Estratto del documento

Metrica

Endecasillabo:10 posizioni diversamente accentate.

L'endecasillabo può essere anche di 14 sillabe, ma che si riducono a endecasillabi per sinalefe: incontro vocalico che si

riduce a una sillaba quando sillaba finale di una parola e sillaba iniziale di un'altra iniziano per vocale.

Ci devono essere accenti principali per riconoscere un endecasillabo.

-a maiore (settenario + quinario) acc. 4,6,8,10

-a minore ( quinario + settenario) acc. 4, 6,8 10, accentato anche se l'accento fosse anche in prima sede.

L'accento in 10 posizione è fondamentale e fisso.

È ancora in caso di parlare di accento? È preferibile parlare di ictus, perché l'accento è un termine linguistico che indica

l'apertura o chiusura di una vocale e ha funzione distintiva: è un'accento di pronuncia della parola. È vero che l'ictus

coincide nella stragrande maggioranza dei casi con l'accento di parola. È dove ci aspettiamo che sia. È anche vero che

per ragioni metriche può stare anche dove non ci aspettiamo che sia perché abbiamo necessità di un accento in una

determinata posizione che fa ritmo col verso. È una forzatura della frase, la metrica, è una frase ritmica con una serie di

accenti in determinate sedi. Insieme a questo conta il principio di isosillabismo (stesso numero di sillabe per verso):

deve avere 10 posizioni seguite da una o due sillabe atone.

C'è una tradizione precedente che ha ottonari e novenari che si alternavano senza preciso piano strategico, perché ci sia

un endecasillabo devono esserci 10 posizioni con una o due sillabe finali, c'è poi una tradizione successiva che usa il

verso libero.

L'endecasillabo realizza una cesura che fonde: è per questa ragione che si può fare la sinalefe tra i due emistichi. Un

doppio settenario, un verso alessandrino, invece, d'altra parte non ammette sinalefe tra i due emistichi perché sono

concepiti come doppio verso.

Nell'endecasillabo vediamo un verso, più ritmi e l'apporto di due emistichi (es.: uno più veloce e uno più lento).

L'endecasillabo è un verso che si caratterizza per spezzature interne (cesure) e spezzature esterne (enjambement).

Gli enjambements non si trovano che vadano oltre la prima terzina. Nel sonetto gli enjambement non vanno oltre il

verso 8.

sinalefe

accentata + accentata → no sinalefe

accentata + atona o atona + accentata → può non avere sinalefe

A MINORE

1° caso (quinario + settenario con sinalefe tra i due emistichi)

|=cesura

_ = sinalefe

già|e|ra_in| ló|co|_on|de |s'u|día_il |rim|bóm|bo

2° caso (quinario tronco + settenario)

ón|de| po|niám |che| di |ne|ces|si|tá|de

3° caso (quinario + senario)

quando il quinario piano non ha sinalefe con il secondo emistichio, è seguito da un senario

quél|li |che| vín|ce| nón |co|lui| che| pér|de

quel|li |che |vin|ce |non |co|lui| che |per|de

quando c'è cesura italiana classica (femminile) per l'ultima sillaba parola piana, l'ultima sillaba del quinario viene

assorbita dal seguente settenario, viene chiamata cesura enjambent. Si passa da quinario piano + senario a quinario

tronco + settenario.

Ciò deriva dal fatto che anticamente c'era il decasyllabe che aveva il primo emistichio sempre tronco per prinuncia

francese delle parole, sempre tronche.

Cesura italiana di Beltrami: cesura che ritiene l'ultima sillaba atona di quinario piano di fatto commutabile nel verso

seguente sì da formare un settenario: cesura enjambant perché fonde in un'unica struttura l'endecasillabo in quanto la

sillaba che sta a sinistra conta a destra.

4° caso (quinario sdrucciolo (6 sillabe) + senario con sinalefe (quinario) )

ón|de| si| muó|vo|no_ a| di|ver|si| por|ti

A MAIORE

1° caso (settenario tronco + quinario piano)

Nel |méz|zo| del| cam|mín| di| nós|tra| ví|ta

2° caso (settenario piano + quinario con sinalefe)

Pó|scia| che |l'ac|co|glién|ze _|o|né|ste_ e| lié|te

3° caso (settenario piano + quadrisillabo)

ío |di|co| se|gui|tán|do |ch'as|sái| prí|ma

4° caso (settenario sdrucciolo + quadrisillabo)

Ío| di|co| di_A|ri|stó|ti|le|_e| di| Plá|to

la prima parte si tende a pronunciarla più veloce perché più lunga; la seconda più lenta perché più breve.

5° caso (settenario sdrucciolo + trisillabo)

a|vréi| quél|le_in|ef|fá|bi|li|de|li|zie

la scansione prevede o l'ingresso di figure metrico-prosodiche o

4,7,8,10 sono le posizioni

petrarca pone in 4 e 6, scegliamo allora cesura migliore: metrica e sintattica: spezzatura che ripartisce meglio il verso e

chiarisce il senso della casa.

4,7,10: endecasillabo dattilico.

A maiore: 6, 7, (8) 10.

6-7: talvolta ci sono accenti consecutivi, secondo alcuni non possono assolutamente pronunciarsi (Di Girolamo: gli

accenti vengono postati in anticipo: viene creata artificialmente un'atona tra i due accenti consecutivi); secondo altri si

possono.

C'è una regola linguistica che non vuole né due accenti consecutivi, né due atone consecutive. Ma è una regola che

viene metricamente superata.

Verso di n-sillabe: piano = n sillabe

tronco= n -1 sillabe

sdrucciolo= n +1 sillabe

es. settenario piano: 7 sillabe

tronco: 6 sillabe

sdrucciolo: 8 sillabe

epifrasi: sintagma interrotto con inserzione di un nuovo termine.

Dittologia: coppia di sinonimi.

Cozzo: metricamente esistono casi in cui accenti consecutivi rappresentano la forza del verso, che scaturisce da sedi

consecutive accentate.

Cardine perché unito e diviso. Diviso perché dà due emistichi che hanno velocità diversi (quinario più lento, settenario

più veloce)

rá|pi|dis|si|ma|mén|te|_in| dan|za |gí|ra

ictus ancipite 4a e 6a, cesura accettabile in entrambe le posizioni. Sta al lettore identificare qual è la migliore lettura per

la scansione del verso.

La cesura non è un elemento prevalentemente sintattico, la cesura è obbediente soprattuto a una sede metrica.

Cesura che differenza i versi doppi (alessandrino, dodecasillabo, doppio settenario, doppio quinario) dall'endecasillabo

perché permette anche una fusione. La cesura è la percezione di un tempo di lettura che scorre più veloce nella parte del

settenario, più lento nella parte del quinario. La clausola rallenta, deve essere lenta per alcuni autori come petrarca.

Ci sono poi due tipi di scrittura, grosso modo:

-ascendente: alterniamo una battuta atona a una piena

di |quá,| di| lá,| di |sú,| di| giú| li| mé|na → giambico

-discendente: alterniamo una battuta piena a due atone

bát|te| col| ré|mo| qua|lún|que| s'a|dá|gia → dattilico

≠ ≠

Dón|ne| ch'a|vé|te|_in|tel|lét|to| d'a|mó|re

mio | fi|glio

fi|glio| mi|o

so|a|ve

pa|e|se

pie|de < pedem

molto spesso si trovano emistichi che contengono un intero avverbio

23/2

posizioni non sillabe

ictus su 4, 6, 7, 8, 10. l'ictus dà il senso della lettura del verso.

A minore accentati in 4a e iniziano con un quinario, a maiore in 6a e iniziano con un settenario.

La cesura è l'elemento di pausa che deve per motivi metrici non necesarriamente coincidere con una pausa di senso ma

con quelle sedi di accento definito in precedenza ( o dopo 4a o dopo 6a).

due tipi fondamentali di cesure:

maschile (dopo tronca) che viene dall'antico decasyllabe

femminile (o italiana, dopo piana) che conta la sillaba atona nell'emistichio successivo.

L'endecasillabo la caratteristica peculiare, per cio possoo definirsi sinarteti: domina l'effetto della fusione, mentre gli

altri versi doppi sono asinarteti: domina il senso della spezzatura. A livello stilistico incide sul tempo della lettura di

ciascun emistichio: la cesura è una misura interna del tempo di lettura tale da far pronunciare il settenario più

velocemente e il quinario più lentamente. Quest'effetto è ancora più efficace nel quattordicesimo verso a maiore di un

sonetto con valore gnomico.

Isosillabismo (numero sillabe) e posizione accentuativa devono corrispondere.

Gli ictus corrispondono agli accenti della pronuncia in italiano corretto. Ci sono eccezioni:

aggettivo monosillabici non vengono accentati davanti al sostantivo (mio figlio)

i primi tre pronomi personali (io tu egli)

aggettivi

non non si accenta mai

l'ausiliare essere o avere non viene accentato davanti al participio

Due tipi di andamento accentuativo

-giambico: atona, tonica. Ritmo ascendente Privilegia un endecasillabo accentato sulle posizioni pari (accentato in 2a,

4a, 6a, 8a, 10a ma anche in 4a, 6a, 10a o 6a, 8a, e 10a) più presente in petrarca e tradizione petrarchesca.

-dattilico: ritmo discendente: accento in 4a, 7a e 10a, rafforzato dall'accento in battere (prima battuta) più presente in

dante.

-anapestico: accentato in 3a, 6a e 10a.

Endecasillabi atipici

si deve trovare una posizione secondaria dove porre un accento per la presenza di un lungo arco sillabico non accentato

O|tós|co| che| per| la| cit|tá| del| fó|co

Mi|se|ré|re| del| mío |non| dé|gno| af|fán|no (accentazione mio aggiuntiva)

che |di| lá|gri|me| són|| fát|ti_ú|scio e| vár|co

e |Cé|sa|ré| pér| sog|gio|gá|re_i| lér|da (ré/pér)

sém|pre| cá|ro| mi| fú|quest'|ér|mo| cól|le cá è un accento secondario, non è un ictus principale

che |fú|ro_a| l'ós|so|có|me| di_un| cán| fór|ti

tós|to| che| giú|nse|_e_A|mór| gli|le| dié|de a minore dattilico

non tutti i versi sono cesurabili in assoluto, perché la scrittura non è meccanica ma umana.

Il verso ancipite permette di essere letto come un a minore o a maiore.

Dante pone l'azione giammai in un solo verso ma spesso in un verso e mezzo, soprattutto quando il ritmo è sostenuto

O Tosco che nella città del foco/vivo te n'vai

enjambement: unità sintattica≠ unità metrica, con l'effetto di sospensione o spezzatura utile a creare un genere alto di

espressione; ma crea anche un nesso di continuità tra un verso e il successivo in particolare per quanto riguarda l'azione.

Definizione: dare una definizione e poi fornirne il nome

questo nostro caduco et fragil bene/ ch'è vento et ombra, et à nome beltate

sistole: l'accento viene arretrato Pieta per pietà ; diastole: l'accento viene avanzato umìle per úmile

28/2

La cesura deve rispettare prima di tutto una condizione metrica, debba cioè essere dimostrata da un accento metrico per

cui anche e un verso potrebbe scindersi in altro modo, deve essere indicativo l'accento metrico come cesura; da Petrarca

in poi l'endecasillabo è un verso sinarteto, cioè che sviluppa la fusione degli elementi che l'organizzano. In questa

maniera è sviluppata la sinalefe sulla dialefe e la sineresi sulla dieresi.

Un conto è lo iato, un conto è la sineresi. Lo iato è una separazione linguistica che noi diamo per scontata proprio

perché linguisticamente e metricamente lo iato non ha bisogno di una particolare segnalazione grafica.

es.: pa|e|se o so|a|ve metricamente e grammaticalmente sono 3 sillabe.

Mio può essere, invece, considerato in certe posizioni in iati, cioè bisillabico se a fine verso, e invece può essere

considerato nel mezzo del verso monosillabico. Andrebbe sottolineato con due punti se fosse bisillabico nel mezzo del

verso, perché fa eccezione.

o|ri|en|te viene sottolineato per eccezione perché da Dante in poi è percepita l'etimologia latina, per cui lo iato di due

sillabe, per cui si trova con la dieresi o|rien|te.

Esiste un principio di regolarità dei versi che ha un principio di prevedibilità, per cui certi ritmi che si ripetono in

maniera sempre uguale hanno bisogno di essere interrotti con ritmi diversi. In questo caso può cominciare ad essere

indicativa e significativa la differenza a maiore/minore come spostamento del ritmo, l'utilizzo degli accenti accessori o

secondari e come spostamento di ritmo possiamo considerare la differenza dell'accentazione su versi pari o dispari e la

differenza tra versi giambici e dattilici (inizio con accento su sillaba atona o su sillaba in battere),

(so)lét|to| sul|l'ór|lo| di| un| lá|go novenario con anacrusi

anacrusi: sottrarre una posizione dal metro in modo tale da cambiare ritmo, ma non dal computo delle sillabe.

La lettura metrica è un'opzione che sta all'interno di certe regole.

Verso scorrevole: no cozzi, magari allitterazioni liquide, ritmo crescente; mentre un verso poco scorrevole è un verrso

con accento in battere, pieno di anastrofi e iperbati

verso facilmente cantabile: decasillabo manzoniano

mobilità di accenti interni: ottonario o endecasillabo

l'ode canzonetta è una delle forme più im

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 16
Metrica e retorica - Appunti Pag. 1 Metrica e retorica - Appunti Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 16.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Metrica e retorica - Appunti Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 16.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Metrica e retorica - Appunti Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 16.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Metrica e retorica - Appunti Pag. 16
1 su 16
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher username_yo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metrica e retorica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Capaci Bruno.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community