L’impresa agraria (lezione 2)
Attività produttive rurali e imprese agrarie
Evoluzione dei sistemi produttivi nelle zone rurali
Nelle aree rurali si sono avvicendati negli ultimi due tre secoli differenti sistemi produttivi. I processi di creazione di beni e servizi che li caratterizzano hanno subito cambiamenti sia dal punto di vista delle lavorazioni eseguite e degli input impiegati sia nelle branche merceologiche a cui sono imputabili i prodotti ottenuti. Inoltre anche la natura, la dimensione e la struttura delle imprese che organizzano e gestiscono la produzione, nonché i legami fra di esse, hanno mostrato un’ampia variabilità in risposta al mutamento delle condizioni del contesto socio-istituzionale.
Poiché la struttura produttiva delle campagne presenta caratteri e contenuti diversi a seconda del periodo storico considerato, anche l’attribuzione al settore agricolo delle attività produttive in esse svolte risulta variabile nel tempo, così come la distinzione fra impresa rurale e impresa agraria. Il problema se un qualsiasi processo produttivo eseguito in un certo territorio sia agricolo oppure no non può quindi essere risolto in base a una “tradizione” in continuo mutamento, ma considerando in primo luogo la sua natura tecnica.
Diremo così che, in linea di massima, carattere distintivo dei processi produttivi agricoli è l’accrescimento biologico, così come la manipolazione che produce cambiamenti nelle caratteristiche fisiche e chimiche è propria del settore industriale. Questa definizione tecnica, se da un lato ci permette di riconoscere la natura intrinsecamente agricola delle attività svolte nelle campagne, dall’altro è troppo restrittiva sul piano storico ed economico per circoscrivere il settore primario, in quanto ne rimarrebbero fuori attività produttive eseguite in connessione a processi di allevamento di piante e animali.
Una concezione di impresa agraria che voglia servire ad interpretare l’evoluzione produttiva sia settoriale che territoriale deve, quindi, essere imperniata sull’organizzazione e la gestione dei processi di accrescimento biologico e tener conto, allo stesso tempo, delle attività ad essi eventualmente connesse nei differenti periodi storici. Nel tempo i confini e la struttura dell’impresa agraria sono stati pesantemente condizionati dalla presenza o meno dei processi produttivi accessori e dai contenuti di biologicità delle sue produzioni.
In quel periodo l’isolamento pressoché totale delle singole comunità e delle loro economie imponeva l’autoconsumo, vale a dire l’autosufficienza per quanto riguarda la capacità sia di soddisfare le esigenze legate allo stile di vita condotto sia di approvvigionamento delle risorse necessarie a produrre beni finali e intermedi. I processi produttivi che si svolgevano nelle campagne erano quindi centrati sulle attività di coltivazione e allevamento e comprendevano anche le attività di supporto e trasformazioni connesse. I processi erano strettamente interrelati tra di loro anche a causa dell’uso comune del lavoro familiare. A determinare la separazione delle attività di coltivazione, allevamento e trasformazione dei prodotti in esse ottenuti da quelli artigianali di supporto fu l’introduzione di innovazioni in singole fasi del processo di lavoro delle comunità rurali, introduzione volta ad aumentare l’efficienza produttiva e permessa soprattutto dalla natura non biologica di quelle attività.
Forme storiche di impresa agraria
L’evoluzione degli spazi rurali e la dinamica dell’agricoltura, descritte nel paragrafo precedente sulla base di parametri tecnici e merceologici, ossia della natura dei processi attivati e del tipo di prodotti ottenuti, ci permettono di evidenziare quattro tipi di impresa agraria rappresentativa associabili alle forme di ruralità susseguitesi nel tempo:
- L’impresa di lavoro
- L’impresa mista
- L’impresa specializzata
- L’impresa integrata
L’impresa di lavoro ha rappresentato la forma di gestione delle attività produttive nelle campagne dell’epoca preindustriale. Essa gestiva tutte le lavorazioni svolte dalla famiglia contadina, organizzando l’esecuzione delle attività artigianali di supporto e di trasformazione dei prodotti nei periodi lasciati liberi dalle attività di coltivazione. In tal modo otteneva, durante l’anno, un impiego pressoché costante della risorsa lavoro. Il criterio di efficienza adottato dall’organizzazione produttiva era il maggior impiego possibile dei componenti della famiglia.
L’impresa mista può essere considerata la prima impresa agraria tipica, ossia la prima organizzazione di cicli di lavoro propriamente agricoli predisposta per soddisfare una domanda di mercato. Il suo obiettivo economico era massimizzare risultati quali il profitto o i ricavi ottenuti eseguendo processi produttivi biologici centrati sulla terra, e l’efficienza dell’apparato produttivo era quindi perseguita cercando di ridurre al minimo l’inattività dei terreni attraverso rotazioni e associazioni di colture. La scarsa circolazione della terra e del lavoro, portava all’adozione di tecniche intensive in lavoro piuttosto che in capitali.
L’impresa specializzata nasce sulla spinta di una crescente meccanizzazione dei processi agricoli quale mezzo per aumentare la produzione per unità di superficie (coltivazione intensiva); ciò ridusse però il fabbisogno di lavoratori, generando la loro espulsione dal settore e l’aumento di produttività di tutte le risorse impiegate. Questo processo ha portato ad una rivoluzione verde, ossia all’industrializzazione dell’agricoltura, che ha risolto il problema dell’ottima dimensione dell’organizzazione produttiva agricola sfruttando le economie di scala, e rispetto all’impresa mista, la specializzata presenta quindi un fattore dominante sfruttato intensamente: dove la dimensione del fondo a disposizione è notevole ed è possibile la coltivazione estensiva, meccanizzata e basata sul lavoro salariato, si è sviluppata la grande impresa coltivatrice; dove, invece, consistenti potenzialità lavorative del nucleo familiare si uniscono a poca terra è cresciuta l’impresa contadina ad agricoltura intensiva. Il concentrarsi degli sforzi imprenditoriali verso il perseguimento delle economie di scala ha portato alla scelta degli ordinamenti più redditizi, ossia con prodotti che danno il massimo margine netto, definito come la differenza fra prezzi di mercato e costi.
Infine troviamo l’impresa integrata, che è un’unità economico-gestionale volta ad interagire nel modo più proficuo con il territorio. Essa è un sistema produttivo la cui organizzazione è strutturata cercando di attenuare il vincolo biologico che contrassegna le sue attività oppure ridurre al minimo il carattere di rischio delle rese nella coltivazione o, infine, di gestire il fondo o le competenze lavorative della famiglia coltivatrice. L’organizzazione produttiva dell’impresa integrata è estremamente specializzata e a volte anche parcellizzata al punto da comprendere solo una fase del processo biologico, gestita però su scale efficienti, e i suoi processi agricoli si presentano confinati non soltanto alla crescita biologica, ma addirittura ad alcuni suoi specifici momenti. Per questo è frequente l’esternalizzazione da parte dell’impresa agraria sia delle attività gestionali del processo sia di quelle preparatorie e accessorie rispetto al fenomeno di accrescimento o di quelle volte alla predisposizione del prodotto finale.
Tendenze strutturali e organizzative nell’evoluzione dell’impresa agraria
I cambiamenti, precedentemente delineati, nelle produzioni, nella struttura e nel comportamento delle imprese che operano nel settore hanno evidenziato una serie di tendenze sulle quali è opportuno soffermarsi per arrivare ad una soddisfacente e generale definizione di impresa agraria.
Anzitutto la nozione stessa di agricoltura e con essa quelle di attività agricola e impresa agraria sono mutate nel tempo in relazione al cambiamento tecnico-istituzionale che:
- Ha portato al mutamento della figura di imprenditore agricolo (art. 2135 c.c “È imprenditore agricolo colui che esercita un'attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all'allevamento di animali e attività connesse. Si reputano connesse le attività dirette alla trasformazione o all'alienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano nell'esercizio normale dell'agricoltura”;
- Ha ridotto progressivamente il numero delle attività che possono definirsi agricole fino a farlo coincidere con le produzioni caratterizzate da accrescimento biologico;
- Ha diminuito l’importanza dell’insicurezza come carattere distintivo delle produzioni agricole, dapprima sostituendo il “rischio biologico” con il “rischio economico” e poi tutelandosi, al crescere dell’inserimento dell’impresa agraria nel mercato, nei confronti di entrambi;
- Ha reso le produzioni agricole sempre più intermedie, ossia quasi del tutto prive di legami con i mercati del consumo finale, ed essenzialmente volte alla creazione di input per l’industria alimentare.
L’impresa agraria quindi è un’unità tecnico-economica di tipo rurale, inserita in specifici contesti istituzionali, gestita da persona fisica o giuridica e organizzata con lo scopo di conseguire un significativo livello di produzione e scambio di beni e servizi, nella quale si esercita un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento del bestiame ed eventualmente alle attività connesse, cioè dirette alla trasformazione e/o alienazione dei prodotti ottenuti nonché alla tutela e alla difesa dell’ambiente e del suolo.
L’impresa come sistema socio-tecnico
Lo strumento metodologico adatto a costruire una teoria dell’impresa condivisa è un procedimento analitico di tipo sistemico. Per sistema si intende un insieme di componenti, di attributi ad essi riferibili e di relazioni, costituito al fine di raggiungere un obiettivo condiviso da tutti i partecipanti.
Un’impresa è un’entità economica rappresentativa di questa situazione perché costituisce un complesso di uomini, capacità, materiali, macchinari, rapporti giuridici e conoscenze che si uniscono allo scopo di produrre beni e/o servizi, osservando le regole imposte dalla legge all’esercizio dell’attività scelta e impiantando l’organizzazione più adatta.
Un tale processo costitutivo pone due problemi cruciali: quello dell’efficacia e quello dell’efficienza dell’organizzazione. Il primo, che riguarda la relazione tra strumenti/fini, consiste nella capacità dell’apparato organizzativo di gestire nel modo migliore i rapporti fra l’impresa e l’esterno, dai quali dipendono il suo successo e la sua sopravvivenza nel sistema economico. Il secondo, imperniato sulle relazioni fra risorse impiegate nell’organizzazione ed esiti ottenuti, attiene alle caratteristiche strutturali dello strumento realizzato dall’impresa per ottenere i suoi scopi.
Un sistema è aperto quando presenta scambi di elementi e di informazioni con l’esterno tali da produrre nell’organizzazione cambiamenti che ne aumentano la complessità e il livello gerarchico. Dal punto di vista dell’attività svolta e della sua organizzazione un sistema è divisibile, potendo raggiungere i suoi obiettivi anche attraverso una struttura caratterizzata da sub-sistemi e sub-organizzazioni fra loro coordinate. La ripartizione del sistema in divisioni o in funzioni rappresenta infatti un’operazione volta ad aumentare l’efficienza e/o l’efficacia, dato che ogni sub-sistema realizza una propria specializzazione operativa, una maggiore competenza e un livello ottimale sia sul piano informativo che su quello direttivo e gestionale. L’evoluzione storica dell’impresa ha così portato alla nascita di sub-sistemi specializzati nell’esecuzione dei compiti connessi al raggiungimento del fine ultimo.
Le componenti della produzione agricola
I fattori della produzione
Il capitale fondiario (terra) è uno dei fattori produttivi dell'azienda agraria. È costituito dalla terra nuda più gli investimenti fondiari, che sono detti anche miglioramenti. I caratteri sono:
- Ubicazione;
- Natura del terreno;
- Numero, ampiezza e forma degli appezzamenti;
- Miglioramenti fondiari (fabbricati, viabilità interna, sistemazioni superfici, impianti irrigui fissi e colture arboree);
- Ripartizione della superficie aziendale.
La superficie agricola totale (SAT) è l’area complessiva dei terreni dell’azienda, la SAT è comprensiva di superfici produttive e improduttive e queste sono formate dalla superficie agricola utilizzata (SAU, e rappresenta la superficie utilizzata per realizzare le coltivazioni di tipo agricolo), arboricoltura da legno, boschi e superficie non utilizzata.
Gli investimenti generano interessi. Il capitale fondiario genera un reddito che si chiama beneficio fondiario, goduto dal proprietario della terra nuda. Il beneficio fondiario è pari al reddito dominicale (parte di reddito relativo alla proprietà dei beni e non al concreto esercizio dell'attività agricola) di un fondo al netto delle imposte che gravano su di esso.
PS: la SAU include (i) seminativi; (ii) prati e pascoli permanenti; (iii) colture permanenti; (iv) orti familiari.
Il capitale costituisce il secondo fattore della produzione, nell’azienda agraria, per distinguerlo dal capitale fondiario, si definisce come capitale di esercizio, ovvero come capitale agrario. Esso si distingue in base al tempo dove troviamo il capitale circolante (fecondità semplice) il quale con l’atto dell’impiego esauriscono immediatamente il loro effetto utile, una volta impegnati essi sono fisicamente distrutti, mentre, economicamente, si trasformano nella produzione; e il capitale durevole (fecondità ripetuta) dove la loro utilità si manifesta in più cicli produttivi.
Un secondo modo per distinguere il capitale agrario riguarda direttamente la sua natura: si distingue il capitale di scorta dal capitale di anticipazione. Nel capitale di scorta sono compresi tutti i capitali tecnicamente differenziati, che, in un dato momento temporale, risultano di pertinenza del fondo e cioè destinati e funzionali alla struttura produttiva aziendale, a sua volta il capitale di scorta viene ulteriormente suddiviso in scorte vive (bestiame da vita, da reddito o da lavoro) e scorte morte (motrici, operatori, attrezzi a logorio parziale). Volendo distinguere all’interno di dette categorie i capitali in relazione alla loro natura economica, le scorte vive sono capitali per loro natura durevoli, mentre le scorte morte sono caratterizzati sia da capitali durevoli che da capitali circolanti.
Il capitale di anticipazione è una frazione del capitale circolante, e rappresenta un capitale tecnico indifferenziato, quindi un’entità monetaria, di cui l’impresa deve disporre all’inizio del ciclo produttivo per far fronte alle spese causate dalle operazioni di gestione, in quanto, l’imprenditore, nel corso del processo produttivo, sostiene delle anticipazioni monetarie per avere la disponibilità dei vari mezzi di produzione, e solo dopo un periodo di tempo, variabile in funzione del tipo di prodotto, ottiene i ricavi monetari.
Il terzo fattore della produzione è costituito dal lavoro, ed è usuale differenziare il lavoro manuale da quello intellettuale, il primo è necessario per realizzare tutte le operazioni concernenti l’esecuzione manuale delle varie opzioni produttive, ormai in larga parte svolto con il supporto delle macchine agricole; quello intellettuale riguarda, invece, la realizzazione delle funzioni esecutive di direzione, amministrazione e sorveglianza aziendale.
Quindi l’azienda agraria non è altro che l’insieme dei mezzi tecnici e servizi utilizzati dall’imprenditore per lo svolgimento in modo continuativo dei cicli produttivi in agricoltura.
La logica operativa delle aziende: prime definizioni (lezione 3)
Il sistema aziendale
In questa sezione si intende gettare le basi per connettere l’approccio tradizionale dell’Economia Agraria con le dottrine aziendalistiche, questa connessione si sviluppa sulla base del concetto di sistema. Si richiama il concetto di gestione e si illustrano lo schema generale di formazione ed analisi dei risultati economici e finanziari dell’impresa agraria.
Azienda di produzione e impresa
Numero entità, oggi, sono accomunate dal termine “azienda”. Esistono, ovviamente, degli elementi comuni che caratterizzano tale varietà di aziende. Essi sono riconducibili a:
- Alla presenza di un’organizzazione, che sta ad indicare la disponibilità di elementi connessi da una trama di relazioni che formano un insieme complesso;
- Allo svolgimento di processi di produzione, cioè all’utilizzo degli elementi detti per realizzare un prodotto;
- Alle relazioni di scambio con entità esterne, questo presuppone la realizzazione di un prodotto in grado di soddisfare i bisogni e/o le aspirazioni di un individuo, una famiglia o di un’altra azienda, che abbia un valore superiore alla somma dei valori delle risorse produttive utilizzate. Se ciò non si verifica, l’azienda diviene consumatrice di ricchezza, invece che produttrice.
- Alla finalità imprenditoriale di produrre reddito, legata alla determinazione delle modalità di distribuzione della ricchezza prodotta o di quella distrutta tra i soggetti economici aziendali per poter soddisfare chi ha investito.
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Riassunti Economia Agraria prof. Gaetano Martino
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