Economia come scienza sociale
Da political economy a economics
Political economy (spiegare il funzionamento e l’evoluzione del sistema economico e i rapporti tra le classi sociali): gli economisti classici (padri fondatori) hanno l’obiettivo di costruire una scienza che, in uno con il funzionamento e l’evoluzione del sistema economico, riesca a spiegare la regolazione dei rapporti tra classi sociali. I classici, pertanto, non sono soltanto economisti, ma anche sociologi, impegnati a definire una teoria economica che sia al tempo stesso teoria della società.
I classici individuano le forze generatrici della nuova società capitalistica nella concorrenza (produzione) e nell’accumulazione. La concorrenza scardina i vincoli del sistema feudale e muove al raggiungimento dell’equilibrio economico-sociale attraverso la composizione dell’egoismo-utilitarismo che muove ciascun soggetto. L’accumulazione amplia la scala del capitale destinato all’attività produttiva e, quindi, alla diffusione del rapporto di lavoro salariato. Appare chiaro come in una simile concettualizzazione il comportamento di ciascun soggetto economico sia determinato dalla sua posizione sociale.
Economics (riconoscere centralità del mercato, dell’idea di scarsità (scambio-allocazione), e della regola marginale): nella seconda metà del 1800 si assiste alla cosiddetta rivoluzione marginalista: vari autori ripropongono il modello della scienza pura su cui si erano ispirati i classici, sacrificando però la dimensione socio-politica per costruire una scienza il cui oggetto centrale d’interesse non è più la produzione-accumulazione, bensì lo scambio-allocazione.
Per i marginalisti il problema economico di fondo resta lo stesso in ogni società e in ogni epoca; cambiano le istituzioni sociali e i rapporti tra i vari gruppi e individui, ma ogni soggetto economico avrà sempre il problema di come utilizzare al meglio le risorse scarse che ha a sua disposizione.
Impresa
I marginalisti concepiscono l’impresa come luogo in cui le informazioni essenziali ricavabili dal mercato vengono tradotte in decisioni allocativo-produttive ottimali: l’impresa in sostanza per essi è una scatola in cui si immettono input, secondo proporzioni dettate dalle produttività marginali, e dalla quale si ricava l’output. Ma perché esistono le imprese?
Di grandissimo rilievo l’apporto critico negli anni ’30 del neo-istituzionalista Coase (The Nature Of The Firm), probabilmente il primo che si pone il problema di capire perché l’impresa esista. Nel mercato perfetto dei marginalisti gli agenti operano secondo il massimo della razionalità e dispongono di tutte le informazioni necessarie a valutare le proprie scelte; le eventuali controversie che possono insorgere dopo la conclusione di uno scambio costituiscono degli accidenti.
Il mondo dei neo-istituzionalisti, viceversa, è di natura molto meno semplificata e astratta. Gli elementi chiave che lo contraddistinguono sono di tre tipi:
- Informazioni incomplete: Gli agenti dispongono di informazioni non complete e di limitate capacità di elaborare tali informazioni (razionalità limitata, si riferisce a comportamenti razionali nelle intenzioni ma solo limitatamente razionali).
- Comportamenti opportunistici: Gli stessi agenti adottano comportamenti opportunistici, ossia tentano di trarre vantaggio da comportamenti ingannevoli.
- Costi di transazione: Nell’organizzare la produzione (e l’offerta) gli agenti debbono sostenere dei costi (costi di transazione), corrispondenti alle risorse consumate per organizzare uno scambio.
Le imprese nascono per economizzare costi di transizione. In presenza di condizioni simili lo scambio, a differenza di quanto possa avvenire in un mercato perfetto, comporta una sequenza di procedure che servono a contenere i vari rischi: i costi associati a tali procedure sono i cosiddetti costi di transazione (= scambio di beni e servizi tra due stadi separati da una interfaccia tecnologicamente separabile). Caratteristiche delle transazioni sono:
- Specificità degli investimenti: Si definisce specifico un investimento che al di fuori del suo utilizzo attuale perderebbe molto del suo valore.
- Incertezza
- Frequenza: Se il mercato causa costi più grandi di quelli da sostenersi organizzando la transazione tramite una impresa, gli agenti preferiranno rivolgersi a questa istituzione.
In un mercato in cui i costi di transazione comportano implicitamente problemi di minimizzazione degli stessi è del tutto conseguente che l’impresa possa costituire una forma di allocazione delle risorse alternativa al mercato e, in certe condizioni, più conveniente: lo scambio di beni e servizi che avviene all’interno dell’impresa, infatti, ha il vantaggio di non dover essere ricontrattato ogni volta.
Transazione: scambio di beni e servizi tra due stadi separati da una interfaccia tecnologicamente separabile (Williamson).
Teoria di Williamson: mentre nella teoria tradizionale dell’impresa il problema centrale è l’utilizzazione ottimale delle tecnologie disponibili, nella teoria dei costi di transazione il problema fondamentale diventa quello di stipulare contratti (transazioni) convenienti sotto il profilo del costo e dell’affidabilità. Di conseguenza, l’unità di analisi non è più il bene prodotto, come avveniva nella scuola economica classica, ma diventa la transazione, ossia qualsiasi forma di contratto che abbia una rilevanza economica per l’impresa: l’assetto interno dell’impresa risulta così definito dall’insieme dei contratti che essa stipula e dalle conseguenti strutture di governo per controllarne l’esecuzione.
(Struttura di governo: cornice organizzativa entro cui viene stabilita l’integrità di una reazione contrattuale. La prospettiva istituzionale comparata esamina le forme organizzative in rapporto alle differenti alternative).
Economia agraria italiana
L’economia agraria italiana, che in principio si definiva economia rurale, nasce nella seconda metà dell’800 dal tentativo molto ambizioso di fondere la tradizione di impronta aziendalistica con i principi dell’economia politica, ma la realizzazione di questo tentativo ha fatto sì che nella teoria di riferimento il ruolo occupato dal contributo marginalista fosse limitato. Nel secondo dopoguerra si è assistito alla diffusione sempre più massiccia del pensiero marginalista; in tutto ciò un ruolo fondamentale ha avuto l’utilizzo dell’approccio agribusiness, reso sempre più legittimo dalla crescente integrazione dell’agricoltura con le attività le quali si collocano a monte o a valle di essa, un’integrazione che, innanzitutto, rende sempre più difficile identificare con precisione il contenuto stesso dell’attività agricola nel contesto di un’economia avanzata.
(La somma totale di tutte le operazioni che riguardano la trasformazione manifatturiera e la distribuzione di prodotti dell’impresa agraria, nonché stoccaggio, la trasformazione e la distribuzione di merci agricole con essi realizzate, Davis and Goldberg, 1957).
Sistemi agricoli e impresa
Evoluzione dei sistemi produttivi nelle zone rurali
Poiché la struttura produttiva delle campagne presenta caratteri e contenuti diversi a seconda del periodo storico considerato, risulta difficile la distinzione tra imprese rurali e impresa agraria. In linea di massima è l’accrescimento biologico il carattere distintivo dei processi produttivi agricoli, così come la manipolazione che produce cambiamenti nelle caratteristiche fisiche e chimiche è propria del settore industriale.
L’evoluzione dei sistemi agricoli e rurali parte dall’epoca preindustriale, quando i processi produttivi che si svolgevano nelle campagne erano centrati sulle attività di coltivazione e allevamento e comprendevano anche le attività di supporto e trasformazioni connesse (tessuti, vestiario). I processi erano strettamente interrelati tra di loro anche a causa dell’uso comune del lavoro familiare nell’agricoltura. La meccanizzazione dei procedimenti di filatura delle fibre tessili provocò il distacco di tali attività da quelle svolte nell’ambito della famiglia contadina e la loro localizzazione in città, dove il lavoro salariato era necessario alla produzione su scala industriale.
(Innovazione/specializzazione).
Forme storiche di impresa agraria
L’evoluzione degli spazi rurali e la dinamica dell’agricoltura permettono di evidenziare quattro forme storiche di impresa agraria:
- Impresa di lavoro: ha rappresentato la forma di gestione delle attività produttive nelle campagne dell’epoca preindustriale. L’obiettivo era l’impiego pressoché costante della risorsa lavoro, che era l’unica di cui poteva disporre e sulla base della quale definiva l’organizzazione. Il criterio di efficienza era il maggior impiego possibile del lavoro familiare.
- Impresa mista: prima impresa agraria tipica, ossia prima organizzazione di cicli di lavoro propriamente agricoli predisposta per soddisfare una domanda di mercato. L’obiettivo era la massimizzazione dei risultati quali il profitto o i ricavi ottenuti eseguendo processi produttivi biologici centrati sulla terra. L’efficienza era quindi perseguita cercando di ridurre al minimo l’inattività dei terreni attraverso rotazioni e associazioni di colture. La scarsa circolazione di terra e di lavoro, dovuti alla mancanza di veri e propri mercati locali, portarono all’adozione di tecniche labour intensive.
- Impresa specializzata: in seguito la crescente domanda di lavoro non agricolo spinse verso una crescente meccanizzazione dei processi agricoli quale mezzo per aumentare la produzione per unità di superficie: ciò ridusse il fabbisogno di lavoratori, generando la loro espulsione. Sulla spinta di domanda di meccanizzazione nasce il passaggio all’impresa specializzata, che, nel nuovo contesto della rivoluzione verde (industrializzazione dell’agricoltura), ha risolto il problema dell’ottima dimensione dell’organizzazione produttiva agricola sfruttando le economie di scala, ossia il vantaggio del minor costo unitario di produzione connesso a grandi impianti.
- Impresa agraria integrata: unità economico-gestionale intesa ad interagire nel modo più proficuo col territorio. Gli obiettivi sono: contenere il rischio, ridurre i vincoli biologici che contrassegnano le attività, gestire il fondo e le competenze della famiglia. L’organizzazione produttiva è estremamente specializzata, infatti i processi produttivi si presentano progressivamente limitati non soltanto alla crescita biologica, ma addirittura ad alcune sue specifiche fasi: è frequente l’esternalizzazione da parte dell’impresa sia delle attività gestionali del processo, sia di quelle preparatorie e accessorie rispetto al fenomeno di accrescimento.
Tendenze strutturali ed organizzative
I cambiamenti nelle produzioni, nella struttura e nel comportamento delle imprese che operano nel settore hanno evidenziato una serie di tendenze:
- Mutamento della figura di imprenditore agricolo (art 2135): coltivazione, selvicoltura, allevamento = attività connesse (prevalenza prodotti/attrezzature).
- Riduzione del rischio tecnico o biologico (impossibilità di prevedere con esattezza il rapporto input/output in termini quantitativi), importanza del rischio economico (impossibilità di quantificare in maniera approssimativa all’inizio del ciclo produttivo il valore prodotto).
- Produzioni agricole sempre più intermedie, quasi del tutto prive di legami con i mercati del consumo finale (riduzione valore aggiunto) (variabile importanza del sostegno dell’UE).
Dal punto di vista delle strategie organizzative e operative messe in atto, si nota poi che:
- La struttura dell’impresa agraria si è sviluppata basandosi sul rapporto famiglia-risorse, anche sotto il profilo tecnologico.
- La struttura si è andata concentrando soprattutto sulla produzione, organizzata in modo da eliminare:
- Il rischio biologico.
- Il rischio derivante dall’impossibilità di compiere alcune fasi con le risorse aziendali (contoterzisti).
- Il rischio legato alla possibilità di collocare il prodotto sul mercato (con l’integrazione nelle filiere alimentari).
- La struttura ha attivato rapporti con soggetti esterni man mano che crescevano le sue esigenze di innovazione e scambio.
Definizione economica di impresa agraria: unità tecnico-economica di tipo rurale, inserita in specifici contesti istituzionali, gestita da persona fisica o giuridica e organizzata con lo scopo di conseguire un significativo livello di produzione e scambio di beni e servizi, nella quale si esercita un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento del bestiame ed eventualmente alle attività connesse, cioè dirette alla trasformazione e/o all’alienazione dei prodotti ottenuti nonché alla tutela della difesa e dell’ambiente e del suolo.
Approccio aziendale all’analisi dell’azienda
(Organizzazione, comportamento strategico, contabilità). La teorizzazione dell’impresa proposta dalla Resource Based View si fonda su alcuni punti condivisibili anche dalla teoria evoluzionista:
- L’impresa è costituita da uno specifico ammontare di risorse.
- La combinazione di risorse origina competenze distintive e capacità strategiche.
- Le competenze distintive permettono all’impresa di conseguire posizioni di vantaggio comparato.
- Esistono barriere che impediscono la mobilità di alcune risorse creando così rendite.
Approccio sistemico
Dati i caratteri dell’ottica evoluzionista e della RBV, lo strumento metodologico adatto a costruire una teoria dell’impresa condivisa è un procedimento analitico di tipo sistemico.
Per sistema si intende un insieme di componenti, di attributi ad essi riferibili e di relazioni, costituito al fine di raggiungere un obiettivo condiviso da tutti i partecipanti. Un’impresa è un’entità economica rappresentativa di questa situazione (è un sistema aperto) perché costituisce un complesso di uomini, capacità, materiali, macchinari, rapporti giuridici e conoscenze che si uniscono allo scopo di produrre beni e/o servizi, osservando le regole imposte dalla legge.
Un tale processo costitutivo pone due problemi cruciali:
- Efficacia: riguarda la relazione tra strumenti e fini, consiste nella capacità dell’apparato organizzativo di gestire nel modo migliore i rapporti tra l’impresa e l’esterno.
- Efficienza: riguarda la relazione tra risorse impiegate nell’organizzazione ed esiti ottenuti, attiene alle caratteristiche strutturali dello strumento realizzato dall’impresa per realizzare i suoi scopi (ossia al funzionamento dell’organizzazione).
Dal punto di vista dell’organizzazione un sistema è divisibile, potendo raggiungere i suoi obiettivi attraverso una struttura caratterizzata da sub-sistemi e sub-organizzazioni tra loro coordinate. La ripartizione del sistema in divisioni o in funzioni rappresenta un’operazione volta ad aumentare l’efficienza e/o l’efficacia, dato che ogni sub-sistema realizza una propria specializzazione operativa.
I fattori della produzione
L’azienda è la base territoriale sulla quale agisce l’imprenditore ed è rappresentata da un complesso di beni e servizi, i fattori della produzione, coordinati in forma organica.
- Capitale:
- Capitale fondiario: indivisibile inerme della terra e dei miglioramenti fondiari che, una volta realizzati, assumono una condizione di pressoché totale intrasferibilità, in quanto se venissero rimossi dalla terra darebbero origine ad un valore di recupero nullo, o molto basso. Caratteri:
- Ubicazione.
- Natura del terreno.
- Numero, ampiezza e forma degli appezzamenti.
- Miglioramenti fondiari: vi sono miglioramenti che, nel corso del tempo, diventano indistinguibili dalla terra originaria (livellamenti, sistemazioni idraulico-agrarie, strade) fino a rendere completamente impossibile tentare di individuare il carattere di originalità di un dato appezzamento di terra. Esistono però molti altri investimenti fondiari la natura dei quali è molto più facilmente distinguibile dalla terra originaria (piantagioni arboree, fabbricati aziendali, impianti di irrigazione); questi investimenti sono caratterizzati da un’efficienza temporalmente definita, venuta meno la quale scompaiono dall’azienda, a meno che non venga deciso di rinnovarli.
- Ripartizione della superficie aziendale. La superficie totale è l’area complessiva dei terreni dell’azienda e si compone di: superficie agricola utilizzata (sau, utilizzata per realizzare le coltivazioni di tipo agricolo, escluse le superfici delle colture intercalari: seminativi, prati e pascoli permanenti, colture permanenti, orti familiari), arboricoltura da legno (pioppeti, noceti), boschi, superficie non utilizzata (parchi, giardini). Il maggiore o minore valore dei capitali stabilmente investiti nel suolo definisce il grado di intensità fondiaria come il rapporto tra il valore di tutti gli investimenti fondiari (Vif) e la superficie agricola utilizzata (SAU) dell’azienda. Le aziende in cui è scarsa la quantità di capitale stabilmente investito si dicono estensive; intensive.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.