Economia delle aziende di credito
Capitolo 1: Evoluzione dei modelli di banca
Inquadramento del tema
Il termine banca identifica imprese che presentano caratteri specifici molto differenziati, anche se sono tutte caratterizzate dallo svolgimento di attività di intermediazione finanziaria. Ogni banca, infatti, attua diverse combinazioni di attività di intermediazione, alle quali corrispondono strutture finanziarie diverse, alle quali, corrispondono a loro volta modelli di economicità diversi, caratterizzati da condizioni di equilibrio reddituale, finanziario e patrimoniale diversi e, dunque, da rischi specifici diversi.
Ogni banca esercita scelte imprenditoriali e strategiche di posizionamento che consistono nella selezione di quali attività esercitare, in quali mercati (di acquisto o vendita), in relazione ai vincoli e alle opportunità posti dall'ambiente (domanda e offerta, imprese concorrenti, regolamentazione ecc.) e in relazione al sistema di risorse posseduto o realizzabile (capacità produttiva, competenze, tecnologia, organizzazione). L'obiettivo imprenditoriale e strategico consiste nel realizzare al meglio posizionamenti di mercato che producano valore in una prospettiva di non breve periodo.
Definizione di banca e di attività bancaria
La banca può essere definita sotto due diversi profili:
- Da un punto di vista economico: la banca è un’impresa che produce credito (impiegando e trasformando risorse finanziarie di terzi) e altri servizi finanziari (servizi di incasso e pagamento).
- Da un punto di vista giuridico: la banca è un istituto economico regolato da un ordinamento giuridico, che predispone un quadro normativo e perciò definisce congiuntamente la banca, le attività che essa può svolgere e le regole che devono essere rispettate nell'esercizio delle stesse; l'ordinamento attualmente vigente in Italia è quello del Testo Unico Bancario (che ha recepito la seconda Direttiva comunitaria di coordinamento, finalizzata a realizzare una condizione di armonizzazione nell'attività bancaria nell'ambito dell'UE).
(art. 10 TUB) La banca può essere definita come un’impresa che congiuntamente svolge attività di concessione del credito e di raccolta del risparmio presso il pubblico, cui possono aggiungersi ogni altra attività finanziaria nonché attività connesse o strumentali (come per esempio, la produzione di servizi informatici per proprio uso). Sono fatte salve le riserve di attività previste dalla legge (esistono altre leggi che disciplinano queste riserve di attività, che sono svolte da soggetti specializzati, SGR e SICAV, e quindi, le altre attività finanziarie esercitabili dalla banca sono quelle “ammesse al mutuo riconoscimento”, che possono cioè essere esercitate direttamente o indirettamente in qualsiasi paese comunitario in forza dell'autorizzazione ricevuta dal paese di origine, principio dell'home country control).
Come si evince dalla norma, la raccolta del risparmio (acquisizione di fondi con l'obbligo di restituzione sotto forma di depositi e/o sotto altra forma) e l'esercizio del credito (concessione di prestiti in denaro in varie forme – crediti per cassa – e/o prestare garanzie e impegni di firma a favore di terzi – crediti di firma) costituiscono l'attività bancaria, che ha natura composita. In altre parole, la sola raccolta del risparmio o il solo esercizio del credito separatamente non costituiscono attività bancaria.
I modelli dell'intermediazione bancaria: il quadro generale
Il modello di intermediazione di una banca è dato dalla modalità con cui questa intermedia risorse finanziarie, cioè trasferisce o concorre a trasferire capitali da soggetti che dispongono di avanzi finanziari a soggetti che viceversa esprimono fabbisogni finanziari. Il modello di intermediazione ci dice in che modo e in quali condizioni il processo produttivo viene attuato, quindi:
- Con quali strumenti finanziari;
- Con quali strutture di bilancio;
- Con quali equilibri di gestione reddituale, finanziario, patrimoniale;
- Con quali relazioni con il mercato mobiliare.
Esistono 3 modelli di intermediazione bancaria o finanziaria:
- Intermediazione creditizia (IC), finanziata con raccolta di depositi e/o collocamento frazionato di obbligazioni (DEPOSIT-FUNDED).
- Intermediazione mobiliare (IM), attuata mediante l’utilizzo di strumenti di mercato mobiliare.
- Intermediazione creditizia (IC), finanziata con cessione e cartolarizzazione di prestiti (MARKET-FUNDED).
Deposit-funded
La struttura finanziaria credito-debito o attivo-passivo è caratterizzata dal fatto che la banca acquisisce capitali mediante indebitamento al dettaglio e attribuisce capitali mediante concessione del credito. È molto importante evidenziare 3 caratteri distintivi dell'intermediazione così configurata:
- La banca stipula soggettivamente e separatamente contratti di debito e contratti di credito, assumendone perciò in proprio i relativi obblighi e diritti;
- Non vi è alcuna relazione giuridico-contrattuale fra i creditori e i debitori della banca;
- Tutti i costi, i ricavi e i rischi derivanti dai contratti appartengono alla gestione della banca che intermedia.
Il processo di intermediazione ha sia un aspetto dinamico, sia uno statico: quello dinamico riguarda il fatto che la banca intermedia flussi finanziari (cioè attua trasferimenti di capitali); quello statico si ritrova nella circostanza che essa mantiene crediti e debiti, (di importo variabile) nel tempo.
Questo intermediario è definito da una struttura finanziaria-patrimoniale caratteristica. Per quanto riguarda lo SP, il passivo è costituito in larga prevalenza da debiti che si presentano in diverse forme tecniche-contrattuali: depositi, fra i quali assumono rilevanza particolare quelli a vista (dotati di funzione monetaria e quindi depositi in conto corrente), e le obbligazioni (emesse e collocate al dettaglio). Nel passivo trova anche collocazione il capitale proprio che svolge una essenziale funzione di garanzia rispetto al debito in quanto assorbe eventuali svalutazioni dell'attivo.
Dal lato dell'attivo, i componenti caratteristici sono: prestiti (forma di finanziamento dell'economia reale-famiglie, imprese, PA), il portafoglio titoli (investimento residuale delle risorse non destinate all'attività principale di concessione diretta del credito, con la duplice finalità di generare ricavi finanziari e di costituire una riserva secondaria di liquidità per la gestione dinamica dell'equilibrio finanziario), infine, la riserva di liquidità in senso proprio (detta anche primaria), necessaria per assicurare l'equilibrio finanziario di breve termine della gestione, in relazione alle possibili divergenze dinamiche tra i flussi di cassa in entrata e quelli in uscita. Il CE è caratterizzato dal margine di interesse, formato dalla differenza fra interessi attivi (ricavi) e interessi passivi (costi).
Questo modello, apparentemente superato (la banca è in grado dal 1994 di esercitare congiuntamente attività commercial e investment banking, così da diversificare la propria attività fuori dall'ambito dell'intermediazione creditizia) viene ancora analizzato nella sua forma pura per 3 importanti ragioni:
- Ancora oggi credito bancario e moneta bancaria sono essenziali per il buon funzionamento del sistema finanziario;
- L'intermediazione creditizia è ancora oggi un'attività importante della banca reale, caratterizzandone in modo significativo i rischi di gestione;
- Le autorità regolamentari per assolvere alla necessità di presidiare la stabilità e la funzionalità di finanziamento dell'economia reale, hanno deciso di ricostruire una situazione di separatezza dell'intermediazione creditizia.
Relazione fra intermediario creditizio e mercato mobiliare
Il mercato mobiliare è il luogo dello scambio diretto fra imprese che emettono titoli di partecipazione e di debito (strumenti mobiliari) e investitori che li acquistano, esso rappresenta perciò il circuito dello scambio diretto tra prenditori e datori di fondi. Questo mercato è incompleto nel senso che non è in grado di soddisfare completamente la domanda di finanziamento e quella di investimento. Esiste infatti un segmento importante di soggetti che, per natura giuridica, dimensione e rischio, non sono in grado di accedere al mercato mobiliare per l'emissione e il collocamento di strumenti mobiliari. Dall'altra parte esiste un segmento ancor più importante di risparmiatori, potenziali investitori che non sono in grado di effettuare un investimento diretto in strumenti mobiliari perché condizionati da asimmetria informativa, razionalità limitata ecc.
Gli intermediari creditizi (banche soprattutto) costituiscono invece un circuito di scambio indiretto (o intermediato) e in concreto rendono possibile la soddisfazione dei bisogni di finanziamento e di investimento dei mutuatari e degli investitori insoddisfatti, interponendosi a proprio rischio fra gli stessi. Circuiti diretti e circuiti indiretti, cioè mercato mobiliare e intermediazione creditizia, si escludono e sono alternativi. Fra i due esiste una relazione di competizione poiché gli intermediari creditizi hanno interesse a sviluppare la propria quota di mercato, mentre gli agenti economici hanno interesse a massimizzare le opportunità di scambio diretto e cioè a disintermediare gli intermediari creditizi.
Le funzioni dell'intermediario creditizio deposit-funded
Le funzioni che svolge sono quelle di circolazione della moneta e produzione di credito, e il sistema che va a comporre può essere interpretato come infrastruttura finanziaria dell'economia reale. Questo intermediario è quindi essenziale per lo svolgimento di una funzione di interesse pubblico di produzione e di offerta di liquidità. Analizzando con maggior dettaglio il processo produttivo, l'intermediario creditizio deposit-funded produce congiuntamente:
- Depositi e obbligazioni, che vengono considerati passività non rischiose per il cliente
- Produzione di strumenti di pagamento (moneta bancaria-scritturale) e servizi di regolamento degli scambi monetari (trasferimento del potere di acquisto nello spazio)
- Prestiti destinati agli agenti economici che richiedono immediata disponibilità di moneta. L'erogazione dei prestiti genera la formazione di depositi monetari e dunque la banca, producendo credito, produce contemporaneamente nuova moneta bancaria.
In estrema sintesi, quindi, l’intermediario creditizio produce liquidità nel tempo e nello spazio, soddisfacendo bisogni, domande ed aspettative degli agenti economici.
I caratteri distintivi del processo produttivo
Da un lato, i soggetti che richiedono credito hanno fabbisogni finanziari di non breve periodo relativi a progetti che comportano rischi di fallimento; dall'altro, i soggetti che sottoscrivono e detengono passività della banca esprimono allo stesso tempo preferenza per la liquidità e avversione al rischio. Queste circostanze esterne condizionano l'attività di intermediazione, che può attuarsi se il processo produttivo è in grado di realizzare in maniera conveniente due trasformazioni:
- Trasformazione delle scadenze: l’intermediario creditizio si fa carico di soddisfare le preferenze divergenti dei datori e dei prenditori di fondi. Tuttavia, una variazione dei tassi di mercato potrebbe avere un impatto non omogeneo sui costi della raccolta e sui ricavi da impieghi in essere, facendo emergere un rischio di interesse; inoltre, le richieste e prelievo del deposito avvengono anteriormente al rimborso del finanziamento concesso dando luogo ad un possibile rischio di liquidità.
- Trasformazione dei rischi: la banca non trasferisce i rischi dell'attivo (rischio di credito o di controparte) sul passivo, ma se ne fa direttamente carico dotandosi di capitale proprio adeguato, in modo da avere adeguate capacità di sostenere o assorbire i relativi rischi.
È importante osservare come la capacità di trasformare i rischi aumenta la capacità di trasformare le scadenze. L'equilibrio complessivo e unitario del processo produttivo esaminato, può essere a sua volta esaminato sotto 3 diversi approcci: quello reddituale, finanziario e patrimoniale.
- Equilibrio reddituale: il processo produttivo e le politiche di prezzo devono consentire la formazione di un margine di interesse unitario (componente primaria della redditività, dato dalla differenza positiva fra tassi attivi e passivi) che comprenda premi di liquidità e premi al rischio adeguati. Il premio di liquidità identifica da un lato il maggior prezzo che deve essere pagato dal prenditore del credito in relazione alla durata dello stesso e dall'altro lato nel minor prezzo che deve essere riconosciuto a coloro che intendono cedere liquidità in tempi brevi. Il premio al rischio deve essere adeguato, ovvero rapportato alla probabilità di insolvenza del prenditore di fondi, date le caratteristiche contrattuali del prestito.
- Equilibrio finanziario: definito come capacità della banca di mantenere nel tempo un equilibrio tendenziale tra entrate ed uscite di cassa generate dalle variazioni (formazione ed estinzione) delle attività e delle passività. La trasformazione delle scadenze mette a rischio questo equilibrio. La struttura finanziaria è infatti caratterizzata da un disequilibrio strutturale fra la scadenza media ponderata dell'attivo e quella del passivo e ne consegue che la naturale e fisiologica estinzione delle attività non è in grado di finanziare quella delle passività. È perciò essenziale che il volume delle passività venga stabilizzato nel tempo con idonee politiche di raccolta mirate a favorire sia la diversificazione della clientela dal lato del passivo, sia la sostituzione delle passività che giungono a estinzione. Dato che nel breve periodo l'equilibrio finanziario può subire temporanee alterazioni, si rende necessario che la banca predisponga adeguate riserve di liquidità per far fronte a eventuali eccedenze delle uscite sulle entrate.
- Equilibrio patrimoniale: definito come capacità del patrimonio di dare stabilità alla struttura finanziaria della banca, assorbendo eventuali e impreviste svalutazioni dell'attivo. Le perdite effettive su crediti potrebbero essere superiori a quelle attese, dando luogo dunque alla formazione di “perdite inattese”. La stabilità della struttura finanziaria impone perciò che queste ultime vengano assorbite dal patrimonio. L'eventuale inadeguatezza di quest'ultimo, si identifica con la nozione di rischio di solvibilità della banca, poiché la svalutazione dell'attivo potrebbe determinare una situazione di insolvenza della banca nei confronti dei suoi creditori.
Le tre dimensioni dell’equilibrio gestionale complessivo sono correlate e interdipendenti. Esse costituiscono congiuntamente le condizioni necessarie e sufficienti alla continuità della gestione dell’intermediario creditizio. Si consideri ad esempio la seguente situazione: la manifestazione di perdite effettive su prestiti superiori a quelle attese può determinare gravi alterazioni dell'equilibrio reddituale (perdite di esercizio), le quali a loro volta innescano un deterioramento dell'equilibrio patrimoniale (diminuzione del capitale proprio). L'inadeguatezza del patrimonio può poi innescare la rottura dell'equilibrio finanziario nell'eventualità che i creditori della banca percepiscano di non essere adeguatamente tutelati dal rischio di insolvenza della stessa e dunque agiscano per proteggersi.
Alterazione equilibrio reddituale → alterazione equilibrio patrimoniale → alterazione equilibrio finanziario.
L'intermediario creditizio deposit-funded
L'intermediario creditizio deposit-funded produce:
- Prestiti, che mantiene fino a scadenza
- Moneta scritturale e regolamento di pagamenti e incassi
- Strumenti di investimento non rischiosi
- Servizi di custoria
Trasforma:
- Attività illiquide a scadenza e rischiose in passività liquide non rischiose, cioè trasforma scadenze e rischi
Fattori produttivi:
- Informazione per la valutazione del credito e per la gestione dei rischi finanziari, competenze professionali, tecnologie, credito di terzi, riserva di liquidità e capitale proprio.
Condizioni tipiche di equilibrio:
- Reddituale: il margine di interesse deve coprire le perdite attese e i costi operativi
- Finanziario: sostenibilità dinamica delle uscite rispetto alle entrate
- Patrimoniale: capacità del capitale proprio di assorbire perdite inattese su crediti e svalutazione dell'attivo
- Riserva di liquidità rispetto al passivo
Leve gestionali distintive:
- Rapporto fra patrimonio netto e indebitamento da un lato e attivo rischioso dall'altro
- Rischio di liquidità
Esternalità negative potenziali:
- Rischio di solvibilità
Funzioni economiche:
- Soddisfa direttamente le preferenze divergenti di datori e prenditori di fondi
- Alloca il credito, seleziona e monitora i rischi di credito
- Si rende controparte di domande e offerte escluse dai circuiti diretti di scambio
- Corrisponde alle aspettative di liquidità degli agenti dell'economia reale
- Costituisce una fonte di liquidità per l'economia reale
Il modello dell'intermediazione creditizia è esposto al rischio principale della disintermediazione. Questo fenomeno deve essere considerato dal lato dell'attivo e del passivo. L'intermediario creditizio viene disintermediato dal lato del passivo quando i soggetti che detengono le sue passività (depositi e obbligazioni) cercano e trovano opportunità di investimento in strumenti finanziari alternativi, emessi da agenti economici diversi, cioè in azioni, obbligazioni e titoli emessi dalle imprese e dalle PA. Analogamente,
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