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Che cos'è la personalità?

Molte sono le definizioni, ma nessuna è universalmente accettata e condivisa. Con il termine personalità si fa riferimento a un'idea di coerenza e continuità che caratterizza una persona; la coerenza può essere rilevata nel tempo (anche da bambina rideva sempre) o nelle diverse situazioni (allegra sia a casa che in uni). In altri casi trasmette l'idea che la causa di qualsiasi comportamento sia da ricercare internamente alla persona, nell'individuo agisce quindi una forza causale. Dai due punti di vista, senso di coerenza e causalità, deriva che la personalità possa essere utilizzata per fare previsioni riguardo al comportamento delle persone. Il termine personalità viene anche usato per sintetizzare le numerose qualità che caratterizzano un individuo, ciò che è rappresentativo e distintivo dell'individuo.

"La personalità è un'organizzazione dinamica, entro l'individuo, di sistemi psicofisici che determinano il pattern di comportamento, di pensiero e di emozioni tipici di ciascun individuo."

Che cosa studia la psicologia della personalità?

Ciascun essere umano è:

  • Simile a tutti gli altri esseri umani: fa riferimento agli universali umani, sono gli ingredienti comuni a tutti (desiderio di essere accettati e amati).
  • Simile a qualche altro individuo e differente dagli altri: identifica, oltre alla differenze individuali, anche le differenze tra gruppi.
  • Differente da tutti gli altri individui: fa riferimento all'unicità di ciascun essere umano, caratteristiche proprie di ogni singolo individuo.

L'oggetto di studio della psicologia della personalità è l'individuo nella sua interezza, la persona considerata nella sua totalità. La psicologia della personalità attinge ai saperi e conoscenze prodotte dalle altre aree della psicologia per poi integrarli in maniera coerente e proficua ma anche dalle altre discipline come la medicina e la filosofia.

Dalle teorie ingenue alle teorie scientifiche

Teorie ingenue sono l'insieme delle rappresentazioni e delle credenze che ciascun individuo ha sviluppato in relazione alla personalità. Le persone elaborano teorie più o meno complesse sulle motivazioni che stanno alla base dei comportamenti e utilizzano tali teorie per prevedere i comportamenti e le relazioni proprie degli individui.

Le teorie scientifiche invece si basano sulla verifica sperimentale. Lo scienziato ricorre a osservazioni obiettive e sistematiche di gruppi ampi e diversificati e integra tali osservazioni con ulteriori misurazioni effettuate attraverso metodi di ricerca specifici. Mentre l'uomo comune elabora le proprie opinioni su ciò che lo interessa maggiormente, lo scienziato prende in considerazione la persona nella sua totalità e nei suoi diversi aspetti. La teoria scientifica è quindi comprensiva perché si occupa dei diversi processi e meccanismi del funzionamento psicologico nella sua globalità.

Quali fattori determinano la personalità?

Fattori genetici: si pone attenzione alle variabili di tipo biologico che concorrono a determinare la personalità. L'eredità ricopre un ruolo significativo nel determinare le caratteristiche di personalità. [Ricerche sui gemelli, separati alla nascita e allevati separatamente, presentano similarità nei soggetti]. I teorici hanno superato la questione natura – cultura, a favore di un'impostazione che mira a individuare come i fattori genetici e biologici concorrano a determinare insieme a quelli culturali (ambientali) le caratteristiche di personalità.

Fattori disposizionali: i tratti sono gli elementi costitutivi della personalità che rimangono costanti nel corso della vita, assicurando coerenza e continuità alla condotta sia in senso evolutivo – longitudinale (varie fasi della vita) che cross – situazionale (diversi contesti).

Fattori socio – culturali: differenze individuali legate alla cultura di appartenenza e ai ruoli che la persona ricopre nella società in cui vive, ogni società ha le sue norme che regolano i comportamenti. Importante è anche il livello socioeconomico del gruppo familiare, dei componenti della famiglia, all'ordine di nascita, all'area geografica di appartenenza. [Libro a scelta: piccole fonti dell'io].

Fattori legati all'apprendimento: le persone, secondo i comportamentisti, sono il frutto di ricompense o punizioni, è possibile quindi controllare lo sviluppo della personalità manipolando le circostanze in cui vengono elargite ricompense e punizioni.

Fattori esistenziali: l'uomo è anche le domande che si pone. Non sono le condizioni in cui una persona si ritrova a vivere a delineare il suo modo di essere quanto il significato, il senso, l'interpretazione che essa attribuisce a loro. Ognuno è responsabile e siamo noi che scegliamo cosa vogliamo diventare.

Meccanismi inconsci: non sempre le persone sono consapevoli di ciò che fanno e pensano e non riescono a spiegare perché compiono determinate azioni. Importante esplorare le cause sottostanti al comportamento. Lo psicologo deve esplorare ciò che si nasconde dietro la maschera.

Processi cognitivi: attraverso le idee che si fanno del mondo che li circonda gli individui si pongono degli obiettivi, si autoregolano rispetto al proprio modo di agire e fare esperienze con gli altri. Attenzione sulle risorse interne attive, sulle esperienze presenti che orientano verso il comportamento futuro.

Qual è l'importanza del passato, presente, futuro?

Nella prospettiva psicoanalitica, il passato, i primi anni di vita sono fondamentali e come il carattere di una persona sia già delineato intorno al quinto anno di età. Nelle prospettive cognitive e cognitivo – sociali viene sottolineata l'importanza di considerare il comportamento umano orientato al futuro come agente attivo capace di autoregolare il proprio comportamento, non come individuo che subisce passivamente. (Allport, Bandura, Kelly).

Nell'ambito della prospettiva comportamentista, autori come Skinner, accentuano l'importanza del presente nella determinazione della personalità.

La natura umana è positiva o negativa?

"L'uomo è fondamentalmente buono o cattivo?" C'è chi concepisce la natura come costituita da tendenze positive, paradigma degli indirizzi umanistico esistenziali, e chi invece ha una visione negativa come la psicoanalisi secondo cui la natura umana è per lo più legata a modalità istintuali e pulsionali.

La natura umana è unitaria o conflittuale?

Il conflitto è un aspetto presente a pieno titolo nella personalità. È difficile parlare di un Io unitario e coerente della personalità e si propone una visione in cui esisterebbero molteplici stati dell'Io, formando il concetto di Io multiplo.

Possiamo capire le persone chiedendo di parlare di se stesse?

Introspezione è un metodo valido per l'esistenzialismo e per le teorie psicoanalitiche, non è valido per le teorie dell'apprendimento; nell'area biologica, preferiscono ricorrere a esperimenti di laboratorio e osservazioni del comportamento.

I due interrogativi di fondo sono:

  • Il comportamento umano è sotto il controllo della biologia oppure della cultura?
  • Il comportamento umano è totalmente controllato da tali gruppi di variabili oppure ne esistono altre; il ruolo dell'Io e della soggettività?

I due interrogativi definiscono le direttrici fondamentali di una ipotetica carta geografica del territorio della personalità, consentendo di delimitare precise zone in cui si posizionano le varie prospettive. Il modello dei quadranti è un'ipotesi di posizionamento delle principali prospettive teoriche nello studio della personalità in relazione a polarità che si ritrovano nei vari approcci di ricerca. Nei quadranti I e II ci sono le teorie che propongono formulazioni più radicali della personalità e che possono dirsi riduzionistiche, prospettiva biologica e ambientale. In un'area intermedia si collocano le teorie psicoanalitiche e dei tratti. Nel quadrante IV si inseriscono le teorie cognitive, cognitivo sociali e umanistiche.

Il processo di valutazione della personalità

Il processo attraverso cui avviene la valutazione della personalità è chiamato assessment, durante questo processo è possibile avvalersi di differenti tipologie di informazioni. Ci sono quattro differenti tipologie di dati che vengono utilizzati nell'indagine scientifica sulla personalità, identificati con l'acronimo LOTS.

  • Dati L (life record data): fanno riferimento ai dati relativi agli eventi della vita di ciascun individuo, sono gli elementi oggettivi, i "dati di fatto".
  • Dati O (observer data): sono le informazioni fornite da individui che, in qualità di osservatori, entrano in contatto con la persona che è oggetto di interesse. Esistono diversi tipi di osservazioni che si differenziano in base al setting e alle caratteristiche dell'osservatore. Essere coinvolti in una relazione con la persona osservata rappresenta un punto di osservazione privilegiato, anche se a volte si rischia di perdere l'obiettività dell'osservazione. Per quanto riguarda il setting si distinguono osservazioni di tipo artificiale (struttura predisposta) oppure naturalistiche (vita quotidiana). L'osservazione può essere condotta da più osservatori contemporaneamente. Una particolare modalità per ottenere informazioni sulla personalità è osservare la propria esperienza ovvero l'introspezione.
  • Dati T (test data): che si ottengono attraverso procedure di tipo sperimentale.
  • Dati S (self-report data): derivano dall'autodescrizione o autovalutazione, le persone stesse assumono il ruolo di osservatori. Le scale di autovalutazione possono essere: vero o falso e scala Likert. Uno strumento che valuta differenti dimensioni della personalità viene chiamato inventario.

Oltre alle categorie LOTS ci sono altre tecniche di misurazione che sono le tecniche di valutazione implicita che cercano di scoprire com'è una persona dalla persona stessa (come gli strumenti di autovalutazione) ma non chiedendoglielo direttamente. Alla persona viene dato un compito che coinvolge il processo di giudizio rispetto a degli stimoli, il modo in cui vengono fornite le risposte (tempi di reazione) può informare il valutatore rispetto a come è la persona. Un esempio di questa procedura è il Test di Associazione Implicita.

Le diverse tecniche di raccolta dei dati sono accomunate dall'idea che il campione di comportamento rilevato viene utilizzato come guida per riferire alcuni aspetti della personalità del soggetto valutato. Generalmente i ricercatori combinano differenti fonti di dati in modo tale da assicurare una maggiore affidabilità dei risultati.

Disegni di ricerca

I disegni di ricerca sono: studio di casi, ricerca correlazionale e ricerca sperimentale. Un disegno di ricerca è sempre supportato da un orientamento teorico. Ci sono due tipi di approcci:

  • L'approccio nomotetico è una modalità di indagine allo studio della personalità volta alla ricerca degli aspetti comuni agli individui, al fine di ricavare regole generali valide per tutti; comporta quindi la raccolta e l'analisi di dati più quantitativi.
  • L'approccio idiografico è una modalità di indagine allo studio della personalità di tipo analitico, mira a evidenziare nell'individuo gli aspetti unici e personali; le procedure quindi si baseranno su dati di natura qualitativa.

Studio di caso

È un approccio alla ricerca sulla personalità che implica uno studio approfondito e intensivo di una singola persona. Può avere un obiettivo puramente di ricerca, ma, per lo più, è associato alla ricerca clinica. Prevede un lungo periodo di osservazioni e include interviste non strutturate, inoltre le persone vengono esaminate in un contesto naturalistico simile quindi alla vita reale. Un esempio sono le "lettere da Jenny" un testo in cui Allport, da molti considerato l'iniziatore dello studio sistematico della personalità, analizza l'epistolario che una donna aveva indirizzato ai coniugi Glen e Isabel, narrando la sua storia, i suoi problemi e i suoi pensieri contorti. Questo approccio tradizionalmente è nato e si è sviluppato nei contesti di tipo terapeutico.

Ricerca correlazionale

Più persone vengono esaminate, più si può essere certi che ciò che si è osservato sia vero per la popolazione in generale anziché solo per pochi individui. La generalizzabilità si riferisce al grado di applicabilità delle conclusioni di una ricerca effettuata su un campione di persone all'intera popolazione da cui quel campione deriva. Per questioni di convenienza, un gran numero di ricerche sulla personalità viene effettuato su campioni di studenti universitari. Raramente i ricercatori riescono a costruire dei campioni di soggetti che garantiscano la totale generalizzabilità dei risultati.

La ricerca correlazionale prevede l'uso di questionari che consentono di raccogliere molte informazioni su un ampio numero di soggetti contemporaneamente. È un approccio di ricerca in cui si misurano e si mettono in relazione le differenze individuali senza effettuare alcuna manipolazione sperimentale. La correlazione non è la relazione causale, ma consente al massimo di fare inferenze. È possibile affermare però che due variabili sono tra loro correlate quando i valori delle due variabili tendono a variare insieme in modo sistematico. La direzione dell'associazione tra le variabili (positiva Vs negativa) è un aspetto della correlazione. Il secondo aspetto è la forza che si riferisce al grado di accuratezza con cui si possono predire i valori su una dimensione rispetto ai valori sull'altra dimensione. La forza di una correlazione viene espressa da un numero chiamato coefficiente di correlazione; correlazione positiva perfetta è 1, tra 0,6 e 0,8 sono forti, tra 0,3 e 0,5 sono moderatamente forti, al di sotto di 0,3 e 0,2 la predizione da una variabile a un'altra diventa più povera. Una correlazione pari a 0 significa che le due variabili non sono affatto correlate. La forza è distinta dalla sua direzione, si riferisce solo al grado di accuratezza nella predizione. Una correlazione negativa perfetta significa che una persona che ha ottenuto il valore più alto in una variabile avrà anche il valore più basso possibile nell'altra variabile.

Ricerca sperimentale

È un approccio di ricerca in cui il ricercatore effettua la manipolazione della variabile indipendente, assegna i partecipanti in maniera casuale a una delle diverse condizioni sperimentali e quindi rileva l'effetto di tale manipolazione sulla variabile dipendente. È possibile quindi individuare le cause e gli effetti. La variabile che viene manipolata è detta variabile indipendente ed è quella che il ricercatore ipotizza come possibile causa in una relazione causa – effetto. Come in ogni ricerca, ogni partecipante dovrà essere trattato allo stesso modo, ovvero ciascuno sarà sottoposto alle stesse condizioni tranne quella oggetto di manipolazione. Questo tipo di trattamento si chiama controllo sperimentale. Ogni variabile che non può essere controllata, come le differenze individuali, viene trattata attraverso l'assegnazione casuale.

La logica del metodo sperimentale: poiché sono stati applicati l'assegnazione casuale e il controllo sperimentale, non esistono differenze sistematiche tra i gruppi; la manipolazione sperimentale crea, per la prima volta, una differenza specifica, se poi si riscontra una differenza tra i gruppi, si può essere certi che sia stata causata dalla manipolazione del ricercatore. Questo metodo non è completamente perfetto. Il problema è la differenza nella variabile dipendente, ma non è possibile essere sempre completamente sicuri di quale aspetto della manipolazione ha costituito la causa (variabili intervenienti). È necessario essere sempre cauti quando si analizzano i risultati. Per poter superare i limiti di ogni disegno di ricerca bisognerebbe far riferimento al pluralismo metodologico, ovvero l'integrazione dei diversi approcci metodologici alla ricerca al fine di ricavare una visione più esaustiva possibile dell'oggetto di studio.

Criteri di valutazione delle misurazioni

Coerenza e attendibilità delle misurazioni indica la stabilità e la replicabilità delle misurazioni effettuate.

  • Interna: indica il grado di coesione tra gli item che costituiscono una scala (le risposte sono correlate).
  • Attendibilità inter-rater (tra valutatori): indica il grado di accordo tra le valutazioni di giudici che osservano in maniera indipendente uno stesso aspetto.
  • Test-retest: indica il grado in cui i punteggi ottenuti, somministrando uno stesso test alla persona, in momenti diversi, sono simili.

Validità delle misurazioni indica il grado in cui il test misura effettivamente ciò che intende misurare oppure quanto bene la definizione operazionale (l'evento) rispecchia la definizione concettuale (caratteristica teorica da misurare); se le due combaciano, la misurazione ha un'alta validità.

  • Validità di costrutto: si riferisce a quanto lo strumento di valutazione rifletta il costrutto corrispondente.
  • Validità di criterio o validità predittiva: si riferisce a quanto la scala è in grado di predire effettivamente alcuni criteri esterni che, a livello teorico, dovrebbero essere predetti dalla scala stessa.
  • Validità convergente: si riferisce a quanto la scala è correlata con altre misurazioni alternative dello stesso aspetto.
  • Validità discriminante: si riferisce a...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VictoriaOrlo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della personalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Marina Giampietro.
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