Capitolo I: Le condizioni ambientali e i fattori critici di successo delle aziende moderne
La diffusione delle tecnologie informatiche e l'avvento dell'età dell'informazione hanno posto il problema, nelle aziende, della corretta gestione di una grande massa di informazioni. L'evoluzione della società dell'informazione ha prodotto cambiamenti profondi nella struttura sociale ed economica, creando una nuova era chiamata "età della conoscenza". I problemi che affrontano le aziende derivano dal passaggio dalla società dell'informazione alla società della conoscenza.
L'informazione non è sapere, è qualcosa di esterno che si trova a nostra disposizione; la conoscenza, invece, è una crescita interna, ovvero l'elaborazione interna più o meno complessa delle informazioni, traducendosi in un potenziamento della capacità operativa. Le aziende hanno una quantità enorme di potenzialità da valorizzare: l'intelligenza e la volontà delle persone che operano in esse.
Nel tempo si è enfatizzato il valore delle risorse umane. Infatti, A. Smith affermò che la ricchezza delle nazioni non sta nei territori dove sono stanziate le nazioni e nemmeno nell'insieme dei beni naturali e culturali custoditi in tali territori, ma risiede nella creatività dei cittadini e nella loro capacità di realizzare progetti che consentono di produrre benefici economici per gli individui. Marshall sottolineò che l'organizzazione è l'elemento chiave di ogni processo produttivo, e Shumpeter afferma che nuove combinazioni di conoscenza conducono all'emergere di metodi di produzione, prodotti, mercati e organizzazioni innovative.
La società della conoscenza
Ciò che caratterizza la società della conoscenza non è la grande quantità di informazioni, ma il sapere sempre di più. Questo si ottiene nelle organizzazioni che attuano processi di apprendimento e insegnamento, ossia organizzazioni intelligenti, dove i soggetti possono arrivare a sapere di più, ad imparare cose nuove ed insegnarle ad altri. Oggi, per le aziende, la conoscenza è la variabile chiave della competizione e quindi un fattore critico di successo. In questo contesto, l'impresa è un'entità ad intelligenza distribuita e ad alta intensità di conoscenza. Ciò ha indotto le imprese a focalizzare l'attenzione sulle competenze necessarie per affrontare contesti ad alta concorrenzialità.
Competenze nelle organizzazioni intelligenti
Le competenze richieste alle aziende moderne traggono fondamento dalla considerazione di alcuni processi individuabili nelle cosiddette organizzazioni intelligenti. In qualsivoglia organizzazione (impresa, scuola ecc.), la cosa più importante non è insegnare, bensì imparare. Così, nell'impresa, l'unico obiettivo della funzione direttiva è la qualità del lavoro. Il manager deve tenere presente che oggi, più che mai, dirigere consiste nel rendere operativo un sapere riconosciuto nell'ambito dell'azienda. Il dirigente non può e non deve sapere tutto ciò che riguarda l'azienda in cui opera e l'esercizio del suo sapere consiste nell'insegnare affinché gli altri imparino: ovvero creare le condizioni che consentano ai suoi collaboratori di sapere quando occorre loro conoscere.
Si innesca un processo di feedback dove chi impara invia a sua volta messaggi e ordini a chi comanda, cioè a chi insegna. Quindi, i confini tra direzione ed esecutivo sono sfumati in quanto tutti nell'impresa esercitano una funzione di autocontrollo di tipo dialogico.
Progresso della conoscenza
In qualunque organizzazione, il progresso della conoscenza non può essere attuato da individui isolati, creando le condizioni di apprendimento condiviso. L'educazione è il mezzo mediante il quale due individui dalla convivenza traggono un reciproco vantaggio, ed è necessario che in un'organizzazione intelligente i singoli membri siano inseriti nella trama del dinamismo di progresso del conoscere. Le organizzazioni intelligenti sono state definite comunità di ricerca e apprendimento.
La ricerca non viene fatta solo in alcuni centri (ricerca e sviluppo R&D), ma è un'attività ritenuta di vitale importanza per ogni tipo di organizzazione umana. Fattore di successo dell'industria non è più solamente la produzione, ma la ricerca scientifica e tecnologica, l'innovazione. In un'organizzazione in cui tutti i componenti vivono questa tensione di continuo miglioramento individuale e collettivo, la dimensione temporale del lavoro assume importanza fondamentale. Gli individui cercano di intuire il futuro e di elaborare e rielaborare progetti in cui il lavoro non è fine a se stesso, ma è lo strumento per conseguire un ulteriore successo.
Nuove competenze richieste alle aziende
- Progettazione di forme all'interno dell'azienda che facilitino lo sviluppo della conoscenza e incoraggino la creatività.
- Infondere un contesto che responsabilizzi i singoli e incoraggi la creatività.
- La capacità di tradurre in azione ciò che è stato appreso è importante quanto l'apprendere.
- Flessibilità nel cambiare le diverse competenze dell'impresa in maniera più efficiente o più rapidamente rispetto ai concorrenti.
- Capacità di assorbire le competenze degli altri, di combinarle, coordinarle per generare nuove applicazioni.
- Con l'appropriato utilizzo della tecnologia, effettuare una socializzazione della conoscenza, ovvero diffonderla ad una comunità di interazione più ampia.
Capitale intellettuale e relazionale
Dalla metà degli anni '90 l'enfasi sulla conoscenza e sulle competenze ha fatto affermare il ruolo strategico del capitale intellettuale, inteso come insieme di beni intangibili, che opportunamente valorizzati consentono di incrementare il valore dell'impresa e l'efficacia della sua manovra strategica. La rapida affermazione di imprese che anticipano i cambiamenti, la partecipazione di clienti e fornitori alla progettazione e produzione di beni e servizi, ecc., hanno portato al ripensamento del concetto tradizionale di asset.
La comunità finanziaria ricorre da tempo ad indicatori che colgono la sensibilità degli investitori nei confronti del patrimonio di idee, capacità ed esperienza nelle organizzazioni, tra questi vi sono:
- Price to book value: È dato dal rapporto tra il valore di un’impresa in termini di capitalizzazione (market value= prezzo per azione x numero di azioni) e quanto colto dalle rilevazioni contabili (book value).
- Market to book ratio Tobin’s q: Pone a confronto il valore di mercato di un asset con il suo costo di sostituzione. Se il valore di mercato è più alto, l’impresa sta beneficiando di rendite monopolistiche o rendimenti sull’investimento più elevati rispetto a quelli normali.
Un alto valore dell’indice evidenzia che l’azienda ha qualcosa in più rispetto ai concorrenti. Nel corso degli anni '90 le imprese, data l’importanza di un monitoraggio attento, hanno affiancato alla contabilità tradizionale, sistemi di reporting. Il gruppo svedese Skandia, fornitore di servizi finanziari ed assicurativi, ha affrontato il problema arrivando a rendere pubblico il rapporto sul capitale intellettuale come parte integrante dei propri bilanci e della relazione annuale.
Il capitale umano e la sua importanza
Per Simon, l’impresa è un sistema adattativo formato da componenti fisiche, personali e sociali, tenute insieme da reti di comunicazione. Egli va contro la teoria classica dell’imprenditore razionale che tende alla massimizzazione del profitto, sostituendolo con un numero di decisori cooperanti, che cercano soluzioni ai problemi che si presentano. Grant riconosce che il capitale umano ha accresciuto la sua importanza insieme all’affermazione della conoscenza come fattore chiave di successo del nuovo contesto competitivo.
Le componenti del capitale umano, in aggiunta a quelle del modello Skandia, sono: attitudini, motivazioni, comportamenti e l’agilità intellettuale, intendendo quest’ultima come la capacità di collegare le diverse informazioni, di sapere trasferire la conoscenza da un contesto ad un altro. Le competenze individuali, per essere vero capitale e fonte di valore, devono inserirsi in un piano di interventi che consentano lo sviluppo delle conoscenze dei singoli e la loro traduzione ad uso organizzativo.
Sviluppare competenze richiede tempo e risorse, per questo si coinvolgono sempre più attori esterni come clienti, addetti e partners strategici, contesti lavorativi che generano alti livelli di creatività e soddisfazione. La necessità di accedere a nuovi mercati o a nuove opportunità tecnologiche, di frazionare i rischi e i costi di ricerca, ha contribuito a un ispessimento del tessuto relazionale delle organizzazioni.
Capitale relazionale come "capitale sociale"
Tali relazioni intessute dall’azienda diventano "capitale" quando vengono impiegate come mezzo per sostenere la formazione di conoscenza collettiva. Ciò ha avuto un’accelerazione a seguito della diffusione di esperienze di partnership con altre imprese, dell’attuazione di politiche di outsourcing e con la diffusa riorganizzazione dei processi tramite la re-ingegnerizzazione. La gestione del capitale relazionale, in particolare clienti e fornitori, può essere agevolata dal capitale strutturale e dalle reti informatiche volte a una connessione in funzione di una maggiore efficienza della relazione. Le tecnologie relazionali connettono capitale relazionale con l’impresa, e la tecnologia non è più strumento di gestione delle informazioni, ma veicolo di relazioni aventi un maggiore contenuto innovativo. Esse hanno contribuito ad affermare un modello d’impresa virtuale, nella quale si realizza una combinazione ottimale tra alta tecnologia e lavoratori esperti per modificare la propria configurazione in base ai bisogni del mercato.
Capitale strutturale
Il capitale strutturale è l’infrastruttura che, essendo legata al capitale umano da interdipendenza dinamica, consente a quest’ultimo di esprimere il suo potenziale. Esso è costituito da:
- Capitale clienti: È l’insieme degli investimenti effettuati dall’azienda in strumenti e sistemi che consentono alla conoscenza di circolare con facilità sia all’interno dell’organizzazione, sia nei confronti dei canali di vendita e di approvvigionamento.
- Capitale organizzativo: Ne fanno parte, oltre che la cultura aziendale, anche il capitale innovazione e il capitale processo.
Il capitale innovazione si identifica nelle forme codificate di conoscenza di proprietà dell’impresa quali brevetti, database, software applicativi ecc. Il capitale processo è rappresentato dalle tecniche, dalle procedure di lavorazione e dai programmi che aumentano l’efficacia della produzione di beni e servizi. La conoscenza si traduce in vantaggio competitivo solo se è accessibile, riutilizzabile e vendibile. Per cui l’azienda deve disporre di forme codificate idonee di conoscenza e di cultura di impresa e queste assumono importanza fondamentale nelle aziende moderne, soprattutto quelle caratterizzate da alti livelli di turnover. In queste aziende possono prodursi effetti negativi se non vengono presi adeguati accorgimenti, e per fronteggiare tali situazioni si adottano soluzioni organizzative che consentano di convogliare tutta una serie di conoscenze meno strutturate, e di accelerare il loro flusso.
Evoluzione capitale strutturale e relazionale
Il capitale strutturale e relazionale evolvono quando l’impresa e i suoi partner apprendono insieme, e quindi il capitale umano progredisce quando la conoscenza individuale trova nel capitale strutturale un contesto idoneo per il suo sviluppo e per la sua condivisione. Le nuove tendenze delle aziende moderne hanno enfatizzato il capitale relazionale tanto da chiamarlo "capitale sociale". Esso si riferisce sia alle risorse disponibili nel circuito di relazione dell’azienda, sia a quelle alle quali è possibile accedere mediante contatti e conoscenze. Permette di collegare l’azienda con l’esterno e contribuisce positivamente al processo di creazione di valore in quanto permette l’accrescimento del potenziale innovativo e del patrimonio informativo.
La creazione del capitale sociale e l’adeguata gestione dello stesso costituiscono competenze distintive che servono all’impresa che vuole ottenere performance significative e sostenibili. Il problema principale delle aziende è come gestire le relazioni interne ed esterne, e alcune dispongono di relazioni ad alto potenziale di informazioni, idee ed innovazione, ma non le sfruttano adeguatamente per la mancata o scarsa conoscenza del loro valore. Quindi, sono evidenti i rapporti di complementarietà tra capitale umano e sociale. Il primo fa riferimento alle abilità individuali dei componenti dell’organizzazione, il secondo esprime un insieme di opportunità che consentono di creare valore attraverso le relazioni. Quindi, le aziende devono mirare alla creazione del capitale sociale e svolgere azioni tendenti al suo mantenimento e sviluppo. Il capitale sociale non è di proprietà di specifici individui, ma appartiene a tutti i soggetti partecipanti a una relazione, a una rete. Per cui l’uscita di uno o più individui da un’azienda, anche se non implica il dissolvimento del network o dell’organizzazione, comporta la perdita del capitale sociale relativa al componente uscito.
La complessità del sistema socio-economico
Il sistema socio-economico attuale è sempre meno governabile a priori. La complessità dei sistemi industriali richiede nelle aziende elevate capacità di adattamento alle situazioni esterne e, conseguentemente, strutture snelle e flessibili che consentano, non solo di fronteggiare rapidi cambiamenti della domanda, ma d’anticipare il loro divenire. Da qui la necessità delle aziende di accedere a risorse esterne per sviluppare le relazioni con altri soggetti e altre strutture, creando accordi di collaborazione che danno luogo alle diverse forme organizzative di imprese a rete dette network.
La complessità e l’incertezza del contesto ambientale hanno consentito la creazione del network, ma hanno prodotto al tempo stesso conseguenze nella sfera economica della produzione. Le imprese, dopo il periodo del consumatore di massa, hanno avuto bisogno di rapporti diretti con i diversi attori collocati nei vari stadi della domanda, per poter acquisire dirette informazioni sull’evoluzione dei gusti, sui bisogni indotti dall’innovazione tecnologica e distributiva.
L’aumento della complessità e dell’incertezza va ricercata anche nell’economia della flessibilità, ovvero il fenomeno per il quale i processi produttivi subiscono frazionamenti in segmenti di prodotto-mercato. Conseguentemente, le funzioni che prima erano svolte all’interno dell’impresa sono diventate oggetto specifico di aziende autonome.
Un altro fattore che ha determinato la complessità e l’incertezza è la globalizzazione del contesto di riferimento, ovvero un allargamento dell’orizzonte competitivo interessando tutta la gamma di risorse, mercati, sapere tecnologico ecc. a livello mondiale. Operare in una prospettiva globale significa misurarsi con altre imprese che adottano differenti strategie basate sull’innovazione tecnologica. Ciò comporta una riduzione della durata del ciclo di vita dell’innovazione e la ricerca di collaborazioni con attori già in grado di muoversi in ambito internazionale.
Quando un’azienda fa alleanze con un’altra azienda che detiene capacità mancanti, essa può accedere al mercato in tempi più brevi e ridurre o eliminare alcuni investimenti che sarebbero necessari realizzando economie di scala, raggiungere con minori rischi gli stessi obiettivi, riduzione dei costi e potere di mercato, ecc. Uno dei vantaggi invece può essere la rapidità di manovra, ossia la possibilità di raggiungere determinati obiettivi strategici ritenuti prioritari in tempi più brevi.
La maggiore elasticità conseguita dall’impresa a rete, a seguito della disintegrazione verticale e della riduzione degli investimenti fissi, consente un riorientamento più rapido e quindi la possibilità di attuare convenienti piani strategici utilizzando le sinergie che il collegamento assicura. La rete organizzativa ha una capacità di generare informazioni superiori a quelle delle singole imprese consolidate isolatamente, generando la capacità innovativa di un’insieme di imprese. L’impresa a rete affonda le sue radici nelle cosiddette "aree sistema".
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