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come l’uomo ha iniziato a riprodurre l’immagine di se stesso e di ciò che lo circonda. Per fare

questo bisogna prendere in esame lo specchio da diverse angolazioni. Per la fisica lo specchio è

un corpo che riflette, dunque la sua caratteristiche è che nessun’immagine è surrogata in quanto lo

specchio prende immagini che ci sono nel mondo circostante in un determinato momento. Poi ci si

chiede anche perché l’uomo non si limita a guardare ma osserva, passa dalla curiosità percettiva,

cioè vedere la sua immagine allo specchio, alla curiosità epistemica, cioè si chiede come fa quello

specchio a riflettere la sua immagine. Questo fenomeno è tutt’oggi difficile da spiegare.

Secondo Brunswik si passa dalla costatazione fisica, cioè dalla situazione in cui siamo di fronte

allo specchio c’è un legame causale consequenziale, un’immagine vicina allo spettatore chiamata

proximal e l’immagine lontana dall’osservatore chiamata distal. Ciò che interessa a Brunswik è il

percorso causale, cioè l’immagine che passa dall’oggetto riflettente all’osservatore. Dunque a

differenza del rapporto che c’è tra immagine e osservatore, l’immagine viene stravolta perché ci si

domanda se si sta guardando lo specchio o l’immagine presentata dallo specchio. Dunque

Brunswik si domanda se siamo noi che ci guardiamo allo specchio o se è lo specchio che

percepisce noi, ovviamente siamo noi che guardiamo lo specchio, in quanto se muoviamo un

braccio si capisce chi sta guardando. I bambini però non percepiscono questa differenza e

nemmeno gli uomini preistorici. Inoltre si possono avere forme di specchio più complesse, ma una

volta capito il sistema, quello che attrae l’uomo dello specchio è che questo riflette le immagini con

una certa indipendenza. Dunque secondo Piaget, l’uomo, quando trova qualcosa in natura che non

conosce, che lo attrae, tende ad imitarla e la stessa cosa sarà per il bambino che quando vede lo

specchio gli scatta un passaggio mentale, chiamato schema cognitivo, che lo incuriosisce e gli fa

venire voglia di imitarlo e dopo numerosi tentativi, crescendo, impara come si usa.

TROMPE-L’OEIL

La trompe-l’oeil è una tecnica pittorica, ad esempio quadri con effetto ottico. Questa tecnica per

sembrare più realistica la confrontano con lo specchio per vedere se somiglia alla realtà, o

dipingono questi quadri per dare l’effetto dallo specchio stesso. Affidano agli specchi la realtà del

mondo. Ad un certo punto però, bisogna registrare il fatto che, l’avanguardia ha sovrastato il

realismo, cioè in un’opera d’arte non si bada più al realismo dell’immagine dunque riproducendo la

realtà, ma si è arrivato ad esempio all’astrattismo, sostituendo la vecchia forma di trompe-l’oeil con

una nuova forma di trompe-l’oeil. Questa nuova forma cerca maggiormente di diffondersi tra le

masse. Ma ci si chiede se la nostra società, anche quella di oggi, è una società delle immagini. La

nostra società è diventata una società delle immagini trompe-l’oeil, cioè ci si avvicina ad un mondo

sempre più distaccato da quello della realtà, creando immagini che ci catapultino in un’altra realtà.

Secondo Gombrich siamo giunti in un punto in cui l’illusione è indistinguibile dalla realtà, dunque

nessuna forma può diventare più perfetta dell’illusione e quindi l’arte non può andare oltre

l’illusione, non riesce a superarla. l’utilizzo delle tecnologie non interessa l’arte, in quanto è

interessata ad altre cose. Per esempio se creassimo un videogioco questo non è arte.

VIRTUALITA’

È impossibile avere la perfezione dell’illusione e la realtà virtuale conferma questa tesi. Inoltre ci

si chiede se la perfezione raggiunta dalla realtà virtuale potrà sostituire un giorno il nostro mondo

reale, ma nonostante ci siano stati dei progressi siamo ancora lontani dal raggiungere quel mondo

virtuale. Infatti secondo Fuchs c’è un’eccessiva enfasi dei media a riguardo quando ad esempio ci

sono nuove scoperte nell’ambito del virtuale. Questa ipotesi non è da escludere in un prossimo

futuro, ma ancora siamo lontani e c’è da chiedersi se il mondo non diventerà una sorta di

videogame e se noi non potessimo diventare dei vegetali con la scomparsa delle relazioni sociali.

Secondo Boltz tutte queste paure sono paure dell’apparenza, cioè si ha paura del mondo virtuale e

attaccarsi alla realtà come fosse qualcosa a cui teniamo. Maldonato ci si chiede però se non

potrebbe essere il contrario, cioè che la gente ha paura della realtà e si attacca all’apparenza, al

mondo virtuale. Ci sono due categorie di sostenitori del mondo virtuale: quelli che credono che

attraverso il mondo virtuale si può creare un mondo migliore, in cui ognuno ha pari diritti, facendo

scomparire le differenze sociali ecc…; dall’altra parte ci sono i mistici che vedono un occasione di

crearsi un’anima in terra, cioè crearsi una sorta di paradiso in terra senza perdere quali sono i

piaceri della vita.

CYBERSPACE

Il cyberspace è una via di mezzo tra le posizioni delle due categorie di sostenitori del mondo

virtuale. I cyberspaceani si ispirano a Pascal, Cartesio, Lairnix come filosofi, ma in particola a

Platone e al suo discepolo Plotino. Quest’ultimo sosteneva che l’uomo tende ad abbandonare il

mondo reale e si dirige verso quello virtuale, che Plotino chiama mondo assoluto, attraverso la

decorporizzazione umana, cioè abbandonare il corpo e raggiungere l’estasi attraverso varie forme.

Ma il corpo per raggiungere queste dimensioni il mondo virtuale rimane un problema. Anche se

fisicamente il corpo è proiettato è come se siamo lo stesso dentro al corpo perché proviamo gli

stessi desideri, piaceri, emozioni. Ad esempio ci si domanda se il sesso nel cyberspace può essere

considerato sesso reale, in quanto quel mondo è una metafora del mondo reale stesso, cioè una

proiezione del mondo reale. In realtà l’atteggiamento che c’è verso il mondo reale è inteso come

arricchimento della nostra esperienza nel mondo reale, ma ci si chiede si il mondo virtuale non

potrebbe essere un impoverimento che subiamo nei confronti del mondo reale, cioè ci si domanda

se il mondo virtuale non potrebbe togliere delle esperienze che sarebbero state possibili nel mondo

reale. Il valore conoscitivo dell’immaginabile è ciò che immaginiamo e che ha un valore conoscitivo

per noi stessi. C’è una differenza tra le immagini che noi troviamo nei sogni e le immagini che

vediamo in veglia quando siamo coscienti. Secondo l’autore per risolvere questa differenza, le

immagini in veglia sono più esperienze dei sogni. Ma ci si domanda se le immagini virtuali che non

sono la realtà, ci allontanano dalla realtà stessa.

SEMIOTICA

La semiotica si domanda se l’iconicità ha valore epistemico, cioè se le immagini possono

trasmettere sapere. Una certa semiotica ha dei dubbi sul fatto che le immagini possono avere

valore conoscitivo, è una semiotica pragmatica che si chiude in una struttura linguistica poco

comprensibile, non tiene conto della comunicazione. Ma questo tipo di semiotica che studia le

immagini sul piano, come quadri, come si pone con le immagini virtuali o tridimensionali? Il

problema è che l’immagine non è statica, è in movimento, non è sempre la stessa immagine. In

questa prospettiva ci si chiede se dobbiamo vedere il quadro come un prodotto o come un

processo di immagini, cioè come un’immagine statica o come qualcosa che si muove.

TELEPRESENZA

Tra mondo reale e virtuale c’è una linea di confine sempre più sottile, ma nonostante ci sono

differenze tra i due mondi, c’è anche una continuità, ciò il fatto che sono indistinguibili. Sono

indistinguibili perché hanno una corrispondenza strutturale, cioè nell’insieme ambiente in cui

viviamo c’è un cerchio del mondo reale e all’interno di questo c’è un altro cerchio che è il mondo

virtuale, dunque un sottoinsieme. Quindi hanno in comune il fatto di occupare più o meno lo stesso

spazio non riuscendo a distinguere quale dei due è l’insieme e quale il sottoinsieme. Questo

accade perché le nostre facoltà cognitive non ci permettono di distinguere qual è lo spazio reale e

quale quello virtuale. Ci si chiede dunque se il nostro sistema cognitivo è in realtà capace a

cogliere la differenza e perché in non riesce a coglierla. Di questo se ne sono occupati vari campi,

le neuroscienze, la psicologia cognitiva, le neuroscienze ma soprattutto la filosofia della scienza

che si è occupata della grafica computerizzata. La grafica computerizzata ha natura sincretica,

cioè mette in campo tre elementi, la replicazione, la simulazione e la formalizzazione matematica,

creando un universo simile al nostro. Questo in realtà non ha contribuito a cambiare il nostro

universo, più che altro è riuscito a sviluppare la ricerca scientifica. Ad esempio se vogliamo testare

un’automobile, in un universo creato virtualmente, non è necessario far schiantare l’automobile

contro il muro perché questa viene testata attraverso il computer. Dunque in realtà il mondo

virtuale può avere valore conoscitivo se utilizzato in questo modo, in quanto ci permette di simulare

la realtà e poi trasferire l’esperienza che abbiamo visualizzato in quel momento in un altro

universo, molto simile al nostro, che potrebbe trasferire quell’esperienza nella nostra. Ad esempio

se vogliamo verificare la resistenza dell’uomo su Marte, posso simulare un universo virtuale simile

a quello di Marte e mettere un uomo cercando di capire come riesce a reagire in quella situazione,

però tutto questo accade all’interno di un universo virtuale. Ci si domanda come possiamo

utilizzare il mondo virtuale e modificare il mondo reale. Ad esempio i robot che hanno installato un

software virtuale possono essere manipolati da noi attraverso un guanto con cui riusciamo a

guidarlo e quindi spostare le cose nel mondo reale.

CAPITOLO 2

VIRTUALITA’ E NUOVI MATERIALI

Ci si domanda se è possibile che la realtà sta diventando più virtuale perché nelle macchine c’è

meno materia. Ad esempio oggi le macchina sono fatte con materiali più leggeri e siccome una

volta c’era il materiale più pesante, si penda che oggi essendoci sempre meno materia si posso

arrivare a farli diventare virtuali. Ovviamente questo non è possibile, cioè non possiamo parlare di

de materializzazione perché adesso ci sono materiali più leggeri, in caso possiamo dire che oggi si

passa da una materia più pesante ad una materia più leggera. Un’altra tesi sostiene che in passato

era difficile percepire la composizione del materiale, ad esempio in passato per fare un tavolino

potevamo avere sotto il legno e sopra un altro materiale, per cui non si riusciva a capire bene di

cosa era fatto quel tavolo. Adesso però è invece possibile capire di cosa è fatto un tavolo perché è

ricoperto da meno materia. Però ci si domanda se possiamo definire la parte di sotto di un tavolo la

materia di quell’oggetto e la parte di sopra come decorazione e non viceversa. Di solito come

materie primordiali venivano catalogate la pietra, il legno, ma non possiamo fare una differenza tra

questi materiali, perché in realtà tutta la materia è artificializzata, cioè tutte le materie sono

composte di qualcosa. Queste posizioni ci portano alla conclusione che non è possibile

dematerializzare la materia, in quanto sia quello che sta sopra o sotto l’oggetto esprime la sua

materialità. CAPITOLO 3

BREVETTO: TRA VIRTUALITA’ DELL’INVENZIONE E REALTA’ DELL’INNOVAZIONE

Il brevetto è un dispositivo giuridico che serve a tutelare per un lasso di tempo i diritti

dell’inventore sull’invenzione. È nato sulla scia della rivoluzione industriale, ma anche nel

medioevo esisteva con il sistema corporativo che opprimeva la scoperta individuale. Ad esempio

un artigiano che inventava qualcosa, quell’invenzione doveva andare alla sua corporazione, cioè a

tutti gli artigiani non al singolo individuo.

Ad un certo punto filosofi, giuristi ed economisti si sono chiesti cos’è inventare, chiedendosi se

era possibile che un’invenzione nascesse dal nulla. Ci si domanda anche qual è il rapporto tra

sviluppo di un’invenzione e sviluppo economico, nel senso che se si inventa qualcosa chi garantiva

che questa portasse ricchezza. Un’altra domanda è se il brevetto esiste ancora oggi che ci sono

sempre meno inventori singoli e sempre più gruppi di ricerca in vari campi. Alla fine gli studiosi

concordano sul fatto che un’ invenzione nasce perché in realtà c’è sempre un processo di

invenzione nel mondo che a volte però subisce delle accelerazioni. In più le invenzioni sono

collegate tra loro con l’andamento del mondo, cioè l’invenzione a grappoli, inventiamo il telefonino

e poi l’I-Phone che è collegato al telefonino. Edison, negli Stati Uniti, ha inventato la lampadina e in

quel momento si stava sviluppando il settore delle telecomunicazioni e quindi per fare

telecomunicazione serviva la luce ed Edison ha inventò la lampadina collegando queste due cose.

Gli economisti sostengono che non sempre l’invenzione è innovazione, ad esempio per

Gheorghiu un’invenzione per innovare deve aprire le porte in un campo tecnologico, cioè quando

inventiamo una cosa questa deve seguire un percorso, deve superare vari confronti, il favore del

pubblico, altre invenzioni simili ecc. Dopo essere diventata invenzione si chiede il brevetto. Il

brevetto è stato introdotto dal capitalismo. Ci si chiede come si fa oggi a stabilire un brevetto con le

invenzioni che riguardano la virtualità. Questa diventa una questione epistemologica cioè teorica,

facendo una distinzione tra ars inveniendi e ars judicandi, cioè l’arte dell’inventare e l’arte del

giudicare. Prima facevano questa differenza tra invenzione e scoperta perché c’era la distinzione

di Peirce, il quale sosteneva che la scoperta si aveva quando c’era un aumento di informazione, in

quanto prima le ricerche su determinati settori erano limitate e dunque le informazioni erano

minori. Poi c’è l’invenzione che si ha quando c’è il ritrovamento di cose nuove. Ad esempio con la

scoperta dell’America si è ritrovato un nuovo continente, un nuovo pezzo di terra a cui si è dato un

nome. Infine c’è la rilevazione. Ad esempio nella grammatica possiamo trovare un nuovo carattere,

una nuova lettera e quella diventa rilevazione, è una cosa che già c’è ma la scopriamo dopo,

questa si distingue dalla scoperta dell’America perché sin dall’inizio Colombo credeva che quel

pezzo di terra non esisteva.

Oggi non si deve parlare di scoperta di un fenomeno, ma di scoperta di una proprietà. Ad

esempio dire che nella grammatica abbiamo scoperto un nuovo carattere non è esatto, dobbiamo

dire piuttosto che abbiamo scoperto una nuova proprietà della grammatica. In questo caso quando

si deve richiedere il brevetto i requisiti cambiano da paese in paese. Inoltre le richieste di un

brevetto sono diversificate, alle volte si richiede un brevetto quando non si inventa qualcosa di

nuovo, ma si aggiunge qualche elemento a qualcosa che è già esistente.

Ci si domanda perché un software per ottenere la brevettabilità si è dovuto mascherare da

opera letteraria, in quanto quando si chiede un brevetto si scrive come si fa un software e poi si

ottiene il brevetto. L’invenzione si confronta con una classe di invenzioni. Le classi possono essere

biunivoche, ad esempio la classe delle matite può essere affiancata alla classe delle matite che si

usano nella cosmetica. L’invenzione può essere già nella classe, ad esempio c’è una matita nera e

noi la possiamo inventare rossa. Inoltre spesso per fare una matita ci sono cose in altre classi, ad

esempio quando hanno inventato le penne hanno preso qualcosa dalla classe matita come la

forma. Questo è un problema epistemologico tra tipo e classe.

In conclusione possiamo dire che nel futuro le tecnologie cercheranno sempre un maggiore

coinvolgimento di più persone possibili in più settori lavorativi per sfruttare il potenziale creativo di

più persone. Quindi tutto il sistema del brevetto andrà cambiato.


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SODESI

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di filosofia e teoria dei linguaggi e del prof. Perconti, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Reale e virtuale. Scarica il file in PDF!

Riassunti fatti con la massima precisione, dopo un attenta e accurata lettura del libro. Si può benissimo studiare solo su questa dispensa. Consigliato.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SODESI di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia e teoria dei linguaggi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Perconti Pietro.

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