Università di Catania LUIGI FIORENTINO Facoltà di Scienze Biologiche, L-13
MODULO 3
MODULO 3: Il codice genetico – mutazioni soppressore. Regolazione dell’espressione genica –
regolazione dell’inizio della trascrizione nei procarioti: il modello dell’operone ed il fago lambda - La
Regolazione traduzione-dipendente dell’mRNA e della stabilità delle proteine.
Meccanismi di regolazione trascrizionale negli eucarioti – fattori di trascrizione – i domini di legame
al DNA - la trasduzione del segnale – regolazione della struttura della cromatina – silenziamento
genico. Tecniche di Biologia molecolare: l’elettroforesi di macromolecole biologiche – sonde
d’ibridazione – il clonaggio genico – le librerie: genomiche e a DNA – la PCR – il Sequenziamento.
Capitolo 14: Il Codice Genetico Il cuore centrale del
Dogma della biologia è
certamente il concetto
secondo il quale
l’informazione a
partire dell’alfabeto a
quattro lettere (le basi
azotate) della catena
polinucleotidica del
DNA venga “tradotto”
in un linguaggio a 20
lettere (gli aminoacidi)
che costuiscono le
componenti
fondamentali di
qualsiasi catena
polipeptidica. Il codice
genetico prevede
proprio questo: è la
modalità mediante la
quale l’informazione
presente nelle
sequenze codificanti
del DNA venga letta a triplette di nucleotidi (o codoni).
Come abbiamo visto, la traduzione di informazioni genetiche nelle sequenze di amminoacidi si
svolge sui ribosomi ed è mediata da speciali molecole adattatrici note come tRNA o RNA tranfer i
quali riconoscono gruppi di tre nucleotidi consecutivi, i codoni. Con quattro possibili nucleotidi in
3
), valore
ciascuna posizione del codone, il numero totale di permutazioni di queste terzine è 64 (4
senz’altro superiore al numero di aminoacidi esistenti in natura. La cosa del tutto sorprendente è
che 61 delle 64 possibili terzine specificano per un amminoacido mentre soltanto tre codoni
costituiscono i codoni di stop. Ciò significa che esistono codoni sinonimi, ossia triplette diverse ma
codificanti per lo stesso aminoacido da ciò si può intuire che ogni aminoacido è specificato da più
di un codone, prerogativa del codice genetico chiamata degenerazione del codice (genetico). 318
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Prendendo come esempio i codoni, UUU e UUC essi infatti sono codoni sinonimi della
fenilalanina, mentre la serina è codificata da i sinonimi UCU, UCC, UCA, UCG, AGU e AGC.
Il codice genetico sebbene si presenti, con piccolissime eccezioni, identico in tutti i domini della
vita ma tuttavia non può dirsi universale, piuttosto sarebbe corretto ritenerlo come un codice
“quasi” universale. Se da un lato infatti è vero che i risultati del sequenziamento di genomi su
larga scala hanno ampiamente confermato l’attesa universalità del codice genetico, cosa che
senz’ombra di dubbio ha consentito di accrescere e migliorare la comprensione sui meccanismi
che governano la vita in tutte le sue forme, dall’altro il riscontro secondo cui in alcuni organelli
subcellulari, il codice genetico risulta essere in realtà leggermente diverso dal codice standard,
ha fatto vacillare tale rinomata universalità del codice. Questo dato di fatto è stato constatato
anche durante il
sequenziamento
dell’intero genoma
mitocondriale umano
da 16.569 bp ma è
stato osservato anche
per i mitrocondri del
lievito, di Drosophila e
delle piante superiori.
Le note sequenze
codificanti per proteine
hanno rivelato quali e
quante differenze
sussistono tra i due
codici genetici, ovvero
quello standard e
quello mitocondriale
(Tabella accanto, la si
confronti con la tabella
a pagina precedente):
I. UGA in questo
codice ad esempio non
è un codone di stop ma
tale codone specifica
Trp
per il triptofano. Quindi, l’anticodone di un tRNA mitocondriale riconosce sia la
tripletta UGG che qulla UGA, anche in questo caso il codice mitocondriale risulta
degenerato proprio come accade nel codice genetico standard.
II. La metionina interna (in frame) è invece codificata sia dall’AUG che dal codone AUA.
III. Nei mitocondri dei mammiferi, i codoni AGA e AGG non sono codoni di arginina (nel
codice "universale" ne esistono ben 6 per questo aminoacido) ma, anzi, sono codoni di
stop; pertanto, vi sono quattro codoni di stop (UAA, UAG, AGA e AGG) nel codice
mitocondriale dei mammiferi.
IV. Nei mitocondri di Drosophila (moscerino comune della frutta), anche AGA e AGG non
sono codoni dell’arginina ma specificano per la serina. Forse non a caso, anche i tRNA
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mitocondriali sono insoliti rispetto alle regole con cui decodificano i messaggi
mitocondriali.
Nei mitocondri dei mammiferi sono presenti solo 22 tRNA, mentre occorre un minimo di 32
molecole di tRNA necessarie per decodificare il codice "universale" stando alle regole del
tentennamento della base, questo perché anche gli stessi tRNA mitocondriali non sono soggetti
alle stesse regole di quelli cellulari nel decodificare i messaggeri. Come conseguenza di questo
fatto si ha che, quando uno stesso amminoacido è specificato da quattro codoni differenti (recanti
tuttavia la stessa base in prima e seconda posizione), solo un singolo tRNA mitocondriale risulta
coinvolto (mentre almeno due tRNA sarebbero richiesti nel codice genetico standard).
Ora, tornando alle caratteristiche del codice genetico standard, attraverso un’accurata
supervisione si nota ad ogni aminoacido corrisponda da 1 (nel caso di metionina e triptofano) a 6
codoni e già questa caratteristica ci lascia pensare che tale codice si sia evoluto in modo da ridurre
al minimo gli effetti deleteri delle mutazioni, altre caratteristiche del codice genetico standard
possono essere così riassunte:
1. Mutazioni a carico della prima posizione di un codone spesso forniscono un amminoacido
con caratteristiche chimico-fisiche simili (anche se non uguale all’aminoacido originale),
ma, cosa ancora più visibile, spesso molti tra i codoni sinonimi che appunto specificano per
lo stesso aminoacido, differiscono per una sola base, la terza base.
2. Inoltre, codoni con PIRIMIDINE nella SECONDA POSIZIONE specificano principalmente
aminoacidi IDROFOBICI; codoni con PURINE in SECONDA POSIZIONE spesso codificano
principalmente per amminoacidi POLARI (vedi Tabella a pag. 318). Tutto questo vuol dire
che, qualora in SECONDA POSIZIONE dovesse determinarsi una mutazione per
TRANSIZIONE (sostituzioni da A: T a G: C o viceversa), le più comuni mutazioni puntiformi,
a carico della base in seconda posizione di un codone, comunque il codone sarà
ugualmente in grado di codificare per un aminoacido molto simile se non lo stesso.
3. In aggiunta, se un codone presenta una mutazione di transizione nella TERZA POSIZIONE,
raramente specificherà per un aminoacido diverso;
4. Una mutazione per trasversione in terza posizione poi, circa nella metà dei casi, non avrà
conseguenze sull’aminoacido codificato.
5. Un’altra caratteristica evidente nel codice è che quando le prime due posizioni di un
codone sono entrambe occupate da G e/o C, la presenza nella terza base di uno qualsiasi
dei 4 nucleotidi possibili consente comunque al codone di specificare per lo stesso
amminoacido (vedi esempi della prolina, dell’alanina, dell’arginina o della glicina).
6. D’altra parte, ogni volta che le prime due le posizioni del codone sono entrambe occupate
da A o U, la natura del terzo il nucleotide fa la differenza tra codone e codone.
Dal momento che le coppie di basi G: C sono più forti delle coppie A:U, sono spesso
tollerate discrepanze (errori di accoppiamento) nell’associazione della terza base del
codone quando nelle prime due posizioni si formano coppie di basi forti come appunto G:
C.
Quindi, la possibilità che tutti e quattro i nucleotidi nella terza posizione specifichino lo stesso
amminoacido, così come tutte le altre caratteristiche di cui si è fatta menzione può essersi evoluta
come un meccanismo di sicurezza, un buffer (tampone) per ridurre al minimo gli errori nella
lettura di tali codoni e quindi le mutazioni. Questo ci fa capire come la terza base incide meno sul
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significato di un codone. La spiegazione di questa caratteristica verrà qui avanti fornita e va
ricercata nel meccanismo chimico della traduzione.
È stato inizialmente proposto che esistesse uno specifico anticodone di tRNA per ciascun
differente codone, ma, se così fosse, dovrebbero esistere almeno 61 diversi tRNA, con l’aggiunta
dei 3 tRNA che riconoscono i codoni di stop. In seguito, però, vennero prodotte prove che
dimostravano che varie specie di tRNA a sequenza nota e altamente purificati potevano
riconoscere numerosi codoni diversi; inoltre vennero scoperti casi in cui una base
dell’anticodone non era una delle quattro canoniche, ma era costituita da una base diversa,
l’inosina: come tutte le altre basi non canoniche che si ritrovano nei tRNA, questa viene generata
attraverso la modifica enzimatica di una base presente all’interno della catena polinucleotidica
tRNA. In particolare, l’inosina deriva dall’adenina, il cui carbonio in posizione 6 viene deaminato
per dare il gruppo chetonico dell’inosina (si ricordi che l’inosina è in realtà un nucleoside
composto dal ribosio e dalla base ipoxantina).
Nel 1966, Francis Crick introdusse il concetto di appaiamento tentennante (codone-anticodone,
anche detto tentennamento) per spiegare queste osservazioni.
Secondo tale concetto, la base all’estremità 5’ dell’anticodone ovvero la prima base
dell’anticodone (cui corrisponde la terza nel codone, vedi figura sopra), non è spazialmente
confinata differentemente dalle altre due, cioè risente meno della presenza delle basi adiacenti
rispetto alle altre due dell’anticodone e questa peculiarità le consente di formare legami
idrogeno con una “qualsiasi” (in realtà ci sono delle piccole restrizioni) delle diverse basi situate
all’estremità 3’ di un codone, tuttavia non tutte le combinazioni sono possibili: 321
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Se nella prima base dell’anticodone è presente una C,
questa si può soltanto appaiare con la G del codone,
quindi è possibile soltanto l’appaiamento cononico; stessa
cosa se presente la A nella prima base dell’anticodone,
questa potrà appaiarsi con la U del codone. Un
appaiamento più ampio si può già avere se la prima base
dell’anticodone è la G, infatti questa si può appaiare sia
con la C che con la U di un codone. Se poi, ad esempio, è
l’Uracile a trovarsi nella posizione di oscillazione
dell’anticodone, può appaiarsi con l’Adenina o la Guanina,
mentre l’Inosina nella prima posizione dell’anticodone può
accoppiarsi con Uracile, Citosina o Adenina (Fig. accanto).
Gli accoppiamenti consentiti dalle regole del tentennamento sono soltanto quelli che forniscono
distanze ribosio-ribosio prossime a quella delle coppie standard di basi A: U o G: C: le coppie
purine-purine (ad eccezione delle coppie I: A) o pirimidina-pirimidina darebbero distanze ribosio-
ribosio rispettivamente troppo lunghe o troppo corte.
In generale, le regole di oscillazione non consentono ad una singola molecola di tRNA di
riconoscere quattro codoni diversi, infatti, soltanto al massimo tre codoni possono essere
riconosciuti da un singolo tRNA e questo caso, tra l’altro, accade SOLO quando L’INOSINA occupa
la prima (al 5’) posizione dell’anticodone (in quanto, come si è detto questa può appaiarsi sia con
l’Uracile che con la citosina o con l’adenina in un codone del trascritto). Quasi tutte le prove
raccolte dal 1966 sino ad oggi supportano comunque il concetto di oscillazione: il concetto ha
previsto correttamente che esistono almeno tre tRNA per i sei codoni serinici (UCU, UCC, UCA,
UCG, AGU e AGC). Gli altri due aminoacidi (leucina e arginina) codificati da sei codoni presentano
anche tRNA diversi per i gruppi di codoni che differiscono nella prima o nella seconda posizione.
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Giustamente, ci si chiede come sia possibile che basi, quali la Guanina, l’Uracile e l’Inosina possano
appaiarsi con basi differenti da quelle canoniche o con più basi diverse. La spiegazione, da un
punto di vista molecolare, è fornita dall’oscillazione della base al 5’ dell’anticodone è in grado di
oscillare, e tale fenomeno è stato utilizzato per spiegare e reggere la teoria, poi diventata un
concetto, dell’appaiamento tentennante codone-anticodone. L’oscillazione della prima base
dell’anticodone le è consentità perché, come si è accennato precedentemente, la sua posizione
non è confinata dalla presenza di basi adiacenti o, che a dir si voglia, questa base è in grado di
possedere una mobilità maggiore rispetto alle altre che costituiscono l’anticodone. L’oscillazione
della base (si attenzioni che oscilla la base e non l’intero nucleotide) le consente di formare,
attraverso i propri gruppi reattivi, legami idrogeno con altre basi generando appaiamenti diversi
da quelli standard.
Nella struttura tridimensionale del tRNA, le tre basi dell’anticodone, ed anche le due basi
successive (al 3’) nell’ansa dell’anticodone, sono tutte orientate nella stessa direzione, e la loro
conformazione esatta è determinata dalle interazioni tra le superfici piatte delle basi impilate
(Figura sopra). In tal modo, la prima base (in posizione 34, al 5’) dell’anticodone si trova
all’estremità della pila ed è probabilmente meno limitata nei movimenti di quanto non lo siano
S-S
le altre due basi dell’anticodone poiché non risente della stessa intensità delle interazioni
(interazioni di impilamento) di cui invece risentono le altre due basi: se infatti si attenziona la sua
posizione, la posizione 34 sul tRNA, si nota come effettivamente, seppure da un lato questa base
sia piuttosto vicina alla seconda base dell’anticodone (in posizione 35 del tRNA) con cui
sicuramente interpone delle interazioni di impilamento, dall’altro però la base in posizione 33 si
trova molto più distaccata da essa quindi certamente non fa risentire il proprio ingombro sterico e
non determina la generazione di forze di impilamento di intensità tale da mantenere ben in
poszione la prima base dell’anticodone. Da ciò infatti deriva la variabilità della base nella terza (al
3’) posizione del codone. Al contrario invece, la terza base dell’anticodone (quella al 3’) non solo
si trova nella parte mediana della pila, ma è sempre affiancata da un’ingombrante purina
modificata, pertanto, la restrizione dei suoi movimenti potrebbe spiegare perché non si osserva
mai variabilità nella prima posizione (al 5’) del codice genetico standard. Discorso molto simile poi
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vale per la seconda base dell’anticodone, strettamente impilata e confinata dalle due adiacenti (la
S-S(o S-stacking)
prima al 5’ e la terza al 3’) quindi vincolata da interazioni e pertanto
impossibilitata ad oscillare.
Il codice genetico sottostà a tre regole principali: Æ
g) I codoni vengono letti sempre in direzione 5’Æ 3’;
h) I codoni non si sovrappongono e il messaggio non contiene interruzioni: il ribosoma
infatti posiziona un codone alla volta all’interno dei propri siti.
i) Il messaggio viene letto con uno schema di lettura fisso, la cosidetta ORF, determinato
dal codone di inizio.
Date queste tre linee guida, bisogna comunque tenere conto del fatto che, come analizzato nel
capitolo dedicato (capitolo 8), le mutazioni puntiformi, pur avvenendo anche casualmente,
possono alterare la sequenza di un gene: come spesso si è detto, un’alterazione che cambia un
codone specifico per un amminoacido in un codone specifico per un altro amminoacido viene
detta mutazione missenso. La conseguenza è che un gene che porta una mutazione missenso
produrrà una proteina in cui un singolo amminoacido è stato sostituito da un altro, come E-
nell’esempio classico dell’anemia falciforme, in cui il glutammato in posizione 6 nella subunità
globina dell’emoglobina è sostituito da una valina.
Un effetto più drastico si ha quando l’alterazione causa la comparsa di un codone di stop, tale
mutazione viene detta mutazione nonsenso o mutazione di stop: se tale mutazione avviene nei
pressi del centro di una sequenza codificante di un qualsiasi messaggero, dal ribosoma viene
rilasciato un polipeptide incompleto, dovuto alla terminazione prematura della traduzione. Le
dimensioni della catena polipeptidica incompleta dipendono dalla posizione in cui è avvenuta la
mutazione nonsenso, quindi di rimando, la gravità dell’effetto della mutazione è determinata da
quanto risulti mutato il polipeptide prodotto: infatti le mutazioni che avvengono vicino all’inizio di
un gene producono polipeptidi molto corti, mentre quelle che avvengono vicino alla fine
producono polipeptidi di lunghezza quasi normale. Come si è visto nel Capitolo precedente, gli
mRNA che contengono codoni di stop prematuri vengono degradati rapidamente nelle cellule
eucari
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