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Riabilitazione dello sportivo - Riabilitazione Parkinson

Appunti di Riabilitazione dello sportivo per l'esame del professor Turco. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la malattia di Parkinson (MdP), l’accesso ai programmi AFA di tipo B, l'evoluzione cronica e progressiva della malattia, il Parkinson e l'attività motoria.

Esame di Riabilitazione dello sportivo docente Prof. C. Turco

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ESTRATTO DOCUMENTO

Capitolo 1

A.F.A

1.1.

Quando si parla di Attività Fisica Adattata si fa riferimento a programmi di esercizio fisico

non sanitario, svolto in gruppo, appositamente indicato per persone con disabilità causate

da sindromi algiche da ipomobilità (AFA di tipo A) o da sindromi croniche stabilizzate negli

esiti della malattia (AFA di tipo B). I programmi sono destinati ad anziani e adulti che

presentano condizioni di salute stabili per assenza di malattia acuta o con riduzione delle

capacità funzionali da condizione cliniche pregresse con esiti funzionali stabilizzati.

L'attività fisica adattata è mirata a prevenire artrosi, mal di schiena, ipomobilità, osteoporosi

e ad impedire la progressione di tali patologie. Sono esclusi da tutti i programmi AFA i

soggetti con instabilità clinica e con sintomatologia acuta o post-acuta da sottoporre a

programmi di cura e riabilitazione per i quali la risposta è esclusivamente sanitaria.

Nell’AFA di tipo B rientrano, fra gli altri, i programmi destinati a persone con esiti cronici da

ictus capaci di alzarsi da una sedia, stare in piedi e camminare autonomamente, anche se

con l’aiuto di un ausilio. Questa attività è rivolta anche a soggetti con limitazioni funzionali

croniche (es. dorso curvo e mal di schiena, menomazioni agli arti inferiori, ictus cerebrale e

altre sindromi spastiche, dializzati, diabetici, post-mastectomia, Parkinson, protesizzati di

anca e ginocchio, cardiopatie).

L’accesso ai programmi AFA di tipo B avviene su indicazione dei medici di famiglia, dei

medici specialisti, dei fisioterapisti, delle équipes di riabilitazione nel contesto dei progetti

riabilitativi o al termine degli stessi, sentito il medico di medicina generale. E’ prevista

inoltre una valutazione clinico-funzionale da parte del personale sanitario del

coordinamento operativo AFA, per escludere eventuali controindicazioni. Per i programmi

AFA di tipo A è sufficiente l’indicazione da parte del medico di medicina generale.

PARKINSON

1.2.

La Malattia di Parkinson (MdP) è una patologia neurodegenerativa che coinvolge in

maniera

selettiva la capacità di programmare ed eseguire il movimento, la sfera cognitiva e

comportamentale. Questi aspetti determinano una compromissione delle attività di vita

quotidiana e delle relazioni interpersonali. La terapia farmacologica rappresenta il

trattamento principale ma ha soltanto effetto palliativo ed è efficace unicamente solo su

alcuni sintomi; l’uso prolungato poi determina una serie di complicanze ed effetti collaterali

noti con il termine “ long term levodopa syndrome”.

Questa sindrome è caratterizzata da vari fenomeni:

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Del Fabbro Mariacristina Pag.

wearing‐off o deterioramento da fine dose. Esso consiste in una riduzione delle

- prestazioni motorie a causa della comparsa di acinesia e rigidità appena prima

dell’assunzione della dose successiva

sindrome on‐off, fluttuazione prevedibile ed imprevedibile della motilità come

- conseguenza di una adeguata (on) e inadeguata (off) risposta alla terapia con

Levodopa. Durante il periodo “on”, il paziente può presentare discinesia

(movimenti involontari anormali, spesso più intensi durante l’attività).

L’evoluzione cronica e progressiva della malattia comporta inoltre la comparsa di sintomi

motori

(disturbi della deambulazione, freezing((blocco, in cui l’ammalato si "congela", si ferma, si

blocca davanti ad una barriera (fittizia o meno) non riuscendo più a muoversi), instabilità

posturale, distonie assiali) e non motori (alterazioni cognitive e psichiche, disturbi della

sfera timica e del sonno, disautonomia) che rispondono poco alla terapia medica

tradizionale. Paradossalmente, essa stessa può aggravare il rischio di caduta poiché, se da

una parte migliora i sintomi relativi alla mobilità, dall’altra non esercita alcun effetto

sull’instabilità posturale.

PARKINSON E ATTIVITA’ MOTORIA

1.3.

Le persone affette di Morbo di Parkinson dunque perdono gradualmente la capacità di

compiere i movimenti e i gesti che abitualmente si fanno nella vita di tutti i giorni.

Per questo motivo, fin dall’esordio della malattia, bisogna cercare di tenersi "in forma", con

tanta attività fisica, ed alcuni esercizi mirati:

- alla mobilizzazione dei vari arti (stretching)

- al controllo della coordinazione

- al controllo dell’equilibrio e del cammino.

Gli effetti della malattia di Parkinson sull'esercizio fisico, non sono molto ben caratterizzati.

Esistono variabilità intra ed inter personali. I sintomi posso fluttuare di ora in ora, di giorno

in giorno e di settimana in settimana, indipendentemente dal tipo di esercizio fisico e di

strategia adottata con il paziente. Nella malattia di Parkinson il sistema nervoso

neurovegetativo presenta spesso problemi, provocando problemi di termoregolazione

durante l'esercizio, così come un'alterata risposta della frequenza cardiaca e della

pressione arteriosa in seguito a modifiche della posizione e durante l'attività fisica. Pertanto

è fondamentale un attento monitoraggio della sudorazione, della frequenza cardiaca e della

pressione arteriosa. I disordini motori e la rigidità muscolare diminuiscono l'efficacia

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Del Fabbro Mariacristina Pag.

nell'esecuzione degli esercizi, aumentando in modo non controllato la risposta della

frequenza cardiaca e del consumo di ossigeno. In questo tipo di patologia, l'allenamento

del cammino con il treadmill (tapis roulant) è consigliato per gli effetti positivi sulla velocità

del cammino, sulla lunghezza dei passi, sulla cadenza e sulla distanza percorsa oltre che

per essere considerato una metodica sicura.

Capitolo 2

1.1. PROGRAMMA A.F.A PER SOGGETTI CON MALATTIA DI

PARKINSON

ESERCIZI DA SEDUTO

A. 1. Elevare le braccia impugnando un bastone associando ‘estensione della testa

Variazione:

Associare la respirazione (elevazione- inspirazione, abbassamento-espirazione)

 Aggiungere flesso estensione ripetute dei gomiti con le braccia in elevazione e

 abduzione

Eseguire il movimento senza appoggiare la schiena sul sedile della schiena

2. Impugnando con entrambe le mani un bastone tenuto dietro la schiena, retrarre le

scapole con estensione delle braccia, allargando bene il petto e tenendo la testa

ben estesa

3. Muovere un bastone, tenuto con entrambe le mani ad un’estremità con gomiti

estesi, lungo una diagonale associando movimenti di estensione- rotazione e

flessione- rotazione del tronco e della testa

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Del Fabbro Mariacristina Pag.

4. Seduti , mani incrociate dietro la nuca, allargare i gomiti con un movimento di

abduzione sul piano orizzontale per stirare i pettorali e poi riunirli

5. Seduti, a gamba estesa, ruotare la punta del piede, prima in un senso e poi nell’altro

(combinare movimenti di flesso-estensione della tibio-tarsica, e di inversione –

eversione del piede )

6. Sollevare le braccia in flessione-abduzione-rotazione esterna, con supinazione,

eversione del polso , estensione e abduzione delle dita, associando estensione di

testa e tronco, poi riportare le braccia in basso incrociandole con le ginocchia.

Variazione:

Associare l respirazione (elevazione- inspirazione, abbassamento-

 espirazione)

7. Stretching della catena posteriore: seduti sul bordo della sedia (utilizzare materiale

antiscivolo), con le gambe distese in avanti, allungarsi in avanti cercando di toccarsi

le punte dei piedi con le ginocchia estese e caviglie in flessione dorsale. Mantenere

la posizione 30”

Variazione:

In posizione di allungamento fare rapidi e ripetuti allungamenti , di piccola

 ampiezza per aumentare il rom

Fare stretching separatamente per ciascun arto, mantenendo l’altro flesso

 Allungarsi facendo passare una cintura sotto la pianta dei piedi

 Associare la respirazione: espirazione lenta durante l’allungamento

8. Protrazione, retrazione del mento, movimenti di flesso estensione, flessione laterale

e rotazione della testa e del collo

9. Alzarsi e sedersi 5 o più volte di seguito

Variazione:

Cambiare la posizione di partenza dei piedi, leggermente divaricati, uniti

 Cambiare la posizione di partenza sulla sedia(indietro o sul bordo anteriore

 Cambiare la posizione delle braccia conserte, lungo i fianchi, in avanti

 Cambiare l’altezza della sedia

ESERCIZI IN PIEDI

B. 1. Come esercizio da seduto associando iperestensione di anche e rachide

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Del Fabbro Mariacristina Pag.

2. Come esercizio da seduto

3. Come esercizio da seduto

4. Stretching dei flessori plantari, inclinarsi in avanti con appoggio delle mani alla

parete(eventualmente allungare un lato alla volta portando l’altro piede in avanti),

mantenendo la posizione per 30”

Variazione:

L’allungamento del muscolo del polpaccio può essere svolto anche

 bilateralmente stando in piedi appoggiando su un gradino solo l’avampiede

5. Piedi uniti o leggermente divaricati, sollevare i talloni da terra (anche in stazione

mono-podalica)

6. Piedi uniti o leggermente divaricati, sollevare le punte dei piedi

7. Flettere le ginocchia con testa e tronco ben distesi e tornare alla posizione di

partenza

Variazione:

Nei soggetti con livello funzionale più alto si può aumentare la flessione

 delle ginocchia fino a sedersi sui talloni sollevati da terra

8. Braccia flesse a 90°, allungarsi in avanti per raggiungere un punto più lontano

possibile

9. Braccio abdotto a 90°, allungarsi lentamente per raggiungere un punto più lontano

possibile

10. Braccio in elevazione a 180°, allungarsi per raggiungere un punto più in alto

possibile, allungando bene il tronco omolaterale

11. Mettere i piedi n posizione semi-tandem o tandem e mantenerla per tempi

progressivamente più lunghi (5-10-30 secondi)

12. Camminare sul posto, sollevare bene le cosce, fino alla posizione orizzontale,

enfatizzando i movimenti delle braccia e cambiando ripetutamente il ritmo (lento -

veloce)

13. Mantenere l’equilibrio mono-podalico per tempi progressivamente più lunghi (5-10-

30 secondi)

14. Mani sui fianchi fare circonduzioni del bacino (tipo hula-hop)

Variazione:

Ruotare il tronco ruotando il cingolo scapolare e tenendo fermo il cingolo

 pelvico 6

Del Fabbro Mariacristina Pag.

Ruotare il cingolo pelvico tenendo fermo il cingolo scapolare , anche a

 coppie con le braccia sulle spalle del compagno per fissare il cingolo

scapolare

15. Mani sui fianchi eseguire estensioni e abduzioni delle anche con ginocchio esteso e

tronco mantenuto eretto

ADATTABILITA’ DEGLI ESERCIZI PER I VARI LIVELLI DI

1.2. PARKINSON

ESERCIZI PER IL GRUPPO DI FASE 1 E 2 - DEFICIT COGNITIVO

1.2.1.

ASSENTE/LIEVE

OBIETTIVI della fase:

- Incoraggiare una buona performance motoria con attività fisica aerobica ed

esercizio fisico regolare

- Insegnare al paziente strategie motorie utili

Esercizi di respirazione- rilassamento Tango terapia

Esercizi di mobilità 7

Del Fabbro Mariacristina Pag. 8

Del Fabbro Mariacristina Pag.


PAGINE

17

PESO

20.59 MB

AUTORE

yamaha14

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie (Facoltà di Medicina e Chirurgia e di Scienze della Formazione) (GEMONA DEL FRIULI)
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher yamaha14 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Riabilitazione dello sportivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Turco Celestino.

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