Capitolo IV - La teoria della domanda individuale
Effetto di prezzo, effetto di reddito ed effetto di sostituzione
Il problema appena esaminato può essere approfondito seguendo l'impostazione dell'economista russo E. Slutzky (1880-1948) e degli inglesi J.R. Hicks (1904-1989) e R.G.D. Allen (1906-1983), che hanno introdotto nell'analisi economica i concetti di effetto di prezzo, effetto di reddito ed effetto di sostituzione.
La diminuzione del prezzo del pesce produce un effetto sulla domanda di pesce da parte dell'individuo considerato, chiamato effetto di prezzo. La diminuzione del prezzo del pesce produce nell'individuo un duplice stimolo:
- Da un lato lo spinge a domandare una quantità maggiore di pesce (questo effetto è chiamato effetto di sostituzione, perché l'individuo è spinto a sostituire il pesce agli altri beni, dato che il pesce ora costa relativamente di meno);
- Dall'altro la diminuzione del prezzo del pesce farà aumentare il reddito reale dell'individuo (effetto di reddito): questi ora con lo stesso reddito monetario (cioè con la stessa somma di denaro) può acquistare una maggiore quantità di beni. L'aumento del reddito reale spingerà l'individuo ad aumentare la domanda di beni e quindi anche la domanda del bene il cui prezzo è diminuito (il pesce), a meno che esso non sia un bene inferiore.
Comunque possiamo affermare che l'effetto di prezzo è dato dalla somma dell'effetto di sostituzione e dell'effetto di reddito. Nella realtà noi rileviamo solo l'effetto di prezzo. Consideriamo dapprima il caso normale. Supponiamo che il pesce non sia un bene inferiore. Quando il prezzo del pesce diminuisce, sia l'effetto di sostituzione che l'effetto di reddito determinano un aumento della domanda di pesce. Pertanto la domanda di pesce aumenta.
Supponiamo ora che il pesce sia un bene inferiore. Quando il prezzo del pesce diminuisce, l'effetto di sostituzione determina un aumento della domanda di pesce, mentre l'effetto di reddito determina una diminuzione della domanda di pesce. Quale sarà il risultato finale, cioè l'effetto di prezzo? Se l'effetto di reddito è minore dell'effetto di sostituzione, la domanda di pesce aumenta. Se l'effetto di reddito è maggiore dell'effetto di sostituzione, la domanda di pesce diminuisce. In quest'ultimo caso il pesce sarebbe quindi un bene di Giffen, e si verificherebbe il fenomeno per cui una diminuzione del prezzo di un bene determina una diminuzione della domanda del bene stesso. Tale fenomeno è noto anche come il “paradosso di Giffen”. Perché esso si determini, non basta che il bene considerato sia un bene inferiore, cioè che l'effetto di reddito provochi una diminuzione della domanda del bene, ma occorre anche che l'effetto di reddito sia maggiore dell'effetto di sostituzione.
Consideriamo le fig. 4.9 e 4.10. Nella fig. 4.9 si ha un comportamento normale mentre nella fig. 4.10 si verifica il “paradosso di Giffen”.
Nella fig. 4.9 abbiamo la prima retta di bilancio di colore rosso con il punto di equilibrio A; quindi p2, diminuisce e si ha una seconda retta di bilancio di colore blu con un nuovo punto di equilibrio B. Il passaggio da A rappresenta l'effetto di prezzo. Cerchiamo ora di scomporlo nell'effetto di sostituzione e nell'effetto di reddito.
Supponiamo che si sia verificata la diminuzione di p2, ma che simultaneamente l'individuo abbia avuto una diminuzione del suo reddito monetario che lo costringa a rimanere sulla stessa curva di indifferenza (α). Graficamente dobbiamo costruire una terza retta di bilancio (quella di colore nero), che sia parallela alla seconda (perché deve avere lo stesso valore di p1/p2 e quindi la stessa pendenza); e che sia al tempo stesso tangente alla curva di indifferenza α (a cui è tangente la prima retta di bilancio).
L'equilibrio del consumatore ora è rappresentato dal punto C, che, per costruzione, si trova a destra di A e quindi comporta un aumento del consumo di x2. Il passaggio da A a C è l'effetto di sostituzione, cioè l'aumento della domanda di x2, determinato da una diminuzione di p2, avendo eliminato l'effetto di reddito, ossia l'effetto prodotto dall'aumento di reddito reale generato dalla diminuzione di p2. Abbiamo eliminato tale effetto supponendo che contemporaneamente alla diminuzione di p2 si sia verificata una diminuzione del reddito monetario dell'individuo che lo costringa a rimanere sulla stessa curva di indifferenza. Graficamente la retta di bilancio blu deve arretrare parallelamente a se stessa verso l'origine, fino a divenire tangente alla α curva di indifferenza. Il passaggio da C a B rappresenta l'effetto di reddito.
Pertanto il passaggio da A a B, che è l'effetto di prezzo, può essere scomposto nel passaggio da A a C (effetto di sostituzione) e nel passaggio da C a B (effetto di reddito). L'effetto di prezzo è la somma dell'effetto di sostituzione e dell'effetto di reddito. In questo caso l'effetto di prezzo conseguente alla diminuzione di p2 determina un aumento della domanda di x2.
Nella fig. 4.10 invece la diminuzione di p2, e il conseguente passaggio da A a B (effetto di prezzo) comporta una diminuzione della domanda di x2, che quindi è un bene di Giffen. Anche ora possiamo scomporre il passaggio da A a B nel passaggio da A a C (effetto di sostituzione) e nel passaggio da C a B (effetto di reddito). Come si vede, nel passaggio da A a C si ha un aumento della domanda di x2 anche ora che x2 è un bene inferiore. Infatti C, a causa delle ipotesi fatte, si trova sempre a destra di A. Tuttavia, l'effetto di reddito è maggiore dell'effetto di sostituzione per alcuni beni.
Per alcuni beni si verifica il “paradosso di Giffen” (fig. 4.7 e 4.10), per cui al diminuire del prezzo di un bene fa seguito la diminuzione della domanda del bene stesso; cioè, quando il prezzo aumenta, la domanda aumenta: la curva di domanda risulta crescente, come nella fig. 4.8. Tuttavia, se depuriamo l’effetto di prezzo dall’effetto di reddito e consideriamo quindi solo l’effetto di sostituzione, siamo sicuri che una diminuzione del prezzo di un bene determina sempre un aumento della sua domanda (anche per i beni di Giffen). Quindi, se la curva di domanda è disegnata tenendo conto solo dell’effetto di sostituzione, essa sarà sempre decrescente, come nella fig. 4.6.
Spostamenti della curva di domanda individuale
La curva di domanda individuale è valida per un periodo breve. Infatti, come abbiamo visto, col tempo i gusti del consumatore tendono a modificarsi. Quindi muta la sua funzione di utilità, e ciò determina uno spostamento della sua curva di domanda di un dato bene. Del resto è ovvio che, in seguito ad un mutamento dei suoi gusti, un individuo possa in corrispondenza di un certo prezzo acquistare una quantità maggiore (oppure minore) di un bene. Inoltre nel lungo periodo potrebbero mutare il reddito dell'individuo, i prezzi di beni succedanei ecc.
Relazione tra la quantità domandata di un bene e i prezzi degli altri beni
Consideriamo ora come muta la quantità domandata di un bene quando varia il prezzo di un altro bene. Abbiamo visto che, in quel caso, quando il prezzo del pesce diminuisce da 5 a 2,50 euro al kg, la domanda di carne aumenta. Ma tale risultato dipende dalla posizione e dall'inclinazione della mappa di curve di indifferenza, cioè dai gusti dell'individuo. Infatti, se tale mappa fosse diversa, potrebbe verificarsi un risultato differente. L'individuo potrebbe, in seguito alla riduzione del prezzo del pesce da 5 a 2,50 euro al kg, voler espandere il consumo di pesce (che finora era pari a 12 kg) oltre 24 kg, e in questo caso il consumo di carne dovrebbe scendere al di sotto dei 40 kg. In questo caso l'effetto di sostituzione è molto forte: la diminuzione del prezzo del pesce determinerebbe un fortissimo aumento della domanda di pesce e quindi una diminuzione della domanda di carne.
Pertanto alla domanda su come varia la quantità domandata di un bene in seguito alla variazione del prezzo di un altro bene, la risposta è che non esiste una regola generale, ma possiamo esaminare casi particolari. Quando due beni si consumano congiuntamente (ad esempio zucchero e caffè) si chiamano complementari. In questo caso la diminuzione del prezzo di uno dei due beni (il caffè) determina un aumento della domanda non solo dello stesso bene (il caffè), ma anche del bene complementare (lo zucchero). Il contrario accade per i beni che possono sostituirsi l'uno all'altro, detti beni succedanei. Una diminuzione del prezzo del burro porterà a consumare più burro e meno margarina.
L'elasticità della domanda rispetto al prezzo
Abbiamo visto che la domanda di un bene da parte di un individuo dipende dal suo prezzo, dai prezzi degli altri beni e dal reddito dell'individuo considerato. In simboli possiamo scrivere:
D = f (p1, p2, ..., pn, Y) (4.1)
dove D rappresenta la quantità domandata del bene 1, le p rappresentano i prezzi dei beni (da 1 a n) e Y il reddito dell'individuo. Al diminuire di p1, D1 aumenta, a meno che il bene 1 non sia un bene di Giffen. Al diminuire di uno qualunque degli altri prezzi, D1 può aumentare, o diminuire, o rimanere invariata. All'aumentare di Y, D1 aumenta, a meno che il bene 1 non sia un bene inferiore.
Nella realtà spesso rileviamo che, al trascorrere del tempo, sia il prezzo di un bene sia la quantità domandata dello stesso aumentano. Desideriamo ora misurare la reattività della domanda di un bene alla variazione del suo prezzo. Ci chiediamo in altri termini: quando il prezzo delle mele aumenta, la domanda di mele diminuisce di molto o di poco?
Consideriamo la curva di domanda di mele di un individuo (fig. 4.12). Come si vede, quando il prezzo delle mele è € 1 al kg, la quantità domandata di mele è 50 kg. Supponiamo ora che il prezzo diminuisca da € 1 a € 0,90 al kg; vediamo dal grafico che la quantità domandata passa da 50 a 55 kg. Si tratta ora di esprimere con un numero la reattività della domanda rispetto al prezzo.
A prima vista si potrebbe pensare di dividere la variazione assoluta della quantità domandata (Δq) per la variazione assoluta del prezzo (Δp). In questo caso la variazione assoluta del prezzo è € 0,90 – 1 = € –0,10 e quella della quantità domandata è kg 55 – 50 = kg 5, per cui avremmo:
Δq = 5 / Δp = -50 / -0,10
Però, poiché Δq è misurato in kg e Δp in euro, questo indice ha il difetto che il suo valore dipende dalle unità di misura impiegate. Così, se riformulassimo l'esempio precedente misurando la quantità domandata di mele in etti anziché in kg, avremmo che, quando il prezzo di 1 etto di mele passa da 0,10 a 0,09 euro, la quantità domandata passa da 500 a 550 etti, per cui:
Δq = 550 – 500 / Δp = – 5000 / –0,09 – 0,10
Cioè, come si vede, il valore dell’indice è diverso. Definiamo l'elasticità della domanda di un bene rispetto al prezzo il rapporto tra la variazione percentuale della quantità domandata bene e la variazione percentuale del prezzo dello stesso. In simboli:
Δq / q = εD Δp / p
L’elasticità della domanda rispetto al prezzo è sempre negativa (in quanto ad un aumento del prezzo corrisponde una diminuzione della quantità domandata e viceversa), tranne che per i beni di Giffen. Per i beni di Giffen, infatti, quando il prezzo diminuisce, la quantità domandata diminuisce; quando il prezzo aumenta, la quantità domandata aumenta. Pertanto l’elasticità della domanda rispetto al prezzo è positiva per i beni di Giffen.
Quando εD =0, si suol dire che la domanda è perfettamente rigida o anelastica. Infatti, in questo caso si ha Δq / Δp = 0, qualunque sia il valore di q / p. La curva di domanda in questo caso è una retta verticale, come nella fig. 4.13.
Il caso estremo opposto (εD = ∞) è quello in cui una minima variazione del prezzo fa cadere la quantità domandata a 0: la curva di domanda è una retta orizzontale come nella fig. 4.14. Qualunque sia la quantità domandata (q), il prezzo (p) è sempre lo stesso. In questo caso si dice che la curva di domanda è perfettamente elastica o infinitamente elastica.
Capitolo V - La teoria della produzione
La produzione
La produzione consiste nelle operazioni che trasformano le materie prime nei prodotti finiti. Le materie prime (ad esempio il ferro, il rame, la gomma, ecc.) ci vengono fornite dalla natura. Mediante l'uso dei macchinari e del lavoro degli uomini esse vengono trasformate in prodotti finiti. Tipici esempi di processi di produzione (o processi produttivi) sono quelli attraverso cui le fibre tessili vengono trasformate in stoffe o vestiti o quelli attraverso cui da materie come il ferro, il vetro, la gomma si ottiene un'automobile. Rientrano convenzionalmente nella produzione anche il trasporto, cioè il trasferimento di merci da un luogo ad un altro, e la produzione di servizi che potrebbe non richiedere l'uso di materie prime.
La trasformazione delle materie prime in prodotti finiti richiede numerose operazioni. Il grano si trasforma in farina, la farina in pane. Il complesso di tutte le operazioni necessarie a produrre un bene prende il nome di ciclo produttivo. Ogni fase intermedia si chiude con la produzione di un bene determinato. I beni prodotti nelle fasi intermedie, che poi vengono ulteriormente trasformati, prendono il nome di beni intermedi (nell'esempio la farina), mentre il prodotto finito prende il nome di bene finale (il pane).
L'impresa e il rischio
La produzione avviene all'interno dell'impresa, che può essere definita come il centro organizzatore della produzione. L'imprenditore è colui che si assume tale compito di organizzazione. La sua opera consiste nello scegliere l'attività produttiva, nel decidere la dimensione dell'impresa, nel sostenere i costi acquistando i fattori produttivi (ad esempio le materie prime, gli impianti e i macchinari, e assumendo i lavoratori), nel decidere quali e quanti beni produrre sulla base della domanda attuale e di quella che egli prevede per il futuro. Una caratteristica fondamentale della funzione imprenditoriale nelle società capitalistiche è il rischio. Oltre ai rischi tecnici (ad esempio che un macchinario si guasti e interrompa il processo produttivo), vi sono i rischi economici.
I fattori produttivi
L'impresa produce i beni combinando i fattori produttivi. Di solito i fattori produttivi vengono raggruppati in Terra, Capitale e Lavoro:
- Terra: Occorre per ottenere i prodotti agricoli, ma anche per quelli industriali, dato che gli stabilimenti hanno bisogno del terreno su cui sono costruiti.
- Capitale: È costituito sia dalle materie prime (il cosiddetto capitale circolante) sia dagli impianti e dai macchinari (capitale fisso). Mentre il capitale circolante scompare nel ciclo produttivo, gli impianti e i macchinari durano per diversi cicli produttivi anche se durante ogni ciclo si logorano. I capitali fissi pongono il problema degli ammortamenti per l'impresa, di cui ci occuperemo successivamente.
- Lavoro: Può essere misurato come numero di lavoratori o come numero di ore lavorate. Vi sono diversi tipi di lavoro. In alcuni prevale l'attività manuale, in altri quella intellettuale.
I fattori produttivi, in alcuni casi, sono complementari, nel senso che possono essere combinati tra loro soltanto in proporzioni fisse (Principio di complementarietà dei fattori produttivi). In altri casi però i fattori produttivi sono succedanei, nel senso che possono essere sostituiti l'uno all'altro, per lo meno entro certi limiti (Principio di sostituzione dei fattori produttivi). Certo la sostituzione dei macchinari al lavoro è possibile solo entro certi limiti: Di solito prevale il Principio di sostituzione dei fattori, nel senso, che l'imprenditore, per produrre un determinato bene, può farlo con diversi metodi produttivi.
La funzione di produzione
Gli economisti hanno tentato di enunciare delle leggi generali che regolano il fenomeno della produzione e hanno introdotto il concetto di funzione di produzione. Questa esprime la relazione intercorrente tra quantità di prodotto e quantità impiegate dei fattori. Se indichiamo con y la quantità prodotta di un bene (ad esempio il grano) e con x1, x2, ..., xn le quantità impiegate dei fattori produttivi (concime, lavoro, terra, macchinari, ecc.), possiamo scrivere:
y = f (x1, x2, ..., xn) (5.1)
Questa è una funzione di produzione microeconomica, dato che si riferisce ad una singola impresa. Occorre ora esaminare le proprietà della (5.1). Se impieghiamo maggiori quantità di tutti i fattori, la quantità di prodotto aumenta. Se ad esempio accresciamo il numero di ore di lavoro, la quantità di terra lavorata, i concimi, i trattori, ecc., la quantità di grano prodotta aumenterà.
Ma che cosa accade se aumentiamo la quantità di un fattore soltanto, mentre la quantità impiegata degli altri non varia? In generale possiamo attenderci che anche in questo caso il prodotto aumenterà. Questa è una conseguenza del principio di sostituzione dei fattori.
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