LA RIABILITAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO
INDICE DEGLI ARGOMENTI TRATTATI
Introduzione
Anatomia del pavimento pelvico
La continenza e classificazione dell’incontinenza non neurogena
Valutazione del paziente incontinente
Trattamento conservativo
La statica pelvica
Gravidanza e post-partum
Dolore perineale e disfunzioni sessuali
Patologie neurologiche ed incontinenza urinaria:
1. disfunzioni minzionali nei pazienti colpiti da ictus
2. morbo di Parkinson e disfunzioni vescico-sfinteriche
3. sclerosi multipla e disfunzioni sfinterico-perineali
4. disfunzioni vescicali nel mieloleso
La riabilitazione perineale nell’uomo
Incontinenza urofecale
-
Ausili per l’incontinenza
La docente inizia descrivendo una foto in cui si osserva una fila al bagno degli
uomini e una per il bagno delle donne e parla del fatto che il controllo della
minzione è differente tra uomo e donna, l’unica cosa forse utile di questa trafila
è che spesso si tende ad approfittare di ogni occasione disponibile per andare
al bagno anche senza stimolo ma in realtà questa è una cattiva abitudine
perché può portare a conseguenze non desiderate, bisogna urinare in presenza
di stimolo.
INTRODUZIONE
Con il termine di incontinenza intendiamo una “perdita involontaria
dell’urina” (definizione dell’International Continence Society).
Questa definizione racchiude aspetti importanti:
la perdita è involontaria quindi il paziente affetto da demenza non può
essere considerato incontinente poiché non ravvisa la necessità di
mingere in un luogo adeguato ma al bisogno in qualsiasi luogo;
la perdita di urina deve essere obiettivabile quindi il paziente deve
essere visitato dal medico e ove necessario impiegare tecniche
diagnostiche particolari (per esempio l’urodinamica);
anche se molte donne hanno perdite occasionali di urina legate ad
esempio a colpi di tosse e non si rivolgono al medico, nella pratica clinica
l’incontinenza è il risultato di una serie di fattori di rischio che si
scompensano e danno luogo al problema clinico
ci può essere sia un interessamento in età giovanile che in età adulta
(giovanile=post parto e adulta=vecchiaia). In alcuni pochi casi interessa
l’età infantile
In passato la donna incontinente, non solo in menopausa ma anche in età più
giovane si rassegnava ad accettare il sintomo “in silenzio” perché in tempi
passati era da considerarsi normale dopo il parto. Di fatto si conosce poco sulla
storia naturale del disturbo, ma l’unico elemento su cui concordano i vari studi
epidemiologici effettuati è nel rilevare che l’incontinenza è un problema
ampiamente sottostimato sia per la difficoltà delle pazienti a parlarne sia per
l’errata convinzione che i vari rimedi risultino inefficaci. E’ importante cercare
di comprendere come l’utente percepisce il problema e il suo impatto sul suo
stato di salute e sul suo stile di vita. La persona affetta da incontinenza
urinaria non presenterà alterazione del solo modello funzionale di eliminazione
(problemi di controllo, utilizzo di ausili) ma anche alterazioni legate al riposo e
al sonno, alle abitudini nel bere e nelle attività di vita quotidiana, alterazioni e
talvolta interruzioni della vita sessuale (a causa dell’incontinenza) unitamente
ad una errata percezione di sé e perdita dell’autostima. Ci sono anche
problematiche legate all’aspetto economico. La rieducazione perineale oggi
offre alla donna l’opportunità di avere una maggiore consapevolezza della
muscolatura perineale che, utilizzata in modo adeguato, può non solo
migliorare o risolvere l’incontinenza ma soprattutto prevenirla, prevenire il
prolasso e migliorare la vita sessuale. La riabilitazione ha un ruolo centrale nel
trattamento dell’incontinenza urinaria femminile, ponendosi in alcuni casi
persino in alternativa all’intervento chirurgico; può essere impiegata come
opzione di prima linea poiché non invasiva ma anche come coadiuvante la
terapia medica o chirurgica. Naturalmente un progetto riabilitativo deve
prevedere oltre che un approccio di tipo educazionale, anche un utilizzo di tutte
le metodiche terapeutiche conservative (chinesiterapia, biofeedback,
stimolazione elettrica funzionale, rieducazione minzionale) da associare al
trattamento farmacologico. La scelta del trattamento riabilitativo è
naturalmente legata ad una valutazione basata sull’anamnesi e una valutazione
clinica che escluda infezioni urinarie, presenza di residuo vescicale post-
minzionale e patologie neurologiche, un esame obiettivo, esecuzione di alcuni
test diagnostici molto semplici (esame delle urine, valutazione del residuo
postminzione, diario menzionale, pad-test, stress-test). Non bisogna
commettere l’errore di pensare che l’incontinenza sia un fenomeno normale
legato alla vecchiaia. È una causa di istituzionalizzazione per gli anziani perché
può causare cadute con fratture, ulcere da decubito, infezioni e forme
depressive. Le pubblicità di prodotti che assorbono l’urina spesso danno
un’idea sbagliata del problema, bisogna capire poi effettivamente quando usarli
e quando no, perché l’incontinenza è un problema da affrontare. Il problema
del costo è un problema su più livelli: costi diretti (quelli sostenuti dalle
persone interessate, dagli ospedali, dagli ambulatori ecc) e costi indiretti (quelli
legati al disagio della persona, per esempio, una persona urinaria che non va a
lavoro oppure le forme depressive che impediscono al paziente di andare a
lavoro ecc).
ANATOMIA DEL PAVIMENTO PELVICO
Il complesso vescico-sfintero-perineale rappresenta un’unità funzionale
estremamente articolata sotto il controllo contemporaneo del sistema nervoso
centrale e periferico, volontario e autonomo; in esso troviamo l’unità vescico-
uretrale (vescica e uretra) con il compito di collettore alternato a quello di
espulsore dell’urina poichè questo apparato funzionale è deputato sia
all’accumulo che all’evacuazione dell’urina, sostenuta e coadiuvata dal
complesso muscolare perineale. Per questioni didattiche dividiamo il pavimento
pelvico in pavimento pelvico anteriore e pavimento pelvico posteriore. Dal
punto di vista anatomico non sono così separati tra loro però dal punto
didattico si perché cosi capiamo meglio di cosa stimo parlando. Descrive una
foto in cui elenca gli elementi della cavità addominale. Il canale che collega la
vescica al meato urinario esterno nella donna è corto mentre nell’uomo è più
lungo e questo è importante a livello disfunzionale perché la lunghezza
dell’uretra fa si che nell’uomo le infezioni urinarie siano un po' meno presenti
perché tutti i batteri che sono presenti nelle feci che facilmente possono risalire
il canale uretrale, nell’uomo fanno più fatica perché è più lungo. Essendo
questo tratto più corto nella donna, il rischio di infezioni è più alto (ex. Cistite).
L’uso sconsiderato e continuo dei salva-slip aumenta il rischio di insorgenza di
infezioni urinarie perché l’ausilio diventa un ricettacolo di batteri. Quando le
infezioni della vescica diventano croniche possono disturbare l’attività renale e
portare l’infezione anche lì. Nell’uomo questo è più raro per via della lunghezza
dell’uretra e per il fatto che in genere non usa gli ausili di cui abbiamo parlato.
Può succedere però che un’ipertrofia prostatica possa creare un restringimento
del canale uretrale con formazione di un deposito continuo di urina all’interno
della vescica che diventa ricettacolo di batteri. Questa però è dovuto ad una
causa anatomica specifica e quindi è più una situazione medica. È suggerita
l’igiene dalla vagina verso l’ano e non dall’ano verso la vagina per ostacolare le
proliferazioni di batteri in luoghi sensibili.
VESCICA
La vescica è l’organo preposto a raccogliere l’urina proveniente dai reni
attraverso gli ureteri ed eliminarla durante la minzione comunicando con
l’esterno attraverso l’uretra; la sua parete è costituita da una struttura
muscolare a tre strati (il detrusore), inferiormente è appoggiata ed adesa alla
parete anteriore della vagina ed alla porzione inferiore dell’utero mentre la
parete anteriore assume rapporto con lo spazio retropubico; tra la vescica e le
ossa pubiche troviamo tessuto adiposo, legamenti – muscoli pubovescicali ed
un importante plesso venoso. A livello uretrale sono presenti altri due muscoli:
lo sfintere liscio e lo sfintere striato che con la loro contrazione impediscono
che l’urina fuoriesca dalla vescica durante la fase di riempimento, rilasciandosi
durante la minzione. Normalmente fra il detrusore vescicale e l’uretra esiste
un’attività coordinata per cui alla contrazione del detrusore avremo un
rilasciamento dell’uretra. Il muscolo detrusore è innervato da fibre del sistema
nervoso parasimpatico che originano dal midollo spinale a livello S2 – S4, lo
sfintere liscio dal sistema nervoso simpatico con fibre che originano a livello
T10 – L2 e lo sfintere striato da fibre dei motoneuroni situati a livello S2 – S4.
Il detrusore e lo sfintere liscio sono pertanto controllati dal sistema nervoso
autonomo e quindi funzionano indipendentemente dalla volontà mentre lo
sfintere striato è l’unico muscolo dell’apparato vescico-sfinterico sotto il
controllo volontario e viene attivato quando vogliamo ritardare la minzione o
interrompere l’emissione dell’urina. Tutto il lavoro della vescica è supportato
dalla parte muscolare del pavimento pelvico che ha la funzione di amaca che
sostiene gli organi contenuti nella cavità addominale. Come funziona la vescica
durante la minzione?
Nella fase di riempimento l’urina si accumula nella vescica distendendo il
muscolo detrusore dandoci progressivamente una sensazione di pienezza
vescicale; quando la vescica è completamente piena, avvertiamo un forte
bisogno di urinare con relativo svuotamento della vescica ed in questa fase il
muscolo detrusore si lascia distendere mentre lo sfintere liscio
(automaticamente) e quello striato (volontariamente) si contraggono per
impedire la fuoriuscita di urina. Quindi nel momento della minzione, si rilascia
volontariamente lo sfintere striato ed automaticamente si rilascia anche lo
sfintere liscio e solo in questo momento inizia la contrazione del detrusore che
provvede a svuotare la vescica.
URETRA
Struttura che nella donna ha una lunghezza di 3-4 cm. Si stende dalla parete
esterna della vescica al meato urinario esterno; i muscoli dell’uretra sono
anatomicamente e funzionalmente diversi da quelli del detrusore poiché
quando la vescica si contrae l’uretra deve rilasciarsi e viceversa.
La muscolatura striata circonda l’uretra per circa il 60% della lunghezza e
costituisce lo sfintere urogenitale della donna, è composta dallo sfintere striato
uretrale, dal compressore uretrale e dallo sfintere uretro-vaginale.
L’innervazione dell’uretra c’è sia a livello toracico che a livello sacrale: è per
questo motivo che i pazienti con lesioni midollari hanno problemi anche per
quanto riguarda la minzione.
PAVIMENTO PELVICO
La presenza della prostata così vicino allo sfintere interno è una cosa che può
portare a problematiche di tipo sfinteriale in caso di intervento chirurgico. Nella
donna una debolezza del pavimento pelvico potrebbe portare problematiche di
incontinenza legate alla parte muscolare del pavimento pelvico che è la parte
dove si va ad intervenire con la fisioterapia. La prostata avvolge il canale
uretrale come se fosse un manicotto (poi la prof continua a dire qui si vede
questo e qui si vede quello). Il diaframma pelvico è un complesso di
muscolatura striata (m. elevatore dell’ano e m. coccigeo) e tessuto
connettivale (fascia endopelvica e relativi legamenti) che forma un piano
orizzontale di chiusura del piccolo bacino con funzione di sostegno degli organi
endopelvici; ha un aspetto grossolanamente a forma di amaca tesa fra il pube
e il coccige; il muscolo elevatore dell’ano (sostiene i visceri) è composto di tre
parti con direzione postero mediale e centralmente si inseriscono sull’uretra,
sulla vagina e sul retto:
pubococcigeo e puborettale conformati ad U che passando dietro al
retto formano una fionda con il compito di mantenere la contrazione
tonica;
ileococcigeo che forma una lamina orizzontale con il compito di
sostenere i visceri pelvici, trae origine dalla spina ischiatica fino ad
inserirsi sul margine laterale del sacro a livello della 2-3-4 vertebra
sacrale.
Il perineo può essere così distinto:
1. triangolo del perineo anteriore (davanti) formato da sei piccoli muscoli
soprattutto perivaginali ed il nucleo fibroso centrale del perineo (NFCP)
che è una zona muscolare di grande resistenza situato tra la vagina e l’ano,
zona molto importante quando aumentano le pressioni all’interno dell’addome
(per esempio tossendo, saltando, facendo jogging) e “perché ha una notevole
importanza nella contenzione della minzione ma proprio nel sostegno del
sistema di tutto l’apparato uro-genitale”; è una zona che ci permette di dirci
qual è lo stato di salute del pavimento pelvico. È una zona presente sia
nell’uomo che nella donna (nell’uomo si trova nella zona dello scroto);
2. triangolo del perineo posteriore (dietro) costituito da quattro muscoli tra cui
gli elevatori dell’ano, va dal NFCP e comprende la zona anale;
Questo sistema muscolare è completato da un potente sistema legamentoso
con cui le ovaie e l’utero vengono sospesi al rachide lombare e sacrale. Questa
stretta relazione tra colonna vertebrale e organi genitali spiega le basse
lombalgie del periodo premestruale quando il pavimento pelvico è atonico,
infatti, gli organi pelvici appesantiti e mal sostenuti provocano dolori tirando
sui legamenti posteriori.
La parte muscolare rappresenta la componente “attiva” e la parte fascio-
legamentosa la parte “passiva”.
Quando l’apparato muscolare funziona, fascia e legamenti stabilizzano gli
organi endopelvici al di sopra della vagina e dell’elevatore dell’ano, ma quando
l’apparato muscolare funziona meno bene per diminuzione del tono e danno
meccanico, il pavimento pelvico si apre e la vagina supportata dai legamenti
compensa in modo precario il carico addominale e tale situazione se non
corretta porterà inevitabilmente al prolasso degli organi pelvici.
Divisione topografica:
Parte anteriore: uretra-vescica
Parte media: utero-cavo del Douglas
Parte posteriore: zona rettale
Il perineo è anatomicamente costituito dai seguenti muscoli:
PIANO SUPERFICIALE innervato dai rami superficiali del nervo putendo
(trasporta stimoli sensitivi, spesso veicola stimoli legati al dolore perineale): m.
trasverso superficiale, m. ischio-cavernoso, m. bulbo-cavernoso, m. costrittore
vulva.
PIANO PROFONDO (in realtà medio)(diaframma uro-genitale) innervato dal
ramo terminale del nervo perineale: m. trasverso profondo, m. sfintere
uretrale
PERINEO PROFONDO: m. ischio-coccigeo, m. elevatore dell’ano innervato dai
rami profondi del nervo putendo radici S3 – S4
Tutto il lavoro sensitivo che viene fatto sul pavimento pelvico deve interessare
tutti e tre questi piani. Il nostro lavoro è principalmente
sensitivo/propriocettivo (oltre a muscolare). Continua a descrivere immagini
“guardate come è rappresentato l’elevatore dell’ano nella parte, allora, questo
qui centrale che vi sto segnando con il cursore è il NFCP, se vogliamo la linea
di demarcazione tra virgolette ma non prendetela alla lettera tra la parte
anteriore e la parte posteriore. Perché mi soffermo su questo aspetto, perché
c’è la chiave della riabilitazione, ovvero, questa parte che voi vedete anteriore
dal punto di vista muscolare è meno rappresentata della parte posteriore,
questo è tutto muscolo. Qui vedete che le branche sono più piccole, più strette.
Questo significa che la parte posteriore è molto più forte di quella anteriore ed
è il motivo per cui se proviamo a contrarre come per mantenere la pipì
sentiamo che si contrae anche l’ano perché la parte anteriore è supportata
nella sua attività muscolare da quella posteriore. Questo è il motivo per cui
quando lavoriamo con la riabilitazione non dobbiamo dimenticare la parte
posteriore ma ricordarla come l’aiuto. Bisogna insegnare ai pazienti a
distinguere la parte anteriore da quella posteriore perché il rischio è che ci
troviamo davanti pazienti che avendo poca sensibilità fanno lavorare
prevalentemente la parte posteriore con uno scarso risultato di contenimento
delle perdite urinarie nella parte anteriore. Quindi quando sviluppiamo il
progetto riabilitativo dobbiamo tener conto di questa distinzione
apparentemente di poco conto ma in realtà importantissima e fondamentale
(nello specifico nella donna è la parte anteriore, quella vaginale). La parte
posteriore deve essere solo un aiuto ma non l’attore principale.”
L’ equilibrio del bacino fa si che vengano mantenuti al loro posto gli organi: la
vescica nella parte anteriore come anche l’utero e poi dice qui c’è il NFCP e qui
il retto. Un bacino in antiversione sposta il peso anteriormente che è la parte
più debole, da qui si capisce per quale motivo sia importante ripristinare la
corretta posizione del bacino qualora fossero presenti delle alterazioni del
bacino tali che venga alterata la sua neutralità portandolo in antiversione
(quasi sempre per iperl
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riabilitazione pavimento pelvico
-
Riabilitazione del pavimento pelvico
-
Riabilitazione pavimento pelvico - Appunti completi
-
Riabilitazione neuropsicologica