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Retorica 2 semestre Appunti scolastici Premium

Appunti di retorica classica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Montenz dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, Interfacoltà, Corso di laurea in linguaggi dei media. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Retorica classica docente Prof. N. Montenz

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mercoledì 3 marzo 2016

il coro non ha quasi mai parte attiva all’azione. può per esempio dialogare con i può

costruire costruire in scena i personaggi svolgendo una funzione maieutica (di tipo

psicologico) e proprio per il suo stato di personaggio collettivo è spesso portatore di un

sapere tradizionale (la voce del popolo), talvolta ostile ai personaggi, altre complice di

questi ultimi e normalmente rappresenta idealmente la comunità del luogo in cui si

svolge l’azione= si viene a delineare uno scarto, una differenza significava tra il

personaggio, portatore di idee nuove e il coro che d’accordo o in disaccordo con lui è

comunque portatore di posizioni tradizionali a volte anche generalità (ex i malavoglia che

con le loro idee vanno contro alla tradizione impersonata dai cittadini di Acitrezza, I

promessi sposi contengono ampie porzioni in cui l’individualità dei personaggi è opposta

alla coralità, il conte di Carmagnola).

eccezione nella tragedia greca piuttosto significativa: nelle supplici di Eschilo abbiamo

un rovesciamento di questo paradigma perché il coro agisce in modo significativo e non

è portatore dei valori locali della tradizione.

normalmente nel coro della tragedia greca trova spazio 1la posizione politica, culturale,

di critica sociale dell’autore (l’autore stesso può parlare attraverso il corpo dell’attore) e

2i valori collettivi della comunità ateniese. la tragedia greca non è uno strumento di

consumo in cui l’ideologia è un peso ma è anzitutto uno strumento educativo che ha

nelle sue intenzioni originarie quella di formare il buon cittadino dunque il teatro

diventava il luogo in cui il cittadino veniva formato ed indottrinato/manipolato.

funzione educativa e di indottrinamento in questo caso positivo ma può essere negativo

se mal gestito in rapporto alla capacità di rapportarsi agli altri.

interventi del coro sono largamente codificati da un punto di vista strutturale, i canti del

coro si hanno al momento della sua entrata attraverso i due corridoi scoperti, il canto

può trasformarsi in un incrocio di battute con i personaggi e poi il canto è fisso alla fine di

ogni episodio (cioè gli atti), questo canto fisso tra un’episodio e l’altro si chiama

STASIMO.

la tragedia greca si svolgeva a TUTTI cioè in una società lontana dall’essere moderna in

cui le differenze sociale erano moto marcate, in cui la partecipazione alla vita pubblica

della donna è praticamente nulla, il teatro diventa il luogo in cui tutti sono più o meno

uguali a tutti. tutti hanno la stessa visuale sull’orchestra, le donne partecipano per quello

che ne sappiamo nelle zone alte (insieme agli schiavi, partecipavano i meteci (stranieri

trasferitisi ad atene o figli di un solo genitore ateniese), gli ateniesi, e in occasioni

importanti potevano partecipare anche i carcerati, quindi tutti potevano e dovevano

avere parte a questa educazione civile, chi lavorava veniva indennizzato per il lavoro

perso (anche in questa meravigliosa idea di estrema uguaglianza c’erano delle

differenza, divisi in settori)

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Antigone, variazioni sul mito, a cura di Margheriagrazia Ciani, 2000, editore marsilio

da indennizzo a spettacoli gratuiti, l’interesse di atene era che la cittadinanza

partecipasse in massa alle rappresentazioni per finalità educativa e questo era l’unico

modo per un’ampia percentuale di cittadinanza di accedere ad una forma di

insegnamento anche morale,non c’era un’istruzione come ora, la maggior parte del

pubblico era analfabeta e proprio l’analfabetismo del pubblico e le modalità di

comunicazione essenzialmente orali, AURALE= coesistenza di scrittura e oralità, IN CUI

L’ORALITà è prevalente. impatto dello spettacolo teatrale è di importanza essenziale, in

una civiltà in cui la comunicazione era essenzialmente orale è molto grande. pero

questa idea di democrazia cosi ampia e diffusa dovrebbe essere non troppo travisata. la

prima fila era destinata ai nobili ateniesi e le donne stavano in una parte separata.

come un tragedia doveva essere: origini-> Aristotele: la tragedia nasce da coloro che

intonavano il Ditirambo= canto di culto improvvisato in onore di Dionisio, c’è un legame

presente con il culto di Dioniso. nel passaggio tra il 6 e 7 secondo viene data una forma

narrativa ed elaborata al Ditirambo. legame con il canto culturale che si improvvisava,

poi viene sottratta l’improvvisazione e gli da una forma più elaborata, si stabilisce che il

coro si ponga in cerchio intorno ad un solista, introduce materiale mitico relativo al culto

del dio ma anche ai culti eroici (quegli degli eroi).

da Erodoto sappiamo che in questo medesimo periodo il tiranno di Sicione Clistene è in

guerra con argo e anzitutto proibisce i cosiddetti Agoni rapsodici (testi eroici dove si

parlava di Argo), esercita una forma di censura contro argo che non doveva essere

nominato fino alla fine della guerra, il culto di adresto che era un’eroe argivo venga

abolito che venivano cantati nei cori tragici-> censura anche su adresto, i cori tragici

vengono assegnati al culto di dionisio, clistene dice che bisogna parlare di dionisio e a

cori legati ad egli. ecco come siamo in grado di dire che la tragedia greca era una

manifestazione le cui origini affondano nella politica e nella religione, radici culturali.

in un momento che non siamo in grado di definire si smette di parlare di vittorie, battaglie

e successi degli eroi e si comincia a parlare di sofferenze, di dolore e di annientamento

dell’eroe. e questo è un passaggio epocale, mentre fino a questo momento l’epica si era

impegnata a celebrare le vittorie degli eroi, l’epica aveva proposto una visione circolare

ed ottimistica dell’esistenza ad un certo punto l’attenzione si pone sul dolore intrinseco

della vita umana, si pone l’attenzione sul fatto che l’esistenza non è cosi

ottimisticamente circolare ma il suo destino è quello della sofferenza, dell’annientamento

dove non è prevista una rigenerazione.

qui capiamo anche pero perché la tragedia sia perennemente messa in relazione con

Dionisio benché tutte le tragedie che ci sono giunte solo una ha al centro il mito di

Dionisio che sono LE BACCANTI DI EURIPIDE, dove ad un certo punto i cori tragici

cominciarono a parlare di vicende mitiche non più di Dionisio.

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Plutarco ci dice che Eschilo e frinico allontanarono i miti narrati nella tragedia dall’ambito

della tragedia. ecco perché è cosi importante la partecipazione della cittadinanza da un

lato perché deve poter apprendere dall’altro perché il medium viene sfruttato a fini politici

con un atto di censura vera e propria.

la tragedia è il canto dei capri (capro, animale culturale di Dionisio)

ipotesi di Aristotele che dice che la tragedia e la commedia nascerebbero entrambe

dall’elemento satirico, quindi ci sarebbe stata una tragedia originaria che era una via di

mezzo tra qualcosa di tragico e qualcosa di comico e da questo si siano dipartite le due

forme da un lato solo tragico, dall’altro solo comico.

abbiamo traccia di ciò dal dramma satiresco che veniva rappresentato in coda a tre

tragedie, dramma satiresco è una mescolanza di fatti seri e obliquamente divertenti e si

caratterizza per un’estrema confusione drammaturgica.

ad Atene tra il 536 e il 530 ac, nell’ultima parte del 6 secolo sotto la tirannide di

Pisistrato, si configurano in maniera ufficiale ad Atene delle festività religiose che si

chiamano GRANDI DIONISIE, feste dedicate a dionisio durante le quali sono previste

innumerevoli manifestazioni nelle quali c’è un Agone, gara tragica. tutto ruota intorno alla

gara, ossessionati dall’idea della gara e del gareggiare sportivamente e culturalmente.

le gare si svolgevano tra marzo e aprile durante il quale si collocava anche un agone

tragico in cui tre autori propongono ciascuno tre tragedie + un dramma satiresco. le tre

tragedie le chiameremmo TRILOGIA vista come insieme + dramma satiresco=

TETRALOGIA. possono essere di due tipi: LEGATA O MONOTEMATICA quando tratta

momenti diversi di un medesimo mito oppure può essere LIBERA quando tratta miti

diversi. si tende a credere che la trilogia legata sia quello più antica ed è cosi in effetti.

ORESTEA di ESCHILO tragedia rappresentata nel 458 ac.

anche il dramma satiresco può essere connesso in qualche modo al tema della trilogia.

doveva scegliere tre abbozzi di tragedie che avrebbero poi gareggiato, quindi sceglieva

le tree trilogie più meritevoli e una giuria dava un giudizio.chi manometteva le urne

veniva punito con la morte.

il costo di una trilogia poteva essere davvero molto ingente e lo stato finanziava solo il

pagamento degli attori, le spese per il coro, il maestro del coro, per i costumi, le

maschere, gli apparati scenici e per l’affitto di una sala per le prove erano sostenuti da

un solo privato, che doveva pagare questa enorme macchina teatrale veniva scelto

secondo due modalità:

1 si offriva, per farsi pubblicità

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2 se non si offriva nessuno esso veniva indicato dai magistrati e non poteva rifiutarsi

salvo nel caso in cui ritenesse che ci fosse qualcuno di più ricco di lui, oppure chiedeva

l’ANTIDOSI cioè metteva a confronto i due patrimoni e venivano scambiati. veniva

praticata di rado perché essere scelti come finanziatori era un grande onore.

-ARISOTELE, 4 SECOLO, POETICA

trattato di critica letteraria di cui sappiamo ben poco. sono parte di appunti di lezione di

aristotele che hanno preso forma.

noi sappiamo che la poetica doveva essere composta da un libro che parla di tragedia e

uno di commedia. ma non si parla di commedia, forse è andato perduto.

prima ricerca sistematica compiuto sulla tragedia: viene sviluppato in modo puntuale

(punto per punto).

leggiamo: parliamo della tragedia. definizione di ESSENZA, che cos’è.

-tragedia è imitazione, ogni forma d’arte deve essere imitativa, imitazione di un’azione

seria e compiuta. dal punto di vista della strutturazione di una scala di valori si tratta

prima di ciò che serio perché è superiore e poi di ciò che non lo è e quindi inferiore.

l’azione deve essere compiuta, non può essere lasciata a metà deve risultare come

unità organica. imitazione di un’azione completa perché deve essere esplicito il punto di

arrivo, deve esserci consequenzialità e necessità, quello che avviene avviene perché è

necessario che avvenga, verosimiglianza , e che può rendere un’idea universale. tutto

l’insieme porta all’universalità del contenuto.

l’azione compiuta permette la concentrazione e l’accelerazione del focus emotivo.

questa azione deve avere una sua grandezza, con parola ornata. uno stile in cui

confluiscono la retorica, la musica e il ritmo. questo per dire che la tragedia è anche

spettacolo olistico, musicale. tragedia è un’opera drammatica, azione agita, che si

compie senza la mediazione della parola che spiega. non tramite una narrazione, questo

è il punto di discrimine tra l’opera drammatica e l’epica.

-scopo proprio della tragedia, imitazione che per mezzo di pietà e paura che lo

spettatore prova parte alla liberazione della propria paura e della pietà, la CATARSI,

DEPURAZIONE.

il concetto di pietà e paura sono inseriti in un contesto dove c’è lo scopo proprio della

tragedia, la tragedia serve a fare una sorta di operazione medica sulle persone, avere

paura.

io mi immedesimo, ho un transfert, provo uno shock emotivo e cognitivo uscendone

sconvolto ma migliorato.

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-Aristotele vuole dal poeta che sia in grado di creare un illusione tale da arrivare alla

catarsi.

-medicina che può curare, medicina omeopatica

secondo BERNAIS questa depurazione sarebbe una metafora per evitare l’effetto di

espurgamento di queste passioni negative le quali attraverso loro stesse (pietà e timore)

vengono portate a suppurazione e al termine del processo si abbia la rottura di questo

ascesso metaforico. mercoledì 9 marzo 2016

non cè il mediatore tra l’azione e il destinatario, c’è soltanto l’azione che viene

rappresentata. forma d’arte immediata.

fine della tragedia portare a espurgare pietà e paura.

catarsi: insieme al secondo libro della poetica rappresenta il grande scoglio di chi voglia

interpretare la teoretica della tragedia perché non sappiamo precisamente cosa sia la

catarsi perché si usa nell’ambito religioso e in quello epico.

gli interpreti tendono a escludere l’ambito religioso, si tende a spostare l’asse semantico

della parola dall’ambito medico. nel corpus ippocraticum catarsi vuole dire

espurgamento. catarsi è anche l’espulsione attraverso vomito (contrazioni emetiche).

questo concetto viene applicato metaforicamente all’intelletto umano.

dunque Aristotele ritiene che nell’animo umano si provano delle malattia che gli effetti

sono cosi disgustosi quanto gli esempi fatti sopra.

la malattia da per presupposto che nell’animo umano ci siano delle tossine che

metaforicamente fanno infezione e lo tormentano fino a che non sono espulse e qui

resta un grande punto di domanda, ma quali tossine? discorso astratto che cade nella

genericità assoluta.

negli anni 70/80 del 900 qualcuno ha portato a dare una spiegazione-> RENE’

GIRARD, francese trapiantato accademicamente negli stati uniti, antropologo, è stato il

primo che ha dato una lettura antropologicamente sistematica della letteratura

occidentale. il più famoso è “la violenza e il sacro”, il secondo è “l’antica via degli empi”,

il terzo in assoluto più famoso è “il capro espiatorio”. enuncia una teoria con un

particolare riferimento alla tragedia greca e alla catarsi. teoria del capro espiatorio:

teoria che ci dice che nell’animo umano si trovano delle passioni negative che si

riassumono nell’invidia, cioè nel desiderio di imitare un modello, questa invidia fa si che

animo umano sia un accumulatore/calamita di sentimenti negativi. come funziona questo

processo? il soggetto trova una persona o un gruppo di persone che suscitano in lui

un’ammirazione profondissima tanto da indurlo a desiderare di imitarli. mentre cerco di

mettere in atto questo progetto per qualche motivo mi accorgo che non posso

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raggiungere il mio modello e a questo punto tutto quello che era la mia aspirazione

diventa odio e il mio desiderio diventa desiderio di distruzione che si concretizza nel

desiderio di creare violenza. questo sentimento lo vediamo nella nostra vita quotidiana.

ma se io non ho modo di sfogare le passioni negative che si sono generate dentro di me

avverrà una sorta di metaforico contagio, io passero tutto questo a chi mi sta accanto e

si innescherà quella che Girard chiama La SPIRALE DI VIOLENZA, La SPIRALE

MIMETICA. diventerebbe un luogo invivibile ma l’uomo ha trovato una soluzione,

prende, anche simbolicamente, un individuo che ha tutte le caratteristiche che

potrebbero innescare la spirale mimetica e lo elimina. con l’eliminazione dell’individuo si

arriva alla liberazione, alla depurazione dei cattivi sentimenti/dell’odio. questa uccisione

ha valore simbolico e liberatorio per la comunità. secondo Girard tutti i riti di sacrificio

umano praticati nell’antichità sarebbero legati proprio a questa necessità di medicina

dell’anima.

questo rituale presenta delle costanti in quasi tutte le civiltà in cui è stato rilevato. il capro

espiatorio deve avere delle caratteristiche di eccezionalità (ricco, bello, intelligente,

fortunato) tale da suscitare il modello mimetico, alla lunga questo modello suscita l’odio

e l’invidia dei suoi imitatori dopodiché avviene qualcosa che viene interpretato dalla

comunità come un suo errore, una sua mancanza. a seguito di questa mancanza la

comunità decide di punire il modello, il capro espiatorio secondo una modalità ben

precisa. a questo punto il capro espiatorio viene ucciso e attraverso questa uccisione

rituale la violenza della comunità si libera. il senso della mancanza è una giustificazione

per il quale verrà punito, o mi invento la colpa o lo metto nelle condizioni di compiere la

colpa.

la tragedia greca è connessa a tutto questo proprio perché secondo Girard noi

vedremmo nei patimenti dell’eroe, nella sua fine tragica il reperto archeologico di

un’epoca lontanissima in cui gli eroi venivano talvolta uccisi per far scaricare le passioni

negative della comunità. quando vedo la fine tragica dell’eroe, allora io provo una tale

immedesimazione in quello che vedo che le mie passioni negative che si sono

accumulate nel tempo, crescono fino a liberarsi.

il terrore e la pietà che si ingenerano nella tragedia non sono altro che il relitto di un

antico sacrificio.la catarsi è il relitto dell’uccisione rituale del capro espiatorio. eroe

tragico ha caratteristiche del capro. la malattia dell’anima sarebbe questa violenza che

l’uomo avrebbe la capacità di attrarre.

legge: rapporti tra musica e parola: distingue le due tipologie di poesia tragica, parola

che è semplicemente fornita di ritmo, il metro recitativo e la poesia che si cantava a voce

spiegata. metro recitativo=trimetro giambico, fatto di giambi ma non è un solo giambo.

una parte della tragedia sarà il linguaggio che si usa, un’altra la recitazione dei canti, e

l’altro è l’insieme ordinato di ciò che si vede.

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Aristotele ci dice le parti della tragedia, spiegandocele e ci dice come dovrebbe essere

la tragedia perfetta. dal momento che io spettatore vedo un’azione non so quali sono gli

altri fatti quindi bisogna che la tragedia sia un’insieme ordinato di ciò che si vede perché

io so solo ciò che si vede. se non c‘è una dispositio comprensibile di ciò che vedo non

campirò nulla perché mi manca tutto l’antefatto. i canti dovranno essere adeguai e il

linguaggio dovrà essere collegato all’azione svolta, atto stesso di comporre i

versi=linguaggio. martedì 15 marzo 2016

legge: i personaggi hanno un carattere, il carattere è lecito del pensiero del personaggio,

aristotele con carattere intende la predisposizione dell’uno o dell’altro al vizio o alla

virtù-> idea aschematica. azione è il prodotto dei caratteri e i caratteri sono il prodotto

dei loro stessi pensieri-> il pensiero di un personaggio produce o contribuisce a produrre

l’azione che è il punto finale di una serie di prodotti.

-la tragedia greca è un luogo ideale in cui i personaggi sono delle marionette.. NO! idea

da sfatare. perché i personaggi della tragedia greca hanno in realtà una loro

individualità.

legge: il racconto è la vicenda e il carattere sono ciò grazie a cui chi agisce agisce in un

certo modo. il pensiero è ciò che fa si che essi sono caratteri e che essendo caratteri

agiscono.

-la tragedia deve essere formata necessariamente da 6 parti, la tragedia è un’opera

d’arte complessiva: costruzione della trama, costruzione dei personaggi, il linguaggi, il

pensiero, gli apparati scenici e la musica.

-legge: marca una differenza molto significativa rispetto alla nostra concezione di opera

d’arte, perché mentre noi oggi stiamo attenti a come sono costruiti i caratteri ecc, ari dice

che la cosa più importante nella tragedia è la VICENDA, LA TRAMA. il personaggio ha

una funzione ancillare, serve a costruire la trama. quello che deve emergere sono i fatti,

le azioni. errore tipico dei dilettanti è impuntare tutto sui personaggi quando secondo lui

bisogna puntare poco, bisogna costruire bene l’azione che è il fine della tragedia.

l’azione è fondamentale perché deve portare ad un risultato cioè l’ottenimento

catarsi

della che si può ottenere anche in atri modi: se la catarsi si ottiene attraverso

una strutturazione sapiente della trama allora va bene ed è proprio dei migliori

tragediografi, ma esistono anche altri modi per ottenere la catarsi come quella dei film

HORROR, o DRAMMATICI. questi sono metodi che ad aristotele non piacciono perché

anche all’epoca di ari si cercava di ottenere la catarsi attraverso la vista e non attraverso

la parola e la poesia, cosi non sono un buon poeta tragico.

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puntano sull’effetto scenico, su coreografie, costumi più o meno impressionanti e sul

ricorso continuo dell’elemento patetico, tutti questi elementi creano l’effetto catartico ma

sono effetti facili e non proprio della tragedia.

effetti NO perché non vanno a purificare le scorie di paura e timore.

ma cosa raccontano queste tragedie? le tragedie greche trattano di argomenti relativi al

MITO, ossia quel patrimonio di racconti trasmessi per via orale che sono alla base

dell’epica (prima testimonianza occidentale) e in parte anche della lirica (poesia).

-1la tragedia , manifestazione suprema dell’ateneo democratica, si configura come un

continuo IPERTESTO, con base preesistente.

-2 abbiamo una tragedia che non tratta di mito ma di storia: I PERSIANI DI ESCHILO

(472ac).

-3 altre tragedie: PRESA DI MILETO e LE FENICIE-> autore FRINICO. quando fu

rappresentata la presa di mileto il pubblico stette talmente male che la rappresentazione

dovette essere sospesa e frinico pago una multa consistente.

i persiani di eschilo invece ebbero un grande successo pero azzardato.

il fatto storico sopratutto se è un fatto vicino rischia di sollecitare troppo i nervi scoperti

del pubblico e fu cosi infatti nella presa di mileto.

il personaggio storico è se stesso, non permette se non in minima parte una forma di

identificazione. il tempo storico è un tempo lineare che ha un passato e che si proietta

sul futuro, esiste cioè la possibilità in una dimensione storica non soltanto di un’antefatto

ma anche di una progressione della vicenda oltre i limiti della tragedia. in relazione al

mito l’episodio mitico è collocato in un NON TEMPO, è collocato nell’atemporaneità ed è

un’atemporalità che torna su se stessa, nel senso che la vicenda mitica oggetto della

tragedia normalmente si conclude con una estinzione e dunque non può progredire ma

può soltanto tornare su se stessa, puoi ripetersi e ricominciare.

il personaggio tragico deve permettere un’identificazione. egli presenta delle

caratteristiche di straordinarietà ma anche delle caratteristiche di completa umanità. ad

un certo punto il personaggio deve e non può non commettere una colpa, non importa

quale o come, e a questo punto finisce l’identificazione.

lo spettatore sa capire fino a che punto può immedesimarsi nel personaggio ed egli deve

commettere una colpa che può commettere solo lui, a questo punto lo spettatore

interrompe la sua immedesimazione.

questa colpa può avere mille forme diverse: HAMARTIA= colpa di chi manca di

bersaglio, quindi l’eroe tragico è qualcuno che commette una colpa perché manca il

bersaglio. l’eroe tragico ha quindi come colpa l’incapacità di valutare le situazioni

11 martedì 15 marzo 2016

correttamente. l’hamartia consiste in un’errata considerazione dei propria limiti che si

concretizza in un travalicamento di un limite che è stato fissato, a partire da ciò

incominciano i guai che possono assumere forme diverse, questo è il punto chiave di ari.

l’azione deve capire dove sta il limite. io capisco qual’è l’errore dell’eroe e

identificandomi soffro con lui e dopo essermi purificato dovrei uscir migliorato dallo

spettacolo tragico e se tutte queste condizioni si realizzano allora la tragedia ha

raggiunto il suo fine: dilettare e trasmettere un’insegnamento attraverso mezzi suoi

propri. identificare lo spettacolo come momento di diletto ma anche apprendimento.

la città di atene ha sempre cercato di indirizzare il pubblico verso il bene. funzione della

tragedia greca è costruire un cittadino consapevole dei propri diritti e dei propri limiti.

perché lo stato ateniese ha interesse a puntare l’attenzione sulla colpa, perché essa è

solo il compimento di un percorso che rischia di essere rovinoso e che bisogna evitare,

insegnamento che mira a non distruggere la polis ad evitare l’assunzione di

comportamenti pericolosi.

I PERCORSI DELLA COLPA: immaginiamola come il punto di arrivo di una strada che

comincia attraverso il benessere, quando non è temperato dalla ragione può generare

sazietà (che non è ancora un male di per se ) ma se non c’è un senso della misura che

lo regoli succede che si arrivi al travalicato della tracotanza. a questo punto porta

all’accecamento o rovina che arriva come una maledizione sul nostro personaggio che

commette poi la colpa-> quindi non arriva da un momento all’altro ma è esito di un

percorso, bisogna stare attenti.

PERCHE L’EROE SBAGLIA? perché è posto di fronte ad una scelta, sbaglia, il processo

di rovina è innescato, lui soccomberà e attraverso la sua rovina apprenderà e

tramanderà tutto questo alla discendenza. il figlio dell’eroe sarà eroe, sbaglierà ecc fino

all’estinzione della stirpe (genos).

quest’idea è una costante del pensiero greco ed è il sintomo di un disagio della società

ateniese, sintomo del fatto che esistevano molte persone eccellenti che usavano male la

propria eccellenza con effetto disgregante sul tessuto sociale.

la circostanza sociale è data da una democrazia in cui l’azione incontrollata del singolo

rischia di diventare dannosa.

il tessuto sociale non deve avere al suo interno degli elementi che rischiano di lacerarlo,

questo vuole dire che l’eccezionalità debba essere disciplinata (sempre secondo il

pensiero di Bernant) cioè la tragedia ci direbbe che la poleis deve strutturarsi in modo da

integrarsi nelle forza sociale, quindi ogni eccesso anche finalizzato al bene è sbagliato.

la tragedia avverte il cittadino dicendogli di integrarsi nel sistema democratico in cui ti

trovi, non puoi farlo saltare.

12 martedì 15 marzo 2016

gli elementi che stanno alla base della città sono: concordia, equilibrio, l’autocontrollo,

l’ideale di vita austero e modesto. apprendimento separato dal percorso della colpa.

legge: parodo dell’Agamennone, unica trilogia legata che ci sia giunta. è un’analessi=

riassunto di quello che è avvenuto prima. qui si spiega come si è arrivati alla colpa di

agamenonne (cioe aver sacrificato la propria figlia alla dea artemide per garantire la

partenza delle navi alla volta di troia, altra colpa è quella di aver perpetrato altre stragi a

troia). l’indovino ha trasmesso l’ordine della dea. ora vediamo in che condizioni l’eroe

tragico commette la colpa.

l’eroe tragico si trova a dover prendere un decisione scegliendo tra due in una

condizione di estrema pressione psicologica tale per cui si dice che l’eroe tragico ha due

scelte ma qualunque cosa scelga sbaglierà sempre.

sembra quasi che l’eroe sia condannato tanto più che Agamennone porta su di se una

maledizione quella di suo padre il quale si era macchiato una colpa insanabile poiché

aver bandito al fratello le carni dei suoi figli.

si arriva una visione arcaica dell’esistenza che ha la disperata necessità di spiegare i

motivi dell’esistenza del male. il male esiste, io essere umano lo vedo, lo provo e quindi

deve avere una causa, io non posso accettare che il male non abbia una causa.

la colpa del male che l’uomo prova è l’uomo stesso, perché? perché ha incrinato un

sistema di ordine cosmico e come effetto di quesa rottura le disgrazie gli cadono sulla

testa. il patto che troviamo in tutte le mitologie antiche e nell’antico testamento viene

rotta e l’agente del fatto è un’essere umano, si accusa di aver compiuto il male.

ma Eschilo sembra in una fase di passaggio in cui la colpa che arriva più o meno dal

nulla coesiste con una colpa che l’uomo commette consapevolmente.

in realtà Eschilo senza sbilanciarsi dice che Agamennone è obbligato a fare una scelta

tra due possibilità entrambe infelici ma una è propriamente colpevole, l’altra no. se io

uccido mia figlia indubitabilmente mi macchierò di colpa perché mia figlia è innocente

MA se io scelgo di lasciare le cose come stanno, non toccare mia figlia e non fidarmi

dell’indovino rischio che le navi restino ferme, rischio di non diventare il più glorioso dei

greci ALLORA a fronte di questo possano dire che Agamennone agisce sicuramente in

condizioni di estrema pressione, è posto di fronte a due scelte tremende ma scegliendo

lascia prevalere il proprio orgoglio. e quindi il dio non gli ha comandato la colpa sulla

testa ma gli ha proposto una scelta tra le quali una è peggiore dell’altra. seppur minimo

è un atto volontaristico. insegnamento che colpisce lo spettatore: quando fai una scelta

sei tu che ne rispondi.

questo ci nega l’idea che qualunque scelta faccia l’eroe tragico sbaglierà sempre, un

minimo intervento di volontà c’è quindi non accettiamo l’idea diretta di personaggio come

marionetta,non possiamo parlare di libero stiamo passando dall’idea di una colpa a

13 martedì 15 marzo 2016

responsabilità. soltanto il tempo ci dice se una scelta è stata buona o meno e la tragedia

greca è anche una testimonianza del fatto che l’uomo sta prendendo coscienza della

scommessa che è insita in ogni deliberazione umana, essa è in sostanza l’opera

letteraria che si dice prendiamo atto del fatto che ogni nostra scelta e decisione è un

potenziale azzardo. mercoledì 16 marzo 2016

l’eroe non può non commettere la colpa. colpa inizio di un percorso abbastanza preciso

con origini precise nel 6 secolo, prende una forma drammatica. perché si arriva a

concepire questo sistema? ragioni diverse: 1 l’uomo ad un certo punto si trova posto a

fronte del dolore, della possibilità del dolore e della morte e della fallibilità umana.

succedeva anche prima ma prima, in particolare nell’epica il tutto era integrato in un

sistema che era circolare cioè da ogni morte si aveva una rigenerazione. diverso modo

di osservare la era realtà con la tragedia, abbiamo una frattura insanabile tra noi esseri

umani e chi ci sta sopra, perché qualcuno deve starci sopra altrimenti come si

spiegherebbero gli eventi atmosferici e gli aventi della vita, non è una cosa che si mette

in discussione. se il male entra nella nostra dimensione è evidente che qualche cosa si è

interrotto, si è spezzato, la tragedia è il genere letterario della FRATTURA TRA

L’UMANO E L’OLTRE UMANO, ciò che sta oltre l’umano. ma cosa?

l’antico prova una sorta di orrore del vuoto davanti all’assenza della spiegazione.

tentativo di spiegazione che l’antico si da per chiarire il perché della frattura, cioè

esisteva un patto che è stato violato e dunque esiste un agente violatore del patto.

l’eroe tragico

questo agente della rottura del patto può essere (ex Adamo ed Eva,

satana in Paradise Lost di Milton). per quanto riguarda la tragedia l’agente della frattura

del atto è indebitamente L’EROE, ciò che ci sorprende ancor di più è questo circolo

vizioso tale per cui la macchia dell’eroe si estende alla sua stirpe fino all’estinzione della

stirpe. perché si deve trasmettere per forza alla discendenza? perché nella mentalità

arcaica la colpa non è individuale ma si realizza e viene espiata all’interno della famiglia.

da un certo punto di vista questo risponde alla domanda “perché mi sta succedendo

questo?”. in parte dunque la tragedia e questo percorso risponde alle grandi domande

esistenziali dell’uomo comune. poi c’è anche un’altro dato: la tragedia non è una genere

letterario privo di sottintesi politici al contrario, la sua base è religiosa, ma la sua ricaduta

sociale soprattuto mentre la città stato arriva al suo punto culminante è fondamentale e

allora importa che lo spettacolo serva ad insegnare determinati valori, a offrirli alla

riflessione dello spettatore, non ad imporli. una città democratica come Atene ha bisogno

della partecipazione costante e regolamentare dei suoi cittadini. allora questo percorso

mostra al cittadino come non ci si debba comportare, come chi è ricco di qualunque

cosa debba fermarsi qui e non debba mai arrivare qui.

14 mercoledì 16 marzo 2016

la polis è un organizzazione in cui ciascuno ha i propri ruoli ma non deve mai andare

oltre i propri limiti. questo nella polis e nell’esercito. non bisogna ostentare la propria

ricchezza o i propri beni e creare delle forme di invidia sociale, perché la polis rischia di

traballare, si creano tensioni all’interno della città e si sgretola.

PROBLEMA DELLA VOLONTÀ: se il rischio che noi vediamo è questo, se l’eroe

percorre tutta questa strada e non può non percorrerla, quali sono i suoi margini di

volontà, perché non posso fermarmi prima? e perché i miei figli devono essere

responsabili dei mie sbagli? il concetto del libero arbitrio non è propio della cultura del 5

secolo, il concetto stesso di responsabilità è un concetto inventato gia da tempo, la

civiltà greca arriva tardi all’idea della responsabilità collettiva, ci arriva parzialmente con

Sofocle, ma in Eschilo si può si può dire che esista per l’uomo una forma di volizione ma

che la volontà sia libera ma non assoggettata agli dei.

Agamennone uccide sua figlia perché è obbligato a farlo o perché è un vanitoso e vuole

diventare ancora più famoso di quanto non sia? il Dio mette tremendamente alla prova

l’uomo, gli pone scelte praticamente impossibile ma non del tutto impossibili , l’elemento

decisivo pare proprio essere l’orgoglio personale di Agamennone e quindi una sua colpa

ce, è schiacciato dagli dei ma non è proprio una marionetta. questo vuol dire che nella

strada verso l’accettazione del male, nella sua comprensione, Eschilo ha messo un

piede sul gradino della modernità però è in bilico, Eschilo non è ne moderno ne arcaico

è a metà strada. l’incertezza del destino è sempre davanti all’uomo di Eschilo.

Agamennone parte con pessimi auspici, suo padre ha ucciso i figli del fratello e glieli ha

serviti, la colpa del padre è ricaduta sul figlio che ne ha compiuta un’altra, più ha fatto

stragi di troiani e ha portato un’amante. il sangue ha chiamato altro sangue, la moglie ha

creato altro sangue. e il figlio di Agamennone dovrà scegliere se uccidere la madre o

lasciare invendicato il padre. ucciderà la madre e anche lui sarebbe passibile di morte. la

maledizione si ferma solo per un intervento divino.

Edipo crede di seguire tutto quello che gli è stato detto dall’oracolo, egli potrebbe

apparentemente, attenendosi alla voce del dio, scampare al suo destino di colpa e di

rovina eppure quanto più cerca di allontanarsi quanto più precipita nella rovina perché

interpreta male tutti i segni. che messaggio c’è dietro a questo? c’è un messaggio

importante che è quello di ponderare costantemente ogni scelta ( vale per Agamennone,

Oreste e Edipo).

in Eschilo il compiersi della catastrofe è un elemento chiave , dopo la

catastrofe l’eroe deve fornire un’esempio di accettazione convinta del proprio dolore, del

proprio male. la sofferenza deve servire, è fonte di insegnamento, è lo strumento di

riconoscimento di ammissione di comprensione per l’eroe che deve per forza

ripercorrere il proprio cammino. e allo stesso tempo è fonte di insegnamento dello

spettatore. attraverso il dolore dell’altro io imparo.

15 mercoledì 16 marzo 2016

perché deve essere comunque convinto l’eroe di Eschilo? perché la frattura che si è

interrotta deve ricomporsi in qualche modo. solo cosi Eschilo può capire il male, c’è il

male, si verifica, io capisco dove ho sbagliato, mi riconcilio con la divinità e l’ordine che

ho interrotto ritrova la sua integrità attraverso il ciclo colpa-espiazione.

Sofocle porta a compimento la drammaturgia con i tre attori e sopratutto usa

ampiamente la formula della trilogia libera in cui ogni tragedia rappresenta un episodio di

un mito senza necessità di coerenza. ma poi abbiamo un cambiamento nell’idea di

la colpa in Sofocle viene ribaltato sull’uomo.

religione, non c’è più l’intervento di

questi dei. l’eroe è il responsabile delle sciagure che gli avvengono, cioè la dimensione

metaumana, oltre umana, c’è ma non è cosi presente e pericolosa come in Eschilo.

l’eroe di Sofocle si distingue per la sua straordinaria forza intellettuale più che per la sua

forza fisica, è un eroe pienamente autoconsapevole, sa quello che sta facendo però ha

anche caratteristiche che lo rendono unico non in senso positivo (disadattato sociale)

personalità talmente forte da renderlo per molti versi inadatto a camminare insieme ad

altri uomini. perché? di solito lo è perché è coerente fino all’eccesso e all’ossessione con

i propri principi. ex antigone o elettra che si escludono dalla società perché applicano

una sorta di chiusura intellettuale, arrivano ad un tale punto di ripiegamento su se stessi

da risultare anenpatici. qualunque parola gli viene detta non viene recepita in alcun

modo, non ascoltano perché hanno in mente soltanto loro stessi e i loro pensieri. l’eroe

sofocleo si macchia di questa colpa non perché sia ricco ma perché attraverso

l’ossessività ricorrente del suo pensiero non ascolta gli altri. forma di ibris, di tracotanza.

l’eroe attraverso il suo continuo ripiegarsi su se stesso e la sua indisponibilità nel non

ascoltare l’altro commette atto di tracotanza, non accetta il compromesso ed è la causa

della sua rovina.

l’irriducibilità dell’eroe di sofocle lo conduce necessariamente alla solitudine ma è una

solitudine che è esponenziale perché non comunicando, non accettando alcuna forma di

comunicazioe, egli tronca i rapporti con il suo passato e li tronca con il suo futuro. è un

isola, non ha contatti con nulla (elettra non ha contatti con la madre e ha deciso di non

avere figli). cosa tragica che isola il personaggio rispetto al passato e al futuro.

martedì 5 aprile 2016

gli eroi di Sofocle: tutta la tensione si concentra in un unico dramma, c’è anche lo

sbilanciamento dell’azione su un piano che è umano e non super umano, oltre umano. il

problema della responsabilità è da attribuirsi all’eroe.

l’eroe non è più inserito in una comunità ma è solo familiare, non c’è più la successione

cronologica. eroe che non ha più un passato.

personaggio in una condizione di disadattamento sociale, isolamento che sfiora il

patologico perché è talmente ossessionato dai suoi pensieri, talmente schiacciato dalla

16 martedì 5 aprile 2016

coerenza a se stesso che perde di vista qualunque forma possibile di dialogo. assenza

di dialogo è il punto cruciale che spinge l’eroe verso il baratro. chi parla non ascolta, il

suo interlocutore parla a sua volta ma nessuno dei due è proteso a capire altro, nessuno

vuole capire l’altro, il codice linguistico è lo stesso in apparenza ma in realtà non è cosi.

dov’è la grandezza dell’eroe? domanda diabolica. possiamo rispondere come Jaspers

“ la grandezza dell’eroe di Sofocle sta nella sua caduta, nella modalità in cui subisce la

catastrofe, il rovesciamento-> grandezza nella sconfitta-> capacità di accettare quello

che si sta subendo e nel caso di Antigone di subire fino in fondo le conseguenze di un

atto lungamente meditato e ponderato”.

Edipo acquista una grandezza suprema nel ricostruirsi, popola sconfitta, segno di

estrema grandezza e maturità.

in Sofocle non troviamo la ricostruzione dell’ordine di Eschilo, in Sofocle tutto è spostato

su un piano-> sofferenza che sopravvive a se stessa. straordinaria capacità di leggere

quello che per lui era il destino dell’umanità, grande mistero in cui può nascondersi la

sofferenza, che non ha un senso e che non è destinata a portare nulla di buono.

quello che cessa in Sofocle è l’idea che la sofferenza possa insegnare qualcosa al

personaggio. tuttavia non è del tutto dimenticata ma sbilanciata, non è più l’eroe che può

apprendere ma LO SPETTATORE che viene chiamato a partecipare intellettualmente a

quello che vede per apprendere qualcosa dalle sofferenze di un’altro. piano pratico del

destinatario_> apprendimento del dolore.

comportamento che può portare alla rovina: eccezionalità, titanismo del personaggio

sofocleo non è ne positivo ne negativo ma la direzione in cui va diventa pericolosa

perché la sordità agli altri, l’introiezione totale di qualunque forma comunicativa porta

uomo a staccarsi dal tessuto sociale e a disgregarlo.

la colpa del personaggio sofocleo non è più un atto di empietà verso la divinità ma

l’errore e la colpa che porta alla rovina il personaggio che non necessariamente si

trasmette alla prole è un eroe in prospettiva “ non hai saputo giudicare bene ciò che hai

davanti perché eri superbo e ottuso da te stesso e allora adesso cadi, tu spettatore stai

attento e impara che anche se sei il più brillante di tutti se non sei capace di

integrare le tue qualità a quelle degli altri, se non sai entrare in comunicazione

empatia con gli altri allora fai la stessa fine”.

Bernard Knox che in un saggio sugli eroi di Sofocle si è posto una domanda

ragionevole: perché il singolo cittadino ateniese dovrebbe essere sordo o cieco alla

comunicazione con gli altri?-> chiusura nei confronti del prossimo.

secondo lui lo spettatore vede nel personaggio che si trova sulla scena di Sofocle non

tanto una proiezione di se stesso, sulla scena in quelle smisurate personalità ateniese

Atene

vedeva una proiezione di stessa, Atene che a partire dalla fine delle guerre

17 martedì 5 aprile 2016

persiane era diventata il centro intellettuale e politico della Grecia che dominava la lega

Delioattica e tartassava i suoi alleati. Atene nel periodo in cui Sofocle scrive se la si

volesse paragonare ad un essere umano era lo specchio di ogni virtù e ogni perfezione:

era potente, intellettualmente ricca e tremendamente proiettata su se stessa. incomincia

ad utilizzare i tributi degli atleti della lega per finanziare se stessa, mette a mal partito chi

non paga e durante la guerra del Peloponneso mette in atto dei comportamenti di

crudeltà spietata. eppure tutti sentono e avvertono i governanti che cosi Atene si sta

avviando verso un precipizio ma Atene non vuole avere cognizione di questi

avvertimenti. ecco dunque che Atene si pone come un personaggio tragico che ha

tutte le qualità per riuscire benissimo ma che in realtà cadrà. allora

nell’interpretazione di K le tragedie di Sofocle sono delle proiezioni di atene e cerca di

avvertire della catastrofe.

Atene vista come un tiranno di popoli.

Tucidide dice che Atene era tiranno dei popoli e lo diceva anche Pericle che era capo di

Atene.

a fronte della caduta di Edipo si pone il fatto che Atene era la custode delle sponde di

Edipo. in un sobborgo di Atene si vedevano le spoglie di Edipo.

EDIPO RE è secondo Aristotele la tragedia perfetta perché i momenti chiave del

racconto che sono il riconoscimento o agnizione e la catastrofe coincidono. lo spettatore

sconvolto assiste contemporaneamente a due momenti separati, prova compassione e

paura e ottiene la catarsi attraverso il racconto e non mezzi esteriori, Edipo è anche la

tragedia dell’ambiguità. il reale che noi percepiamo è una realtà fatta di segni

ambigui,quello che noi crediamo vedere forse è un’altra cosa.

ma se siamo disponibili ad ascoltare e ad uscire da noi stessi allora siamo in grado di

muoverci ma se non lo facciamo siamo ciechi verso il reale e sordi verso chi ci parla.

EDIPO RE- SCHEMA DELLA TRAMA->SLIDE

EDIPO RE DI SOFOCLE

Laio-> re di Tebe che ha ucciso Edipo lungo la strada

Tiresia è cieco ma sa tutto

presunzione di non accettare i segni.

VIDEO ambiguità sulla cecità. il pubblico è chiamato ad andare oltre il buio del

personaggio. la cecità del personaggio non riesce a cogliere l’inganno e la trappola in

cui egli stesso si è posto. incomunicabilità nella scena, non si capiscono Edipo e tirena,

chi capisce è lo spettatore che deve giudicare ma deve anche cogliere e fare ricordo

dell’ambiguità e fare chiarezza e per esempio capire che la metaforica della cecità è

18 martedì 5 aprile 2016

destinata a prendere una forma tangibile cioè a realizzarsi in pratica. questo scollamento

tra la scena e il collo del teatro tale per cui ciò che è ambiguo sulla scena è chiaro a chi

vede si chiama IRONIA TRAGICA. travisa completamente tutti i segni che gli vengono

offerti-> hamartia, proprio errore di valutazione.

altro problema: ebbrezza del potere. Edipo agisce in nome della verità ma anche del

potere, la possibilità di calpestare tiresia sicuramente gli da grande soddisfazione.

nessuno può o deve resistergli . mercoledì 6 aprile 2016

colpa di Edipo: presunzione di poter arrivare alla soluzione dell’enigma, brama di potere

e desiderio di fare quello che vuole, immagine di un tiranno esattamente come era Atene

a quel tempo. di nuovo come in Eschilo il limite è stato oltrepassato ma è diversa la

tipologia del limite: chi voglia guardare con attenzione Edipo re trova una quantità infinta

di insegnamenti e spiegazioni come l’invito a non sprofondare troppo in se stessi, a non

voler cercare troppo all’interno di se perché il proprio io può spalancarsi davanti ai nostri

occhi come il baratro.

la quantità di elementi che sono messi in gioco da Sofocle è significativa e questo viene

compreso da tutti: Aristotele è il primo a capire questa grandezza e sarà anche il primo

dici che nel 5 secolo sono state messe in scena 11 tragedie diverse sul mito di Edipo, il

pubblico non era interessato alla ripetizione, non dava fastidio che un soggetto era gia

stato trattato perché ogni nuova trattazione portava lo spettatore un po più avanti verso

la comprensione della tragedia, ne mostrava punti di vista diversi.

si da una grande responsabilità al pubblico perché è l’unico responsabile della

decodifica del messaggio perché assistendo continuamente ad una stessa trama

acquisisce conoscenza, capisce quale versione è buona e quale no, sa leggere

attraverso le righe, il mito di Edipo è cruciale perché il problema dell’ipertesto e

dll’ipotesto riguarda la produzione culturale dalle sue origini.

la sua grandezza sta nel tipo di azione che ha esercitato sul modello.

il primo riferimento a edipo è nell11esimo libro dell’odissea dove si racconta di come

Edipo fece quello che fece, di come Giocasta si impiccò e di come Edipo continuò

indisturbato a regnare su Tebe senza procedere ad un accertamento, non subì alcuna

punizione.

omero ci da una testimonianza di uno stato ancora primitivo, il delitto di sangue secondo

il diritto dell’odissea poteva essere vendicato solo da un parente prossimo. il

responsabile dell’omicidio di Laio e anche l’induzione al suicidio di Giocasta era del figlio

Edipo e quindi nessuno chiederà una punizione, Sofocle si trova a gestire questa

variante mitica quindi tiene soltanto gli elementi ineluttabili della storia cioè l’omicidio di

laio e l’incesto e intorno a questi due punti lui ricostruisce tutta la trama. il fatto che

19 martedì 5 aprile 2016

Edipo si accechi costruisce una azione: secondo alcune varianti mitiche Edipo perdeva

la vista a causa di qualcun altro, la scelta quindi di automutilarsi è una scelta di Sofocle.

parte del messaggio che Sofocle vuole darci arriva anche da questa azione estrema, la

necessità di espiare la colpa-> la sua coscienza gli dice tu che sei stato cosi cieco devi

pagare.

2il suicidio di Giocasta che si suicida ma non ci viene spiegato perché sembra ovvio che

si suicidi perché ha scoperto che Edipo è suo figlio invece non è ovvio perché nelle

fenicie di Euripide si suicida dopo aver appreso della morte dei suoi figli quindi lei

sopravvive alla catastrofe.

l’ottica di Sofocle è quella tragica cioè il conflitto non si risana, quindi lei si uccide.

mentre in omero abbiamo la vita come una circolarità di alternanza di stagioni.

di chi sono i figli di Edipo? sarebbero i figli della moglie Giocasta e quindi sono suoi figli

e suoi fratelli contemporaneamente. ma non tutte le mitologie riportano questo. Sofocle

non la evita. perché la tragedia sia completa i figli devono essere di Giocasta e non di

una concubina. i figli sono contaminati anche loro in qualche modo. ecco come da un

ipotesto si arriva alla costruzione di un iperteso come tutte le altre varianti.

EURIPIDE

vive nel 5 secolo, è il più giovane dei tre tragici ma muore prima di Sofocle. ateniese

seguace della sofistica, ha avuto contatti diretti con protagora e anche con Socrate.

certo è che alcuni passaggi delle sue tragedie ci fanno pensare che fu proprio un allievo

di Socrate cosi come il contatto con la sofistica appare evidentissimo dall’andamento

quasi processuale dei suoi dialoghi. sono dei veri e propri agoni verbali, gare e scontri

verbali. Euripide rappresenta quell’intelligenza avanzata e progressista che porta a

compimento il genere letterario ma anche la sua disgregazione. non amato dal pubblico,

detestato da parecchi suoi contemporanei, dai comici, non amato dal publico che gli

decreta la vittoria sulle sue tetralogie solo 4 volte. e dicevano che era detestato anche

dagli dei. Euripide era critico rispetto alla religione tradizionale.

è uno sperimentare, nelle sue tragedie E riversa tutta la cultura che assorbe dai filosofi

che frequenta. questa frequentazione cosi assidua della filosofia lo porta ad una rilettura

razionalistica del mito, riprende il mito ma li critica. ridimensiona gli dei anche i

personaggi del mito. mette in scena degli eroi straccioni, l’eroe non è più il semidio che

può più degli altri ma è una persona comune, è trasportato nella vita comune ( ex Elettra

viene descritta da E come una adolescente capricciosa ed è anche un’eroina stracciona

in quanto è sposata con un contadino che per la cultura dell’epoca rappresentava una

forma di abbassamento sociale molto grave ancor di più per la figlia del re)

esasperazione del contrasto. i personaggi battibeccano tra di loro, le passioni sono

20 martedì 5 aprile 2016

portate all’estremo, all’esasperazione e infatti si dice che E è il primo attore teatrale

moderno perché porta il patetico in scena teatrale, il pathos viene fortemente criticato

dai suoi contemporanei e sopratutto da ari anche se è un atto molto moderno.

il alto emotivo è cosi forte da farci dimenticare la pochezza delle trame.

pone anche in discussione l’operato degli dei, era un iper razionalista e accusa la

religione tradizionale e la superstizione senza problemi.

compone delle tragedie ad intreccio cosiddette a lieto fine, che costituiscono

un’innovazione: Elena , lo ione. e fa un uso molto consistente del deus ex macina,

ingarbuglia cosi tanto le trame da cui si può uscire solo con un dio che arriva dall’alto

con una macchina teatrale. pero non sempre abbiamo uno scioglimento ordinato ma

utilizza un elemento. mercoledì 13 aprile 2016

Euripide crea un punto di rottura, cambia la prassi, la rappresentazione teatrale diventa

un’altra cosa per Euripide a partire dalla sua formazione intellettuale che lo porta a

costituirsi cioè diverso rispetto agli altri. vediamo come il teatro diventa importante

perché l’apprendimento che passa dai sofisti a Euripide viene diffuso più o meno

volontariamente utilizzando la cassa del medium. non soltanto momento di

apprendimento e religioso ma anche di diffusione di informazioni nuove e

potenzialmente pericolose. la censura colpisce le possibili idee che possono rovesciare

una condizione governativa o il modo di pensare comune. E si pone contro gli eversori

del modo di pensare comune. figlio della sofistica di protagora e di Socrate. non si

poteva prendere che euripide desse al pubblico che gli era stato dato fino a quel

momento e infatti la prima reazione è di rifiuto. E viene fischiato e deriso. di li ad un

secolo quando il teatro diventa di repertorio cioè si recuperano testi vecchi arcaici antichi

e non si inventano più cose nuove, il più rappresentato di tutti è eruipide segno che

aveva colpito il suo bersaglio. poetica di erupide: tendenza alla razionalizzazione, la

tradizione non si recepisce cosi com’è ma si discute. io eredito l’ipotesto di una saga

mitica e non lo riproduco vuol dire far passare la tradizione e il mito attraverso il filtro

della ragione. ciò vuol dire che il nostro eroe viene abbassato al limite dell’umanità

peggiore. esempio elettra uccide la madre ma il vero motivo per cui cova rancore verso

la madre ed egisto è che l’hanno obbligata a sposare un contadino, uomo inferiore alle

sue possibilità e a ciò che avrebbe ereditato. non può fare la bella vita che avrebbe fatto

sposando un ricco e si macera questo odio che è tremendamente umano.

allo stesso tempo in questa umanizzazione del mito porta con se una accusa alla

religione tradizionale che genera mostri ma in realtà essi sono generati dall’uomo

stesso. le mostruosità ai limiti dell’incesto che si compiono nell’Ippolito derivano da un

capriccio di Afrodite-> quasi eresia.

21 mercoledì 13 aprile 2016

sulla scena in pratica cambiano almeno due elementi:

1 si amplifica a dismisura il conflitto tra le pedine umane, i personaggi, anche ai limiti

quasi dell’eccesso, quasi disgusto del lettore sul discutere sempre le stesse cose e i

singoli termini ma questo amplificarsi del conflitto porta anche ad un incremento

eccessivo del pathos, l’emozione viene caricata fino che allo spettatore manca il fiato.

peculiarità contestata da Aristotele e poi diventata il punto centrale di oggi poetica di

consumo. gli ateniesi prima inorridiscono “ci emoziona talmente tanto da nausearci” poi

pero morto E non si può fare a meno del pathos.

ex caso di elettra: figlia del re, per eccitare massimamente il senso di svilimento di

questa donna, di annientamento sociale non ci si limita a descrivere le sue condizioni di

vita ma la si mostra mentre si occupa delle faccende quotidiane più umili.

ex nelle troiane: euripide si impegna in una descrizione virtuosistica anche delle

reazioni della madre o della nonna.

E alla ricerca di questo pathos si spinge a dar vita ad un teatro del macabro (strappare

gli occhi ecc..), diventa la base del teatro latino e di quello inglese elisabettiano. mezzi

che si utilizzano per suscitare la partecipazione emotiva dello spettatore che anche oggi

è comunemente utilizzato.

sostituire il dato oggettivo all’astrazione rischia di inibire la capacità attrattiva dello

spettatore oltre che ad assuefarlo. cercavano la via più facile per la partecipazione del

pubblico ma questa via porta ad una partecipazione superficiale e quindi una

comprensione dei fatti che è apparente e non è oggetto di riflessione. ecco perché ARI

critica E e i suoi epigoni perché non favoriscono lo sviluppo del racconto e quindi uno

sviluppo della mente.

una delle più straordinarie capacità di Euripide è quella di portare in scena i moti

dell’animo rendendo imprescindibili i monologhi interiori.

il monologo interiore da E è usato proprio per portare davanti allo spettatore l’animo del

personaggio e tutti i suoi tormenti e quindi si vede come l’azione non sia più il frutto di

un’ordine che gli cade sulla testa dall’alto o il frutto di una ossessione, in E l’agire

scenico viene proposta nel suo formarsi nel monologo interiore, la sua sofferenza e tutti i

suoi pensieri vengono dispiegati all’occhio di chi assiste.

(realismo e pathos sono collegati perché nel momento in cui non c’è più la forza della

divinità e il personaggio eroico, l’azione è tutta umana e viene amplificata a dismisura).

Euripide nella sua Elettra attacca Eschilo in una maniera violentissima che è anche

abbastanza comica ma che ci da la prova di come i tempi siano cambiati radicalmente.

Eschilo nelle Coefore mette in scena la stessa storia di Elettra, il momento più

emozionante è il momento del riconoscimento tra Elettra e Oreste che avviene in

22 mercoledì 13 aprile 2016

maniera sillogistica. Elettra vede degli indizi e Oreste si materializza, indizi: orma del

piede di Oreste, il ricciolo dei biondi capelli di O e l’abito.

Euripide fa delle considerazioni: 1 se ultima volta che E ha visto O erano piccoli come fa

E a riconoscere l’orma di Oreste che è cresciuto e con lui anche l’ombra?

2 i capelli sono uguali a quelli di elettra ma quante persone possono avere gli stessi suoi

capelli?

3 veste dell’ultima volta che si videro ma lui aveva 4 anni e non può essere la stessa.

nell’Elettra di Euripide arriva un pedagogo che gli dice che troppe persone in Grecia

potrebbero avere la stessa orma del piede o anche lo stesso ricciolo. rigetta anche il

terzo indizio. l’unico indizio razionale potrebbe essere una cicatrice. teatro razionalistico

ma anche detestato perché mette in ridicolo il vecchio e la religione tradizionale. ->

esempio di razionalismo portato all’estremo

->esempio di pathos: positivo sono quelli che attraverso uno shock cognitivo impongono

al percettore di ragionare su un argomento.

Euripide ha scopi politici e anche per questo utilizza il pathos per sensibilizzare il

pubblico a problemi politici: sensibilizzazione degli ateniesi al disastro umanitario che

Atene provoca nella guerra del Peloponneso, cioè alla ferocia talvolta assassina di

Atene. ex l’attenzione che si rivolge alla sofferenza dei vinti nelle Troiane. in esse la

prospettiva è quella dei vinti e non dei vincitori, qui l’attenzione è posta su una comunità

distrutta che sia vede tutti gli affetti, il contesto familiare distrutto ma che deve anche

lasciare la propria casa e città che brucia per partire come schiava sulle navi de nemici.

martedì 19 aprile 2016

pathos euripideo visto come elemento negativo, pathos per ari è negativo nel momento

in cui si sostituisce ad un’organizzazione lineare e logica della trama, cioè nel momento

in cui il racconto nella sua logica viene sconvolto e i buchi dell’azione vengono tappati

dal pathos allora per Aristotele non va bene perché si priva del far scaturire paura e

pietà attraverso il racconto stesso.

Euripide ha la tendenza di costruire delle trame al quanto movimentate, trame concitate

con elementi di scompiglio, irruzioni, rapimenti, compresa di diversi personaggi, questo

ha un effetto scioccante sul pubblico ateniese,accese reazioni-> il pathos fa perdere di

vista,concentrando tutto sull’elemento emotivo, il ragionamento, mette in subordine la

ragione. la struttura armonica del racconto non è più importante. di fatto euripide non

usa il pathos per far vedere che è bravo ma per sottolineare un elemento ideologico:

significa che mentre sicuramene non sfugge talvolta all’errore più o meno consapevole

di utilizzare degli espedienti facili per la lacrima dietro a questo spesso c’è la volonta di

23 mercoledì 13 aprile 2016

porre in rilievo un elemento che è in genere politico. euripide è un autore politico, il

sotteso ideologico delle tragedie euripidee è molto forte in particolare di quelle tragedie

che toccano marcatamente il tema della guerra dell’esilio-> ci fa riflettere sul problema

della guerra (g del peloponneso). l’utilizzo de pathos serve a marcare una nota

posizione contro l’assurdità della guerra e contro le ingiustizie che ne conseguono. tanto

importante è quest’elemento che ormai la critica non parla più solo di pathos in E ma

proprio di una politica del dolore che è tanto più importante in quanto fa riflettere lo

spettatore.

-nelle troiane: cadavere del bambino portato in scena, ci si rivolge al cadavere di un

bambino come se fosse vivo, si ricorda la chioma del bambino recisa dai sassi perché

buttato giu da un dirupo-> schock, forma di repulsione, di tensione emotiva troppo forte

che si richiede allo spettatore.

-inizio dell’Andromaca, sposa di ettore, portata come schiava in epiro inizia un lungo

canto ricordando tutti i momenti in cui fu felice-> elemento di estrema intensificazione

patetica. qui si mette in evidenza anche il ruolo crudele del vincitore, elemento patetico

ha ua funzione almeno delle intenzioni pedagogica, educativa.

perche e intensifica in questo modo il pathos? perché E, si ritiene, che abbia avuto una

crisi esistenziale e spirituale di fronte al comportamento di atene che si comportava

sempre peggio,in seguito alla quale per lui la storia in se viene svuotato di qualunque

senso e ritroverebbe una sua ragion d’essere nella funzione ideologica stampandola

nella mente degli spettatori attraverso l’elemento emotivo. il crollo di troia riassume uno

svuotamento di valori che per tutta la tragedia è stato ripercosso in tanti modi diversi

apparentemente incoerenti e unificati dallo schock emotivo.

MEDEA tragedia più importante di euripide. conosciuta in tutto il mondo nel 700, nel

800 e nel 900 che diventa archetipo di fatti di cronaca, ora prende infatti una dimensione

mitica e poi raccontata in tatti fatti diversi.

trama: medea giunge a corinto con il compagno giasone , no marito legittimo, e con due

figli avuti da lui. arrivati a corinto, medea non ha una bella fama: è una maga, bellissima

giovane, che può fare tante cose positive ma anche negativa soprattutto nella

lacerazione di corpi umani. il primo che smembra è il fratello poi il re di ionico,

smembrato e fatto bollire-> no fama positiva e per giunta è una straniera. da qui nasce

la trama. giasone la ripudia per stabilizzare la sua posizione e sposa la figlia del sovrano

locale, medea deve partire in esilio con i figli. essendo una maga e pericolsa escogita

una vendetta: prima manda in dono alla figlia del re una veste e un diadema, quando

glaucee indossa la veste si incendia e con lei muore anche il padre che era corso ad

aiutarla. poi uccide i figli, compiendo il più grave dei disastri il figlicidio e in un’atmosfera

di disperazione si conclude-> lei non muore, fugge e avrà anche una vita. la sfortunata

24 mercoledì 13 aprile 2016

vicenda di Giasone si conclude perché muore con una parte della nave cadutagli in

testa.

questa è UNA storia di Medea, è l’esito di un’azione dell’autore sull’ipotesto che è mitico.

E conosce la tradizione, ci ragiona sopra ma gli da il taglio che vuole. lui inventa

l’uccisione dei figli, nell’ipotesto mitico i figli morivano in vario modo ma non per una

scelta deliberata di Medea. una tradizione voleva che i bambini fossero uccisi dal popolo

di Corinto dopo la morte di glaucee, un’altra invece voleva che morissero si per mano di

Medea ma per sbaglio.

Medea voleva compiere un rito sui suoi figli, li nasconde, compiva uccisione e la bollitura

(per poi farli ringiovanire) ma non funzionava e quindi si trovava ad essere infanticida

per errore. Medea è sgravata dalla responsabilità di aver ucciso i bambini.

la grand umiltà di medea sta nell’uso deliberativo del monologo laddove nel monologo la

personalità umana e l’animo femminile viene sezionato (tutti i dubbi, le paure, le

angosce, i pro e i contro) fino ad arrivare alla decisione conclusiva. di qui si apre un

filone della critica che corre un E misogino, che odia le donne e che fa compiere ad esse

degli atti mostruosi mostrando allo spettatore come queste donne siano consapevoli

dell’abominio che compiono. pero è anche vero che è una conclusione molto

generalizzante che non tiene conto dei contesti dell’opera letteraira. forse E mostrava le

condizioni di una donna che si trovava ad essere straniera e sola alla merce di un uomo

che poteva disporre di lei come voleva-> donna esposta ala xenofobia dell’ambiente

circostante. la colpa era proprio di medea? ma siamo sicuri? -> ha ancora molto da dire

e molti messaggi da donare.

LA TRAGEDIA A ROMA

della tragedia a roma noi possediamo soli il 3% di tutti la produzione oconstituito

sostanzialmente da 10 tragedie di seneca di cui una è spuria, cioè non sua quindi 9+1=

di tutta la produzione repubblicana abbiamo solo qualche frammento, la scarsissima

quantità di elementi che ci permettono di dare giudizi sulla tragedia a roma.

prima domanda è: il contesto in cui veniva prodotta, in grecia contesto religioso, a roma?

abbiamo una testimonianza di tito livio (storico di età augustea) che ci dice che le prime

tragedie sul suolo italico furono rappresentato per placare l’ira degli dei-> quindi

contesto dubbio, potrebbe essere religioso ma non si sa.

seconda domanda: la tragedia romana nasce da una tradizione indigena, degli italici?

no! nasce come emulazione della tragedia greca.

dove la collochiamo? intorno al 3 secolo.

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Corso di laurea: Corso di laurea in linguaggi dei media (Facoltà di Lettere e Filosofia e di Sociologia) (MILANO)
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