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Introduzione

Metteremo in evidenza eredità e differenze tra l'antica retorica greco-latina (da Aristotele a Quintiliano) e neoretoriche del '900. La classificazione dell'elocutio, la parte del discorso retorico per eccellenza, verrà proposta secondo la classificazione di Lausberg, la più coerente e completa.

La retorica, la natura, la città

Il termine retorica ha due accezioni: la retorica interna è la pratica discorsiva con la quale i parlanti organizzano i discorsi. La retorica esterna è la disciplina, vecchia 2500 anni, che studia questi metodi. In origine tali metodi si rivolgevano all'efficacia argomentativa.

Tale dualità era presente anche in tempi antichi, quando veniva distinta una retorica utens (d'uso), cioè una prassi spontanea, e una retorica docens, la retorica come disciplina. L'uso negativo dell'aggettivo retorico è dovuto alla decadenza della retorica che si è ridotta, per un certo periodo, a un vacuo formalismo a scapito degli elementi argomentativi. La retorica formalizza una caratteristica naturale propria del linguaggio umano.

Il dominio della retorica non è il vero, come nel caso delle dimostrazioni logiche (inconfutabili), ma il verosimile; le conclusioni sono non vere ma probabili, accettabili ma confutabili. Su questa base Platone opponeva la retorica alla filosofia, la doxa (opinione) all'episteme (scienza). La filosofia (attraverso la logica) era dunque considerata scienza del vero, mentre la retorica quello incerto dell'opinione, falsa e infondata.

Retorica e neoretoriche

Negli ultimi 50 anni il dibattito sui rapporti tra logica e retorica si è svolto sul terreno epistemologico, etico e filosofico. Il razionalismo cartesiano delimitava in modo preciso il dominio della logica alla logica formale, quindi alla scienza. La rivalutazione della retorica come metodo di indagine filosofico, epistemologico, etico, si configura come una rottura col pensiero cartesiano.

Dicono Perelman e Olbrechts-Tyteca: La natura dell'argomentazione si oppone all'evidenza, perché non si delibera né si argomenta di fronte all'evidenza. Il campo dell'argomentazione è quello del verosimile, che sfugge alle certezze del calcolo.

Ad esempio, il grado di adesione può essere totale nel caso di un'evidenza, mentre può essere proporzionale rispetto alla probabilità della tesi. Tale relazione non è dimostrabile scientificamente. La nuova retorica si sviluppa quindi fuori da un concetto di prova come riduzione all'evidenza. Il nocciolo del pensiero di Perelman è l'allontanare i concetti di verità ed evidenza. L'evidenza caratterizza solo uno dei gradi di adesione ad una tesi, ma non è necessaria.

La ripresa della retorica come teoria dell'argomentazione ha sancito una frammentazione della disciplina che l'ha portata alla riduzione alle sole normative stilistiche. Si sono così formati due rami di retorica “ristretta”: quello argomentativo e quello letterario.

In questo secondo ramo, rispetto alla poetica, la retorica si è concentrata ora sul discorso orale e ora sul discorso in prosa, lasciando i versi alla poetica. Rispetto all'ermeneutica, invece, la retorica si concentrava sulla genesi del testo, mentre l'ermeneutica sulla sua interpretazione. La retorica posta quindi come compagna della grammatica per l'elaborazione del discorso è il risultato di una riduzione ipotrofica della sua struttura alla sola elocutio.

Il codice della retorica

La retorica antica offriva una serie di strategie per articolare un discorso persuasivo. Esse si raggruppavano in 5 gruppi:

  • Inventio
  • Dispositio
  • Elocutio
  • Memoria
  • Actio (pronuntiatio)

L'inventio era basata sul trovare buoni argomenti e sull'analisi degli usi e dei costumi del pubblico in modo da trovare luoghi comuni adatti ad influenzarlo. La dispositio suggeriva l'ordine delle parole e degli argomenti. Le ultime due riguardavano l'esecuzione, la memorizzazione e la recitazione (gesti, intonazione, ecc.) e ci interessano meno.

Forte era già allora l'orientamento pragmatico del discorso retorico, che si poneva l'obiettivo di agire, modificando il mondo, in modo efficace.

I generi del discorso

Il tema del discorso, la quaestio, prima di essere sviluppato sui 5 punti, veniva già classificato in una delle tre categorie del discorso persuasivo antico:

  • Giudiziale
  • Deliberativo (assemblee, votazioni ecc.)
  • Epidittico (celebrativo, cerimoniale) (il più letterario)

Invenzione

Trovare gli argomenti: l'inventio

La prima parte del discorso è in realtà un procedimento puramente intellettuale: cosa pensare? Come comporre concetti? Per Aristotele la retorica rende visibile la logica di un concetto. Per Perelman l'inventio è invece una vera e propria strategia per pensare, non solo per esporre. Aristotele sottolineava l'importanza di non scegliere ciò che si ritiene vero ma ciò che gli ascoltatori ritengono vero.

Le vie persuasive sono sostanzialmente due: la convinzione, parlando della ragione, e la stimolazione delle passioni, provocando un'adesione di tipo estetico. Aristotele dava priorità alla prima, nonostante tenesse ampiamente conto degli aspetti emotivi. Nel pensiero greco (e anche oggi in molti casi) ciò che è.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pietrolicini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Retorica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Pisanty Valentina.
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