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Reni e liquidi corporei

Assunzione e perdita giornaliera di liquidi

L’acqua entra nell’organismo tramite due vie:

  • Introdotta sotto forma di liquidi o presente nel cibo (2100 mL/die);
  • Sintetizzata dall’organismo come risultato dell’ossidazione dei carboidrati (200 mL/die).

Logicamente questi sono valori molto variabili da soggetto a soggetto e in uno stesso individuo da giorno a giorno, in quanto dipende dalle condizioni ambientali in cui ci si trova, dalle abitudini di vita e dal grado di attività fisica espletata.

Perdita di acqua dall'organismo

L’acqua viene persa nei seguenti modi:

  • Perdita insensibile di acqua:
    • Evaporazione dal tratto respiratorio: non appena l’aria entra nel tratto respiratorio, si satura di vapore acqueo prima di essere espulsa, a una pressione di 47 mmHg. Poiché la pressione di vapore dell’aria inspirata normalmente è inferiore a 47 mmHg, si perde continuamente acqua attraverso i polmoni con la respirazione.
    • Diffusione attraverso la pelle: avviene indipendentemente dalla sudorazione; questa perdita è limitata dallo strato corneo della pelle ricco di colesterolo, che crea una barriera contro un’eccessiva perdita di acqua per diffusione (vedasi che i pazienti ustionati devono ricevere grandi quantità di liquido per via endovenosa, per bilanciare la perdita di liquido). Totale = 700 mL/die in condizioni normali.
  • Perdita di liquidi con la sudorazione:
    • Questa quantità di acqua persa è molto variabile e dipende dall’attività fisica, ma anche dalla temperatura ambientale.
    • Il volume di sudore è di circa 100 mL/die ma può raggiungere anche 2 L/ora.
  • Perdita di acqua con le feci:
    • Solo 100 mL/die vengono persi con le feci in condizioni normali; può aumentare fino a diversi litri in pazienti con diarrea grave.
  • Perdita di acqua attraverso i reni:
    • Una grande perdita di acqua avviene con le urine escrete dai reni.
    • Ci sono diversi meccanismi che presiedono al controllo della velocità di escrezione delle urine, poiché il mezzo principale con cui l’organismo mantiene l’equilibrio tra l’assunzione e la perdita di acqua ed elettroliti è proprio il controllo della velocità con cui i reni eliminano queste sostanze. (Il volume di urina può essere inferiore a 0,5 L/die in un soggetto disidratato o può arrivare a 20 L/die in una persona che ha bevuto quantità eccessive di acqua.)

Compartimenti liquidi dell’organismo

  1. Liquido extracellulare (20% del peso totale dell’organismo, 14 L, in una persona normopeso di 70 kg):
    • Liquido interstiziale → 11 L
    • Plasma sanguigno → 3 L; poiché plasma e liquido interstiziale sono separati solo dalla parete dei capillari, che è altamente permeabile, la loro composizione ionica è simile, a esclusione delle proteine che sono più concentrate nel plasma.
      • Volume di sangue: il sangue contiene sia liquido intracellulare (all’interno dei globuli rossi) sia extracellulare (il liquido nel plasma); tuttavia, essendo contenuto in un ambiente delimitato, cioè nell’apparato circolatorio, è considerato un compartimento liquido a sé stante.
      • A causa dell’effetto Donnan, la concentrazione degli ioni carichi positivamente è leggermente più alta nel plasma rispetto al liquido interstiziale. Le proteine del plasma hanno una carica netta negativa e quindi tendono a legare cationi (sodio, potassio), trattenendo così una quota extra dei cationi nel plasma insieme alle proteine plasmatiche.
  2. Liquido intracellulare (40% del peso totale, 28 L):
    • Separato da quello interstiziale dalla membrana cellulare, che è altamente permeabile all’acqua ma non alla maggior parte degli elettroliti presenti nell’organismo.
    • Contiene solo piccole quantità di ioni sodio e cloro e praticamente non ci sono ioni calcio (0,0001 mmol/L). Vedi tabella nella sezione fisiologia cellulare.
  3. Liquido transcellulare: comprende i liquidi sinoviale, pleurico, peritoneale, pericardico, intraoculare e il liquor (considerato solitamente un tipo di liquido extracellulare specializzato). Il loro insieme ammonta a circa 1 o 2 litri.

In una persona di 70 kg l’acqua totale ammonta al 60% (nelle donne 50%, nei bambini 75%) del peso corporeo (42 L); questa percentuale può variare, a seconda dell’età, del sesso e del grado di obesità.

Le quantità relative di liquido extracellulare distribuite tra il plasma e il liquido interstiziale sono determinate soprattutto dal bilancio tra le forze idrostatiche e colloido-osmotiche che agiscono attraverso le pareti capillari.

Riprende concetti già noti: osmosi - moli - osmoli (numero totale di particelle di soluto, viene usato mOsm = 1/1000 osmole) – osmolarità – liquidi isotonici/ipotonici/ipertonici... L’acqua fluisce rapidamente attraverso la membrana cellulare, perciò le osmolarità dei liquidi inter- ed extracellulare restano praticamente uguali l’una all’altra a eccezione dei pochi istanti in cui viene variata la composizione di uno dei due compartimenti. Le membrane cellulari sono praticamente impermeabili a molti soluti; perciò il numero di osmoli nei liquidi intra- ed extracellulari resta generalmente costante a meno che non vengano aggiunti o persi soluti dal compartimento extracellulare.

Effetto dell’aggiunta di una soluzione salina al liquido extracellulare

Osmolarità Come si comportano il sodio e il cloro? Effetto netto
Aggiunta di soluzione isotonica Non varia, quindi non avviene osmosi Restano nel compartimento extracellulare. Aumento del volume del liquido extracellulare.
Aggiunta di soluzione ipertonica Aumenta e provoca il passaggio per osmosi dell’acqua dall’interno all’esterno Tutto il NaCl aggiunto resta fuori e il liquido diffonde nello spazio extracellulare per raggiungere l’equilibrio osmolaritico in entrambi i compartimenti. Aumento del volume extracellulare, diminuzione di quello intracellulare e aumento dell’osmolarità.
Aggiunta di soluzione ipotonica Quella del liquido extracellulare diminuisce e parte dell’acqua del compartimento extracellulare diffonde nelle cellule Il volume del compartimento intracellulare subisce un incremento maggiore di quello extracellulare.

Diversi tipi di soluzioni sono somministrate per via endovenosa per alimentare i soggetti che non possono assumere un’adeguata quantità di nutrienti per altra via. Le soluzioni di glucosio sono le più utilizzate, mentre quelle di aminoacidi e di grassi omogeneizzati sono usate in misura minore. Nel somministrare queste soluzioni, solitamente viene aggiustata la concentrazione di sostanze osmoticamente attive, in modo da essere vicina all’isotonicità. Dopo che il glucosio o altri nutrienti sono stati metabolizzati, resta di solito un eccesso di acqua, soprattutto se viene ingerita una quota addizionale di liquidi; generalmente i reni eliminano questo liquido in eccesso sotto forma di urina molto diluita. Il risultato netto, perciò, è la sola assunzione di nutrienti da parte dell’organismo.

Anomalie cliniche

La misura che i clinici possono ottenere più facilmente per valutare lo stato di idratazione di un paziente è la concentrazione plasmatica di sodio (buon indicatore):

  • Quando la sua concentrazione scende al di sotto dei valori normali (142 mEq/L) si dice che il soggetto è andato incontro a iponatremia.
  • Se la concentrazione plasmatica di sodio supera quella normale si ha una condizione di ipernatremia.

Edema: consiste nella presenza di un eccesso di liquido nei tessuti dell’organismo. Tre condizioni possono determinare rigonfiamento intracellulare:

  1. Iponatremia
  2. Depressione dei sistemi metabolici dei tessuti
  3. Mancanza di un adeguato apporto nutritivo alle cellule
    • Se il flusso ematico rimane troppo basso per mantenere il normale metabolismo tissutale, le pompe ioniche della membrana cellulare riducono la loro attività; gli ioni sodio che normalmente permeano all’interno della cellula non possono più essere trasportati fuori da questa e l’eccesso intracellulare di ioni sodio induce un flusso osmotico d’acqua verso l’interno delle cellule.
    • Quando la funzionalità dei vasi linfatici è gravemente danneggiata, per via di un’ostruzione o di una perdita di vasi linfatici, l’edema può diventare particolarmente grave poiché non vi è altro modo di rimuovere le proteine plasmatiche che si riversano negli interstizi. L’aumento della concentrazione delle proteine fa aumentare la pressione colloido-osmotica del liquido interstiziale e questo fa sì che altro liquido venga trascinato fuori dai capillari.
    • Il blocco del flusso linfatico può essere di natura grave specialmente in caso di coinvolgimento dei linfonodi nelle infezioni: vedi l’infezione dovuta al nematode filaria (Wuchereria bancrofti).
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Scienze biologiche BIO/09 Fisiologia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paragost di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fisiologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Limatola Cristina.
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