Introduzione allo studio della personalità
Dalla definizione all’indagine sperimentale
Carver e Scheier nel 2012 hanno proposto una definizione rielaborata e ampliata rispetto alla precedente di Allport (1961). “La personalità è un’organizzazione dinamica, entro l’individuo, di sistemi psicofisici che determinano i pattern di comportamento, di pensiero e di emozioni tipici di ciascun individuo”.
Questa definizione vuole dirci che la personalità è un’organizzazione dinamica perché non è il solo risultato della somma delle parti (sistemi psicofisici) che la compongono, ma un sistema più globale.
Un’altra importante definizione è data da Cervone e Pervin e ci dice che la personalità si riferisce a “qualità psicologiche che contribuiscono a creare le strutture persistenti e caratterizzate dal singolo, come sentimenti, pensieri e comportamenti”. Le strutture persistenti sarebbero le caratteristiche che sono coerenti nel tempo e nelle situazioni. Sono suscettibili a un piccolissimo grado di cambiamento, ma poi tendono a ristabilirsi.
L’oggetto di studio della psicologia della personalità è l’individuo nella sua globalità. Kluckon e Murray (1948) ci dicono che l’indagine della personalità deve tenere presente che l’individuo ha delle caratteristiche e ognuna di queste corrisponde a dei livelli d’indagine:
- Ha caratteristiche simili agli altri esseri umani: il livello d’indagine qui rimanda agli "ingredienti comuni", ossia gli universali umani.
- Ha caratteristiche simili a qualcuno e diverse da quelle di altri: questo fa riferimento alle differenze tra le persone, quindi alle differenze individuali.
- È unico e diverso da tutti gli altri individui: coinvolge ciò che rende unico e irripetibile ogni individuo e si prendono in esame quelle dimensioni che lo rendono diverso dall’altro.
Ciò che distingue l’agire comune (Teorie Ingenue, con cui si fa inferenza) dal pensare la personalità da parte dello studioso (Teorie Scientifiche) è il modo in cui si arriva alle risposte delle domande. Una teoria della personalità per essere ritenuta valida deve soddisfare 5 criteri. Deve:
- Essere costruita su informazioni scientifiche. Sarà necessario: esaminare un campione ampio, garantire l’acquisizione di informazioni obiettive e utilizzare strumenti di ricerca specialistici.
- Sistematica: le osservazioni devono essere organizzate in maniera coerente e deve essere indagata la relazione tra diversi fattori.
- Verificabile sperimentalmente: le affermazioni devono essere dimostrate.
- Comprensiva: deve contenere una visione completa.
- La teoria deve essere trasformata in applicazioni pratiche.
Lo psicologo della personalità deve porsi delle domande per procedere con la ricerca: Chi è l’individuo? Come mai le persone sono diventare quello che attualmente sono? L’influenza di natura e cultura è sempre presente. Perché le persone si comportano in un determinato modo?
Per dare una risposta a questi interrogativi, Cervone e Pervin suggeriscono di prendere in considerazione e definire degli aspetti, che sono: la struttura della personalità, i processi della personalità, lo sviluppo e la crescita della personalità.
La struttura della personalità
La struttura comprende gli aspetti stabili e persistenti nel tempo che caratterizzano l’individuo e lo distinguono dagli altri. Le unità di analisi della personalità sono:
- I tratti. Sarebbero degli stili emotivi o comportamentali coerenti che si mostrano nelle situazioni. Il tratto è una tendenza stabile e rappresenta ciò che l’individuo ha la tendenza a fare o ad essere. Il tratto è considerato una dimensione continua, ossia che una persona può avere tratti più o meno marcati e un altro può averli molto più accentuati.
- Il tipo. Il tipo rappresenta un insieme di tratti. Il tipo non è una dimensione continua ma si identifica come una categoria.
- Il sistema. È un concetto più olistico e si riferisce al numero di elementi tra loro strettamente interconnessi. Secondo i teorici del sistema, il comportamento, oltre ad essere frutto della somma delle parti, è anche il risultato delle loro interazioni.
C’è da dire che il tipo e il tratto sono organizzati secondo una gerarchia, dove alcune unità strutturali sono considerate superiori e controllano il funzionamento di quelle inferiori. La relazione di gerarchia sta nell’essere una funzionale o di esempio all’altra (es. “cane” e “animale” è gerarchico perché il cane è subordinato all’animale ed è un esempio della categoria).
I processi della personalità
Sono quelle “reazioni psicologiche con caratteristiche dinamiche”, ossia tendono a cambiare di frequente. (es. quando facciamo una cosa, poi pensiamo ad altro, poi facciamo altro ancora e così via). Di solito la personalità è valutata nell’ hic e nunc.
Natura vs cultura: fattori genetici e socio-culturali
La tendenza è quella di considerare e indagare come fattori genetici e biologici interagiscano con quelli socio-culturali nel determinare le caratteristiche e lo sviluppo della personalità. Se da un lato i geni hanno un forte impatto sulla personalità, ciò che interessa la ricerca è il tipo di interazione di questi con il contesto della cultura.
Fattori disposizionali
Alcune teorie affermano che i determinanti della personalità risiedono nei tratti. Questi teorici indagano la tipologia e la numerosità dei tratti. Chi afferma l’esistenza dei fattori disposizionali ci sono teorici secondo i quali tali fattori sono legati a fattori biologici, mentre per altri corrisponderebbero a descrizioni di caratteristiche della personalità.
Processi non consapevoli
Altri teorici ci dicono che sono meccanismi inconsci e non consapevoli a manifestare un comportamento. Tra questi rientrano gli psicoanalisti. Secondo Freud per esempio la personalità si forma nei primi 5 anni, per Erikson invece è in evoluzione. Ma si sa che il solo comportamento osservabile non spiega il modo di essere della persona.
Fattori legati all’apprendimento
L’approccio comportamentista enfatizza l’importanza dei processi di apprendimento. Secondo loro la personalità è il risultato di esperienze e punizioni e le differenze individuali il frutto di queste esperienze ambientali diverse.
La cognizione
I cognitivisti pongono l’accento sui meccanismi che permettono di categorizzare la realtà esterna e di darle un significato. In questo ambito risultano di grande importanza le risorse interne all’individuo, l’”hic et nunc” delle esperienze da cui dipenderanno poi i comportamenti che verranno messi in atto.
Questioni importanti per lo studio della personalità
1. Prime esperienze, presente ed esperienze successive: su questo diversi approcci hanno dato delle risposte diverse. La teoria psicoanalitica ci dice che sono le prime esperienze ad essere cruciali. Altre prospettive si sono focalizzate sul ruolo del futuro. Per futuro si intendono gli obiettivi da raggiungere e le mete a cui tendiamo. In questo contesto l’individuo è considerato un active agent, in grado di condizionare le esperienze. Nella prospettiva comportamentista, si enfatizza sulle esperienze presenti che avvengono in ambienti dove gli stimoli esterni possono modellare le modalità di risposta.
2. Fattori interni e esterni che regolano il comportamento dell’essere umano: tutte le teorie della personalità convergono nel considerare l’influenza di variabili sia interne che esterne all’organismo. La differenza sta nell’importanza che gli si dà. A questo rispondono in maniera opposta Freud e Skinner. Bisogna considerare entrambe importanti queste variabili.
3. La questione della coerenza: ci si chiede se la personalità rimane coerente nel tempo e in situazioni diverse. Di solito, se per esempio un individuo è molto introverso nel suo gruppo di amici, a distanza di anni resterà tendenzialmente più introverso di quegli amici. I sostenitori della “natura” ci dicono che ci sono trascurabili incoerenze nel tempo. Chi sostiene il ruolo della “cultura” dice che è cruciale il ruolo dell’ambiente nella coerenza. Tutte le teorie sono d’accordo sul fatto che i tratti sono tendenzialmente stabili. Ciò significa che una persona introversa non può diventare improvvisamente estroversa. Il disaccordo c’è nel modo di considerare i cambiamenti comportamentali. Questi infatti possono essere espressione di incoerenze per alcuni o rappresentare coerenti capacità adattive per altri.
Metodi e strumenti per lo studio della personalità
Raccolta dati attraverso varie fonti di informazioni
Parliamo dell’acronimo LOTS, che ora andremo ad analizzare:
- Dati L: sono i life record data. Si riferiscono alle informazioni che possono essere estratte dalla storia di vita. Sono dati “oggettivi” e non interpretabili diversamente. Possono essere raccolti sia tramite intervista diretta che tramite consultazione di verbali delle autorità.
- Dati O: sono gli observer data: quelle informazioni che sono ricavate da osservatori del comportamento. Ci sono diversi tipi di osservazione che si differenziano sia in base al setting che in base alle caratteristiche dell’osservatore. L’osservatore può essere o un professionista o una persona che ha un rapporto con l’interessato. Il setting è dato o dai contesti della vita quotidiana oppure un ambiente predisposto.
- Dati T: sono i test data. Informazioni ricavate tramite somministrazione di procedure scientifiche. La raccolta di questi dati avviene in un setting controllato.
- Dati S: sono i self-reports. Informazioni ricavate da autovalutazioni.
Tecniche di valutazione attraverso modalità implicite
Mentre le modalità LOTS sono esplicite, lo IAT, per esempio, è una modalità implicita, per via delle associazioni che vengono fatte. Lo IAT è basato sul fatto che se a livello di rappresentazione mentale esiste un’associazione concetto-attributo, i tempi saranno più brevi quando quelle associazioni già sono in memoria. È usato molto sul pregiudizio. Qui agisce la memoria implicita, che appunto si manifesta tramite il comportamento.
Neuroscienze e personalità
A volte bisogna anche indagare i meccanismi biologici. Due fonti di dati in questa ottica sono rilevanti:
- Elettroencefalogramma (EEG), registra l’attività elettrica tramite elettrodi. Questi sono posti in corrispondenza di aree cerebrali diverse e analizzandone la registrazione è possibile stabilire quali aree sono più attive e in quali momenti. Si monitora sia lo stato psicologico che la registrazione, in modo che le due variabili possono essere messe in relazione per individuare il substrato neuroanatomico di alcuni stati psicologici.
- Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI), è un metodo di imaging e permette di ottenere una foto dell’attività cerebrale durante lo svolgimento di specifici compiti. Si acquisiscono immagini dove si vede l’aumento del flusso sanguigno. Nel nostro ambito mirano le basi biologiche dei processi e delle strutture della personalità umana.
Come si usano i dati raccolti? (Disegni di ricerca)
Nello studio della personalità si possono discernere due approcci: nomotetico e idiografico. Questi si differenziano per lo studio degli elementi comuni agli individui o alle differenze individuali.
Secondo l’approccio nomotetico il ricercatore ha come obiettivo quello di formulare delle leggi applicabili a tutti gli individui. Il suo interesse è quindi quello di individuare gli elementi comuni tra le persone. Queste ricerche saranno di tipo quantitativo e gli strumenti usati saranno identici e somministrati a tutti con le stesse procedure.
L’approccio idiografico indaga l’unicità dell’individuo. I dati raccolti sono qualitativi e si baseranno, per esempio, sulla storia di vita. Un esempio di disegno di ricerca idiografico è il single case, che mira a comprendere l’individuo nella sua unicità. Questa tecnica si basa sullo studio approfondito di un individuo attraverso sia tecniche strutturate che non. Si interagisce a stretto contatto con l’individuo. Lo studio del singolo caso prevede osservazioni anche longitudinali che consentono di verificare o rafforzare le ipotesi di partenza e, se così non fosse, di correggerle. Questo avviene in un setting naturalistico.
Hermans si occupa molto del single case e il suo metodo consiste in un approccio di ricerca sistematico applicato allo studio, appunto, di un singolo caso. Lui chiede al soggetto di fare un elenco con delle sue caratteristiche, persone per lui importanti e situazioni a cui tiene. Dopodiché è tenuto a indicare quanto ogni caratteristica è importante per lui nelle situazioni prese in considerazione.
Ricerca correlazionale
Questa si serve di strumenti di indagine come questionari. Lo scopo di questo metodo è quello di osservare la relazione tra le variabili, ossia di vedere quanto le variabili variano insieme, senza vedere quale varia in funzione di quale. Tutto ciò avviene senza la manipolazione da parte dello sperimentatore. Il Coefficiente di Correlazione è l’indice usato e ci informa sulla relazione tra le variabili, ossia quanto al variare di una varia l’altra. Questo può essere positivo (+) o negativo (-).
Quando è positivo indica che alti punteggi di una variabile sono correlati all’aumento di punteggi dell’altra. Quando è negativo, al crescere di una variabile sarà diminuita l’altra. Quando l’indice di correlazione è 0 significa che non c’è correlazione.
Il metodo sperimentale: gli esperimenti
La caratteristica prima del metodo sperimentale è il concetto di causalità tra variabili (causa-effetto). Sarà questo il metodo che ci informerà sul perché queste variabili variano. Le caratteristiche principali sono due:
- Manipolazione della variabile indipendente
- Assegnazione causale dei partecipanti alla ricerca
La variabile che si ritiene possa essere l’effetto in una relazione di causalità è quella dipendente.
Fasi dell’esperimento
- Analisi della letteratura e formulazione delle ipotesi
- Definizione del campione
- Raccolta dei dati attraverso le procedure sperimentali
- Analisi dei dati (attraverso modelli statistici come la correlazione, varianza etc…)
- Stesura di un lavoro scientifico
- Divulgazione del lavoro nella comunità scientifica
Caratteristiche delle misurazioni
I criteri che devono rispettare le misurazioni sono:
- Attendibilità. Si riferisce alla stabilità e alla replicabilità delle misurazioni e dei risultati. C’è attendibilità se c’è un alto grado di coerenza e di replicabilità.
- Coerenza interna. È il grado di coesione tra gli item di un test, un questionario o una scala.
- Attendibilità tra esaminatori o inter-rater reliability. Quanto accordo c’è tra le indagini di diversi esaminatori che osservano indipendentemente una caratteristica.
- Stabilità test-retest. Riguarda la stabilità e la ripetibilità nel tempo delle misurazioni. La valutazione in un primo tempo dovrebbe essere d’accordo con un’altra fatta successivamente.
- Validità. Il grado in cui un determinato strumento misuri effettivamente ciò che vuole misurare.
Tuttavia, esistono diversi tipi di validità:
- Validità di costrutto: comprende tutte le altre e si ha quando uno strumento indaga effettivamente la dimensione che vuole valutare.
- Validità predittiva / di criterio: quanto uno strumento predice alcuni criteri esterni che dovrebbero essere relati allo strumento stesso.
- Validità convergente: quanto lo strumento adottato per quell’indagine è correlato ad altre misurazioni diverse dalla stessa dimensione.
- Validità discriminante: quanto uno strumento non misuri ciò che non intende misurare.
La prospettiva psicoanalitica
La teoria di Freud: lo sviluppo della personalità
Freud nasce in Moravia nel 1856 e si laurea in medicina nel 1881. Nello stesso anno inizia a collaborare con Breuer (neuropsichiatra) nella cura di una paziente isterica attraverso il metodo ipnotico, costruendo quello che sarà definito metodo catartico. Nel 1885 Freud, a Parigi, entrerà in contatto con l’ipnosi. L’ipnosi veniva applicata a pazienti nevrotici ed isterici. Freud inizierà a soffermarsi poi, grazie agli studi condotti sui fenomeni di conversione isterica e nevrotica, sul concetto di pulsione, ossia la componente psichica che produce uno stato di eccitazione che spinge l’organismo a svolgere quelle attività che riescono a soddisfare la spinta eccitatoria. È importante dire che la pulsione è modificabile in base all’esperienza.
Le riflessioni freudiane intorno al concetto di pulsione possono essere suddivise in delle fasi, che comprendono dei periodi:
- 1894-1911: i contributi darwiniani portano Freud a distinguere le pulsioni di autoconservazione (pulsioni dell’Io) che determinano la conservazione dell’io, e quelle che portano alla conservazione della specie (pulsioni sessuali).
- 1911-1914: non c’è più la distinzione sopra citata delle pulsioni perché viene introdotto
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