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MODULO 2
Modulo 2Æ 9) Macromolecole biologiche fondamentali: DNA, RNA, proteine. 10) Mutazioni:
Adattamento fisiologico; adattamento genetico; origine della variazione genetica; test di
fluttuazione, replica plating; tasso di mutazione; mutazioni puntiformi; origine e natura chimica
delle mutazioni spontanee, reversioni; mutagenesi indotta; tipi di mutanti; nomenclatura dei
mutanti. 11) Genetica dei microrganismi: Ricombinazione omologa e sito specifica. Sistemi di
trasferimento di materiale genetico nei batteri: trasformazione nei batteri Gram-positivi e negativi;
trasformazione ed espressione della competenza in S. pneumoniae; competenza indotta
artificialmente. Plasmidi: organizzazione e struttura; coniugazione; Formazione ceppi Hfr; Test di
complementazione; Trasduzione generalizzata e specializzata. Elementi genetici trasponibili;
trasposoni coniugativi; sequenze d’inserzione (IS); sistemi di replicazione: conservativa e replicativa;
mappe genetiche nei batteri; Principi di genomica. Principi di biotecnologie. 12) Regolazione del
metabolismo nei procarioti: Regolazione della sintesi delle proteine; utilizzazione del lattosio in E.
coli; Induzione; Geni di controllo; Teoria dell’operone; mutanti costitutivi (I-, Oc); repressore;
promotore. Regolazione dell’espressione genica: proteina allosterica, sistemi feed-back. Isoenzimi.
Variazione di fase in Salmonella. Sistemi di regolazione associati ai fattori sigma; controllo positivo e
negativo: operon lac ed arginina; operon maltosio; operone triptofano; polarità; crescita diauxica;
regolazione globale; attenuazione. 13) La spora batterica, esempio di differenziamento cellulare nei
procarioti. Struttura; analisi genetica e molecolare: regolazione del processo di sporulazione e
fattori sigma alternativi; germinazione.
Modulo 3Æ 15) I virus: caratteristiche generali e strategie replicative; classi replicative virali.
Caratteristiche principali e sistemi di replicazione di MS2, lambda, fiX-174; Sistemi di replicazione di
T7 e T4 e loro regolazione. 16) Immunologia: le infezioni microbiche e le difese aspecifiche; barriere
generali, fisiche, chimiche e biologiche; microflora indigena normale; flogosi e fagocitosi, principi di
immunologia. 17) Potere patogeno dei microrganismi: Rapporti ospite-parassita; trasmissibilità del
patogeno; adesione e colonizzazione; penetrazione, crescita e moltiplicazione del patogeno;
tossigenicità: esotossine ed endotossine.
Capitolo 10: La Genomica Microbica
La parola genomica si riferisce alla disciplina della mappatura, del sequenziamento, dell’analisi e
del confronto dei genomi. Molte migliaia genomi da procarioti sono stati sequenziati, inclusi quelli
provenienti da più ceppi di alcune importanti specie di batteri e Archaea. Dal momento che si
fanno progressi e di frequente alcune innovazioni vengono introdotte nel sequenziamento del
DNA, il numero di genomi sequenziati continuerà a crescere rapidamente. Il primo genoma ad
essere sequenziato fu il genoma a RNA (di lunghezza intorno ai 3569 nucleotidi) del virus MS2 nel
1976 mentre il primo genoma a DNA ad essere sequenziato fu l’ssDNA (single-stranded DNA) del
virus ʔyϭϳϰŶĞůϭϵϳϳ͘/ůƉƌŝŵŽ genoma batterico sequenziato fu quello del cromosoma (con una
lunghezza di 1.830.137 coppie di basi, bp) del batterio Haemophilus influenzae pubblicato nel 1995
e nel 1996 venne sequenziato il primo genoma eucariotico di “Saccharomyces cerevisiae” con
3.000.000 pb. Infine nel 2000 è stato sequenziato il genoma di Drosophila melanogaster con
130.000.000 pb e quello dell’Homo sapiens 3 MLD pb. Considerando tutto ciò, la genomica
abbraccia diversi tipi di indagine.
Una tipologia di genomica è quella strutturale: con ciò si intende lo studio della struttura del
genoma, l’identificazione di geni e dei loro rispettivi prodotti di espressione, di elementi regolatori
243
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ed altre entità informazionali. Quando si inizia a studiare il genoma di un microrganismo, la prima
cosa da fare è analizzarne la struttura, partendo letteralmente dalla sequenza delle basi. Si
comprende che il genoma non è interamente costituito da soli geni ma vi sono delle porzioni non
geniche fondamentali nella regolazione e anche ai fini degli studi di filogenesi.
Il passo successivo è invece lo studio della genomica funzionale, ovvero l’analisi delle funzioni dei
geni in oggetto, delle loro interazioni (pathways metabolici - analisi di tutti gli aspetti che
costituiscono la via metabolica) e dei meccanismi che ne regolano l’espressione.
Di norma il genoma di un batterio è di natura circolare; tuttavia, sebbene siano rari, i cromosomi
lineari sono presenti in diversi batteri, tra cui Borrelia burgdorferi, l’agente della malattia di Lyme,
e l’importante genere Streptomyces che produce antibiotici. I genomi batterici hanno dimensioni
comprese nell’intervallo da circa 0,5 a 13 paia di megabasi (Mbp) e presentano all’incirca da 500 a
10.000 geni codificanti per proteine. Sono stati sequenziati con successo i genomi di molti
organismi superiori, incluso il genoma umano aploide (considerando quindi soltanto la metà
dell’assetto genetico), che contiene circa 3 miliardi di bp, ma solo circa 25.000 geni codificanti per
proteine. I più grandi genomi finora sequenziati, in termini di numero totale di i geni, sono quelli
dell’albero di pioppo nero (una specie di pioppo) con circa 45.000 geni e del protozoo Trichomonas
con una stima di 60.000 geni codificanti per proteine; entrambi ne hanno molti più geni di quelli
umani; sono stati inoltre sequenziati i genomi di molti agenti patogeni, in alcuni casi ceppi multipli
di un patogeno che variano in termini di virulenza sono stati comparati nella speranza che vengano
rivelati quali siano i geni clinicamente rilevanti. Inoltre, gli ipertermofili (vedi pagine 132-135)
hanno applicazioni importanti in biotecnologia perché i loro enzimi sono termoresistenti. Almeno
all’inizio le necessità delle industrie biomediche e biotecnologiche hanno fortemente influenzato
la scelta degli organismi per il sequenziamento, tuttavia questa pratica è ora divenuta di routine
visto che i progetti sono meno governato da esigenze mediche o tecnologiche. In effetti, una
recente tendenza è quella di sequenziare e confrontare diversi ceppi dello stesso organismo per
ottenere una mappa dei geni in comune rispetto a quelli che sono specifici. Alla base della
genomica vi è quindi lo studio dei geni nonché considerate le unità funzionali dell’informazione
genetica: tutte le forme di vita, compresi i microrganismi, contengono i geni situati sui cromosomi
o altre grandi molecole note collettivamente come elementi genetici che nell’insieme
costituiscono il complemento totale di informazioni genetiche, o il genoma, in una cellula o in un
virus. L’informazione genetica nelle cellule è incorporata negli acidi nucleici, il DNA e l’RNA: l’acido
desossiribonucleico, il DNA, è custode dell’informazione genetica nella cellula mentre l’acido
ribonucleico, l’RNA, è una molecola intermediaria che converte il codice contenuto nel DNA in
proteine. Le informazioni genetiche risiedono nella sequenza dei monomeri negli acidi nucleici;
perciò, in contrasto con polisaccaridi e i lipidi che sono tipicamente composti da lunghe unità
ripetitive, gli acidi nucleici sono macromolecole informative. Dal momento che la sequenza degli
aminoacidi nelle proteine è determinata dalla sequenza degli acidi nucleici che li codificano, le
proteine sono anche esse macromolecole informative. I monomeri degli acidi nucleici sono
chiamati nucleotidi, di conseguenza, Il DNA e l’RNA sono polinucleotidi. 244
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Un nucleotide presenta tre componenti: uno
zucchero pentoso (o il ribosio nell’RNA o il
desossiribosio nel DNA), una base azotata e
43-
. Le strutture
un gruppo fosfato, PO
generali dei nucleotidi a DNA e a RNA sono
molto simili (Figura accanto). Le basi azotate
sono o purine (adenina e guanina), che
contengono due anelli eterociclici fusi, o le
pirimidine (timina, citosina e uracile), che
contengono un singolo anello eterociclico a
sei membri. La guanina, l’adenina e la
citosina sono presenti sia nel DNA che
nell’RNA. Con piccole eccezioni, la timina è
presente solo nel DNA e l’uracile solo
nell’RNA. Le basi azotate sono legate allo
zucchero pentoso da un legame N-glicosidico
tra l’atomo di carbonio 1 dello zucchero e
l’atomo di azoto 1 (nelle basi pirimidiniche)
o il 9 (nelle basi puriniche). Una base azotata
legata al suo zucchero, ma priva del gruppo
fosfato, prende il nome di nucleoside; i
nucleotidi sono nucleosidi con uno o più
fosfati (Figura b accanto).
I nucleotidi giocano altri ruoli oltre a quello strutturale negli acidi nucleici: abbiamo già analizzato
l’importanza, soprattutto a livello metabolico, di nucleotidi quali l’adenosina trifosfato (ATP) e la
guanosina trifosfato (GTP). Altri nucleotidi o loro derivati funzionano nelle reazioni redox, come
trasportatori degli zuccheri nella biosintesi di polisaccaridi, o come molecole regolatrici. Lo
scheletro degli acidi nucleici è un polimero di zuccheri alternati a gruppi fosfato: i nucleotidi sono
tra loro legati covalentemente mediante un legame fosfodiesterico tra il carbonio 3’- (3 primo)
di uno zucchero e il carbonio 5’ dello zucchero successivo. La sequenza di nucleotidi in una
molecola di DNA o RNA è la sua struttura primaria e la sequenza di basi costituisce l’informazione
genetica.
Nel genoma delle cellule, il DNA è a doppio filamento: ogni cromosoma consiste di due filamenti
di DNA, con ogni filamento contenente da centinaia di migliaia fino a diversi milioni di nucleotidi
collegati tra loro da legami fosfodiesterici. I due filamenti che compongono l’elica sono tenuti
insieme da legami idrogeno che si formano tra le coppie di basi complementari in un filamento e
nell’altro. 245
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Il legame idrogeno è un legame
debole ma è termodinamicamente più
stabile quando la guanina (G) si lega
con citosina (C) e legami di adenina
(A) con timina (T). L’accoppiamento
(fig. accanto) specifico della base, A
con T e G con C, assicura che i due
filamenti di DNA abbiano una
sequenza di basi complementare;
perciò ovunque si trovi una G su un
filamento, una C si troverà nell’altro
filamento, e ovunque sia presente una
T, il filamento complementare
conterrà una A.
Quando i geni sono espressi, le informazioni genetiche memorizzate nel DNA vengono trasferite
all’acido ribonucleico (RNA). Nonostante esistano diverse classi di RNA nelle cellule, soltanto tre
tipi principali di RNA prendono parte alla sintesi delle proteine: l’RNA messaggero (mRNA), una
molecola a filamento singolo che trasporta l’informazione genetica dal DNA al ribosoma,
l’apparato che sintetizza le proteine; l’RNA transfer (tRNA) che converte l’informazione genetica
presente nelle sequenze nucleotidiche dell’RNA messaggero in una sequenza definita di
aminoacidi che comporrà una proteina. Gli RNA ribosomiali (rRNA) sono componenti catalitici e
strutturali importanti del ribosoma.
I processi molecolari relativi al flusso dell’informazione genetica possono essere suddivisi in tre
fasi:
1. Replicazione: durante la replicazione, la doppia elica del DNA è duplicata in due copie. La
replicazione è eseguita da un enzima specifico, la DNA polimerasi.
2. Trascrizione: si intende il trasferimento di informazioni genetiche dal DNA all’RNA. La
trascrizione è effettuata da un enzima chiamato RNA polimerasi.
3. Traduzione: è intesa come la sintesi di una proteina, utilizzando l’informazione genetica
contenuta nell’mRNA.
Questi tre passaggi sono caratteristici di tutte le cellule e costituiscono il dogma centrale della
Æ Æ
biologia molecolare: DNA RNA Proteina. Molte diverse molecole di RNA possono essere
trascritte da una regione relativamente breve della lunga molecola di DNA: negli eucarioti, ciascun
gene viene trascritto per produrre un singolo mRNA, mentre nei procarioti, una singola molecola
di mRNA può portare le informazioni genetiche da diversi geni; cioè contenere diverse regioni
codificanti per proteine. Esiste una corrispondenza lineare tra la sequenza delle basi azotate di un
gene (e del suo trascritto) e la sequenza degli amminoacidi in un polipeptide: ogni tripletta di basi
(gruppo di 3 basi in sequenza) su un filamento di DNA o su una molecola di mRNA codifica per
un singolo amminoacido, e ciascuna di queste triplette è chiamata codone. I codoni sono tradotti
in sequenze di aminoacidi dai ribosomi (che sono costituiti da proteine e RNA), con la
partecipazione dei tRNA, e delle proteine di supporto, i fattori di traduzione. Mentre il dogma
centrale è vero in tutte le cellule, vedremo in seguito che alcuni virus (che non sono cellule)
violano questo dogma. 246
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In tutte le cellule il DNA esiste come una molecola a doppio filamento con due filamenti
polinucleotidici le cui sequenze di basi sono complementari. La complementarità del DNA deriva
dall’abbinamento specifico delle basi attraverso i legami a idrogeno: l’adenina si accoppia sempre
con la timina e la guanina si accoppia sempre con la citosina; ogni coppia di basi adenina-timina
forma due legami a idrogeno, mentre ogni coppia di basi citosina guanina ne forma ha tre (vedi
immagine precedente). La qual cosa, rende le coppie GC più forti delle coppie AT e di rimando, le
zone più ricche di coppie GC (o CG) risultano più stabili delle zone del DNA più ricche in AT (o TA).
I due filamenti della molecola di DNA a doppio
filamento sono disposti in un modo
antiparallelo (figura accanto): un filamento
decorre dal 5’ (ovvero presenta un terminale
fosfato all’estremità) al 3’ (ovvero presenta un
terminale idrossile all’estremità opposta),
mentre il filamento complementare decorre
esattamente all’opposto dal 3’ al 5’. Sebbene di
per sé i legami idrogeno siano molto deboli, il
gran numero di tali legami tra le coppie di basi di
una lunga molecola di DNA conferisce una
considerevole stabilità alla molecola stessa,
sufficiente a tenere insieme i due filamenti.
Tutte le strutture, all’interno della cellula
microbica, contenenti materiale genetico (il DNA
nella maggior parte degli organismi, ma l’RNA in
alcuni virus) sono chiamati elementi genetici.
Nel genoma procariote si distinguono il nocciolo
genico (o core) e una parte accessoria (o flessibile). Nella parte del core (identificata come parte
stabile, generalmente il cromosoma vero e proprio) devono essere presenti tutti i geni
fondamentali (i cosiddetti geni housekeeping, costitutivamente espressi in quanto indispensabili
per le funzioni vegetative della cellula) tra cui i geni ribosomiali, quelli del metabolismo e della
replicazione; dall’altra parte invece abbiamo una porzione di genoma che può subire delle
modificazioni senza che venga meno eventualmente la sopravvivenza della cellula. Per cui nella
componente accessoria possiamo trovare i plasmidi, gli integroni, i fagi, i trasposomi e/o tutti i
tratti di DNA che determinano resistenza agli antibiotici e che determinano la patogenicità di un
dato microrganismo.
Il principale elemento genetico nei procarioti è senza dubbio il cromosoma: nel 1958 Francis Jacob
e Elie L. Wollman proposero che la struttura del cromosoma di E. coli fosse circolare. Il nucleoide
dei procarioti è funzionalmente analogo al nucleo della cellula eucariotica.
I due filamenti del DNA sono avvolti l’uno attorno all’altro per formare una doppia elica:
all’interno dell’elica prendono forma due distinti solchi, il solco maggiore e il solco minore. La
maggior parte delle proteine che interagiscono in particolare con il DNA si legano nel solco
maggiore, ove vi è molto spazio. Visto che la doppia elica è una struttura regolare, alcuni atomi di
ciascuna base sono sempre esposti nel solco maggiore (e alcuni nel solco minore), le regioni dei
nucleotidi che risultano importanti nelle interazioni con le proteine sono mostrate nella figura a
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a a
pagina 249: nella coppia C – G l’NH in 4 posizione della citosina, l’ossigeno carbonilico in 4
2
a posizione della guanina sono esposti al solco maggiore. Nella coppia A – T
posizione e l’N in 6 a a a
posizione, l’ossigeno carbonilico in 4 posizione della timina, l’NH in 5 e l’N
invece il metile in 3 2
a posizione dell’adenina sono esposti al solco maggiore.
in 7
L’estensione di una molecola di DNA è espressa come il numero di nucleotidi o il numero di coppie
di basi per molecola; perciò, una molecola di DNA con 1000 basi è uguale a dire 1 kilobase (kb) di
DNA. Se il DNA è costituito da una doppia elica, vengono utilizzate le coppie kilobase (kbp) perciò,
una doppia elica di 5000 coppie di basi è estesa 5 kbp. Il batterio Escherichia coli ha circa 4640 kbp
di DNA nel suo cromosoma: quando si tratta di genomi di grandi dimensioni, si utilizza la l’unità di
misura del megabase (Mbp) che equivale a un milione di coppie di basi; il genoma di E. coli
secondo questa regola è esteso 4.64 Mbp. Ogni coppia di basi è distanziata dalle adiacenti
(precedente e successiva) di 0,34 nanometri (nm) lungo la doppia elica e ogni giro dell’elica
contiene circa 10 paia di basi. Considerando ci&ograv
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