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Psicologia dinamica applicata – Modulo di fenomenologia

Stanghellini

È stato difficile “agganciare” la paziente, era restia, il terapeuta: “ho cercato di non legarla con lo sguardo” → come si guardano i pazienti? Lo sguardo tocca e la relazione terapeutica è anche un gioco di sguardi. Cosa facciamo di ciò che notiamo? Una domanda. Essere uno psicoterapeuta abbastanza bravo comporta saper guardare senza uno sguardo accusatorio e saper fare di ciò che si vede una domanda che incoraggi la persona a rispondere e che non la inchioda.

“Avere difficoltà a sentirsi e alle volte ad avere una ipersensibilità” → il sentirsi guardata è legato con il sentirsi.

“Mi sento maldestra nel mio corpo, è come se fossi un vero aggregato. Non ho confini” → quand’è che diventiamo rigidi nei nostri movimenti? Quando c’è vergogna. Il nesso tra la vergogna e l’essere rigidi: è lo sguardo. Com’è fatta la vergogna? Qual è il senso della vergogna? La vista. Quando ci si vergogna ci si sente al centro dello sguardo.

Cosa succede quando ci si accorge di essere visti? Lo sguardo dell’Altro ci può far sentire nudi e può farci vedere/sentire meglio/peggio.

Il digiuno e il sentirsi guardata dagli altri (in particolare, gli uomini) sono modalità per sentire qualcosa come il proprio corpo. “Quando sentivo che mi guardavano provavo una sensazione di unità: era come se il loro sguardo mi condensasse, riuscivo a mettermi a fuoco. Lo sguardo dei ragazzi mi aiuta a passare da uno stato semi-liquido a uno stato semi-solido”.

Come si guarda?

  • Regola dell’ascolto: ascoltare il paziente e prestare attenzione ai dispositivi messi in atto dal paziente.
  • Regola della tenerezza: non si può curare qualcuno senza provare tenerezza. Lo sguardo tenero è uno sguardo maturo.
  • Epochè dello sguardo: stare in maniera morbida davanti al paziente cercando di non sovrascrivere ciò che noi pensiamo di quello.

Invece di essere rivolti esclusivamente verso gli oggetti di questi atti, si suppone piuttosto che noi si ‘rifletta’, cioè che si faccia di questi stessi atti i nostri oggetti. Husserl

  • Dal contenuto della percezione all’atto del percepire → Oggettivazione del proprio sguardo che consiste nel coglierlo come un oggetto esterno da sé: viene così a perdersi l’immediatezza del mio sguardo; la percezione libera.
  • Paradosso: dall’esperienza di depersonalizzazione (se lo sguardo è osservato come se fosse un evento esterno da esplorare e verificare, allora lo sguardo osservato diventa “meno mio”) alla concretizzazione della propria esperienza di depersonalizzazione. Si compie un rovesciamento in cui la coscienza di introflette. Ciò che viene a mancare è la capacità di sintonizzarsi sulla situazione.

Psicopatologia del senso comune – Stanghellini

Introduzione

  • Obiettivo del libro:
    • Stabilire un dialogo tra psicopatologia e filosofia per comprendere (= curare) le aporie della condizione umana → la psichiatria dovrebbe divenire filosofia applicata.
    • La filosofia dovrà servirsi della psicopatologia (cioè la conoscenza dei luoghi concreti in cui gli uomini si smarriscono lungo il percorso di ricerca del senso). La filosofia e la psicopatologia sono fenomeniche e la fenomenologia presenta alcuni vantaggi:
      • Non dogmaticità (non tecniche, ma metodo che si propone di far parlare le cose stesse) servendosi dell’epochè
      • Condivisione dell’oggetto di ricerca = esplorazione della soggettività umana
  • Presa in carico di un paziente schizofrenico vs ricerca sulla schizofrenia = lavoro clinico vs ricerca. La globalità del fenomeno non può essere persa nel lavoro clinico. “È troppo facile – ed è falso – dire che quando c’è la psicosi c’è una tabula rasa” (Racamier, 1992).
  • La presa in carico di una condizione schizofrenica implica livelli di intervento combinati (il modello degli interventi combinati, Berti Ceroni e Ballerini, 1986).
  • Visioning: requisito necessario per lavorare a lungo con pazienti psicotici. Riconosce la capacità di rappresentazione della persona e delle sue potenzialità evolutive → è un’attività di rappresentazione/comunicazione che consiste di “produrre rappresentazioni visualizzabili” degli obiettivi di lavoro.
  • Incomprensibilità schizofrenica jasperiana è prima di tutto incomprensibilità a se stessi (auto-incomprensibilità).
  • Ciò che viene percepito come deficit è il punto di arrivo di un percorso: non è detto che rappresenti → l’essenza del disturbo Teoria dei sintomi base (Stanghellini) vs sintomi di primo rango (Bleuler): I sintomi di base sono marker di vulnerabilità.
  • Il mutarsi del panorama clinico: dal delirio come vera icona della follia al prototipo della follia. Le psicosi assomigliano sempre di più a organizzazioni di personalità.
  • Problema: il panorama concettuale mutato della psicopatologia. Si è riciclata come disciplina che seleziona sintomi utili alle procedure diagnostiche e li definisce oggettivamente.

Le cause:

  • “Equivoco ascetico”
  • Alienare per conoscere
  • Soluzione: fenomenologia sociale – intersoggettività.

Primo studio – Genealogia della psicopatologia

Critica a Jaspers sulla Teoria dell’esperienza basata sull’analisi di individui isolati

  • “Vizio ascetico” della psicopatologia fenomenologica. Jaspers applica la fenomenologia in campo psichiatrico, stigmatizzando il suo prendere a oggetto di indagine un soggetto disincarnato e desituato.
  • Spiegare (= ridurre i fenomeni psichici al loro substrato biologico) e interpretare (tramite algoritmi conoscitivi universali) vs comprendere tramite empatia: per Jaspers la vera follia è esclusa dall’ambito dei fenomeni comprensibili tramite l’empatia (conoscenza in prima persona): l’incomprensibilità non riguarda il (senso) contenuto di un’esperienza, ma è la forma in cui tale contenuto si presenta alla coscienza che sfugge alla nostra comprensione. Laddove la forma è la modalità attraverso cui si presenta il contenuto di un’esperienza, il modo in cui l’oggetto si presenta all’individuo e dunque; per il fenomenologo le forme hanno il massimo interesse, mentre i contenuti gli appaiono sempre come casuali.
  • Conoscenza in prima persona: la psicologia comprensiva jaspersiana è basata sull’empatia implicita, ossia comprensione immediata. Comprendiamo il significato dell’agire altrui sulla base di un legame immediato, patico e percettivo, con il corpo dell’altro (sintonizzazione o intercorporeità); comprendiamo l’agire dell’altro in quanto siamo situati in un mondo comune (intersoggettività = situatività); io e gli altri condividiamo un comune orizzonte di significati.
  • I problemi subentrano quando gli strumenti impliciti per la comprensione dell’altrui soggettività risultano insufficienti e allora entra in gioco l’empatia conativa = conoscenza esplicita e tematica della soggettività altrui mediante la comprensione per immedesimazione.
  • I limiti della conoscenza per empatia:
    • Conoscenza fondata sulla psicologia del senso comune non applicabile alla follia, la quale rimane incomprensibile
    • Proiezione nell’altro di proprie pre-comprensioni e idiosincrasie

Per scoraggiare tali limiti, la fenomenologia si è avvalsa dell’epochè e dell’existentialia (tempo, spazio e corpo vissuti e intersoggettività).

  • Conoscenza in terza persona: conoscenza scientifica basata sul paradigma oculocentrico, ossia esplicativo, formale e matematico in cui si cerca di spiegare (ridurre alle loro cause) i fenomeni osservati, piuttosto che comprenderli. Per Jaspers il limite della scienza è che l’uomo viene ridotto a oggetto, ossia qualcosa che può essere studiato dall’esterno.
  • Conoscenza in seconda persona: comprensione che si compie nello spazio intersoggettivo e si pone come obiettivo un tipo di conoscenza dialogica condivisa dal soggetto e dall’oggetto della ricerca = conoscenza centrata sul “noi”, il cui presupposto epistemologico è la co-presenza. Una narrativa è la ricostruzione significativa della propria esperienza (negoziare e co-costruire). Rabinow parla di “lavoro sul campo” = costruzione intersoggettiva di comunicazione → definito da De Martino “etnocentrismo critico”.
  • Limite jaspersiano: l’essere comprensibile è considerato una caratteristica intrinseca allo stato mentale dell’altro, non una caratteristica della mia capacità di legarmi in una relazione empatica con lui. L’incomprensibilità è vista come l’effetto della comprensione depersonalizzata e desituata (il manicomio – la cura dell’alienazione centrata sull’internamento in luoghi alienanti).
  • “Idee deliranti autentiche” vs “idee deliroidi”: idee che hanno all’origine un’esperienza patologica primaria e che richiedono una trasformazione per essere spiegate (idee primarie) vs idee che risultano in modo comprensibile da altri processi psichici e quindi riconducibili a emozioni, pulsioni, desideri e timori. Dunque le “idee deliranti autentiche”, o “deliri primari”, è conseguenza di un cambiamento globale (caratterizzato da disintegrazione e limitazione) nella personalità del soggetto tale per cui non può essere compreso.
  • Kretschmer vs Jaspers: “personalità sensitiva” (che diviene psicotica dopo qualche esperienza umiliante. La vergogna – rabbia e rimorso – struttura il delirio persecutorio nel carattere sensitivo) vs osservazione claustrofilica su un tipo di comprensione desituata e depersonalizzata. Jaspers, al contrario di K. non dà peso alle relazioni sociali.

Fenomenologia = logos. Lasciare (le cose)-essere-innanzi-raccolte (Heidegger)

  • Jaspers: fenomenologia = scienza dell’esperienza che fonda la psicopatologia in quanto è un metodo per poter descrivere come le esperienze si presentano alla coscienza dei pazienti, per delimitarle e distinguerle e dal loro denominazioni precise; un metodo per poter accedere alla coscienza del paziente e comprenderla.
  • Heidegger: il logos in fenomenologia si pone a metà strada tra il raccogliere attivo e il passivo lasciar-essere fenomeni.
  • Wittgenstein: “essendo un tutto al di là delle parti, è impossibile coglierlo nella sua interezza dall’esterno; la sola possibilità per percepire il tutto è il coglierlo da una visione dell’intero”. Rappresentazione globale, perspicua e panoramica dei fenomeni che enfatizza la descrizione “densa” e rigetta la spiegazione causale.

Secondo studio – Alle origini della psicopatologia dell’essere sociale

Effetti collaterali della psicopatologia come scienza

  • Regola del Manicomio e legge epistemica = metafora del rapporto che lo psichiatra “moderno” ha con la follia: separare per poter controllare e alienare per poter conoscere (il cadavere come il folle).
  • Bergson, la schizofrenia = condizione psicopatologica caratterizzata dal dare importanza solo alla solidità, a ciò che è immutabile.

La psicopatologia sociale (Kahlbaum, Hecker e Kretschmer)

  • Gli psichiatri del “visibile” vs dell’“invisibile”: sguardo psicopatologico dal visibile (la catatonia – o “follia tonica” – di Kahlbaum) all’invisibile (l’ebefrenia di Hecker), fino ad arrivare a costruire un’immagine della schizofrenia come follia dell’essere sociale. L’eboidofrenia (l’impuro folle/“autismo moroso” da Guiraud) è l’esito che precorre a condizione di schizofrenia (l’idiota morale/“autismo povero” da Minkowski).
  • Ebefrenia vs eboidofrenia: l’eboidofrenia è una forma di devianza di rango psicotico a insorgenza giovanile, analoga all’ebefrenia, ma distinta dall’assenza di disturbi del pensiero e del linguaggio.
  • I temperamenti schizoidi secondo Kretschmer = ipersensibilità e freddezza
    • Iperestesico: affettivamente ipersensibile. “L’aristocratico freddo ma sensibile” e “l’idealista patetico”.
    • Ipoestesico: il tipo freddo dispotico e il tipo insensibile-appassionato (vagabondo instabile).
  • La schizofrenia è una patologia che trae le sue origini nelle anomalie dello sviluppo dell’individuo e del suo sistema nervoso centrale; si origina, altresì, dalla rottura del processo dialettico tra l’individuo, i costumi e le istituzioni della società cui appartiene (non deve sorprendere se ciò accade al limite tra l’adolescenza e l’età adulta).

Terzo studio – L’equivoco ascetico e la fenomenologia sociale

  • Equivoco ascetico: concettualizzazione della schizofrenia come disturbo dell’esperienza di sé. Nella psicopatologia fenomenologica vige la contraddizione secondo cui le psicosi sono concepite come disturbi dell’intersoggettività, come se la crisi del sé e delle sue reazioni con il mondo potesse essere analizzata in quanto effetto della depersonalizzazione e della derealizzazione di un soggetto-monade che si affaccia sul mondo. [Invece, il senso di realtà di un’esperienza, l’esperienza e la definizione del proprio sé sono prodotti dell’intersoggettività → La schizofrenia non è solo la conseguenza di un disturbo della percezione del sé, ma anche di un’incerta costruzione del proprio sé].
  • Il sogno della fenomenologia husserliana e la critica a Husserl – teoria dell’esperienza dell’altro a partire dall’analisi della mente individuale: svelare il mistero dell’intersoggettività mediante la riduzione trascendentale = spiegare, a partire dall’analisi dell’uomo singolo, cosa rende possibile l’esistenza di un mondo a tutti comune (costruttivismo sociale = universalità), mediante l’epochè. L’atto del pensiero è un vissuto intenzionale (in riferimento a un contenuto percepito e intuito) della coscienza (è il luogo dei vissuti).
  • L’intuizione è cogliere generalità e particolarità insieme e descrivere il funzionamento della mente per intuizione (intuizione categoriale di pensiero) → processo conoscitivo per comprendere il fenomeno. Con l’intuizione eidetica si coglie la struttura essenziale delle cose percepite modificate tramite l’immaginazione produttiva (Kant); per esempio: sedia blu → generalità dell’essenza del blu. (Quella che sarà la Gestalt). La psicologia usa la coscienza come dato di fatto che nel processo conoscimento viene a determinarsi come pregiudizio.
  • Le radici interiori dell’intersoggettività husserliana – che cosa rende possibile la mia esperienza di vivere in un mondo comune, in un mondo la cui oggettività, realtà e...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Glp01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica-applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Stanghellini Giovanni.
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