La fede cristiana
La fede cristiana è un modo per vivere la vita. Fa nascere la vita e a sua volta la vita fa nascere la fede. È un rapporto, l’incontro tra Dio e l’uomo. È un faro che orienta l’uomo. La vita di fede è destinata a incidere sulla cultura del mondo circostante. La fede è anche tutt’uno con il credente: egli è un uomo che non intende rischiare di dare risposte ingiuste e soprattutto non concrete ai problemi posti dai fatti dell’esistenza quotidiana.
Un primo sguardo al praticare Dio
È fondamentale che Dio cerchi l’uomo. È più importante questo che il contrario. Nello scorrere della vita si moltiplicano le occasioni nelle quali le persone avvertono la necessità di ricorrere a Dio, ma anche quelle in cui si pensa poco o nulla a lui. Ci sono momenti in cui lo si sottovaluta o lo si disprezza.
Nella società occidentale sempre più spesso ci sono incertezze, mancanza di equilibri, paure e superficialità. È fondamentale che l’uomo cerchi di capire dove Dio sta cercando lui e tutta l’umanità. Spesso l’uomo si trova sottomesso non tanto da altre persone ma da idoli: denaro, piacere, moda, consumismo…
Alessandro Manzoni parlava di “tirannia dell’opinione”, vivere schiacciato e compromesso dalla mancanza di una morale chiara, condivisa e rispettata. Nel mondo dell’opinione i fenomeni negativi tendono a moltiplicarsi e a cronicizzarsi. La gente parla in modo vago, evitando di avere riferimenti superiori e indiscutibili. L’individuo vive sotto l’influsso di fortissime sensazioni della realtà materiale scarsamente compensate dalla sensibilità interiore.
Nel mondo dell’opinione si perde sempre di più la capacità di un giudizio autonomo: questo avviene per gradi e poco per volta. C’è il desiderio sempre crescente di vivere mondi da favola; dal reale si passa al virtuale, si comunica senza parlare fisicamente. Cresce di conseguenza la noia, la vita si riempie di paure, di disperazione e di violenza. La vita quindi diventa priva di riflessione, e questo rende le decisioni sempre più dubbie.
La Genesi collega l’origine del mondo ad Adamo ed Eva. Questo testo racconta che Dio non si è limitato a produrre oggetti ma ha dato all’esistenza dei suoi figli una forma molto definita. Dio quindi genera un complesso di valori che si saldano agli oggetti e si possono insieme descrivere con il vocabolo “buono”.
Il racconto di Adamo ed Eva è evocativo e non descrittivo. Il racconto infatti non spiega come Dio abbia creato gli oggetti ma parla di come Dio ha dato alla realtà un ordine completamente privo di disordine. Dio ha creato la Beatitudine, l’ordine assoluto, mentre il disordine non vive nel suo mondo.
Successivamente però avviene l’ingresso del fattore “opinione” all’interno della coscienza umana. Non vi è un vero e proprio atto ma una mutazione insorta nella coscienza: alla verità di Dio viene sostituita la verità dell’uomo. Gli uomini dell’età moderna amano vivere “come Dio”. L’uomo vive di opinioni che però lo incatenano e lo rendono schiavo dell’inutilità del male.
L’opinione è la ragione senza ragionamento, cioè l’imposizione. Non ha niente a che vedere con la certezza in quanto è sempre lontana dalla verità. L’opinione è sempre preoccupata di fornire giustificazioni piuttosto che di stabilire la giustizia. Senza un serio ragionamento non è possibile raggiungere il centro delle questioni.
San Paolo nella lettera ai Romani parla del rapporto dell’uomo con la tirannia dell’opinione. Secondo lui la deviazione morale supera di molto il semplice errore di ragionamento, e l’opinione danneggia la stessa coscienza dell’uomo che diventa incapace di stabilire cosa è bene e cosa è male.
La presenza del Dio di Gesù
Il cristiano poggia la pratica della sua fede sulla ricerca di Dio. Nessuno ha mai visto Dio. Ci sono solamente delle forme di presenza, quindi dei segni. La persona di Gesù materializza un uomo in tutto e per tutto come noi, ma egli è il segno supremo con il quale Dio realizza la sua invisibile presenza sulla terra.
I mistici affermano che Dio è il nulla, ma lo dicono in modo positivo: per essi quanto materialmente compone il terreno è nulla rispetto a quanto nel mistero essi concepiscono Dio. La presenza, come appena detto, non emerge mai come evidenza fisica. Tutti vedono una identica realtà oppure assistono collettivamente ad un singolo evento, ma ognuno giunge a conclusioni diverse.
Esempio eclatante di questo è il caso del giornalista anglicano Muggeridge che ha raggiunto Calcutta con il suo operatore televisivo per produrre un servizio nella casa dei Moribondi di Madre Teresa di Calcutta. Nel filmato alcune scene sono state girate all’esterno mentre altre all’interno, in un locale scarsamente illuminato nel quale il cameraman riteneva impossibile poter effettuare delle riprese. Nella pellicola finale, però, la luce all’interno risulta soffusa e morbida, mentre la parte girata all’esterno appare grigia e confusa. Tecnicamente parlando ottenere un risultato simile è impossibile. Il cameraman ed il giornalista però giungono a conclusioni diverse: mentre il primo si limita ad ammettere l’accaduto senza sbilanciarsi su come questo sia potuto accadere, il secondo afferma che il risultato è stato ottenuto grazie all’amore che si percepisce entrando nella casa dei Moribondi di Madre Teresa di Calcutta (secondo lui la luce trasmette ciò che il luogo realmente dimostra di essere).
La verità è che si inizia a percepire la presenza di Dio solo quando si è disponibili a lasciarsi convertire a ciò che lui autonomamente vuole. Il contatto fisico in sé non fa nascere la fede: il miracolo, al contrario, indispettisce gli increduli e ravviva i credenti. L’unica vera certezza dell’esperienza di Dio si fonda sul perdono, in quanto solamente Dio è in grado di perdonare i peccati.
In occidente il termine “evangelizzazione” è collegato alla diffusione di idee, di valori, di principi, contenuti nel vangelo e nelle Sacre Scritture. La pratica della fede nasce dalla percezione della presenza salvante di Dio. La fede quindi muore quando è ridotta a semplice adesione ad una cultura priva di un rapporto vitale con Dio.
Oggi si avverte con difficoltà la presenza di Dio dal momento che si vive in uno stato progressivo, inarrestabile, di frantumazione della vita reale. La frantumazione costituisce però un fenomeno connesso al peccato. Il mistero della presenza di Dio sembra invece rivivere quando una persona si ammala: nella malattia si conosce la speranza e l’attesa di Dio.
La legge della morte sulla terra schiaccia tutti e tutto. Essa non viene da Dio perché è stato per l’invidia del diavolo che la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono. Dio però non resta spettatore passivo ma reagisce con determinazione: si fa vicino all’uomo e gli indica la via della salvezza. Gesù va oltre la morte: la supera e la lascia alle spalle. Il cammino della croce costituisce la redenzione universale.
Sulla terra poi il valore di una persona misura la sua eccellenza e manifesta la sua superiorità sugli altri. Il servo del signore invece non mira a stabilire primati per eccellere ma è un credente che ama Dio perché riconosce in lui il creatore e colui dal quale tutto dipende. Sulla terra gli uomini vivono come ciechi e sono prigionieri perché ricevendo vita dagli idoli, vivono rinchiusi dentro a cerchi del male da cui nessuno può liberarli.
Tutti parlano di libertà e la vivono pensando che compiere il male sia segno di libertà ma per loro la liberazione dal male è impossibile da realizzare. C’è poi un’altra questione: quella del servo. Egli è una persona che generosamente si offre a Dio o è solamente un qualcosa di cui il Signore si serve? Questa ultima ipotesi è considerata sgradevole e inaccettabile, tanto da restare ignorata. Il servo è scelto direttamente da Dio; il servo è un uomo di un’unica parola: sì o no.
Le scritture insegnano che quando Dio trasmette agli uomini ciò che è realmente, lui dona tutto subito. Il dono è pieno, ma esige una attivazione umana progressiva. Nessuno infatti trova tutto subito, anche se è quello che vorrebbe. Prima che una cultura, il cristiano possiede una sapienza interiore che lo porta alla ricerca del dialogo con Dio.
Principio del Good Enough (buono abbastanza)
La riuscita della vita e il successo sul lavoro sono affidati alla ricerca di valori medi. Tra il minimo ed il massimo sta la tenacia e la continuità. L’eccellenza e la perfezione avvengono solo se devono avvenire, capitano per caso, non per volontà umana ma bensì per un dono. Questo principio, che ha funzionato per anni, ora non funziona più: tutti puntano all’eccellenza.
Questo dilemma è però già proposto secoli prima da Catari e Francescani, meglio eccellenza o medietà? Per capire il ragionamento partiamo dal ‘200. Per i Catari Dio e Satana sono due principi opposti in continua lotta tra loro e la salvezza è nel rifiuto di ogni umana fisicità. Giotto sostiene i domenicani che...
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