Introduzione alla retorica
Etimologia di retorica
La parola italiana "retorica" si traduce in latino con "rhetorica" e in greco con "rhetoriké". Essa ha una radice indoeuropea che esprime l'idea del "formulare", del "dire".
Oratoria e retorica
Il greco antico rhetoriké corrisponde a due parole distinte nella lingua italiana:
- L'oratoria è la pratica dell'"arte della persuasione";
- La retorica è la teoria o la tecnica che in astratto enuclea i principi della persuasione.
L'oratoria come capacità naturale
La capacità di ben parlare e di persuadere il pubblico, prima ancora che da una tecnica, deriva da un'abilità naturale. Si può prendere in considerazione un aneddoto avvenuto prima della vera e propria nascita della retorica, che ebbe luogo in Sicilia nella prima metà del V secolo a.C. Diodoro Siculo descrive i fatti di cui fu protagonista il tiranno Gelone di Siracusa, circa nel 479 a.C.:
"Gelone accogliendo favorevolmente l'entusiasmo dei suoi soldati, convocò un'assemblea e ordinò che senza eccezione alcuna si presentassero in armi; presentatosi lui in assemblea senza armi, senza tunica, avvolto soltanto da un mantello, si fece avanti e rese conto dell'intera sua vita e di tutto ciò che aveva fatto a favore dei siracusani, e poiché ad ogni frase da lui pronunciata la folla gli dimostrava il suo assenso e ammirava molto il fatto che si fosse presentato disarmato a quanti desideravano attentare alla sua vita, era talmente lontano dal ricevere una punizione per essersi fatto tiranno che in coro tutti i presenti lo acclamarono benefattore e salvatore e re."
Definizione aristotelica di retorica come "tecnica"/"arte"
Aristotele distingue la retorica dall'oratoria soprattutto sotto questo punto di vista: quest'ultima è una pratica che mira a persuadere in circostanze ben definite, la prima ha invece un carattere teorico e si propone di indagare teoricamente quale sia la natura di un discorso persuasivo nelle diverse possibili circostanze.
Definizioni moderne di retorica come "tecnica"
Meyer afferma che: "[La retorica] è l'atto di negoziare la distanza tra gli individui a proposito di un problema, e può tanto riunirli quanto opporli, ma comunque rinvia sempre ad un'alternativa."
La storia della retorica classica insegna sin dalle origini che la capacità d'interpretare e riconoscere le dinamiche comunicative sottese a un testo è uno dei primi requisiti per sviluppare un'abilità oratoria.
Essere persuasi significa obbedire?
La lingua di Omero esprime una conseguenza necessaria tra l'essere convinto e l'obbedire. Infatti il verbo "peithein" significa nella diatesi attiva "persuadere" e in quella media "peithesthai", "obbedire". La persuasione implica quindi in chi è persuaso un mutamento di intenzione e un'azione conseguente. Perelman e Olbrechts-Tyteca scrivono: "L'argomentazione è un atto che tende sempre a modificare uno stato di cose preesistente." Secondo Perelman e Olbrechts-Tyteca la persuasione è un'adesione della mente; essi intendono dimostrare con quali tecniche, sia possibile, una volta che si sia ottenuto da parte del pubblico un assenso sulle premesse (condizione di partenza fondamentale), trasferire tale adesione anche sulle conclusioni.
Critica alla nozione di "persuasione" e di "retorica" di Reboul
Reboul definisce l'atto della "persuasione" come "indurre qualcuno a credere qualcosa", dando così una forte collocazione razionale all'atto di persuadere o di essere persuasi, indipendentemente dall'eventuale azione conseguente. Reboul conclude che la persuasione retorica consiste nel "far credere, senza riuscire necessariamente a far fare". E al contrario non riconosce all'interno della retorica il "far fare senza credere". Questo ragionamento non coglie pienamente la complessità dell'atto oratorio, che provoca necessariamente sempre nella persona persuasa un mutamento nell'intenzione e nell'eventuale azione conseguente.
La persuasione (a differenza della dimostrazione scientifica) appartiene all'ambito della vita pratica e pertanto è strettamente connessa al suo riflesso in un'azione conseguente anche quando agisce al livello del pensiero.
Le 5 componenti dell'atto oratorio nei trattati latini retorici del I secolo a.C.
Aristotele nella "Retorica" non presenta ancora in forma schematica una teoria sui 5 elementi costitutivi della retorica, sebbene in quest'opera egli li affronti tutti, più o meno diffusamente. Saranno i suoi allievi (primi tra tutti Teofrasto) e i retori di età ellenistica a continuare l'opera di formalizzazione di questi elementi. Una precisa descrizione delle 5 componenti costitutive dell'atto oratorio appare in Cicerone:
- "Inventio", cioè l'invenzione delle argomentazioni;
- "Elocutio", cioè l'elocuzione, o la scelta delle parole e la costruzione delle frasi;
- "Dispositio", cioè la disposizione dei pensieri all'interno del discorso (sempre diviso in parti con funzioni diverse);
- "Memoria", cioè gli elementi mnemotecnici funzionali al parlante e al fruitore;
- "Actio", cioè la recitazione o il ricorso al potere persuasivo del gesto, dello sguardo, del tono della voce.
Conclusioni
Gli elementi base della tecnica retorica sono:
- La scoperta della persuasione, intesa come il potere di rendere, senza violenza, "schiavi": la persuasione retorica, dunque, come obbedienza consenziente;
- L'originario legame tra comunicazione poetica e retorica, in quanto la retorica, prima di scoprire il forte potere del ragionamento, ha soprattutto cercato di riconoscere quale fosse il potere "magico" della poesia per assimilarne i mezzi che agiscono sulla componente sensitiva, emotiva, intuitiva della psiche umana;
- La scoperta che la persuasione agisce su diversi livelli della psiche umana:
- La componente razionale;
- La componente sensitiva;
- La componente emotiva;
- La componente intuitiva.
- La componente razionale è l'unica a difendere contro il potere assoluto che la parola ha quando fa leva sulla componente sensitiva ed emotiva della psiche;
- La necessità di astrarre in una tecnica insegnabile i principi che rendono valida la capacità persuasiva della comunicazione. Tra questi principi sono ancora validi i seguenti 5 elementi costitutivi di un atto oratorio, che sono sempre in azione contemporaneamente:
- L'invenzione delle argomentazioni;
- L'elocuzione;
- La disposizione dei pensieri all'interno del discorso;
- Gli elementi mnemotecnici funzionali al parlante e al fruitore;
- La recitazione;
- La fondamentale teoria logico-dialettica in cui Aristotele ha sostanziato l'arte retorica, che dà forza argomentativa anche al discorso che si basa su probabilità e verosimiglianze (il momento dell'invenzione), e che è ancora valido;
- La distinzione antica (ma ancora valida) dei generi oratori in:
- Genere politico;
- Genere epidittico (di lode o biasimo pubblico);
- Genere giudiziario;
- L'effetto persuasivo di un discorso che è reso possibile da questi tre elementi:
- Il carattere e l'atteggiamento dell'oratore;
- L'atteggiamento e la reazione del pubblico;
- La capacità argomentativa del messaggio;
- La diversità (e le potenzialità) della verosimiglianza rispetto al vero, per cui la retorica ha incominciato a esistere. La nozione di verosimiglianza, impostata dalla retorica, non sminuisce il valore ontologico della verità, ma ridimensione la pretesa di chiamare vero ciò che, per i limiti della conoscenza umana, appare solo come verosimile. Da questo punto di vista è esemplare che la retorica sia nata nel momento storico in cui, nella prima metà del V secolo a.C., ad Agrigento e a Siracusa cadevano i regimi tirannici e si aprivano le strade delle prime forme politiche democratiche. Tenendo valido il giudizio di Aristotele nella "Retorica": "È funzione della stessa facoltà scorgere il vero e il verosimile; vero è ciò che è simile al vero, e nel contempo gli uomini hanno una sufficiente disposizione naturale per il vero e ciò che è simile al vero e nella maggior parte dei casi colgono la verità. Pertanto, un'abile disposizione a mirare al probabile è propria di una persona che è altrettanto abile nel mirare alla verità."
- Il problema etico di chiunque pratichi la retorica, arte che di per sé ha i mezzi per persuadere sia in funzione della menzogna che di una verosimiglianza, come rivela la retorica eristica studiata da Aristotele: la retorica non è di per sé buona oppure pericolosa: la responsabilità morale dell'uso moralmente buono o cattivo dei mezzi persuasivi è propria dell'individuo che la pratica con un'intenzione piuttosto che un'altra.
Le cinque parti dell'atto oratorio
L'atto oratorio è costituito dai cinque seguenti elementi:
- "Inventio", cioè l'invenzione delle argomentazioni;
- "Elocutio", cioè l'elocuzione o la scelta delle parole e la costruzione delle frasi;
- "Dispositio", cioè la disposizione dei pensieri all'interno del discorso (sempre diviso in parti con funzioni diverse);
- "Memoria", cioè gli elementi mnemotecnici funzionali al parlante e al fruitore;
- "Actio", cioè la recitazione o il ricorso al potere persuasivo del gesto, dello sguardo, del tono della voce.
La divisione delle abilità oratorie in 5 parti, preparata ma non ancora sviluppata dalla "Retorica" di Aristotele, compare per la prima volta nei trattati latini del I secolo a.C. che in gran parte dipendono da perdute opere greche di età ellenistica, cioè in Cicerone: "Nella prospettiva della retorica classica - soprattutto in quella più antica - tali sezioni non erano parti separate, ma fasi di un unico processo discorsivo." A testimoniare l'originaria unità tra teoria poetica e retorica sono presenti le sei componenti dell'atto poetico enunciate da Aristotele:
- Il pensiero ("dianoia");
- Il racconto ("mythos");
- I caratteri ("éthos");
- L'elocuzione ("léxis");
- Il canto ("mélos");
- Lo spettacolo ("òpsis").
Invenzione (o ricerca delle argomentazioni)
La nozione di "logos"
La parola greca antica "logos" (da cui la nostra parola "logica") viene tradotta in italiano da diversi concetti:
- Parola, discorso (anche retorico), opera letteraria o scientifica;
- Principio razionale, ragione;
- Ragionamento, pensiero;
- Relazione, proporzione, analogia.
Definizione generale di argomentazione
Un'argomentazione è un ragionamento volto a dimostrare una tesi. Le argomentazioni si appoggiano ora su fatti ora su sistemi di portata più generale. Secondo Aristotele l'argomentazione può contenere un ragionamento sia deduttivo che induttivo.
Scopo dello studio delle argomentazioni
Lo scopo dello studio delle argomentazioni è dimostrare con quali tecniche, di tipo argomentativo o psicologico, sia possibile, una volta che si sia ottenuto da parte del pubblico un assenso sulle premesse (condizione di partenza fondamentale), trasferire tale adesione anche sulle conclusioni. Né la sola psicagogia né la sola argomentazione di per sé bastano.
Rapporto tra verità e verosimiglianza: parentela o opposizione?
Un problema fondamentale per la riflessione teorica sull'argomentazione è il problema del suo rapporto con la verità. La retorica entra in fatti in azione quando mancano evidenze e bisogna dimostrare o discutere qualcosa di non chiaro, incerto, aperto a diverse possibili interpretazioni. Per quanto riguarda il rapporto tra verosimiglianza e verità, Platone e Aristotele danno due risposte diverse. Nel "Fedro" di Platone Socrate fa finta di far proprie le ragioni di chi crede nel valore di una retorica che, occupandosi di verosimiglianza, manipola la verità. Cartesio afferma che "è pressoché falso tutto ciò che è soltanto verosimile", mentre Aristotele nella "Retorica" dice:
"Infatti è funzione della stessa facoltà scorgere il vero e il verosimile, e nel contempo gli uomini hanno una sufficiente disposizione naturale per il vero e ciò che è simile al vero e nella maggior parte dei casi colgono la verità. Pertanto, un'abile disposizione a mirare al probabile è propria di una persona che è altrettanto abile nel mirare alla verità."
Deduzione: sillogismo-entimema
Definizioni
La deduzione è un ragionamento attraverso il quale, da determinate premesse generali, vengono ricavate conclusioni logicamente necessarie. È un ragionamento che procede dal generale al particolare. Fondamentale è il carattere di necessità delle premesse.
Il sillogismo è una forma fondamentale del ragionamento deduttivo proprio della logica aristotelica, costituito da tre proposizioni connesse in modo tale che, poste le prime due come premesse (premessa maggiore e premessa minore), ne segue necessariamente una terza detta conclusione.
L'entimema è una particolare forma di sillogismo, attraverso cui si attua un'argomentazione deduttiva retorica, la quale parte da premesse verosimili per gli astanti e procede secondo lo schema deduttivo del sillogismo, saltando però alcuni passaggi. La dimostrazione per assurdo, a differenza del sillogismo e dell'entimema, si avvale di un metodo formale indiretto anziché diretto, in quanto inizialmente nega ciò che si intende in realtà dimostrare.
Il sillogismo
Possono esserci:
- Sillogismi categorici, in cui ogni enunciato categorico può essere (S indica il soggetto, P il predicato):
- Universale affermativo, in cui tutti gli S sono P;
- Universale negativo, in cui nessun S è P;
- Particolare affermativo, in cui qualche S è P;
- Particolare negativo, in cui qualche S non è P.
- Il sillogismo categorico è caratterizzato dalla qualità (può essere affermativo o negativo), dalla quantità (universale o particolare), dalla distribuzione del soggetto o del predicato quali "motori del sillogismo";
- Sillogismi non categorici, quali:
- Il sillogismo disgiuntivo, in cui la premessa maggiore è data da due enunciati categorici tra loro disgiunti, mentre la premessa minore propone solo una delle due enunciazioni categoriche della premessa maggiore, e la conclusione nega la pertinenza dell'altra;
- Il sillogismo ipotetico, in cui una o entrambe le premesse sono ipotetiche;
- Il sillogismo categorico imperfetto o entimema.
Questa la struttura formale essenziale del sillogismo:
- Premessa maggiore;
- Premessa minore;
- Conclusione.
Il termine medio M è il motore del sillogismo: esso è presente nella premessa maggiore e nella premessa minore come soggetto S o predicato P, ma è assente nella conclusione. Sono possibili 4 tipi di combinazioni, che si chiameranno figure:
- Nella prima figura il termine medio è soggetto nella premessa maggiore e predicato nella premessa minore.
- Es.: tutti gli animali sono mortali, tutti gli uomini sono animali, tutti gli uomini sono mortali (entimema valido e vero); tutti gli animali volano, tutti gli uomini sono animali, tutti gli uomini volano (entimema valido ma falso, in quanto è falsa la prima premessa);
- Nella seconda figura il termine medio è predicato sia nella premessa maggiore sia nella minore.
- Es.: tutti i cani abbaiano, nessun gatto abbaia, nessun gatto è un cane (entimema valido);
- Nella terza figura il termine medio è soggetto sia nella premessa maggiore sia nella minore.
- Es.: tutti i libri scientifici insegnano qualcosa di utile, questo libro scientifico insegna statistica, la statistica è utile (entimema valido);
- Nella quarta figura il termine medio è predicato nella premessa maggiore e soggetto nella minore.
- Es.: chi ha la febbre è ammalato, chi è ammalato ha bisogno di cure, Mario ha la febbre e necessita di cure (entimema valido).
È sempre necessario distinguere la validità del sillogismo dalla verità del contenuto delle affermazioni: dalla validità logica del sillogismo congiunta alla verità dei contenuti non può derivare una falsità. La correttezza di un sillogismo può essere verificata attraverso i diagrammi di Eulero-Wenn.
Le strutture elementari del sillogismo ipotetico sono le seguenti:
Nel sillogismo ipotetico misto:
- Se c'è A, c'è anche B (premessa ipotetica);
- Ma B c'è (premessa categorica);
- Allora anche A c'è (conclusione);
Nel sillogismo ipotetico puro:
- Se A c'è, c'è anche B (premessa ipotetica);
- Ma se c'è B, è presente anche C (premessa ipotetica);
- Allora se c'è A c'è anche C (conclusione);
Nelle ipotesi affermative e negative:
- Se A è, anche B è;
- Ma B non è;
- Dunque nemmeno A è;
Oppure:
- A e B non possono essere ad un tempo;
- Ma A è;
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Retorica 2 semestre
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Linguistica italiana - retorica
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Retorica
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Demostene – Retorica attica e oratoria politica