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La politica economica e il conflitto

Definizione di politica economica

Spiegate cosa si intende per politica economica. Illustrate brevemente come questo concetto si è evoluto nella teoria economica. Secondo la definizione classica, data da L. Robbins (1935), la politica economica è “il corpo di principi dell’azione o dell’inazione del governo rispetto all’attività economica”. Successivamente Federico Caffè (1978) ha proposto la seguente definizione: “quella disciplina che cerca le regole di condotta tendenti a influire sui fenomeni economici in vista di orientarli in un senso desiderato”. Dunque per precisione, possiamo affermare che la politica economica è quella parte della scienza economica che studia una comunità, riguardo all’individuazione dei fini, al modo di perseguire tali fini e all’esito dell’eventuale intervento.

Il conflitto nella politica economica

Perché in una situazione di efficiente allocazione delle risorse, un intervento di politica economica genera un conflitto tra i componenti della collettività per stabilire gli obiettivi da perseguire? Per comunità o “ente collettivo”, si intende un aggregato di individui, con preferenze e obiettivi eterogenei. Dunque è del tutto fisiologico che in ogni ente costituito da più soggetti sia presente un conflitto tra gli obiettivi individuali dei soggetti che lo compongono. La teoria delle scelte collettive è un corpus teorico che studia se e come sia possibile individuare obiettivi per una comunità, a partire dalle preferenze degli individui che la costituiscono e che relazioni esistano tra le preferenze individuali e le preferenze collettive. Chi ha l’onere di rappresentare un ente composto da più unità costituenti, però, non sempre riesce ad aggregarne e rappresentarne, in modo opportuno, gli obiettivi. Dunque può sorgere un conflitto tra gli obiettivi individuali e l’obiettivo aggregato dell’ente collettivo.

Il conflitto tra obiettivi nasce necessariamente, per esempio, negli obiettivi politici di natura redistributiva (la redistribuzione personale del reddito, la redistribuzione geografico, settoriale, sociale ecc.) in quanto vi saranno dei soggetti avvantaggiati e altri svantaggiati da tali misure. Secondo il Test di X una qualunque politica viene adottata benché sulla bilancia i benefici siano più alti dei costi, nonostante l’adozione di tale politica intacchi interessi contrapposti, ma comunque relativi alle collettività. Dunque, generalmente, l’ente collettivo si assegna una pluralità di obiettivi ma nulla tuttavia assicura che non possano sorgere conflitto tra gli obiettivi dichiarati.

Teoria della controllabilità nella politica economica

Illustrate la teoria della controllabilità dei risultati perseguiti da una misura di politica economica. La parte della politica economica che studia se sia possibile raggiungere i fini assegnati riguarda la teoria della controllabilità. In particolare, essa studia le condizioni che devono essere soddisfatte affinché sia raggiungibile il fine che l’ente collettivo si è posto, data la struttura dell’economia. La strada da percorrere viene spesso riassunta nella cosiddetta ricetta di politica economica che assume la seguente struttura: “in una condizione nella quale si sono verificate date ipotesi, posto che si voglia perseguire un certo obiettivo”; si tratta di una regola che stabilisce quali azioni bisogna intraprendere per raggiungere determinati obiettivi. In essa vengono dunque enunciati sia gli obiettivi che si intendono realizzare, sia gli strumenti da utilizzare.

In numerose occasioni, le strade per raggiungere un risultato possono essere molteplici e occorre quindi individuare un criterio utile per capire quale sia la strada preferibile. In poche parole quello che si deve risolvere è un conflitto tra strumenti impiegabili.

Le categorie di bureau nella politica economica

Elencate e spiegate le principali categorie di bureau (autorità) che costituiscono i soggetti della politica economica. L’autorità di politica economica può essere vista come un unicum oppure come un insieme di enti differenti fra loro sotto vari profili. Un primo profilo riguarda la natura dei fini perseguiti. Per quanto riguarda tale profilo, Musgrave, nel c.d. modello dei bureau, rappresenta l’autorità di politica economica come l’insieme di tre uffici, che differiscono per la natura dell’obiettivo perseguito. Più precisamente, l’autorità di politica economica sarebbe costituita: dall’allocation bureau che è l’ufficio che persegue obiettivi di efficienza microeconomica dei mercati; dallo stabilization bureau che è l’ufficio che persegue obiettivi di natura macroeconomica (Stabilizzazione del livello del reddito e dell’occupazione); dal redistribution bureau che è l’ufficio che si occupa degli interventi volti a realizzare la redistribuzione del reddito.

Scopi delle autorità di politica economica

Quali sono gli scopi principali delle autorità di politica economica? Per quanto riguarda i soggetti di politica economica, è possibile distinguere: i soggetti privati e le autorità di politica economica. I privati sono gli individui che perseguono i propri obiettivi individuali (consumatore e imprese). Per quanto riguarda l’autorità di politica economica (policy maker), essa è il soggetto al quale spetta l’individuazione dei fini di politica economica e delle ricette da attuare. Esistono diverse concezioni di policy maker a seconda delle impostazioni teoriche seguite dalle diverse scuole. Infatti secondo la teoria tradizionale della politica economica- derivante dall’economia del benessere- l’autorità di politica economica è un ente che non ha una propria personalità, ma è semplicemente un aggregatore delle preferenze individuali; dunque l’autorità si limita a osservare le preferenze degli individui, a stabilire un fine di politica economica e decidere se e come intervenire per realizzarlo. Anziché come un unicum, l’autorità di politica economica può essere vista come un insieme di enti differenti fra loro sotto vari profili: la natura dei fini perseguiti; l’ambito dell’intervento, vi sono infatti policy maker di livello internazionale, nazionale e di livello territoriale più limitato (regionale, comunale ecc); la natura dei compiti svolti dal policy maker. In particolare si deve distinguere, sotto questo profilo tra politici (che debbono individuare i fini e le eventuali azioni da intraprendere per raggiungerli) e i burocrati (che debbono operativamente mettere in atto le misure individuate dai politici).

Contributo della scuola delle "public choice"

Spiegate il principale contributo della scuola delle “public choice” nella politica economica. La scuola delle “public choice” sorta intorno al 1960, sostiene che i policy maker non siano enti astratti ma uomini in carne ed ossa, che perseguono quindi obiettivi propri, che possono avere poco a che fare con gli obiettivi degli individui che costituiscono la comunità. Secondo questa linea di pensiero è quindi fisiologico che vi siano conflitti fra gli obiettivi perseguiti dai policy maker e gli obiettivi degli individui che costituiscono la comunità. Anche l’autorità di politica economica è costituita da vari uomini, diversi fra loro e quindi soggetti a conflitti reciproci. In altri termini, il mondo può essere rappresentato come costituito da tre categorie di soggetti: cittadini, politici (eventualmente eletti dai cittadini e rispondono ad essi) e da burocrati (che debbono rispondere del proprio operato ai politici). Ciascuno di questi tre soggetti persegue, di fatto, obiettivi propri, e quindi è necessario studiare correttamente i rapporti tra cittadini e governo, tra governo e burocrazia e tra burocrati e cittadini. Alcune delle idee della public choice sono state successivamente riprese dalla scuola della political economy che ha esplicitamente sostenuto che tra i soggetti rilevanti (cittadini, politici e burocrati) vi sono relazioni di interdipendenza strategica: cioè che i risultati perseguiti da ciascuno dipendono, oltre che dal comportamento proprio, anche dal comportamento della controparte sicché la scelta delle azioni ottimali da intraprendere dipende anche da come decidono di agire le controparti.

La teoria normativa della politica economica

Il concetto di modello economico

Spiegate il concetto di modello economico. L’economia politica non è una scienza in senso stretto, poiché non possiede tutti i requisiti propri di una scienza e dunque non può procedere a esperimenti ripetibili. Tuttavia l’economia cerca di seguire un metodo scientifico. Seguire un metodo scientifico significa avviare l’investigazione economica dall’osservazione dei fenomeni reali, concentrarsi su accadimenti regolari, tentare di enucleare fatti stilizzati, che andranno spiegati secondo un modello la cui attendibilità verrà valutata tramite il controllo dell’affidabilità delle previsioni fornite. Un modello è una rappresentazione semplificata della realtà, pertanto deve essere semplice (ovvero i dettagli della realtà non rilevanti devono essere trascurati), generalizzabile (ovvero applicabile a una classe di fenomeni), e robusto (in seguito alla modifica di una condizione marginale, i risultati del modello non debbono modificarsi in modo rilevante). Ogni modello può essere letto in modo positivo (o descrittivo), ossia può essere interpretato osservando ciò che racconta circa il funzionamento del sistema che si sta descrivendo, oppure può essere letto in modo normativo (o prescrittivo), ovvero lo si può interrogare su ciò che si deve fare allo scopo di raggiungere un determinato risultato. La lettura positiva del modello dice che cosa succede e perché, mentre la lettura normativa dice che cosa deve essere fatto affinché vengano raggiunti determinati risultati.

Relazione tecnica e comportamentale

Illustrate, anche mediante un esempio pratico, cosa si intende per relazione tecnica e relazione comportamentale. Ipotizzate nota la funzione del consumo C = C0 + cY, assumendo dati i valori del consumo autonomo C0 = 100, della propensione marginale al consumo c = 0.8 e del consumo C = 900, determinate il corrispondente valore del PIL.

Le relazioni che intercorrono tra gli elementi del modello possono essere illustrati in modo discorsivo o facendo ricorso ad equazioni. Gli economisti sono soliti rappresentare i modelli in modo formalizzato, ovvero tramite equazioni. Possiamo distinguere diverse categorie di relazioni. Relazioni tecniche- che comprende tipi di equazioni che descrivono la tecnologia o le preferenze degli individui. Relazioni comportamentali- descrivono il comportamento degli individui. (vi sono inoltre relazioni di equilibrio, di definizione e istituzionali).

Un esempio di relazione tecnica è dato dalla funzione di produzione di tipo Cobb-Douglas Y=KαLβ, che esprime la tecnologia che l’impresa (o la collettività) utilizza, in un dato momento del tempo, per combinare i due fattori della produzione considerati, capitale K e lavoro L, per realizzare il prodotto finale y.

Un esempio di relazione di comportamento è fornita, in macroeconomia, dalla funzione keynesiana del consumo C = C0 + cY. La funzione pone in evidenza che una parte del consumo è autonomo C0 perché indipendente dal reddito, mentre il resto è funzione diretta del reddito. Partendo dalla funzione del consumo possiamo determinare la sua inversa Y = [(C - C0)/c], e sostituendo i valori numerici delle variabili e dei parametri nella funzione inversa troveremo che, in questo caso, il valore del PIL è Y = 1.000.

Variabili endogene ed esogene

Illustrate i concetti di variabile endogena e variabile esogena di un modello economico. Dite se questa suddivisione è assoluta o relativa, ovvero se dipende dalle assunzioni fatte all’interno del singolo modello economico. In ogni modello figurano variabili endogene (ovvero variabili il cui valore viene specificato all’interno del modello), e variabili esogene (variabili il cui valore viene assunto come dato e non viene specificato all’interno del modello). La natura endogeno o esogena delle variabili è relativa, poiché dipende dalla lettura che viene data di un modello: ciò che è endogeno in una lettura positiva di un modello, diventa esogeno in una lettura normativa dello stesso modello.

Per esempio il modello keynesiano di base interpreta il reddito come endogeno e la spesa pubblica come esogena (cioè decisa dall’autorità di governo nella sua autonomia). La teoria della politica economica è interessata a leggere questo stesso modello nel seguente modo: posto un livello di reddito da raggiungere (fissato in modo esogeno) quale valore deve assumere la spesa pubblica per raggiungere tale obiettivo? In questa lettura del modello si deve trovare un valore per una variabile - la spesa pubblica - che in precedenza invece era assunta come data e quindi esogena; viceversa il reddito, che nella lettura positiva del modello rappresenta l’incognita di cui si vuole trovare il valore, viene sostituito dal valore obiettivo desiderato. Quindi la politica economica essendo interessata a proposizioni normative, piuttosto che positive, sistematicamente tratta come esogeno ciò che una lettura positiva del modello interpreta come endogeno e viceversa.

Determinazione della spesa pubblica

Utilizzando il modello macroeconomico descritto a pagina 12 (Esempio 2.1) del testo di Cellini, i dati delle variabili ivi riprodotti e ipotizzando che l’obiettivo del governo sia quello di raggiungere un livello di reddito pari a 400, determinate il corrispondente valore della spesa pubblica G, compatibile con tale obiettivo di politica economica. Partendo dall’equazione del reddito Y = 2 (50 + 22 + G0), come derivata nel libro di testo, possiamo riscriverla per le finalità di politica economica come segue: G = [(Y - C0 - I0)/2] = [(400 – 50 - 22)/2] = 128. Sostituendo adesso nella equazione di partenza Y = 2 (50 + 22 + G0), il nuovo valore della spesa pubblica, il livello di reddito corrispondente deve essere uguale a Y = 400. In questo modo abbiamo verificato la correttezza del risultato trovato applicando il metodo scientifico che richiede la riprova del risultato ottenuto.

Obiettivi fissi e flessibili di politica economica

Illustrate, anche mediante un esempio, i concetti di “obiettivo fisso” e di “obiettivo flessibile” di politica economica. La teoria della politica economica suole distinguere tra variabili, obiettivi e strumenti. Va specificato che però non tutte le variabili devono necessariamente assumere il ruolo di obiettivi o quello di strumenti; pertanto, gli obiettivi e gli strumenti rappresentano due sottoinsiemi delle variabili di un modello. Per obiettivo di politica economica si intende un traguardo o un fine all’azione dell’autorità di politica economica. L’obiettivo dell’azione di politica economica può essere fisso oppure flessibile. Si parla di obiettivo fisso quando l’autorità di politica economica mira a raggiungere un valore puntale di una certa variabile (per esempio, l’obiettivo dell’autorità di politica economica è quello di ottenere un tasso di inflazione pari al 2 %). Si parla di obiettivo flessibile quando l’autorità di politica economica mira a raggiungere il massimo o il minimo valore possibile di una funzione. Possiamo dire che si sta perseguendo un obiettivo flessibile quando ci si pone un problema di massimizzazione o minimizzazione.

Teorema della regola aurea di Tinbergen

Enunciate e spiegate la condizione necessaria per la validità del c.d. “Teorema della regola aurea di Tinbergen”. Qual è la condizione sufficiente per la validità del suddetto Teorema?

Gli obiettivi fissi e il teorema della regola aurea di Tinbergen - Il teorema della regola aurea di Tinbergen che investiga la relazione tra numero di strumenti e numero di obiettivi, al fine di stabilire se un piano di politica economica sia realizzabile afferma che “condizione necessaria affinché un modello statico e deterministico di politica economica con obiettivi fissi sia controllabile è che il numero di strumenti a disposizione del policy maker sia almeno pari al numero degli obiettivi”. Tale condizione è necessaria ma non è sufficiente dal momento che il sistema anche quando n > m, deve essere poi effettivamente risolvibile.

Infatti posti di fronte a un sistema di m equazioni da risolvere per n variabili incognite, sappiamo che sono possibili tre casi:

  • M = n il sistema è esattamente determinato.
  • M < n il sistema è sotto determinato e ci saranno infinite soluzioni. Vi sono più strumenti che obiettivi quindi si avranno più gradi di libertà per scegliere quale strada percorrere tra le infinite che consentono di raggiungere gli obiettivi fissati.
  • M > n il sistema non è risolvibile e vi sono più obiettivi che strumenti in questo caso il modello di politica economica non è controllabile. Gli obiettivi non sono tutti raggiungibili.

Indice di malessere di Okun

Rappresentate graficamente il c.d. “indice di malessere di Okun”. In che modo si modifica la curva che rappresenta le combinazioni tra inflazione e disoccupazione in seguito a un aumento dell’inflazione importata.

L’obiettivo flessibile e indice di malessere di Okun - Possiamo immaginare che l’autorità di politica economica convogli in un’unica funzione obiettivo i valori delle molteplici variabili che le stanno a cuore. Il modo più consueto di costruire funzioni obiettivo nella teoria della politica economica è quella di costruire una funzione di perdita che dipende da quanto la realizzazione di una variabile si discosta da

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kettystrano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Di Vita Giuseppe.
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