono materie prime o prodotti di consumo durevoli. La fonte dell'innovazione in questi casi è sia interna che esterna ad essa, in particolare indotta da alcuni fornitori.
  • Settori specialised suppliers: si tratta di imprese (per esempio, produttori di macchine per l'imballo dei prodotti) specializzate di piccola dimensione che producono tecnologia da vendere ad altre imprese. Le innovazioni di prodotto sono generate dalle relazioni strategiche con certi clienti.
  • Settori science-based: si tratta di imprese high-tech (farmaceutica, informatica) con un elevato livello di investimenti in R&S. La fonte dell'innovazione è sia interna all'impresa sia indotta da relazioni strutturate con laboratori di ricerca esterni (per esempio, quelli posseduti dalle università).

Un'altra tassonomia settoriale rilevante si basa sulla diversa intensità della R&S (in rapporto al fatturato totale presente nei diversi settori):

  • Settori ad alta tecnologia: aerospaziale, farmaceutica.
  • Settori a medio-alta tecnologia: motoveicoli, chimica.
  • Settori a medio-bassa tecnologia: imbarcazioni, prodotti petroliferi.
  • Settori a bassa tecnologia: tessile, calzature.

Varietà dimensionale e di governance dell'impresa

Un modo per identificare e classificare le imprese può essere quello di ricorrere a parametri di tipo quantitativo, che consentono una distinzione oggettiva tra le diverse imprese, senza richiedere un'elevata conoscenza delle stesse.

Classificazione ISTAT

  • Da 1 a 9 addetti: microimpresa
  • Da 10 a 99: piccola impresa
  • Da 100 a 499: media impresa
  • Oltre 500: grande impresa

Classificazione UE

  • Microimpresa: meno di 10 dipendenti, fatturato o volume di bilancio fino a 2 milioni di euro
  • Piccola impresa: tra 10 e 49 dipendenti, fatturato o volume di 2-10 milioni
  • Media impresa: tra 50 e 249 dipendenti, fatturato di 10-50 milioni e volume di 10-43
  • Grande impresa: almeno 250 dipendenti, fatturato di oltre 50 e volume oltre 43

Grande impresa

Sul piano dimensionale, al di là degli aspetti quantitativi, conta ancora di più l'elevata quota di mercato generalmente detenuta dalle imprese nel settore di appartenenza. Si tratta di un parametro meno preciso di quello degli addetti, data la difficoltà a delimitare l'area di mercato di riferimento, ma che ha comunque un certo significato perché la quota di mercato è un valore relativo al settore, al contesto in cui l'impresa si confronta con definiti concorrenti: in settori limitati quanto a volume di affari complessivi, anche un'impresa non grande potrebbe avere un'elevata quota di mercato ed essere considerata grande relativamente al mercato in cui opera (considerazione che vale soprattutto per l'Italia).

  • Apporto dei manager nelle attività di governo: dipende dalla tipologia di grande impresa, ovvero dal rapporto tra proprietà e direttori:
    • Imprese familiari: imprese nelle quali le decisioni fondamentali di gestione sono prese da una o poche famiglie collegate tra di loro da vincoli di parentela o da solide alleanze; qui l'alto apporto di direttori è funzionale a chi ha il controllo del capitale sociale.
    • Public company: strutture societarie caratterizzate dal fatto che la proprietà azionaria è frammentata in un numero elevato di azionisti. Si parla di imprese totalmente gestite da manager; si ha massima separazione tra proprietà e direzione. Mancano veri e propri azionisti di maggioranza o comunque in grado di condizionare l'esito delle decisioni dell'assemblea, conseguentemente i manager decidono l'indirizzo aziendale. D'altro canto i piccoli azionisti sono interessati solo a percepire un dividendo soddisfacente.
    • Imprese con proprietà organizzata e guidate da manager: imprese in cui si ha una frammentazione del capitale azionario, ma quote rilevanti sono gestite da istituzioni finanziarie dotate di capacità di gestione delle partecipazioni: fondi di investimento, banche di affari… Attraverso l'organizzazione di pacchetti significativi di azioni, tali enti, potendo mobilitare i capitali che gestiscono, sono in grado di condizionare il comportamento dei manager.
  • Capacità autonoma di organizzazione di certi fattori di produzione: le grandi imprese si differenziano da quelle minori anche sul piano dei fattori di produzione, appunto in virtù della loro dimensione operativa. Tale abilità è leggibile nell'attività di R&S, nella formazione e nell'acquisto di risorse finanziarie.
  • Potere di condizionamento nei confronti di soggetti esterni: ovvero di orientamento dell'azione di soggetti esterni. Tale potere si estrinseca prima di tutto nei confronti degli utilizzatori del prodotto (vale soprattutto per le imprese che producono beni di largo consumo): il condizionamento deriva dal fatto che la grande impresa è in grado di influenzare l'offerta di prodotto, stabilire standard di qualità e determinare l'immagine del prodotto stesso.
Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 57
Riassunti Economia e Gestione dell'Impresa Pag. 1 Riassunti Economia e Gestione dell'Impresa Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti Economia e Gestione dell'Impresa Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti Economia e Gestione dell'Impresa Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti Economia e Gestione dell'Impresa Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti Economia e Gestione dell'Impresa Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti Economia e Gestione dell'Impresa Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti Economia e Gestione dell'Impresa Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti Economia e Gestione dell'Impresa Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunti Economia e Gestione dell'Impresa Pag. 41
1 su 57
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mane15 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Runfola Andrea.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community